Un’attrazione che vuole essere assecondata

E’ andata in quella città lontana, dove recita una sua amica. L’amica è in crisi con il suo uomo, lui non la vuole più e lei poverina fa di tutto per sedurlo, ma lui niente, non la guarda, non la considera. Il brutto è che lei vive a casa di lui, e se si lasciano sarà un bel problema. Comunque io arrivo da lei nel primo pomeriggio, si chiacchiera, poi ceniamo noi due da sole. Poi si va a teatro. Mi ha tenuto un posto. Ed è accanto a lei che si è seduto un uomo. Sente un’attrazione che vuole essere assecondata verso il braccio di quest’uomo, non lo ha visto in viso, era già buio nella sala quando lui si è seduto accanto a lei. Lo spettacolo è comico e lei e lui sorridono negli stessi momenti. Che bella sintonia tra noi!, pensa lei. E’ già qualcosa, ma come farò ad attaccare discorso?, si chiede. La prende la timidezza. Basterebbe chiedergli quando si accendono le luci: ti è piaciuto lo spettacolo? Ma lei con gli uomini non fa mai il primo passo. Sulla parete alla loro sinistra c’è un termosifone. E’ una sala piccola quella. Quando si accendono le luci, si dice, mi alzo e mi metto vicino al termosifone e aspetto che lui si avvicini a me. Ma quando finisce lo spettacolo tutti gli amici degli attori si fiondano dietro le quinte per salutarli e complimentarsi così lei si sente in dovere di andare a salutare la sua amica. Cerca di fare presto ed è convinta che quell’uomo stia in sala ad aspettarla per attaccare discorso. Invece no. Prova una gran delusione. Perdere belle occasioni, così rare in fondo, sei proprio una stupida, si dice. E’ convinta che le occasioni perse sarebbero state le più belle, e qualche altra volta le è già capitato. Per non dispiacere a qualcuno, perché aveva già preso un impegno con degli pseudo amici, per senso del dovere, insomma. Come questa volta. Fregarmene dell’amica, ecco cosa dovevo fare, si dice, e agganciare quest’uomo che mi piaceva. A salutare l’amica ci poteva andare anche dopo.

Il rifugio, ovvero come capita di non conoscersi

Chi gestisce alberghi di montagna, rifugi o agriturismi si aspetta che si riempiano durante i giorni di festa. Ma non succede sempre. Una volta mi è capitato di andare in un albergo di montagna per l’ultimo dell’anno. Una grande tavola della sala da pranzo era piena di ogni ben di Dio. Ma gli avventori siamo rimasti per tutta la sera solo in due. Pare non sia una situazione così rara. C’è un rifugio sull’Appennino dove per alcuni anni gli unici avventori per il Natale sono state tre persone. Una giovane mamma e il suo bambino cenavano in un angolo, e un ragazzo che andava lì da solo in un altro. Si salutavano, ma per tre anni non hanno mai fatto amicizia. Ognuno andava a camminare o a sciare per conto proprio. Poi si ritrovavano a cena ognuno al proprio tavolo. Né alla giovane mamma né al ragazzo è mai venuto in mente in quei tre anni che ne so di dire ceniamo insieme? Non è mai capitato. Furono gli unici a frequentare quel rifugio per tre anni il 24 e il 25 Dicembre. La gente affollava quel luogo solo per Santo Stefano.
Poi successe qualcosa. Il quarto anno la giovane donna e il bambino non andarono come ogni vigilia di Natale al rifugio sull’Appennino. Erano emtrambi influenzati e così annullarono la prenotazione. Il ragazzo fu quindi l’unico avventore durante il 24 e il 25 Dicembre. Poi se ne andò a sciare con alcuni amici in Trentino. E lì si mise a pensare, non sapeva neanche lui perché, a quella giovane donna che non aveva incontrato come ogni anno al rifugio sull’Appennino. La cosa, non sapeva neanche lui perché, l’inquietò. Cominciò a ruminarci sopra e a starci un po’ anche male. Lo prese una specie di ansia di sapere.Telefonò al proprietario del rifugio sull’Appennino e si fece dare il numero di telefono della giovane donna. La chiamò, le chiese come stava e chiacchierando con lei scoprì che vivevano nella stessa città. Cominciarono a uscire, si capirono, avevano entrambi la passione per la montagna, ma soprattutto si capirono e capendosi si scelsero.

Fare l’amore mi fa venire fame, disse

Fare l’amore mi fa venire fame, disse dopo essere uscita dalla nostra camera da letto. La casa non era bella, era una casa da studenti, anche se ormai lavoravamo tutti. Lì avevamo vissuto insieme per tutta l’università, e così noi quattro eravamo rimasti in quell’appartamento anche dopo gli studi. Due coppie, neanche tanto affiatate tra loro, ma era troppo comodo economicamente per separarsi e trovare ognuno il proprio appartamento. Una mattina avevo incontrato Franca, una mia ex compagna di studi, c’eravamo abbracciate e poi lei mi aveva chiesto: mi presti la tua camera un pomeriggio? Abito ancora con i miei e lui è sposato. Non sappiamo mai dove andare a fare l’amore. Le avevo detto subito di sì, pur sapendo che Claudio, il mio compagno, poteva anche non essere d’accordo. Stavamo insieme da tanto, e a trent’anni forse ci saremmo dovuti sposare, mettere su una casa normale, smettere di vivere come studenti. Anche Marina e Giulio, l’altra coppia che viveva con noi, avevano la nostra stessa età. Lei faceva l’insegnante precaria, lui lavorava con me in una casa editrice, mentre Claudio era impiegato in comune.
Così la mia amica Franca uscita dalla nostra camera da letto insieme ad un uomo alto e bello disse: dopo fatto l’amore mi viene sempre fame. Lo disse a tutti e quattro noi di casa riuniti in quella domenica pomeriggio nel nostro soggiorno su cui si affacciavano le nostre rispettive camere. Avevamo un solo bagno e la mia amica e il suo bello vi si diressero dopo che lei mi aveva chiesto sotto voce dove fosse. Claudio, Marina e Giulio continuarono a leggere i loro libri, neanche alzarono gli occhi verso i due usciti dalla mia camera da letto. Non era una situazione imbarazzante, nessuno di noi la viveva in quel modo, però non volevamo neanche dare troppo peso alla cosa, cioè al fatto di prestare una nostra camera da letto a due per fare l’amore. Nessuno di noi proferì nè in quel momento né in seguito: però che gente strana, potevano anche andare in un albergo. Invece non abbiamo detto né pensato niente di offensivo o moralistico verso la mia amica e il suo uomo sposato. Quando sono tornati dal bagno ho preparato per tutti thé e biscotti. Lei, la mia amica, ha ripetuto: quando faccio l’amore mi viene sempre fame. Dopo aver consumato la merenda se ne andarono. Più tardi lei mi telefonò, lui guida gli autobus, mi disse, come se questo fosse in qualche modo rilevante, ma non capii per cosa.

Raccontino sulla magia

Una volta uno mi mollò dicendomi: è finita la magia. Per anni ho pensato che era stato un vero stronzo. Prima mi corteggi come piace a me, complimenti, regalini, estasi di fronte alla mia blusa di velluto bordeaux col cappuccio e la guarnizione nera e poi dopo sei mesi ti presenti e mi dici la magia è finita. Invece aveva ragione. E’ così che succede, non solo nell’amore, ma nelle cose di cui vai pazzo e poi all’improvviso ti stufano. Tutto anche a me cambia all’improvviso. Cioè si accumulano tanti piccoli fastidi, difetti, a cui prima non davi peso e poi ecco, all’improvviso quella persona, quello scrittore, quel quadro all’improvviso non ti piacciono più. E’ finita la magia.