Amore ingrato

( ascoltando Non ti scordar mai di me

Cantata da Giusy Ferreri)

 

L’amore ingrato
diventa leggenda

personaggio mitico

letterario

nutrito dal pathos

da un cuore caldo

dilatato

che comprende l’aria, gli alberi

le strade

le automobili

i negozi

i marciapiedi

i cortili

e le insegne-

l’amore ingrato

e un disco che suona, suona

a volume sostenuto

alto

che non fa sbadigliare-

l’amore ingrato

è un’orchestra

ben affiatata,

entusiasta

che ha caldo

e suda

e ce la mette tutta-

è un brano jazz

improvvisato

senza note scritte,

con la voce del sax

che se ne va

verso il cielo

in un salmo,

inno di ringraziamento-

perché senza amore ingrato

non c’è né suono

né poesia

né caldo

né sudore-

l’amore ingrato:

semplice

che si dà

dà se stesso

che sta nel mondo

e ci gode

ARGENTA valleCampagna

sole di luglio-
spira un vento
chiaro, leggero, fresco-
anima i girasoli
l’erba medica
e i fossi erbosi-
dai finestrini
non vedi niente
e pensi
a una campagna solitaria,
al caldo,
al sole accecante
grande in mezzo
al cielo senza nubi-
se cammini o pedali in bicicletta,
se osservi e odi
quel che succede intorno,
senti strane presenze
tra gli alberi, i cespugli
le foglie del sorgo-
pensi sia il vento-
invece sono mille vite
che sbucano
improvvise da un cespuglio
rumoreggiando
furiosamente-
oppure é un luì
piccolissimo
che vola e strepita
a strappi, singulti
come chi ha perso tutto
o il nido affettuoso-
poi improvviso
il gran getto d’acqua
fresco d’arcobaleno
coi suoi colori antichi-
poi c’é la terra viva
già rivoltata
a grandi zolle umide e lucenti-
e l’ombra
della pila del fieno
dove vorrei
sedermi, rifugiarmi
nascondermi-
infine
la gran sorpresa
del nero stormo
che entra – esce
dal campo fitto, verde, alto
per poi tuffarsi tra i girasoli
tutto insieme o a gruppi-
là dentro migliaia di occhi
cercano cibo, acqua, rifugio
nessuno potrà dire:
campagna desolata e vuota

Piegato_dal_vento

vento di pianura

il vento di pianura
ha il suono del mare
in tempesta di Maremma –
in un pomeriggio d’agosto
dopo ogni possibile tuffo e gioco
e bracciata veloce
sull’onda-
e sabbia arroventata
diventata fresca-
e l’ombre delle dune
che s’allungano
fino alla riva-
e intere famiglie
e coppie e comitive
che tornano
arruffati e felici
alla doccia
alla cena
al chiar di luna

pomeriggio estivo

reti – giardini – prati assolati
chiome d’alberi
tonde allungate o rade-
una tortora
trasparente
bianca
immobile,
lo sguardo dritto
a prendere l’aria
e farsi guidare
scivolare
portare
dal centro del cielo
a un prato, un ramo
un tetto, una grondiaia
un filo-
una rondine, sola
passa nel cielo azzurro
ma molti merli
saltellano nel prato,
volano sì
ma in fretta
e solo per necessità-
un ramo della betulla
esausto dal vento caldo
s’allunga all’infinito-
sul prato riarso
galleggiano ombre
dei cespugli
o di qualcuno
che s’é perso in cielo