E c’erano due draghi

E c’erano due draghi
uno rosso
e uno blu-
più che due draghi
due mostri
ognuno si rappresentava
con una maschera
“da mostro”
da divinità irata,
ho pensato dopo-
io ero una di queste due
divinità irate
e mi pare indossassi
la maschera rossa-
l’altra con la maschera blu
mi fronteggiava
mi voleva impaurire
mi faceva le boccacce-
era una maschera che si muoveva
come un viso reale e vivo-
cambiava espressione
diventava sempre più arrabbiata
ma non penso lo fosse davvero-
voleva solo spaventarmi-
io mi difendevo
facendo anch’io un po’
di faccia feroce
ma mi sa che non lo fossi davvero-
mi pare mi difendessi solo-
la mente parla a se stessa
per metafore e simboli-
è il suo linguaggio-
non ne ha altri
più diretti-
di diretto
c’è solo
la vacuità di tutto

Improvvisazione ascoltando OM di John Coltrane

Parte prima: per Lenore ( Kandel )

Questo OM urlato stridato
tagliato spezzettato
portato da qualche parte
ma fuori da questo quaderno-
dove stai?
Dove vuoi, ovunque-
Lenore dalle trecce grosse
strette ma lo stesso ciuffi
fuggivano-
sguardo luminoso
sicuro un po’ da maestra
ma in senso buono-
e dopo?
Senza più voce?
Volume?
Densità?
Spirito?

Cos’è rimasto?
Cosa è cominciato?-
le gambe insicure
la schiena “ broken”-
eri pronta?
Attrezzata?
Lo spirito era già forte?
O lo è diventato?
O l’hai perso?
O l’hai trovato?-

ringhia intanto il sax di Coltrane
è un cane torturato
gli fanno male
gli fanno troppo male
tutto il male
eccolo tutto il male-

quella sì che era gente
quella sì che era arte-
pianoforte sax
voce spirito-

Parte seconda: lupi

Lupi, tanti, a mucchi, a branchi
nella neve, nella boscaglia-
si salutano si conoscono
non la smettono
ululano
ulula
Coltrane
alla fine
alla fine
alla fine
che non finisce-

OM OM i lupi ululano
OM fischiano da lontano
fischiano ululano
richiamano esultano
nella morte-vita-bardo-
OM il lupo
il lupo OM
di John
John
nome troppo comune per un genio

Parte terza: il genio è tutto

Un genio che ride-piange
e se ne va-
violini no
ma sembrano-
è il vibrato del sax
è il vibrato della vita
che arriva direttamente da una tomba
dalla tomba di John
che non so dov’è
ma so dov’è
lui-ora-qui
qui il suo spirito-
elefante che grida
dentro lo spazio angusto
di un circo familiare-
l’elefante troppo grande
per un circo così piccolo-
il sax s’allontana
ma nel romantico,
nella romanza
nella romanticheria-
lo scherzo della romanticheria
che fa il verso
la parodia
della romanticheria-
se ne va di nuovo
fuori dal quaderno
ma non se ne va mica nello spazio-
torna nella romanticheria
e poi si spigiona
se ne va dappertutto
e non ritorna più.

Il tuono

Il tuono
che dissacrante
spezza alberi
 si scarica sulla terra-
l’apre
disotterando
antiche spoglie-

il tuono
che lento si spezza
in tante schegge fosforescenti,
diventa fuoco,
si tuffa sull’albero
 vicino-

il tuono che spaventa
il cane ancestrale-
che  in migliaia di vite precedenti
vagava selvaggio
libero
senza riparo
caverna
anfratto-
senza tetto, casa
padrone-
che rimaneva fulminato
dal terrore
come ora
ansimando forte
con le pupille dilatate
e tutte nere
come un fumatore
incallito di droghe-

il cane-lupo-nero
mio amico
qui vicino a me
al riparo della casa
ricorda
ricorda il terrore e lo rivive-
io no.

Nel  luogo del selvatico

Ho il mio passo
che avverte che ci sono-
la mia gola ha parole non versi
per segnare il tempo-
la mia voce selvatica
è il silenzio e assomiglia
al grido del gabbiano
……………………………..
Sul pioppo bianco
ferite o illusioni,
una divinità piccola
inginocchiata
devota a se stessa-
anni passati
vicino a questa chiusa,
fonte battesimale
di mille formiche
e cuculi,
insetti e pesci-
vicino al tronco bianco
c’è uno spazio
di immobilità e calma
che domani non ritroverò più-
una formica
lo attraversa di corsa-
deve portare una messaggio-
sono io la formica,
ricordi?
……………………………..
un racconto:
cinque tartarughine
a gran fatica ruppero il guscio
uscirono dalla terra-
sole corsero verso l’acqua-
dentro ognuna di loro la Vita
disse: corri, corri
solo i più veloci ce la fanno-
ma forse un airone
dalle ali bianche
come quelle degli angeli
arrivò lentamente-
tre minuti di vita:
una vita intera
………………………………..
dice la volpe: se gli mangi la testa
sei sicura che è morta
e non ti può più scappare