L’energia dell’errore di Viktor Sklovskij

Questo libro è stato per la mia evoluzione mentale e professionale molto importante. La parola “energia” catalizzò subito il mio interesse, associata poi a quella di “errore” fece esplodere qualcosa che era ancora chiuso dentro di me. Ne uscì un che di bello e creativo; quelle due parole insieme mi trasmisero fiducia, fiducia nel fatto che quella dell’errore fosse un’energia positiva, contrapposta a quella sterile e piatta della perfezione. La scrittura, dopo aver letto tanti anni fa questo libro, divenne una possibilità che diedi a me stessa. E’ stato questo libro di Sklovskij il primo in base al quale ho cominciato a pensare alla scrittura come improvvisazione. Poi sono venuti Kerouac e Ginsberg e gli altri maestri del mio lignaggio letterario. In questo libro per energia dell’errore si intende il primo abbozzo di intreccio che lo scrittore ha in mente quando comincia a scrivere, intreccio che cambia continuamente; può cambiare del tutto, possono cambiare i luoghi, i personaggi, può cambiare di sana pianta quello che accade. Ma questi cambiamenti avvengono mentre si scrive. Alla faccia di quelli che si fanno la scaletta del romanzo e poi la seguono. “ Penso che un libro sugli errori, sul vivo scontro di diverse concezioni della vita, di diverse concezioni del dovere, abbia il diritto di esistere…Così errano le persone che in mare aperto scoprono per sbaglio, invece dell’india, le isole che hanno preso per l’India, – ma di nuovo si sono sbagliati, perché dietro l’isola c’era Il Nuovo mondo” (pagg 14-15).
Il concetto di energia dell’errore è di Tolstoj, e con esso si intende anche il modo in cui la scrittura si genera nella mente dello scrittore. Dice Tolstoj: “ Parrebbe tutto pronto per scrivere, adempiere al mio dovere terreno, ma manca solo la fede in se stessi, nell’importanza della causa, manca l’energia dell’errore” (pag. 14)
Questo libro mi piace perché non ha un andamento uniforme, non ha neanche una struttura, non è minimamente simile ad un saggio di quelli che Sklovskij, padre del formalismo russo aveva precedentemente scritto. E’ il suo ultimo libro (è uscito nel 1983, un anno prima della sua morte), ed egli ha voluto farsi il regalo di scriverlo come “viene viene”. Ci sono anche molte ripetizioni che appesantiscono le pagine e le rendono a volte noiose per il lettore. Ma rimane una miniera di informazioni e riflessioni non solo sulla letteratura russa, ma sulla letteratura in quanto tale, tanto da auto generarne nella nostra mente di altrettante importanti. Si parla quasi per tutto il tempo di Tolstoj, come scrittore e come persona, anche a Puskin sono dedicate molte pagine, pochissime a Dostoevskij, alcune a Cechov e Gogol. L’ossessione letteraria di Sklovskij era Tolstoj, di cui aveva scritto approfonditamente in altri libri; non si stanca di elogiarne gli intrecci, ad Anna karerina, ad esempio, è dedicato più di un capitolo. Il libro ci dice quanto poco Tolstoj amasse questo suo romanzo, nonostante fosse innamorato della sua protagonista. In alcune sue lettere riportate nel testo si leggono frasi come questa: “ Mi accingo ora alla noiosa volgare Anna Karenina, e prego Dio solo mi dia la forza di sbarazzarmene al più presto” (pag. 204). Eppure amava questo suo personaggio. “ Quando non Lev Nikolaevic Tolstoj, bensì una sua creazione, Levin, cominciò a scegliere una donna e prese Kitty, e in seguito vide Anna Karenina, quest’ultima gli parve splendida, e Kitty solo mediocre…quanto più procedeva nello scrivere, tanto più gli piaceva quella donna che non aveva scritto, né inventato, ma nella quale si era imbattuto sulle vie della storia” ( pag. 229 e 232).
Man mano che si va avanti questo libro diventa sempre più dispersivo, con l’apertura di mille parentesi, digressioni, pensieri che non c’entrano con il discorso che si stava portando avanti nella riga precedente. E così sembra sempre di più un brogliaccio, una malacopia, una serie di appunti presi per scrivere un saggio “come si deve”. E invece Sklovskij lo lascia così. Non evita però di usare anche qui la terminologia che gli è propria, quella della scuola formalista che ha contribuito a creare, fabula, intreccio, peripezia ricorrono spesso per parlare della scrittura di Tolstoj; gabbie letterarie che noi, fortunatamente ci siamo lasciati alle spalle. Bisogna amare molto la letteratura russa per apprezzare e godere di questo libro. Per i puristi dell’accademia sarà invece un’accozzaglia informe di parole, perdonabili a un grande come Sklovskij, ma a nessun altro.

Viktor Sklovskij ( San Pietroburgo 1893 – Mosca 1984