La conchiglia nera

Con una mia amica una volta abbiamo preso un traghetto per la Grecia e poi un autobus e un altro traghetto che ci ha portato ad un’isola. Eravamo ospiti di uno che aveva una casa lì. C’era troppa gente in quella casa, così mi trasferii vicino ad un ristorantino sul mare che affittava tre o quattro tende ai turisti. Stavo lì la notte, poi di giorno andavo con gli altri sulla barchetta del proprietario della casa in qualche spiaggia isolata. Faceva un gran caldo su quelle spiagge rocciose senza un filo d’ombra, così non andavo ogni giorno con loro. A volte rimanevo vicino al ristorantino e alla tenda, oppure stavo sulla spiaggia lì vicino. Conobbi dei milanesi. Un paio di famiglie con figli.
Avevo trovato una conchiglia piccola, nera, a forma di spirale allungata con la quale volevo farmi un orecchino una volta tornata a casa. Un pomeriggio dopo pranzo stavo chiacchierando con uno di questi milanesi e gli feci vedere la conchiglia. Lui la prese in mano, la guardò attentamente e mi disse: questa conchiglia è molto rara, me la tengo io. Ricordo ancora la fitta al cuore che mi prese sentendo queste sue parole e guardandolo in faccia. Lui era grande e grosso e io non avrei potuto impedire quel sopruso, solo apparentemente piccolo. Lui poi me la ridiede la conchiglia, ma il mio amor proprio ne soffrì tanto che me la ricordo ancora quella fitta al cuore. Poi l’ho fatto l’orecchino, mi piaceva, lo portavo sempre. Non ce l’ho più, non ricordo perché.