La mia newsletter letteraria di Novembre

Buongiorno, ecco cosa ho scritto ultimamente, una recensione e tre poesie. La recensione è sul romanzo Memoria di ragazza di Annie Ernaux, è un libro strano sia per cosa racconta, ma soprattutto per come lo racconta, ruota tutto sul ricordo di un’estate vissuta dalla scrittrice 50 anni prima: http://cronacheletterarie.com/2017/11/09/memoria-di-ragazza-di-annie-ernaux/.
Le tre poesie sono qui: https://poesiaprosaspontanea.wordpress.com/2017/11/
Hanno questi titoli: “Al concerto di Ernst Reijseger” ( un fantastico violoncellista che si è esibito il 3 Novembre scorso in un concerto al MAST di Bologna); “Era quell’anno che oggi si ricorda” e “Epic Scene”.
Buona lettura

Dianella Bardelli
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Mi è capitato qualcosa di poetico che ha a che fare con Bob Dylan

Mentre sono in auto ascolto Not dark yet – l‘ascolto sempre in auto quando alla radio non dicono cose che mi interessano – mi viene in mente che Dylan, ovvero le sue canzoni, la sua voce mentre canta, anche quando la registrazione non è dal vivo – non ne fanno solo un poeta, ma una specie di sacerdote della poesia ( lui fa bene a dire che i suoi testi hanno senso solo in quanto sono cantati )  che ispira in chi ascolta qualcosa di dolce e malinconico, qualcosa che ha a che vedere con questo strano caldo autunno, le foglie che cadono, i campi arati, noi ancora in maglietta – e così oggi mi sono fermata in uno spiazzo sassoso mentre in auto andavo dalla mia amica a comprare le pere che lei coltiva e ascoltavo Not dark yet – e allora qualcosa di poetico è nato in me, una specie di emozione poetica – quando mi capita dovunque sono devo tirare fuori il mio quadernetto e devo scrivere – questa canzone ha questa cadenza, questo pestato ritmico che ti entra dentro e ti fa sentire in un modo poetico -così ho fermato l’auto in questo spiazzo sassoso e ho buttato giù le parole che Not dark yet mi suggeriva, mi dettava – e avevano le mie parole a che fa con il Tempo, il tempo che passa, che è, era, sarà:
ho professato per anni il Qui e Ora –
ora non più –
c’ è un passato che è sempre presente
Dylan in “Dont look back”
i miei che sono morti
io da giovane
i miei amici da giovani
io e L. quando ci siamo incontrati
e i miei amori di un tempo
io in una foto da bambina
un 19 Agosto a Riccione
vestita da guerriero pellerossa
che suono il tamburo
e come ci credevo!
tutti lì
tutti lì nel mio cuore

Jack Kerouac, Gli scritti teorici: da “Un mondo battuto dal vento” a “Scrivere Bop”

In Italia Jack Kerouac piace più ai semplici lettori che ai critici o agli studiosi di letteratura; inoltre in genere se ne ignora la ricerca teorica sulla scrittura, sullo stile in relazione all’oggetto del proprio scrivere. Questa, al contrario, fu sempre la sua preoccupazione e la sua occupazione primaria, senza la quale, del resto, noi non potremmo parlare di prosa e poesia spontanea come di un qualcosa di codificato, come una possibilità stilistica tra le altre a nostra disposizione. Per esplorare come e quando Kerouac abbia reso sistematica la sua scoperta “casuale” della prosa spontanea, in italiano abbiamo a disposizione due libri: “Un mondo battuto dal vento” e “ Scrivere bop”. Il primo raccoglie buona parte dei taccuini di Jack durante la stesura del suo secondo romanzo, “La città e la metropoli” ( il primo da poco pubblicato è “Il mare è mio fratello”) e di “Sulla strada”. Scrivere Bop invece contiene una serie di saggi sulla prosa spontanea alcuni dei quali, insieme ad altri sullo stesso argomento, negli anni ’60 erano usciti in alcune riveste americane:

The origin of beat generation, Playboy, Giugno 1959
The biginning of Bop, Escapade, Maggio 1959
The beat generation, New York Post, 10 Marzo, 1959
Lamb not lion, Pageant, Febbraio 1958
After me the deluge, Chicago Tribune, 29 Settembre 1969
The last word, my position in the current american literary scene, Escape Giugno 1959
Are writers made or born, New York Post, 22 Ottobre 1962
Aftermath, Yhe philosophy of the beat generation, Esquire, Marzo 1978
Jazz for the beat generationm Hannover Records, 1959
The art of fiction, Paris Review, estate 1968

C’è inoltre da tenere presente tutto il lavoro teorico fatto d Allen Gisberg sul tema della poesia d’improvvisazione, che aveva imparato seguendo i suggerimenti dello stesso Kerouac; una parte di questo lavoro lo ritroviamo in due preziosi libretti: “Facile come respirare” e “Da New York a S. Francisco”. “ Mi ha insegnato tutto quello che so sull’arte dello scrivere…Howl è decisamente influenzato dal metodo di scrittura spontanea di Jack”, scrive Ginsberg in Facile come respirare.

Gli appunti sulla prosa spontanea contenuti in “Un mondo battuto dal vento

 In “Un mondo battuto dal vento”, ripercorriamo insieme a Kerouac il sentiero spirituale e letterario ( in lui sempre inscindibili ) che lo trasformò dal narratore tradizionale de “La città e la metropoli”, debitore di Tom Wolfe e William Saroyan, nello scrittore, che, come disse Henry Miller, “ ha violentato a tal punto la nostra immacolata prosa, che essa non potrà più rifarsi una verginità” ( Postfazione scritta nel 1960 a I Sotterranei di Kerouac ).
Martedì 9 Novembre del 1948 Kerouac scrive il primo appunto sul suo taccuino a proposito della nuova scrittura che gli sta nascendo da sola tra le dita che febbrilmente battono i tasti della macchina da scrivere: “ Scritto 6000 parole di Sulla strada, ma in modo grossolano, rapido, sperimentale: voglio vedere fino a che punto può arrivare un uomo. Lo scoprirò presto” ( pag. 228).
Fino a che punto può arrivare un uomo, scrive Jack, non fino che punto può arrivare uno scrittore. E’ evidente a tutti la profonda differenza tra queste due condizioni umane. Si tratta di andare dentro se stessi più profondamente che sia possibile, giù giù dove le parole nascono da sole e lo scrittore non cerca più ma trova. Infatti qualche giorno dopo, Giovedì 16 Novembre, Kerouac scrive: “scritte 700 parole di Sulla strada, vale a dire, continuavano a succedere cose che non volevo accadessero. Ma questo è il modo di scrivere più autentico, no? Incontrollabile, spaventoso e terribile” ( pag. 232). Tutto però si svela e si chiarisce il giorno dopo quando Jack scrive nel taccuino: “Altre 1000 parole più misteriose che si allontanano da me in una trance di scrittura mentre batto a macchina. Ho sempre avuto paura di provare una cosa simile, questa potrebbe essere la volta buona. Potrebbe essere la più grande “rottura” nel mio stile…Questo cambiamento potrebbe condurmi ( così pensa Ginsberg) a quel livello di scrittura che Mark Van Doren (insegnante di Ginsberg alla Columbia University) ,definisce “ facile o impossibile”. L’ho raccontato ad Allen e lui mi ha detto che un simile stile “fluttua leggero sopra l’abisso, come un palloncino, come la realtà”. Fluttuare leggero sopra un abisso è come la vita, quando, senza averlo premeditato, perdiamo i nostri preconcetti nel turbinio e nel pericolo delle cose reali che accadono, e ci riempiamo di un’ improvvisa inaspettata gioia, di un’agitazione rapida transitoria, a volte anonima, a volte in sintonia con il nostro essere. Tutto si incrocia, si lega, si avvolge e si pone al centro di quella conoscenza celestiale provata da chiunque comprenda ciò che vuole fare davvero…. Oggi quello che mi interessa di più è quella mancanza di responsabilità che abbiamo nel bel mezzo di tante azioni specifiche, come fare la spesa, guidare il metrò, leggere, dormire, e perfino fare l’amore. In tale mancanza di responsabilità vedo le bolle di sapone della nostra vita che sembrano fatte di velo lucido che riempie i nostri occhi nei momenti di divertimento entusiasta e persino nei momenti di dolore (pag. 232-233). Ed è alla fine di questo stesso taccuino del 1948 che Kerouac sente il bisogno di ringraziare Dio per il dono di questa nuova scrittura, che in lui, come in tutti gli scrittori della Beat Generation, è tutt’uno con la vita stessa: “Ti ringrazio, o mio Signore, per il lavoro che mi hai dato, il quale fermando gli angeli sulla terra, dedico a te; e lavoro dalla mattina alla sera per Te e creo interi mondi dal caos, dal nulla nel Tuo nome e infondo loro il mio respiro per te…e grazie per la confusione, l’errore e l’orrore della tristezza che si moltiplicano nel Tuo nome.(pag. 241) Quest’ultimo concetto solo apparentemente può apparire oscuro, per Kerouac, e tutta la sua opera successiva a Sulla strada lo dimostra, non lo è affatto. Questo guardare dentro se stessi, questo non programmare quello che si scriverà tra un istante, è un atto pericoloso, in quanto rivelatore di qualcosa di noi che potrebbe non piacerci, che addirittura, a detta di Kerouac ci spaventa, ma che è necessario scrivere. Perché, come scriverà nel taccuino del 1949, “la vita non è abbastanza”, anche se la scrittura è da lì che nasce. E’ tra 1949 e il 1950 che Kerouac riflette più a mente fredda sul suo nuovo modo di scrivere. In un appunto del Novembre di quell’anno scrive a stampatello: “NON SONO LE PAROLE CHE CONTANO, MA L’IMPETO DI VERITA’ CHE SE NE SERVE PER I SUOI SCOPI”. (pag. 322). E nel Febbraio del ’50 entra più nello specifico della stesura di Sulla strada: “ Sulla strada è il mezzo attraverso cui , quale poeta lirico, profeta laico e artista responsabile della mia personalità voglio evocare la melodia indescrivibilmente triste della notte americana. I motivi che mi spingono a farlo non sono mai più profondi della musica stessa”. (pag. 332). Ed è durante quest’anno il primo accostamento che Jack comincia ad intuire più che a sistematizzare tra il jazz e la prosa spontanea. Dopo aver ascoltato Tristano suonare il suo Intuition, scrive“ un pezzo astratto, non ritmato, alla Bartòk, un tizio di colore ha urlato: Suona un po’ di musica!…Io la penso come quest’ultimo. Suona un po’ di musica. Un arte che esprime lo spirito della mente e non quello della vita ( l’idea dell’esistenza mortale sulla terra) è un’arte morta. Questo accade quando una forma d’arte descrive se stessa invece della vita”. ( pag. 338).

I saggi contenuti in Scrivere Bop a proposito de la prosa spontanea

“Scrivere Bop” è un insieme di brevi densi saggi scritti tra il 1957 e il 1969 molti dei quali incentrati sull’improvvisazione letteraria, tecnica inventata da Kerouac, come abbiamo visto, nell’unico modo in cui un nuovo stile può nascere, cioè scrivendo. I saggi di questo libretto contengono la teorizzazione di tutto quello che Kerouac stava sperimentando e trovando: una scrittura in cui identificarsi totalmente, che fosse in grado di essere tutt’uno con la storia da raccontare. Il primo testo, intitolato Dottrina e Tecnica della prosa moderna, consiste nel celebre elenco di quelli che Jack definisce qui Punti essenziali. Ginsberg, dopo la sua conversione alla poesia spontanea attaccò questo elenco nella sua stanza di studente della Columbia University a mò di memorandum. Anche in un “semplice” elenco di regole dello scrivere lo stile è quello che fa la differenza. L’originalità dell’espressione e la sua densità di contenuto sono impressionanti. Alcuni esempi: “ Sottomesso a qualsiasi cosa, aperto in ascolto”; “ Scrivi per te stesso nel ricordo e nello stupore”; e soprattutto: “ Lavora nel succoso occhio centrale verso l’esterno, nuotando nel mare del linguaggio”. Si tratta di un elenco di 30 punti facilmente reperibili in internet.
Più strutturato in modo analitico è il secondo saggio sulla prosa spontanea contenuto in Scrivere Bop: Fondamenti della prosa spontanea. Qui Kerouac analizza nei dettagli questo nuovo metodo di scrittura, ne delinea il procedimento, il processo da seguire se ci si vuole sperimentare nell’improvvisazione letteraria. Il discorso non è puramente tecnico, ma si intreccia con osservazioni psicologiche su come l’oggetto della scrittura si ponga davanti alla mente e di come il linguaggio sgorghi da essa in “ un flusso imperturbato di segrete idee verbali”, che si trasferiscono nella scrittura separati da trattini che corrispondono al prendere fiato del musicista jazz. In questo testo Kerouac parla continuamente di mente, di immagini della mente, mai di emozioni, sentimenti; non si tratta infatti di esprimere le emozioni ma le immagini che spontaneamente la mente produce che a loro volta producono le parole. Questo è il meccanismo spiritual – psicologico – letterario messo a punto da Keruoac: “ Mai ripensarci per migliorare o mettere ordine nelle impressioni, perché la scrittura migliore è sempre quella più personale e dolorosa, strappata, estorta alla calda culla protettiva della mente – attingi a te stesso il canto di te stesso, soffia! – Ora! – il tuo metodo è l’unico metodo – buono – o cattivo – sempre onesto ( comico ), spontaneo, interessante per la sua qualità di confessione, perché non di mestiere. Il mestiere è mestiere…Segui approssimativamente un abbozzo, in un movimento a ventaglio sul soggetto, come su una roccia di fiume, così la mente che scorre sul gioiello centrale (facci scorrere la mente una volta sola) dovrà arrivare al fulcro” (pag 15).
Kerouac infatti è convinto che scrivere sia come la prova del fuoco: “ non c’era certo la possibilità di fermarsi a pensarci su, mordicchiare la matita e cancellare qualcosa” ( pag. 19) A questo proposito più avanti nel saggio “Scrittori si nasce o si diventa” afferma che il talento imita il genio…Poiché il talento non è in grado di originare deve imitare, o interpretare…Quello che Rembrandt e Van Gogh videro nella notte non può più essere visto”.
Infine Scrivere Bop contiene interessantissimi saggi sulla nascita della musica Bop e della Beat Generation, di cui varrebbe la pena parlare ma che esulano dall’argomento che mi sono proposta di trattare.
Vi accennerò soltanto. Alcuni sono il tentativo di Kerouac di difendere se stesso e gli altri amici della Beat Generation dall’accusa di teppismo di cui venivano fatti oggetto dalla stampa americana. Addirittura, dice lo scrittore nel testo, “la gente mi chiedeva di spiegare il beat alla televisione…Rispondevo che aspettavo che Dio mi rivelasse il suo volto”. E per spiegarsi meglio Kerouac fa un paragone tra la lost generation e quella beat; afferma che mentre la prima non credeva più in niente la nuova generazione beat “ è convinta che ci sarà una giustificazione a tutto l’orrore della vita”. E più avanti afferma che Beat non è vivere la propria vita fino in fondo, ma amarla. E che mai la parola beat servì a definire giovani delinquenti ma al contrario ragazzi dotati di una spiritualità diversa, che “poveri e felici profetizzavano un nuovo stile per la cultura americana completamente libero da influenze europee diversamente dalla Lost Generation”.( pag. 51)

Alcune riflessioni finali

Kerouac era convinto che fosse la “visione” a dettare le parole, a dettare la struttura stessa del discorso, a raccontare la “sua” storia. Questo è un punto cruciale, non condividendo, o almeno non comprendendo il quale, tutta la teoria della prosa e poesia spontanea non sta in piedi. In questo senso la prosa di Jack, facendo appello allo spirito che è in ognuno di noi, diventa prosa religiosa. Citando Buddha scrive: “ devi imparare a rispondere alle domande spontaneamente, senza ricorrere al pensiero discriminante”. E citando il Vangelo di Marco scrive: “ Non preoccupatevi di ciò che direte, ma ciò che a voi sarà ispirato in quel momento, quello direte, perché non siete voi a parlare ma lo Spirito Santo”. ( Scrivere Bop pag. 18). In questo senso la scrittura d’improvvisazione non può essere catalogata semplicemente come “prosa sperimentale”. Kerouac non si considerò mai l’avanguardia di un qualche movimento letterario. Anzi rifuggì sempre da una possibilità del genere.
Nella visione di Kerouac tutti i suoi romanzi erano un unico work in progress senza inizio e senza fine. Un unico racconto di quello che è lo spirito dell’uomo. Non la sua psicologia. I romanzi di Kerouac non sono romanzi psicologici, il loro intento non è quello di spiegare la mente umana bensì di raccontarla. C’è una enorme differenza tra le due intenzioni di scrittura. Dal mito al testo religioso fino alla poesia e al romanzo dei giorni nostri quello che è più interessante, quando accade, è il racconto della spirito che vive nell’uomo, come in ogni altro essere vivente.
“Sulla strada” rappresentò la prima prova che il metodo della prosa spontanea poteva funzionare. Nei romanzi successivi Kerouac si spinse oltre ( soprattutto in “Visione di Cody” e ne “I sotterranei”), mostrando una straordinaria capacità di introspezione, sincerità e generosità che personalmente non ho ritrovato in nessun altro scrittore, ad eccezione del Fenoglio del “Partigiano Johnny”. Anche per questo scrittore il romanzo si poteva scrivere solo a patto di inventare un linguaggio nuovo che gli permettesse di vivere. Non importa come uno scrittore ci riesca, quali strade debba battere, quale buio e confusione mentale debba attraversare. Deve andare oltre se stesso, per trovare l’“altrove” cui tutti noi in fondo tendiamo e cerchiamo. Pochi hanno il coraggio di avventurarsi nel mare tempestoso del proprio spirito. Ginsberg ebbe questo coraggio, seguì gli insegnamenti di Karouac e li applicò alla poesia. Testimoniò per tutta la vita il suo debito verso di lui, a tal punto da fondare in suo onore nel 1947 insieme Anne Waldman la famosa scuola di scrittura creativa Al Naropa Insitute di Boulder: la Jack Kerouac School of Disembodied Poetics ancora in piena attività.

 

Un mio articolo su Neal Cassady nella rivista Write and Roll Society

Qui un mio articolo su Neal Cassady e sul perché ho scritto un romanzo su di lui: Il bardo psichedelico di Neal

http://www.writeandrollsociety.com/neal-cassady/

 

un bellissimo documentario su Ginsberg, Kerouac, Corso e gli altri della beat generation


 Contiene testimonianze dirette dei protagonisti della beat Generation; è presente anche Timothy Leary che dice cose stravaganti ma di grande interesse. Ci sono filmati dell’epoca davvero inediti sulla scuola di scrittura di Boulder dedicata a Jack Kerouac. Vi compaiono Ginsberg, naturalmente, ma anche Corso, Orlovsky, Waldman, Burroughs, gli studenti che la frequentano. Ci sono letture di poesie in mezzo alla strada, piccole manifestazioni contro la guerra interrotte da poliziotti che hanno la stessa età degli studenti e tutto sommato si comportano in modo gentile, li invitano a spostarsi dal centro della strada o li spostano di peso ma con maniere non violente.
Un mondo a parte quello beat-psichedelico-hippy nelle sue manifestazioni più spontanee, prima che il mercato se ne impossessasse.
Alla scuola di scrittura le lezioni avvengono in luoghi informali, tipo soggiorni con sedie e poltrone sparse qua e là. Gli insegnanti parlano come viene loro di fare lì per lì, in modo del tutto spontaneo, improvvisato, stanno in mezzo agli studenti, non c’è separazione tra gli uni e gli altri. Magnifico, teatrale, Ginsberg quando legge le sue poesie accompagnato dall’harmonium che suona anche bene. Burroughs, come dice Ginsberg nel commento al documentario sembra uno della CIA dai modi di fare calmi e prudenti. Adorante la sempre presente Fernanda Pivano che ascolta scegliendo un angolo della stanza in cui rifugiarsi dalla luce accecante di tanta genialità raccolta tutta insieme davanti a lei.

 

L’archivio delle storie

Per tre quarti della mia vita ho sempre pensato di aver solo perso tempo.
In storie malandate, a lavorare, in casa a leggere o a far niente
in giro senza un vero scopo.
Invece.
Raccoglievo materiale per adesso. Adesso che scrivo. 

Immagini e scrittura

Foto di Dianella Bardelli

 Foto di Dianella Bardelli

Mentre le vivi non sono ancora storie.
Sono un misto di emozioni e sensi, pensieri, azioni e reazioni.
Dopo, ma anche dopo tanto tempo, la mente li organizza e diventano scene, brevi film
che vedi a occhi chiusi.
Ecco perché Kerouac prendeva sempre appunti. Dopo riaffioravano sotto forma di immagini in movimento. La prosa spontanea dà loro voce. Anche la poesia.
le improvvisazioni di scrittura sono solo il registratore di immagini.

L’improvvisazione di scrittura è lo stile della mente

Nella letteratura italiana  c’è l’impero della tradizione. Molti pensano che nella poesia non si siano fatti passi avanti dopo Dante e Petrarca. Secondo loro il poeta è colui che lima i suoi versi, cioè li abbellisce. Questo avviene perché in Italia non si sa improvvisare. Si pensa che in poesia improvvisare non si possa fare. Magari in teatro sì, in poesia no. Quelli che pensano così non sanno che l’improvvisazione poetica è uno stile, fa parte di un canone un bel pò successivo a Dante e Petrarca. Fu inaugurato da Jack Kerouac e Allen Ginsberg negli USA a partire dalla metà degli anni ’40. Jack per primo capì che l’improvvisazione di scrittura è lo stile della mente. E’ il ritmo della mente. Sì, perché l’unione di cuore e pensiero ( la cosiddetta ispirazione ) produce in poesia ( ma anche in prosa ) un ritmo determinato, un andamento molto determinato ma spontaneo, che in qualto tale non si può correggere. Oppure lo si può fare in minima misura e non per abbellire, confezionare meglio il prodotto.

Ludwig Börne e come farsi venire idee per scrivere

“Per tre giorni consecutivi sforzati di scrivere qualunque cosa ti passi per la testa rimanendo sempre spontaneo e sincero. Scrivi ciò che pensi di te stesso, delle tue mogli, di Goethe, della grande guerra turca, del Giudizio universale, dei tuoi superiori, e rimarrai stupito scoprendo quante nuove idee si saranno palesate. Ecco, queste sono le basi dell’arte di diventare uno scrittore originale in tre giorni”.
( Ludwig Börne )