Corso di Prosa spontanea Associazione Primo Levi di Bologna
Insegnante Dianella Bardelli
Quinta lezione 25.3.2011

All'inizio si leggono i testi che gli studenti hanno scritto a casa sui titoli: “quando”, “dove”, “arrivo”.
Oggi ascoltiamo il tema musicale del film Crazy heart, dal titolo Weary Kind, scritta ed eseguita da Bryan Bingham.
Prima però spiego cosa significa scrivere con la musica.
Dianella: adesso vi dico cosa significa scrivere con la musica, poi facciamo i cinque minuti di attenzione al respiro e poi ci mettiamo subito a scrivere ascoltando la canzone Weary Kind ( Un tipo sciupato, logorato).
Scrivere con la musica è un esercizio che si può fare sempre, diciamo che è una forma immediata di ispirazione per la scrittura, per il semplice motivo che la musica veicola le emozioni, è un immediato veicolo delle emozioni. Porta immediatamente un'emozione. Coglie immediatamente la sfera emotiva la musica, così facendo accende le emozioni che sono la materia con cui uno scrive; questa emozione è l'energia che ti fa scrivere.
Scrivere con la musica non significa scrivere “della” musica; non stiamo facendo un recensione di un brano musicale, non dobbiamo descriverla, dire se è bella o brutta, quali emozioni veicola. Questo è fare un saggio; scrivere con la musica dal punto di vista della scrittura creativa significa fare un'improvvisazione su quello che succede in questo momento dentro di me ascoltando quel brano. Quindi lo scopo è sempre letterario, non saggistico. Quindi usiamo la musica come abbiamo già usato la vista e il tatto; la volta scorso abbiamo usato l'udito dal punto di vista di quello che sentivamo provenire da fuori.
Si ascolta il brano e contemporaneamente si scrive un testo improvvisato senza vedere il cantante, dopo ne scriviamo un altro con davanti il video della persona mentre canta, noterete che scriveremo cose diverse.

Nell'improvvisazione mentre una cosa accade c'è questo rincorrere la vita, ma c'è uno scarto perché la scrittura va più lenta del tempo che si vive. La vita è più veloce della scrittura. I suoi allievi di scrittura creativa dicevano a Ginsberg: io scrivo in fretta ma non riesco a cogliere tutto quello che la mente mi detta, e Ginsberg rispondeva tu cerca di cogliere quello che riesci a scrivere, ma senza attardarti a voler ricordare quello che la mente ti ha suscitato un secondo prima. In qualche modo c'è una rincorsa a cogliere le emozioni mentre avvengono, ma poi quello che non riesco a cogliere lo lascio perdere, vado a quello successivo. Comunque lo si capisce meglio facendolo.
Dianella: prima facciamo i cinque minuti di attenzione al respiro. Come vi ho già detto è un metodo che serve quando uno vuole rilassarsi e, se riesce, eliminare i pensieri, fare il vuoto nella mente, vuoto non nel senso filosofico, ma vuoto nel senso di spazio. Facendo spazio l'immaginazione ha più possibilità di fluire.
Ci mettiamo con la schiena non del tutto appoggiata allo schienale della sedia e chiudiamo gli occhi. La cosa che c'è sempre finché c'è la vita è il respiro. Questo metodo si chiama appunto attenzione al respiro, cioè si pone attenzione all'inspirazione e all'espirazione, a come entra e esce l'aria dalle narici; tenendo il respiro naturale ma accorgendosene. Se noi poniamo attenzione al respiro non la possiamo porre ai pensieri, o c'è l'attenzione al respiro o ci sono i pensieri.
Può essere utile se non riuscite a sentire il respiro porre attenzione a come l'aria entra e esce e passa sopra il labbro superiore.
Dopo i cinque minuti si ascolta la canzone Weary Kind. In seguito si leggono i testi improvvisati.
Alcune mie osservazioni in proposito
Dianella. Noi possiamo fare o un'improvvisazione pura, quindi un accumulo di parole veicolate da un'emozione, oppure può venire anche spontaneamente una storia. Teniamo presente che se mi viene di improvvisare una storia non dobbiamo fare il riassunto di una trama ma raccontare una scena. Una scena visiva oppure solo emozioni. La natura, l'essenza di questo metodo dell'improvvisazione spontanea è quella di non avere nessun punto di partenza…
primo studente: neanche di arrivo, non c'è una costruzione…è come una fotografia, all'improvviso mi si svela un quadro, mi si squarcia un sipario del teatro e vedo una scena…
Dianella: questa è una modalità, oppure l'emozione ti suscita parole. C'è un musicista jazz che ha fatto dell'improvvisazione uno degli scopi della sua vita, è Keith Jarrett. Ci serve parlarne perché lui ha scritto delle cose sull'improvvisazione, delle interviste ad esempio. Secondo lui l'improvvisazione musicale, ma noi possiamo trasferire il suo discorso anche alla scrittura, non deve partire da qualcosa. Ha fatto dei concerti di piano solo, in cui lui non sapeva cosa sarebbe successo; questa è la vera improvvisazione. Cioè tu metti in discussione…nel caso suo la tua carriera. Quindi la vera improvvisazione è: il corrispettivo della vita, quello che accade nella vita. Il nostro agire nella vita, quelle improvvisazioni che facciamo agendo, non le stabiliamo prima. E' il trasferimento del meccanismo della vita nel campo artistico. E' l'improvvisazione pura: quello che accade lo scrivo. Soprattutto quello che accade dentro di me. Ascolto la musica che è fuori di me, ma ascolto come risuona dentro di me. Dentro ognuno di noi provoca cose diverse.
Si leggono i testi scritti durante l'ascolto della canzone “Weary Kind”.
Dianella: la nostra vita interiore può essere trasformata in parole, e può darsi che mi dicano qualcosa di me stesso. Però il presupposto è la fedeltà assoluta a quello che accade dentro di me. L'autenticità per un artista è l'unica condizione per avere successo. Jarrett è uno dei pochi che improvvisa dal niente.
Si discute di Jazz e Keith Jarrett.
Nel romanzo Crazy heart si leggono alcune pagine sul concerto che Bad fa con Tommy. Ci si sofferma su un dialogo tra i due.
Dianella: come comincia questa loro conversazione dopo tanti anni?
Secondo studente: come se si fossero visti il giorno prima
Terzo studente: io invece lo vivo come un cercare di fare finta di niente. Invece il rapporto è cambiato un bel po'.
Secondo studente: loro riprendono il loro rapporto di una volta, però sono più stringati, più intervallati, si capisce anche dalla scrittura…
Dianella: sono più imbarazzati?
Secondo studente: no, le loro parole sono intervallate, come se ci fossero dei silenzi.
Dianella: quindi c'è chi ci legge che è come se non si fossero mai persi di vista, e c'è chi dice che c'è molta distanza tra loro.
Terzo studente: Tommy fa lo sbruffone
Dianella: fa il fenomeno con Bad, il padre putativo, quello che gli ha insegnato tutto. Continuano a parlare ma fanno discorsi diversi
Terzo studente: ognuno ha il suo argomento
Dianella: per casa: scrivete un dialogo simile, cioè con queste caratteristiche, non con personaggi simili. Qua abbiamo un esempio di scrittore, Cobb, che fa parlare i personaggi con lo scopo di non capirsi. Ha scritto un dialogo in cui lo scopo dello scrittore è che i due personaggi parlano ma non si capiscono. Perché parlano di due cose diverse; ci sono dei dialoghi in cui io dico una cosa, tu non rispondi a quella cosa, dici la tua e ti aspetti che io risponda alla tua, ma io ridico la mia. E' quello che capita continuamente tra le persone. Non è che non si capiscano davvero. Uno vuole dall'altro una cosa, l'altro vuole dal primo un'altra cosa.
Per casa provate a scrivere un dialogo tra due persone con queste caratteristiche. Dentro ognuna di loro c'è una richiesta che viene fuori continuamente nel loro dialogo, per cui sono come due parallele che non si incontrano.

 

 

 

 

 

 

copertina vicini ma da lontanoVicini ma da lontano

 Questo romanzo è il mio primo pubblicato, ma l'ho scritto qualche anno fa quando mi sono avvicinata per la prima volta alla pratica della meditazione buddista. Questo romanzo fa un po' parte della fase dell'entusiasmo quando incontri qualcosa non soltanto di nuovo ma che hai l'impressione che ti possa servire molto per vivere meglio, per affrontare meglio le cose della vita con più serenità. La trama è questa: in un tempo che è il nostro ma non proprio di questi anni, nel senso che non si parla di computer, non si parla di telefonini, quindi potrebbero essere gli anni '80, '90, c'è questo gruppo di ragazzi, tre ragazzi e una ragazza, che in una città che potrebbe essere la nostra ma non viene nominata, vivono sempre insieme; in qualche modo si sono isolati dal resto delle persone che comunque frequentano andando a lavorare o a scuola; loro vivono sempre insieme e quello che fanno è guardare le cose, contemplarle e si affidano molto ad Andrea, il più grande del gruppo, che è il protagonista del romanzo e che è l'unico che già lavora e si sta avviando intensamente a imparare gli insegnamenti buddisti. Quindi lui è il leader di questo gruppo, gli altri sono dei ragazzini, quando lui parla loro di buddismo fanno un po' finta di capire, non è che capiscano tanto, però lo ammirano e quando stanno nella sua stanza piena di questi lumini, di queste lucine, pensano che stanno bene. E quindi continuano a fare questa vita molto autoreferenziale, loro vivono in un mondo che comprende solo loro quattro. Un bel giorno arriva la primavera, vanno a fare una gita in montagna perché uno di loro ha la casa di famiglia dell'Appennino. Facendo una passeggiata scoprono una piccola casa abbandonata. Tra l'altro non l'idea del romanzo, ma che Andrea vada a stare in questa casa abbandonata, mi è venuta vedendo una vera casa abbandonata sull'Appennino. Decidono di rimanere lì a dormire per la notte. Quello che accade è che Andrea decide di rimanere lì, mentre gli altri non hanno nessuna intenzione di farlo perché la notte è stata fredda, è stato scomodo dormire nella casa, e vogliono le loro colazioni calde. Quindi tornano in città mentre Andrea rimane lì. Lui è tutto contento perché questo secondo lui fa il “vero buddista”, il vero buddista è l'eremita che si isola. Quindi passa un certo periodo lì, ed è contento perché gli sembra la situazione ideale dove lui fuori da qualunque distrazione può fare le sue pratiche buddiste. Solo che cosa succede? Succede che per caso incontra un uomo più grande, che poi si scopre essere il proprietario della sua casetta e di tutto il bosco intorno, che vive in una bella casa . Tra loro nasce un'amicizia che scombussola tutte le costruzioni mentali di Andrea. Questo uomo è uno a cui piace godersi la vita, quando mangia bisogna che ci siano i bicchieri di cristallo sennò gli sembra che il vino non sia buono e ci devono essere i piatti più costosi sennò il mangiare non è buono, e quindi mette in discussione tutta la frugalità di cui si era circondato Andrea, che comincia anche lui a pensare che in effetti è vero che in un bel calice il vino è più buono. Fino ad un finale che lascio alla vostra curiosità.

Per acquistare il libro in internet: ad esempio qui:
 http://www.ibs.it/code/9788861553156/bardelli-dianella/vicini-lontano.html

 

http://www.libreriauniversitaria.it/vicini-ma-lontano-bardelli-dianella/libro/9788861553156

http://www.bol.it/libri/Vicini-ma-da-lontano/Dianella-Bardelli/ea978886155315/
 

 Primavera

La prima lucertola
la prima mosca
non i fiori
che me li aspetto
li aspetto
tutto l’inverno,
li penso, li sogno
li annuso con la mente –
ma la prima lucertola
e il rumore lieve e amoroso
che fa quando
scappa, sguscia via
se mi vede passare –
e la prima mosca
immobile sul vetro
presaga, avanguardia
delle prossime centinaia
fino all’inverno
sono per me la primavera

 Corso di Prosa spontanea Associazione Primo Levi di Bologna
Insegnante Dianella Bardelli
Quarta lezione lezione Primo Levi 18.3.2011

All'inizio della lezione gli studenti leggono i testi fatti a casa sui seguenti titoli ( uno a scelta): “anima nera”, “mi hai fatto male”, “sulla collina luci”.
Dopo facciamo cinque minuti di attenzione al respiro:
Dianella: come vi dicevo le altre volte lo scopo è quello di escludere i pensieri, quindi nel nostro caso utilizziamo questo metodo per la scrittura, quindi per fare spazio alle immagini e alle parole che sorgono nella mente. Svuotiamo la mente dai pensieri. Per fare questo c'è questa tecnica di meditazione apparentemente semplice , ma poi quando si fa si vede che non è tanto semplice eliminare i pensieri; si tratta di porre l'attenzione al respiro come entra e come esce dalle narici, può essere di aiuto porre l'attenzione sopra al labbro dove avvertiamo l'aria quando entra e quando esce, per avere qualcosa di concreto su cui appoggiare la mente. Si appoggia la mente così come avviene nell'inspirazione e nell'espirazione. Poi facciamo due minuti di attenzione ai suoi come vengono da fuori tenendo la finestra aperta. Poi vi dirò subito il titolo ispirandomi a qualcosa che si ode provenire da fuori.
Si fanno queste due brevi meditazione.
Subito dopo: adesso vi dico il titolo:Il grido; si fa un'improvvisazione su questo titolo senza pensarci troppo, ma scrivendo di getto.
Dopo si leggono i testi prodotti con questo titolo e si commentano.
Ad esempio questa è stata una mia osservazione: quando in un testo si riesce a cogliere qualcosa di reale ma senza essere troppo diretti, questo è un testo letterario, finisce di essere autobiografico e lo si porta su un piano diverso, che è quello della letteratura. Il piano diverso avviene quando ci si rivolge al mondo e non più solo a se stessi. Ci può essere un vissuto che si sviluppa diversamente, questo è il piano letterario.
Si comincia poi a parlare del romanzo di Cobb che stiamo leggendo e su cui stiamo facendo vari esercizi.
Dianella: avevo dato l'indicazione di leggere le prime 70 pagine. Compare il personaggio della cameriera che avvicina Bad Blake, gli parla delle sue canzoni, ha un po' di mascara che gli cola, e che poi passa la notte con lui. Facciamo un esercizio partendo dal modo in cui Cobb descrive questa cameriera: descriviamo visivamente come ci immaginiamo questa cameriera, dato quello che abbiamo letto come ce la immaginiamo in quel momento, quello del suo incontro con Bad Blake. Dobbiamo sempre immaginare non indovinare. Cerchiamo di immaginarla come la vedessimo. Anche se si discosta da come la descrive Cobb nel romanzo, cerchiamo di immaginare e scrivere come noi la vediamo fisicamente.
Scritto il testo ognuno lo legge agli altri.
Poi si legge il brano del romanzo che si riferisce al personaggio della cameriera.
Poi leggiamo un altro brano del romanzo; tra le pagine 70 e 80 c'è un'altra serata di Bad, poi c'è l'incontro con la giornalista che lo vuole intervistare. Lui le chiede di rimanere per la notte. C'è la scena del loro primo approccio sessuale.
Si legge questa parte del romanzo.
Mi soffermo su la frase detta da lei dopo aver fatto l'amore: “ è stato piacevole”, gli dice.
Dianella: mi sono interrogata su questa frase: “ è stato piacevole”
primo studente: è di bocca buona
Dianella: è quello che uno si aspetta di dire, uomo o donna che sia, dopo il primo incontro sessuale?
Si discute della frase.
Dianella: la domanda è: psicologicamente che tipo di donna è una che dice dopo il primo incontro sessuale con l'uomo che le piace, la frase: “é stato piacevole”.
Secondo studente: una che è abituata a farlo…una che è abituata a prendersi gli uomini…
terzo studente: questa è una donna che è un po' che non va con gli uomini, se si prende un ubriacone…
quarto studente: io la vedo come una donna sola che ha voluto concedersi questa cosa, che si dice: in fin dei conti sono ancora giovane…un uomo così stravagante potrebbe far rinascere la mia sessualità…
Dianella: lui ha 56 anni, a lui capitano le donne giovani, non è per lui strano avere una donna giovane…Comunque per il nostro esercizio isoliamo la frase: “é stato piacevole”.
Secondo studente: non è che nella lingua originale non si dice così? Magari nella lingua originale si dice in un altro modo.
Dianella: prendiamo la frase come pretesto di esercizio. Mettiamo che sia questa la frase.
Secondo studente: tu come la interpreti?
Dianella: appunto, me lo sono posto; questo è stato un primo incontro tra i due che si sono piaciuti… che tipo di donna è quella che dice è stato piacevole dopo aver fatto l'amore per la prima volta? La uso questa domanda per fare l'esercizio. Ognuno se la immagina a modo suo. Non fisicamente. Psicologicamente
Secondo studente: un po' freddina…
Dianella: questa è la domanda che faccio…, che carattere ha
Secondo studente: oppure si inquadra nello stile del libro, dove ci sono questi personaggi un po' duri, un po' rigidi, abituati a tutto, si ubriacano, sono volgari nel linguaggio…forse chi frequenta questo ambiente usa questi termini…
Dianella: invece io vi ho chiesto di tirare fuori la frase dalla situazione, come noi ce la immaginiamo tirata fuori dalla situazione. E' il solito discorso dell'immaginare e non dell'indovinare. Tutto questo è un pretesto per fare degli esercizi di scrittura. Prendiamo questa frase perché è così ambigua in una situazione del genere, è piuttosto strana…L'esercizio è: come mi immagino psicologicamente Jane, data questa frase che pronuncia dopo aver fatto l'amore con Bad.
Si fa questo esercizio, si leggono i testi prodotti.

 Muschio

Sul muro rosa vecchio di nero e anni
pozze di muschio misteriose e scure –
piccole isole
illuminate d’oro nel profondo –
più le guardi e più le perdi
oppure
ti ci puoi tuffare dentro
nuotarci in mezzo
e senza prender mai fiato
raggiungere ad occhi aperti il fondo –
perlustrarlo
col solito tuo sguardo indagatore
cercatore d’anime e d’altri occhi –
e poi forse dopo troppo tempo
tornare incolume
all’aria e al sole

 Corso di Prosa spontanea Associazione Primo Levi di Bologna
Insegnante Dianella Bardelli
Terza lezione Primo Levi 11.3.2011

 Quasi tutta la lezione è stata occupata dalla lettura di alcuni esercizi già scritti ( uno la scorsa volta e un altro fatto a casa) e da altri scritti in classe.I due esercizi già svolti sono: quello relativo alle rose secche fatte cadere su una sciarpa verde e “ Cosa c'è di me in quella rosa” ( dopo averne scelta una).Commento con miei impressioni i vari testi. Ad esempio ho suggerito di rimanere di più sul titolo senza divagare troppo; Se mi domando cosa c'è di me in un oggetto è chiaro che a seconda della forma dell'oggetto ci sarà di me una cosa invece di un'altra. In una penna c'è qualcosa di me di diverso che se guardo la rosa. Ma sono tutti strumenti che hanno lo scopo di guardarci dentro, cioè andare alla fonte della mente che è quella che detta. L'improvvisazione nasce dal fatto che la mente mi detta delle parole; è questo il metodo del corso; poi ognuno se ne farà quel che vuole, lo userà o no nelle cose che scrive. Il bello stile nasce da dentro di noi, così come la “bella immagine”; il testo autentico è pieno di energia e quindi interessante, invece il testo nato dal bisogno di fare il bel testo non ha molta energia, è debole. Noi abbiamo una fonte inesauribile di energia dentro di noi che è come la fonte della vita. Dobbiamo riconoscerla e ci detterà delle immagini molto originali.
Oggi vorrei cominciare gli esercizi sui cinque sensi, che abbiamo fatto anche nel primo corso. Noi usiamo sempre la vista e ci dimentichiamo degli altri. Gli esercizi sensoriale in cui si usa solo un senso per scrivere hanno proprio lo scopo di ricordarci che può essere utile nelle descrizioni affidarsi ad altri sensi invece che sempre alla vista. Come abbiamo visto anche nel romanzo di Cobb.
Oggi facciamo un esercizio sul tatto, vi do questo pezzo di stoffa. Per cogliere meglio il senso del tatto conviene toccare la stoffa a occhi chiusi.
Possiamo cominciare però con i cinque minuti di attenzione sul respiro; può essere utile fare un piccolo esercizio di meditazione, che si fa in tante tradizioni orientali, che è porre l'attenzione escludendo tutto il resto, se si riesce, tutti i pensieri per porre l'attenzione su una cosa sola; si usa il respiro perché c'è sempre. Nel caso nostro, che ci accingiamo a fare un esercizio di scrittura, lo scopo è quello di fare spazio dentro di noi eliminando i pensieri, perché o ci sono i pensieri o c'è la creatività. Per pensieri si intende il pensiero discorsivo, quando noi giriamo intorno ai quei quattro o cinque pensieri, che pensiamo siano i nostri problemi. Per essere ricettivi, aperti alla scrittura dobbiamo fare spazio dentro di noi; quindi l'attenzione sul respiro ha lo scopo di calmare la mente e quindi focalizzandoci sul respiro non ci focalizziamo sui pensieri. O c'è il respiro o ci sono i pensieri. I pensieri vanno e vengono e io ritorno al respiro.
Si fanno i cinque minuti di attenzione sul respiro.
Dianella: per altri due minuti l'attenzione la poniamo ai suoni che provengono dall'esterno.
Come avere percepito i suoni diversamente dal solito?
Primo studente: molto diversamente. Ne ho sentiti di più, quando cammini li senti tutti insieme, li ho sentiti differenziati.
Dianella: la differenza l'ha fatta che non ci sono i nostri pensieri. L'atteggiamento dello scrittore è quello di quando abbiamo posto l'attenzione ai rumori. Cioè è un testimone attivo ma non giudicante. Sia che racconti una storia che nasce dal di dentro o una storia realistica, quello che deve fare è porsi in un atteggiamento di ricezione. E' quello che abbiamo fatto ascoltando, eravamo vicino ma lontano nello stesso tempo; ho percepito una certa distanza, come se io non c'entrassi. Non partecipe. L'esercizio di ascoltare i suoni lo abbiamo fatto per capire qual è l'atteggiamento dello scrittore, almeno secondo me. Si pone in maniera ricettiva rispetto al fuori o al dentro. Oppure possono accadere entrambe le cose. Un qualcosa suscita in me un'emozione, una sensazione, posso alternare la scrittura del fuori e del dentro. E' quello che fa il romanziere; c'è una certa identificazione tra chi narra e il personaggio, è guardato da fuori ma anche da dentro. Anche lo scrittore di gialli, o noir o horror deve entrare nella mente degli assassini. Ti puoi documentare, ma poi è dentro di te che devi trovare quella cattiveria. Io non scrivo cose di violenza, ma so che se lo facessi la barbarie la dovrei trovare dentro di me.
Adesso facciamo l'esercizio sul tatto. Distribuisco dei pezzi di stoffa. Bisogna toccarlo ad occhi chiusi per qualche secondo. Poi si aprono gli occhi e scriviamo la descrizione del toccare la stoffa con una mano; con l'altra scriviamo. Isoliamo questo senso da tutti gli altri sensi.
Dopo aver scritto ognuno legge il suo testo.
Adesso facciamo un altro esercizio: prima vi chiedo qual è la differenza tra indovinare e immaginare.
Secondo studente: indovinare significa avere già una meta, immaginare no…
Primo studente: se indovino una cosa ci prendo
Dianella: indovinare è un'attività razionale, immaginate non ha nulla a che vedere con questo. Quando indovino cerco di avvicinarmi alla realtà, rispetto alla borsa che ho qui, cerco di sapere cosa c'è dentro; se invece immagino ci può essere qualunque cosa, ci può essere un dromedario o il deserto. Naturalmente dal punto di vista letterario noi dobbiamo immaginare. Devo lasciare che l'immaginazione mi porto dove vuole lei.
Terzo studente: immaginare è creare
Dianella: è proprio così, lo scrittore crea dal nulla.
Esercizio: dobbiamo immaginare cosa c'è dentro questo sacchetto.
Si fa l'esercizio e poi ognuno legge il proprio testo.
Esercizio da fare a casa. A ognuno ho dato un rametto con delle gemme: improvvisazione libera a partire dal rametto. Ma poi nella conversazione con gli studenti, di fronte alle loro perplessità cambio obiettivo.
Alcune indicazioni:

  • se fosse un uomo come si chiamerebbe?

  • Quanti anni ha?

  • I capelli di colore sono?

  • Dove si trova?

  • È solo o in compagnia?

  • Cosa sta pensando?

  • Si è ferito, in quale parte del corpo?

  • Il suo sangue non è rosso, di che colore è?

  • Insieme al sangue cosa esce dalla ferita? ( immaginare non indovinare)

  • di invisibile cosa esce?

In base alle risposte date dagli studenti, a casa l'esercizio da fare è su uno di questi titoli: “anima nera”, “mi hai fatto male”, “sulla collina luci”. Se volete fare poesia invece di prosa va bene.
Dopo si passa al romanzo di Thomas Cobb, Crazy heart.
Per casa leggete le prime 70 pagine.
Contengono sia le serate musicali di Bad Blake che un suo incontro con una donna. E' una giornalista che lo va ad intervistare. Viene fuori anche il personaggio di Tommy Sweet, che è molto più giovane di lui e molto famoso. E' stato un suo allievo. Le parti si sono invertite ed è Bad che deve stare al suo volere. Infatti andrà ad aprire un concerto di Tommy in un grande palazzo dello sport.
Leggo qualche riga: quelle in cui Bad parla con una cameriera che poi passerà la notte con lui ( pagine 13 e 23).

 

 

 

 

 

Il canneto

Escono entrano nel folto del canneto
alto, largo, verde –
il richiamo dell’uno o dell’altro
sono come note senza pentagramma –
 improvvisazioni
lente, veloci, prolungate
o a fischi acuti –
è una giornata uggiosa di nebbia
ma nel giardino
ugualmente
si entra e si esce
dal folto del cannero
alto, largo, verde…

lato selvatco n.38
 

E' uscito il n. 38 della rivista per abbonamenti Lato selvatico;
Sommario di questo numero
:
 

 Sommario:

 

*Sentiero Bioregionale

*Eredità di un contadino del "non fare", intervista a Onorio

Belussi

*Antonio Machado,Viaggiatore, le tue orme… (poesia)

*Peter Berg, Il lavoro di ripristino della biodiversità

*Giuseppe Moretti, Il ritorno dell’orso sull’arco alpino

*Giuseppe Moretti, Sul sentiero dell’orso, avventure nel bacino

del fiume Yuba

*Fiorenza Ceroni, La Baruta

*La Pratica del Selvatico, recensioni di Emilio Ciapponi e Luigi

Lazzarini

*Mario Cecchi, la via del cerchio/il cerchio della vita

*Etain Addey, la cima d’aprile

*Segnalazioni e recensioni librarie
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