Alcune pagine del mio romanzo: Urlando delizia sull’intero universo, dedicato alla vita e alla poesia di Lenore Kandel; in queste pagine Lenore è protagonista degli avvenimenti più importanti della summer of love di San Francisco

 L’human be -in di Lenore
15 Gennaio 1967

In Dicembre quelle specie di riunioni – cene a casa di Lenore tra lei, Bill, Allen e Irving ben presto furono allargate ad altre persone; in ballo non c’era solo il sequestro del libro di Lenore, le cose ad Haight-Ashbury stavano crescendo, ormai c’erano decine di gruppi di poeti, musicisti, pittori, grafici. Le comuni dove la gente semplicemente viveva anche senza dedicarsi a nulla di speciale crescevano anche loro a vista d’occhio. Per l’estate si aspettavano migliaia di altri ragazzi provenienti da tutta l’America.
Da tempo in alcune riviste underground uscivano articoli in cui si scriveva che fosse venuto il momento che tutte le comuni, i gruppi teatrali, insomma tutte le tribù Haight-Ashbury dovessero fare un grande raduno per contarsi, sentirsi forti e felici e dimostrare agli ipocriti benpensanti che un altro mondo è possibile, perché loro erano già un altro mondo. Si era anche stabilita la data, il 15 Gennaio e tutta l’organizzazione pratica si stava mettendo in moto.
Ai primi di Gennaio una decina di persone tra quelle più vicine a Lenore si ritrovò a casa sua e di Bill per parlare di cosa fare da lì in poi, e se partecipare e in che modo al grande raduno delle tribù di Haight-Ashbury.
Abbiamo un gran bisogno di ritrovarci tutti quanti insieme, di unirci in un grande abbraccio amoroso, un abbraccio di migliaia di corpi e menti, sarà meraviglioso”, disse Lenore. Siamo tanti, ormai”, disse Allen, che oltre essere stato incriminato per aver venduto le poesie di Lenore, era uno dei tipi più rappresentativi ed attivi di Haight-Ashbury; “abbiamo teatri, centri culturali, gruppi musicali, dobbiamo fare vedere la nostra forza”.

In modo dolce, disse Lenore”.

In modo dolce ma deciso”, replicò Allen.

Io propongo in modo solo dolce”, disse Lenore.

Ma perché c’è bisogno di un raduno così grande?”, chiese una ragazza di nome Lisa.

Per il solo piacere di farlo e perché è necessario”, disse Allen. “In giro se ne parla già da almeno due mesi, più o meno da quando a te Lenore è capitato quel guaio del sequestro del tuo magnifico libro”, aggiunse.”Sarà un grande POW-WOW”, disse. “Sul modello di quelli degli indiani, noi siamo i nuovi indiani bianchi. Sarà un raduno per celebrare la nostra ritrovata spiritualità e la nostra ritrovata sessualità e la nostra ritrovata creatività americana. Il nostro destino è iniziare un nuovo modi di riabitare la terra per costruire un nuovo organismo vivente armonico. Noi siamo un processo vivente in atto e accelerazione. Dobbiamo riunire tutte le nostre tribù per dare testimonianza che è iniziata una nuova era, quella psichedelica, quella dell’andare a Delo con la nostra anima, con la nostra psiche. Dobbiamo riunirci per dare forza e volontà a noi stessi. Andremo a questo Human be-in con le nostre bandiere, le collane, i fiori, i flauti e i nostri oggetti sciamanici. E porteremo i nostri guru e i nostri poeti. Tu, Lenore sarai il nostro poeta – scaimano e ci benedirai tutti”, disse Allen.Non delirare troppo Allen”, disse Bill. “Ti senti il poeta-sciamano, tu Lenore?”, le chiese guardandola intensamente. “No, non sono il poeta-sciamano, caso mai sono il poeta un po’ perseguitato”. “No, no”, insistette Allen, “in te c’è dello sciamano, dai retta a me, basta guardarti, hai una certa aria, sei carismatica, questo penso tu lo sappia. E sul palco che ci sarà al nostro raduno sarai magnifica, ripeto ci benedirai tutti”. “Ma va smettila, Allen”, disse Lenore, “lasciamo perdere. Se la metti così non mi sembra una grande idea venire a leggere qualcosa di mio a questo raduno. Per me la poesia è una cosa seria, lo sai”. “Non sarai l’unica”, insistette Allen, “ci saranno altri poeti che sono anche i nostri guru, ci sarà Timoty, ci saranno Gary e Allen, naturalmente. E tu , Lenore, sarai la la sacerdotessa di questa giornata. Ci sarà anche il maestro Roshi, che tutti noi conosciamo. Lenore, per come ti conosco e dalle poesie che scrivi, non penso che tu sia da meno di un maestro zen”. “Non dovresti bere tanto, Allen”, disse Lenore, “io non sono né sciamana né sacerdotessa, e al nostro raduno leggerò solo un paio di poesie, tutto qui; lascio lo show a chi ha voglia di farlo”.
L’Human be- in cominciò verso l’una del pomeriggio. Lenore e Bill passarono la mattinata a letto, a fare l’amore e a chiacchierare. Erano nudi sotto una coperta indiana a grandi losanghe colorate. Come sempre avevano dormito abbracciati e così rimanevano anche ora chiacchierando e dandosi piccoli baci affettuosi.
Auguri , piccola, oggi sei un po’ più vecchia e un po’ più bella”, disse Bill a Lenore guardandola con occhi sorridenti appena li ebbe aperti.
35 anni sono un’età da vecchia signora”, mormorò lei.
Più vecchia che signora”, disse Bill ridendo.
Ehi, uomo, come ti permetti! E tu allora che li hai già compiuti?”
Siamo tutti e due un po’ vecchi in effetti per certe bambinate”.
A quali bambinate ti riferisci?” Disse lei
Ai raduni nei prati”.
Voglio che oggi sia il più bel giorno della mia vita, della nostra e di tutto il nostro popolo. E’ stato carino scegliere il giorno del mio compleanno. E’ stato gentile Allen a proporre proprio il 15 Gennaio per il raduno”.
Era il minimo che potessero fare”, disse Bill
Perché?”, chiese Lenore
Perché sei la mia donna”.
E con ciò?”
E con ciò? La mia donna è la mia regina e a lei si devono onori e privilegi”.
Non voglio onori e privilegi”, disse Lenore
Eppure ne hai parecchi”, disse Bill.
Fammi un esempio”, disse Lenore, già sorridendo della risposta
Hai me, baby. Ecco il tuo più grande privilegio”.
Che tutte mi invidiano, vuoi dire?”
Oh sì”
Ah, è così che la metti, furbacchione. Però è vero, è un grande privilegio poterti amare”, aggiunse.
E per me è un onore”, disse Bill, e la strinse ancora più forte.
Ehi Bill mi soffochi”, protestò lei ridendo.
Ah sì, ti soffoco? E se ti soffoco e ti do anche un sacco di baci?”.
Ne morirò”, mormorò Lenore, “Oh, sì ne morirò contenta…Adesso mi alzo e ci scrivo subito una poesia”.
Su cosa?”, chiese lui guardandola mentre si fiondava fuori dal letto
Su questo mio stato d’animo”.
Quale”,, chiese Bill.
Quello di amarti sempre, sempre di più”.
Niente poesie oggi”, disse Bill e la prese per la vita e la riportò sotto la coperta.
E fecero l’amore di nuovo e di nuovo. E lui le sussurrò: dopo niente poesia, per favore, oggi facciamo solo l’amore.
Anche Bill aveva cominciato a scrivere poesie dopo aver incontrato Lenore. Ma le sue poesie erano in pochi a poterle leggere, non amava esibirsi, anche se qualche volta capitava anche a lui di farlo; accompagnava sempre Lenore ai suoi readings nelle università e nei vari locali di San Francisco, e lei in quelle occasioni lo incoraggiava a leggere qualcosa di suo. “Sei un magnifico poeta”, gli diceva, dopo che Bill aveva letto al pubblico presente una sua poesia, “non ti rendi neanche conto di quanto talento possiedi, ma ne possiedi tanto, te lo assicuro”. C’è più poesia nella mia moto che in questo foglio di carta pieno di parole che ho tra le mani”, replicava lui.
Quella mattina del 15 Gennaio mentre facevano colazione si misero a parlare di questo. “E’ un vero peccato che non ci sia spazio anche per te oggi pomeriggio”,disse Lenore, “è bello quando sia io che tu leggiamo le nostre poesie uno dietro l’altra davanti a un pubblico. Noi siamo una cosa sola”. “Scrivo poesie”, disse, Bill, “me lo hai insegnato tu, ma non sono un tipo da poesie. Questa è una contraddizione, probabilmente”. “No, non lo è”, disse Lenore. “Non è una contraddizione”, ripeté, “è semplicemente il nostro fa quel che ti piace, ovvero assumiti la responsabilità di farlo. Ed è proprio questo il bello, contraddirsi, non cercare l’ottusa coerenza dei benpensanti, degli ipocriti, dei falsi. Essere e basta”. “Per favore non riempirmi la testa di troppa filosofia”, disse Bill, oggi sarò solo il tuo accompagnatore e la tua personale guardia del corpo. Di questo tuo corpo meraviglioso. Che io adoro”. E la baciò di nuovo.
Lenore quel mattino non scrisse dei versi sull’amore fatto con Bill, gli obbedì, ma dentro di sé rimase un calore, dentro di sé trattenne un calore, il calore immenso che quell’uomo le trasmetteva; siccome quel giorno lui non voleva parlare di filosofia, ed aveva ragione, quello era un giorno di festa e non di pensiero, non gli disse una cosa che le venne in mente mentre dormicchiavano ancora, e cioè che se tra loro c’era un guru, quello era lui, l’uomo selvaggio, il vero uomo, portatore di una nuova- antica tradizione di cui Lenore era una strenua sostenitrice e praticante. Lui le aveva insegnato qualcosa sulla vita che aveva reso possibile la sua poesia, come dirà più tardi in una intervista rilasciata durante il processo a The love book. Lui non aveva contribuito a scrivere le quattro poesie che lo contenevano, aveva contribuito a viverle. E senza quel “contributo” non ci sarebbero stata neanche l’ispirazione che le aveva prodotte. Perché il loro rapporto era basato sulla diversità, e non poteva essere altrimenti, loro erano profondamente diversi. Così diversi ma con una similarità spirituale e mentale difficile da spiegare se non a chi l’ha provata, almeno una volta nella vita. Una diversità e nello stesso tempo un’affinità così assoluta, da rendere granitico e nello stesso tempo fragile il loro rapporto, facile a durare e nello stesso tempo facile a finire, come più tardi infatti avverrà. Loro davano importanza solo a questa loro affinità di mente e cuore, il resto lo consideravano un contorno, anche la loro bellezza, indiscutibile a detta di tutti quelli che li hanno conosciuti, era un contorno, era la ciliegina, ma la torta, la torta di crema cioccolata e panna, era la loro mente che era una mente uguale, cioè una mente consapevole della propria natura divina.
Era passato mezzogiorno quando si avviarono a piedi verso il Golder Gate Park, dove si sarebbe tenuto il raduno degli hippies di San Francisco. Era una bellissima giornata di sole, nonostante si fosse in gennaio; Lenore si era vestita da capo a piedi di arancione e di rosso, mentre Bill era tutto vestito di pelle nera. Aveva la sua aria truce vestito in quel modo, mentre Lenore sembrava un folletto uscito da qualche foresta misteriosa abitato da divinità boschive. Lenore era l’espressione fisica, la materializzazione di questa rivoluzione spirituale e pacifica che si sarebbe andata a celebrare di lì a poco al Golden Gate Park. Le sue lunghe trecce nere da skaw risaltavano su tutto quel rosso e arancione e accentuavano quell’aria intensamente esoterica e allo stesso tempo pacifica che lei comunque aveva sempre. Era una vera sacerdotessa di quel nuovo strano rito che si stava per celebrare per la prima volta in quella parte dell’America.

Arrivarono al grande prato del raduno delle tribù insieme a centinaia di persone; era tutto un salutarsi e un abbracciarsi. Era tutto un: anche tu qui Sam, anche tu qui Mary…
Oh Bill, sta davvero accadendo tutto questo?”, disse Lenore. “Mi sembra un sogno, un meraviglioso sogno”, ripeté. Lui non disse niente ma strinse le labbra, come faceva sempre quando era davvero emozionato. Incontrarono anche un gruppo di amici del club degli Hells Angels che arrivarono con le loro Harley rombanti e si fermarono a salutarli. Bill li guardò quando si furono allontanati, e li invidiò, loro sono più liberi di me, pensò.
Che dire del raduno delle tribù di quel 15 Gennaio 1967? Solo che era la prima volta. Ecco tutto. Era la prima volta che l’alternativa al conformismo americano si manifestava così apertamente e a livello di massa. Fu l’inizio di qualcosa che dura ancora oggi se io sono qui a raccontare la storia di Lenore, la regina di Haight-Ashbury. Per quanto mi riguarda la cosa più eclatante e strana e meravigliosa fu quell’ Happy birdhay cantato da 20.000 uomini e donne appena lei tutta vestita di arancione e rosso salì su quel palco:

Sacerdotessa, monaca

dei riti poetici e amorosi

dedita a pratiche misteriose

antiche di donne libere

spirituali e sensuali

celebrazione della vita

esperienza

della vita

solo quello solo quello

sul quel grande palco celebrante

un tentativo effimero

di felicità terrena

di nuova consapevolezza

con parole di un dharma occidentale

ad un altrove destinato –

mi susciti tenerezza come

sempre Lenore

vestita di arancione e rosso

ma pensa un po’

come ti è venuto in mente?

Di vestirti da monaca quasi buddista induista

a quale dio ti onori

rendi onore?

ad un dio che pochi conoscono

o forse addirittura conosci solo tu

Lenore

un dio che riesci a evocare

fino a vederlo –

dove da quel palco?

Chi era il tuo dio

da quel palco

non più Bill, o Leary…

qualcuno visto da lontano

un bambino o quella giovane ragazza

che ti guarda ammirata

una nuova amica

da coltivar quando tutto

sarà finito

quando ci sarà solo la poesia

a tenerti compagnia

quando tutto sarà finito –

sono qui ora

e ti guardo

da lontano

dalla fine di quel grande prato

che confina con l’oceano

da lontano mi guardi ti guardo

dall’oceano

verde rosso del tuo nostro antico nuovo vestito

amiche ora…

dai sì che siamo amiche ora…

io so che ci pensavi anche allora

nel 1967

in quel 15 gennaio dei tuoi 35 anni

ci pensavi e lo sapevi

che tutto sarebbe presto finito

apparentemente –

forse ti ha colpito quella ragazza con gli occhiali da sole e quella bandiera penzolante

sì ti deve aver colpito

lei sicuramente è stata colpita da te, si vede anche da qui

anche da ora

non ti ha colpito Roshi

che vedevi tutti i giorni

ti ha colpito quella ragazza con li occhiali da sole

e quando sei scesa dal palco

sei andata da lei ed è stata la tua nuova amica

di poesia

e dopo quando tutto è finito

anche Bill

anche la moto

e gli amici Angeli

lei ti è stata vicino

e qualche volta era donna

e qualche volta era uomo…

Vessillo spento inizio

di qualcosa che finisce

sta per finire

finirà

è già finito

come in quei casi

in cui la domanda

è così giusta azzeccata

ben fatta

bel congegnata

che contiene già la riposta

non ti immagino oggi

non vi immagino oggi

però c’avevate preso

a non metterla sulla politica

i veri cambiamenti

sono troppo rivoluzionari…

e così tutto cominciò il giorno del tuo

trentacinquesimo compleanno

e tutto finì l’autunno successivo-

un movimento che non ha neanche

un anno di vita

ma che ancora dura

se io sto qui a parlarne-

e tu ottenesti da questa giornata

la tua nuova amica

e neanche sospettavi quanto ti sarebbe stata utile

di lì a pochi anni.

 Guardasti lontano

Guardasti lontano anche per un’altra ragione. Quel canto che veniva dal basso, quel canto in tuo onore, in onore della tua non giovane età rispetto ai diciottenni che ti ammiravano, quel canto d’augurio così americano “happy birthday to you, happy birthday to you…” che anche noi alla nostra italica maniera cantiamo ai nostri compleanni allegri o tristi banali sempre comunque; quel canto…risuonò in te profetico, perché quel giorno tu incarnavi la loro acuta giovinezza che non vuole durare ma esplodere accendersi, infiammarsi, vibrare di vita e successi e bellezza e amori, ma non chiede di durare, non pensa la propria durata. Proprio perché così bello quel giorno non solo non poteva ripetersi, ma sarebbe diventato qualcosa di diverso, di peggio, di commerciale, qualcosa che si vende.
Leggesti sul palco due tue poesie, e intorno si fece silenzio. Bill da sotto il palco, vicino ai tuoi piedi, ti guardava fisso, mentre i suoi amici Angeli si complimentavano con lui, come fosse già qualcosa essere l’uomo di una donna che tutti amavano tanto da fare silenzio mentre leggeva due sue poesie, che erano dedicate a te, e di questo, sì potevi anche vantarti. Leggevi contenta parlando d’amore e di angeli a cui qualcuno aveva legato le ali perché non potessero più volare, e tutti erano l’amore e erano l’angelo e si commossero anche se ci fu chi preferì la poesia sugli angeli legati a quella che parlava d’ amore. Ma tu leggevi e ti vedo sai che leggi sì ma guardi anche lontano.E dopo, quando sei scesa dal palco sei andata da Bill e gli hai parlato.
Tu pensi che tutto questo sia l’inizio di qualcosa?”
Sì, certo”, disse Bill, “è il primo raduno di queste proporzioni, sta nascendo qualcosa di memorabile”.
Non credo”, disse Lenore. “Sai”, aggiunse, “ho il presentimento che tutto è appena cominciato e nello stesso tempo è anche già finito”.
Uno dei tuoi cattivi pensieri?”, disse Bill
Forse”, disse Lenore, “ma purtroppo si avverano sempre”.
Sei solo preoccupata per il processo”.
Sì, anche, ma sono più preoccupata di che fine farà tutto questo. Finirà presto, ne sono sicura, ma che ci sarà dopo?”
Eri felice su quel palco”, dice Bill, cingendo delicatamente con il suo braccio forte, consolante e protettivo le spalle di Lenore.
Sì, è stato bello, è stato bellissimo, ma è già passato…E adesso…E adesso tutti i desideri di tutta questa folla…proprio perché sono tanti e diversi…sono confluiti tutti in questo prato. Ma provvisoriamente. Nulla si ferma. Proprio perché è stato bello…Comunque sia tutta questa gente, tutti noi adesso torneremo nelle nostre case e per giorni e giorni parleremo di questo raduno, ne scriveremo, faremo cene e riunioni per parlarne. Ma in fondo è stata solo una tregua dai problemi quotidiani. Dalle difficoltà quotidiane. Il free food quanto potrà ancora durare? Andremo avanti tutta la vita a dare da mangiare gratis a quelli che passeranno tutti i giorni dal Golden Gate Park?
Dobbiamo pensare a qualcosa di nuovo, ad un nuovo piano”.
Cosa vuoi dire?”, chiese Bill
Possibile che anche tu non abbia come me questa sensazione di fine, di morte di qualcosa e di rinascita di qualcos’altro?”
Non so di cosa parli”, disse Bill,”non potremmo goderci questa giornata e basta?”
Questa giornata è già finita”, disse Lenore
Non è già finita, c’è ancora un sacco di gente in giro, ci sono i nostri amici Angeli, andiamo a parlare con loro”.
Vai tu, io devo salutare un a persona che ho visto dal palco”.
Va bene, piccola ci vediamo dopo a casa allora”.
Dopo questa strana chiacchierata con Bill Lenore tornò sul palco. Si era quasi del tutto svuotato, c’erano solo alcuni ragazzi che stavano smontando le casse acustiche dell’impianto di amplificazione. ”Ehi, Lenore”, disse uno di loro con un buffo colbacco nero in testa, “che giornata!” E l’abbracciò. “Ed è magnifico che oggi sia anche il tuo compleanno”. Lei gli sorrise con il suo sorriso luminoso e bambino che incantava tutti e li avrebbe incantati per il resto della sua vita. Perché Lenore non ha mai abbandonato il suo sorriso anche dopo, anche quando arriverà la vecchiaia e la sofferenza fisica. Ma di questo si saprà dopo.” E’ stato bello, sì”, disse. Il ragazzo riprese il suo lavoro e Lenore guardò verso il centro del prato. E lì che prima, mentre aspettava che arrivasse il suo turno per leggere le sue poesie aveva notato qualcosa, qualcuno. Un donna, forse una ragazza giovane, non riusciva a vedere bene quale età potesse avere; era l’unica in quella parte del prato ad avere una bandiera; era fissata su una lunga canna di bambù piegata leggermente di lato per via che era troppo leggera e troppo lunga; la bandiera consisteva in un pezzo di stoffa chiara su cui era scritto e disegnato qualcosa. Era una stoffa leggera quasi trasparente, forse un pezzo di stoffa indiana come ne usavano a quel tempo tra gli hippies; non c’erano molte bandiere a quell’ human be in, c’erano tamburi, c’era gente vestita in tutti i più vari modi, ma bandiere poche. Per questo spiccava quel pezzo di stoffa in mezzo alle teste delle persone sedute. Quella donna era l’unica in piedi in quella parte di prato. Lenore scese dal palco e si diresse verso di lei tenendo d’occhio la bandiera come riferimento in quella folla di gente. La raggiunse e la salutò. “Ciao”, rispose la donna. “Mi piacerebbe vedere la tua bandiera”, disse Lenore. “Perché?” chiese l’altra. Era una ragazza molto giovane, forse non aveva neanche vent’anni. “Mi è sembrata carina, vista da lontano”. “Oh…, non è niente di speciale, ho preso un pezzo di stoffa indiana trasparente e poi c’ho disegnato e scritto sopra”. “Me la fai vedere?, aprila che vorrei vederla”, disse Lenore. “Me la vuoi copiare?”. “Ma no, voglio solo vederla”. “Voi poeti…”. “Cosa voi poeti?”, chiese Lenore. “Siete sempre alla ricerca di qualcosa”. “Perché tu no?, io sì. Insomma apri quella bandiera?, la tieni lì tutta arrotolata…”. “Ma prima era aperta ora stiamo per andarcene”, disse la ragazza. “Come ti chiami”, chiese Lenore. “Cindy. Sei brava con le poesie”, aggiunse. “Grazie”, disse Lenore. “Anche se per essere una hippy non sei tanto giovane, ho saputo che hai 35 anni”. “E tu ne hai tanti di meno, vero, si vede. Insomma questa bandiera?”. “Eccola”. “Che bella”, disse Lenore, “l’hai fatto tu il Buddha verde?”. “Sì, e chi sennò?”. “Poteva anche essere stato qualcun altro”, disse Lenore ammirando il velo col Buddha verde. “E’ bella anche la stoffa”, disse Cindy, “per questo mi è venuto bene il Buddha”. “Anche la scritta “from me to you” è bella”, disse Lenore.

Lenore lasciò cadere la bandiera come se all’improvviso avesse perso per lei ogni interesse. Guardò in viso Cindy con il suo morbido bizzarro sorriso, come a interrogarlo ma senza violenza senza insistenza. Semplicemente il sorriso enigmatico e strano di Lenore stava chiedendo al viso di Cindy chi sei? E dalla vita che vuoi? “Sai”, disse, prendendo in mano di nuovo un lembo della bandiera, “sono di quelli che pensano che nella vita dobbiamo assumerci la responsabilità di noi stessi senza delegarla a qualcun altro, anche fosse il Buddha in persona. Questo nostro raduno ti è piaciuto?”. “Sì”, rispose Cindy, “è stato divertente”. “Più che divertente, alcune persone con cui ho parlato là sul palco credono che sia l’inizio di grandi cose. Forse no, è la mia idea; sai io mi domando: questo raduno a cosa ci porterà ? Abbiamo la forza di portare avanti una cosa colossale come questa? Io ho paura di no. Quindi dovremo cominciare a pensare a qualcosa di nuovo, di diverso, forse di più piccolo rispetto a quello che abbiamo fatto oggi”. “Non sono convinta di quello che stai dicendo”, disse Cindy; “secondo me … sì insomma io credo che qui abbiamo vissuto e realizzato una grande Illuminazione collettiva, capisci? Quello che è accaduto oggi non è mica solo un raduno di giovani spensierati e felici, capisci, è stato un grande evento d’ Amore e quindi porterà a qualcosa di bellissimo. Siamo tutti diventati dei Buddha!”. E cominciò a danzare intorno all’asta con la bandiera. “Siamo tutti Buddha! Siamo tutti Buddha”, cantava come se recitasse una filastrocca per bambini. “Siamo tutti Buddha!”, cantava girando intorno alla sua bandiera. Poi staccò la bandiera dall’asta di bambù e tenendola in mano continuò la sua danza improvvisata. Qualcuno si avvicinò con un piccolo tamburo e cominciò a ritmare sul Siamo tutti Buddha! cantato da Cindy. Si fece intorno a lei un cerchio di persone che la guardavano e battevano le mani al ritmo del tamburo. Lei girava intorno al cerchio scalza tenendo in alto il tessuto trasparente con il suo Buddha verde dipinto sopra. Lo teneva in alto per farlo muovere nell’aria come fosse un aquilone che stesse per spiccare il suo volo nel cielo. Andò avanti a cantare e ballare muovendo in alto e in basso il velo e infine stanca ricadde a sedere sul prato fuori dal cerchio che si era formato intorno alla sua danza. Una ragazza prese il suo posto e cominciò a danzare ancora più freneticamente di Cindy, al solo ritmo del tamburo che si fece sempre più veloce. Lenore si avvicinò a Cindy. Da in piedi la guardava scarmigliata e affannata con le mani appoggiate al prato e la testa leggermente all’indietro e lo sguardo a fissare il cielo. Poi anche Cindy guardò Lenore. “Siamo tutti Buddha” sussurrò un’altra volta, “siediti vicino a me che ne parliamo”, aggiunse. Aveva capelli biondi scarmigliati, occhi grandi d’un azzurro chiaro ma non slavato, la bocca grande un po’ all’ingiù, le mani bianche e piccole. Portava un lungo vestito marrone che da lontano Lenore aveva scambiato per nero, attillato e chiuso fino al collo. La fasciava mostrando il suo flessuoso corpo giovane e magro, ma nello stesso tempo pieno, vitale, energico e sicuro di sé senza esibizionismo. Nella danza si era fatta ardita, si muoveva senza un programma, una decisione, si muoveva totalmente immersa nel ritmo del tamburo e nel suono della sua voce. Le braccia sempre in alto a far volteggiare il velo col Buddha verde dipinto sopra. Lenore non conosceva nessuno che si muovesse con così tanta grazia e nello stesso con tanta spontaneità, senza usare nessun passo di danza ma danzando. E lei di danza se ne intendeva. Aveva un gruppo tutto suo di danzatrici del ventre; erano state tutte allieve di una celebre danzatrice tunisina che viveva e insegnava a San Francisco a tutte quelle belle hippies che non vedevano l’ora di scandalizzare il mondo e i bempensanti mostrando il loro ventre mentre si muoveva in maniera flessuosa e seducente. Ma Cindy non aveva bisogno di un tecnica di danza, lei ballava in base al suo istinto, al suo stato d’animo. Era il prototipo della ragazza hippy Cindy, molto più di quanto lo fosse Lenore, così scura d’occhi, carnagione e capelli come un’indiana skaw. Con il suo corpo pieno e sodo, all’apparenza era più adatta al lavoro di raccogliere radici commestibili per un un campo indiano piuttosto che passare il tempo a scrivere e al leggere agli altri le proprie poesie. “Sdraiati vicino a me che guardiamo il cielo insieme”, disse Cindy, allungandosi completamente nel prato con le braccia aperte. Non capitava tanto spesso che non fosse Lenore a guidare il gioco in una relazione, anche in un semplice dialogo con qualcuno incontrato per caso come stava succedendo adesso. Quella ragazzina la incuriosiva, la interessava, c’era qualcosa da imparare da lei, lo sentiva. “Tu sei la più Buddha di tutti noi, qui, e lo eri anche prima di oggi”, le disse Cindy, quando anche Lenore si fu sdraiata sul prato accanto a lei. “Tu usi l’amore, l’amore fisico con il tuo uomo per raggiungere l’estasi spirituale. Sempre che sia vero tutto quello che hai scritto nel tuo The love book”. “Anche oggi è stato un grande fare l’amore tra 20000 persone”, disse Lenore sospirando e rilassando tutto il corpo fino a toccare l’erba con ogni muscolo. “E’ per questo che sono anche un po’ triste…sono così felice ma anche un po’ triste…sento la tristezza delle cose che passano”, aggiunse. “Bisogna che ci scriva qualcosa con questo strano sentimento di essere così felice e nello stesso tempo sentire avvicinarsi uno stato di tristezza per via che tutto questo sta finendo”, e da sdraiata allungò il braccio a circondare lo spazio intorno a loro due. Si levò a sedere e dalla borsa di tela che aveva con sé tirò fuori il suo quaderno. Rimase assorta qualche minuto a scrivere in fretta un paio di pagine di quaderno per poi tornare a sdraiarsi accanto alla sua nuova amica. Ma dopo poco si alzò a sedere di nuovo per guardare Cindy. Aveva gli occhi chiusi e non si accorse che Lenore si era messa seduta allo scopo specifico di guardarla. Dopo un minuto Cindy aprì gli occhi e si fece schermo con una mano per poter guardare in faccia Lenore. “Che fai”, disse, “mi studi? Mi spii? Vuoi farmi diventare un personaggio di una tua storia?”. “Non scrivo storie”, rispose Lenore, “ma solo poesie”. “Bè, sì è la stessa cosa, volevo dire che mi stai scrutando e visto che scrivi vorrà dire che lo fai per usarmi in qualche modo”. “Va bene, smetto di guardarti, disse Lenore, e con un sonoro sospiro si sdraiò di nuovo. “Anche se non mi guardi più”, disse sorridendo Cindy, mi hai già ugualmente rubato l’anima…”. Spostarono la testa l’una verso l’altra nello stesso tempo e in silenzio si guardarono con complicità, affetto e comprensione. Lenore capiva quella giovane sbandata catapultata a San Francisco da chissà quale angolo remoto e bastardamente conservatore d’America, mentre dal canto suo Cindy vedeva in Lenore quello che vedevano tutti perché di Lenore era immediatamente visibile il suo carisma: vide la sua superiorità morale, psichica e umana sui tre quarti se non di più di tutti quelli che erano stati lì quel giorno. “Da dove vieni piccola?”, chiese sottovoce Lenore. Dalla Pensylvania, rispose Cindy, i miei sono dei fottuti contadini, anzi no mia madre oltre che contadina è pure maestra. Ci puoi credere? Avrebbero voluto fare di me quella stessa identica cosa che sono loro. Ci puoi credere? E così me ne sono andata, e adesso sono qui e me la spasso”, aggiunse stiracchiandosi e guardando di nuovo il cielo. “E dove vivi”, chiese Lenore. “In una comune, naturalmente. Siamo tutte donne, ci puoi credere? C’è un tale casino…Ma a me piace il casino…Lo adoro. Ma adoro anche la solitudine e in questo momento adoro stare qui con la famosa Lenore, donna del famoso, strafamoso Sweet William!”. “Sai proprio tutto di me, eh?”. “ Dei Famosi si sa sempre tutto…”Sei bellissima lo sai, vero Cindy, hai certi occhi, come fai ad averli così grandi?”. “ “Perché i tuoi sono piccoli? Sono grandissimi!, molto più dei miei…”. ”Siamo quelle dagli occhi grandi”, osservò seria Lenore. “Perché dobbiamo vedere molto”, aggiunse Cindy. “Dobbiamo vedere molto, amare molto, sentire molto”, disse di rimando Lenore. E alzandosi ritta a sedere e squadrando Cindy, aggiunse, “mi sei simpatica. Diventeremo amiche, ti va? Diventeremo amiche per sempre ti va?”. Cindy non si scompose, rimase anzi tranquillamente sdraiata sul quel mitico ( lo sarebbe diventato nei decenni successivi) prato, ma disse, “Se lo dici, poi lo fai?”. “ A cosa ti riferisci?”. “ Al fatto del per sempre”, disse Cindy. “Tutto è per sempre da parte mia”, disse Lenore. Baby, per sempre è ora”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appunti su Lenore Kandel, poetessa americana (1932- 2009 )


Di origini rumene e russe Lenore Kandel visse tra New York e Los Angeles prima di trasferirsi definitivamente a S. Francisco nel 1960. Qui divenne un’attivista del gruppo anarchico dei Diggers che offriva cibo, vestiti e cure mediche gratuite a chiunque ne avesse bisogno. Oltre alla poesie si dedicò ai più vari mestieri come ad esempio danzatrice, cantante, guidatrice di autobus. Partecipò al raduno hippy al Golden Gate Park del 1967; era il suo trentacinquesimo compleanno. Quando, unica donna sul palco, prese la parola, 25000 persone le cantarono insieme ‘Happy Birthday’. A detta di chi all’epoca la conosceva era di una bellezza carismatica, aveva forme rotonde e sensuali, attirava l’attenzione di chiunque la incontrasse per il suo aspetto dominante e allo stesso tempo sereno.

Nel 1966 il suo libro di poesie “ The love book”, era stato condannato per oscenità. In questo piccolo libro di appena 8 pagine e 825 parole Lenore affronta poeticamente il tema dell’amore sessuale tra un uomo e una donna. Il linguaggio è esplicito, ogni parte del corpo maschile e femminile che riguarda l’atto sessuale viene nominata in maniera diretta e non eufemistica. “Everyone who makes love is religious”, disse Lenore Kandel in sua difesa alla giuria durante il processo per questo suo libretto. E aggiunse “Io credo che quando gli esseri umani sono così vicini tra loro possano diventare una sola carne e spirito, essi trascendono l’umano nel divino”.

Il processo a The love book si svolse nella S. Francisco degli hippies nel 1966. Le persone che in due librerie avevano venduto il libro furono condannate. La giuria concluse che il libro era osceno e non aveva alcun valore sociale. Nel 1971 il verdetto fu capovolto.

Un esempio da The love book:

Sono nuda contro di te
e metto la mia bocca su di te lentamente
vorrei tanto baciarti
e la mia lingua ti adora
sei bellissimo
il tuo corpo si muove verso di me
carne a carne
la pelle scivola sulla pelle dorata
come la mia verso la tua
la mia bocca la mia lingua le mie mani
il mio ventre e le mie gambe
contro la tua bocca il tuo amore
scivola…scivola…
i nostri corpi si muovono si uniscono
insopportabilmente
il tuo viso su di me
è il viso di tutti gli dei
e demoni bellissimi
i tuoi occhi…
amore tocca amore
il tempio e il dio
sono uno
copulare con amore-
conoscere il tremito della tua carne dentro la mia-
sentire spesse dolci linfe scatenarsi
corpi sudati stretti e lingua a lingua
sono tutte quelle donne dell’antichità innamorate del sole
la mia f… è un favo siamo coperti di venire e miele
siamo coperti l’un con l’altro la mia pelle è il tuo sapore
copulare-copulazione d’amore-copulare il sì intero-

l’amore fa fiorire l’universo intero-io/te
riflessi nello specchio dorato siamo l’avatar di Krishna e Rada
puro amore-brama della divinità bellezza insopportabile
carnale incarnato
sono il dio-animale, la dea f…spensierata il dio animale maschio
mi copre mi penetra siamo diventati un angelo totale
uniti nel fuoco uniti nel seme e sudore uniti nell’urlo d’amore
sacri i nostri atti e le nostre azioni
sacre le nostre parti e le nostre persone
(tratto da The love book, Stolen Paper Review Edition, San Francisco, 1966, traduzione di F. Beltrametti e contenuta in: Fernanda Pivano, L’altra America degli anni ’60, Edizioni Il Formichiere, 1979)

***
Lenore Kandel ebbe una vita avventurosa e per certi versi drammatica. A metà degli anni ’60 in una cooperativa di scrittori conobbe William Fritsch, soprannominato Sweet William, che si innamorò immediatamente di lei. Quello che accadde fu che i due si misero insieme e Lenore lo seguì nelle sue scorribande sulla sua Harley Davidson e nella vita spericolata nel gruppo degli Hell’s Angels. Di S. Francisco. Nel ’70 i due ebbero un grave incidente di moto e Lenore rimase gravemente ferita alla schiena, tanto da non camminare più come prima. Da quel momento, dopo una lunga permanenza in ospedale, Lenore visse gli ultimi quarant’anni della sua vita ( è morta nel 2009) nel suo piccolo appartamento, uscendo raramente per qualche reading.
Amo talmente questa poetessa che sulla sua vita e poesia ho scritto un romanzo (ancora inedito).

***

Appunti sparsi e inprovvisazioni

Ogni tanto mi metto a leggere le poesie inedite di Lenore Kandel contenute nell’antologia “Collected poems of Lenore Kandel” ( North Atlantic Books 2012, almeno quelle che riesco a tradurre; una che mi piace molto è questa:

Love is an art for angels
and we are human, you and I
fallible we are, and fragile
and therefore more than perfect
we take such risks who leap across the void!
perfection is static paradise
but we are human, you and I, and so we dream
and cast pur dreams before us
exstending our fingertips beyond the finite edge
to brush that certainty
of ringing bliss
that resonates our dreams
impelling us to be that art
which angels strive to emulate
(da Collected Poems of Lenore Kandel, North Atlantic Books; Berkley, California, p. 206)

la mia traduzione ( molto letterale, me ne scuso):

L’amore è un’arte degli angeli
e noi siamo umani, tu e io
fallibili siamo, e fragili
e quindi più che perfetti
noi ci prendiamo tali rischi che attraversano il vuoto!
la perfezione è un paradiso statico
ma noi siamo umani, tu ed io, e quindi sognamo
e lanciamo i nostri sogni oltre il margine finito
per sfiorare passando la certezza
di una tintinnante beatitudine
che fa risuonare i nostri sogni
obbligandoci a essere quell’arte
che gli angeli si sforzano di emulare

***
Su Lenore Kandel ho improvvisato alcune poesie:

Un filo sottile di seta blu tra loro c’era ancora

Non so neanche dove sei
da quel giorno ricordi del 1970
mi scrivi mi scrivi ancora di tua nonna perché? ancora…
non ti devi preoccupare non ce l’ho con te
mi dovresti conoscere
tre quattro volte siamo rotolati da quella moto
brutto figlio di puttana che non ti sei fatto niente
dai lo sai che scherzo
che dici che ti ho insegnato qualcosa?
Non ti ho insegnato niente
almeno che tu non intenda le cattive poesie
che scrivevi
dici che non erano cattive?
ok forse qualcuna …
broken your home?
non hai mai avuto un’home che non fosse la mia
o di qualche tua donna
oh Bill stai attento a te ora
che non posso più prendermi cura di te
non posso lo sai come sono ridotta
nella schiena e le gambe e tutto il resto
se soffro? Molto soffro tanto e tu?
ma non lo voglio neanche sapere
mi immagino le tue giornate me le immagino
tutto un andare e farti e bere e scopare
ma da fatti lo sai che non è un bel godere
rimpiangi me? Chi noi insieme?
Ma va là che non ci credo
mamma… non sono tua mamma
mi confondi con tua nonna
andiamo bene proprio bene
non ti ho fatto mai da mamma
e poi ora sono io che avrei bisogno
ma non di te lo sappiamo non di te
per l’amor di dio non di te
amore caro piccolo vecchio uomo
sembri più vecchio dalla voce
sarà il telefono sembri più vecchio
riguardati cazzo non farti più tanto male cazzo
ma sì ci siamo amati e ho fatto la mia fortuna poetica col nostro amore…
no, questo no, parole d’amore no non parlarmi d’amore
non farlo o cazzo butto giù la cornetta se ci provi…
non fare il romantico
mi racconti sempre la stessa storia you are new here?
Ma è lontano gone, gone cosa la vita?
Bill la vita gone gone? Insieme di nuovo?
non sono più quella di un tempo non cammino mi fanno male le gambe
non ce l’ho con te..se ti amo ancora? oh sì oh sì
l’amore non finisce neanche se morissimo tutti e due
ci sarà sempre qualcuno che canta e parla e scrive di noi
come questa cara D. che batte al computer su di te che canti Gil, che voce…
Gil Scott Heron ha una voce che quando parla canta.

Lenore Kandel, la mia visione ricordo di te

È una commemorazione
una messa in tuo onore
è una messa una cerimonia
c’è un fruscio di gonne
di pelle
di braccia
e qualcuno invoca il tuo nome
poi da lontano un treno
arriva è quello dei miei ricordi di te
che non ho
non ho ricordi di te
ho solo visioni di te
sono come i ricordi le visioni?
In un certo senso sì
anzi in tutti i sensi sì
sono immagini della mente anche quelle, le visioni
c’è insomma questo strano treno dei ricordi
questo treno sottile sottile
ammantato di verde
sottile
sto celebrando una messa per te
una messa poetica per te
c’è anche l’organo e voci bianche è una messa per te –
nessuno ti chiama
nessuno chiama il tuo spirito
non ti chiamano
però ti ricordiamo
io ti ricordo nel senso che ti evoco
ti vedo vecchia e sofferente
ma pur sempre Poeta
non di quelli laureati
cose da Congresso americano
no tu sei il Poeta Laureato della Vita
tu…
sul palco vestita da monaca
monaca amorosa d’uomini e spiriti
monaca della vita
così com’è
ricordi?
Penso tu ora sia in qualche eremo
sulla montagna
hai proseguito quella via
la via mistica
del sedere e meditare
e per te anche scrivere –
c’è un vecchio disco che gira a vuoto
e un vento polare antartico che tira
poi qualcuno bussa
batte, chiama
singulti
tu bandiera fissa della mente
io ti commemoro e non ti dimentico
tu hai aperto una via
come Allen
hai aperto la via
ma per farlo bisogna aver molto vissuto
sbagliato, fallito
incontrato amato
molto sofferto
tu nella tua schiena malata
io ti commemoro
ti commemoro
amica
ti voglio bene e tu nemmeno la sai
non lo hai mai saputo
e non lo saprai mai
L. ha fatto un ritratto di te che sembro io

****

Quarant’anni dopo come commento al Summer Of Love Survivors 40th Anniversary del 2007, Lenore Kandel ha scritto:1967: writing poetry; 2007: writing poetry.. Cosa vuol dire questo se non che quel che rimane di quell’epoca, della sua gioventù hippy è solo il fatto che tra le tante cose che lei può ricordare di aver fatto, quella più importante è che ha scritto poesie, come se l’aver fatto parte del gruppo politico anarchico dei Diggers fosse stato cancellato, o l’aver partecipato ai Bed-in di S. Francisco non fosse più degno di nota. Come se anche gli amori appassionati non fossero più degni di nota o le sue opinioni sull’amore sessuale non fossero più importanti. Come sei lei fosse stata per tutta la vita chiusa in una stanza writing poetry invece di vivere appassionatamente ogni istante dei suoi 35 anni prima dell’incidente di moto.

Writing (un mia improvvisazione)
Writing poetry
E basta
solo questo
a riempire tutta una vita –

per una persona come lei
così dinamica
che ha fatto la danzatrice del ventre,
l’interprete,
l’ autista di autobus
e in Big Sur dice Jack
girava in topless
completamente a proprio agio
come fosse, come è
la cosa più naturale del mondo
perché lei diceva
se hai paura o vergogna del tuo corpo
non potrai dare e ricevere amore –
lei che animava gli happenings
con il suo andare e venire
forse correre
con tutti i sui impegni dinamici
forse in certi giorni
frenetici
lei che con Sweet William andava
ai raduni degli Angeli
e percorreva sul sellino della sua
Harley centinaia di km
per il solo gusto di farli
e passava con lui, Bill
chissà quante ora nei locali degli Angeli
a bere e chiacchierare a subire
le altrui risse –
lei che dice Peter
nel suo bellissimo libro
passava giornate con il suo Bill
nel loro letto che era tutta
la loro casa –
40 dopo se le chiedono
cosa facevi nel 1967?
dice writing poetry
e nel 2007?
Lenore risponde
writing poetry
eccezionale Lenore!

****

Da Urlando Delizia sull’intero universo ( il mio romanzo inedito su Lenore kandel)

Era passato mezzogiorno quando si avviarono a piedi verso il Golder Gate Park, dove si sarebbe tenuto il raduno degli hippies di San Francisco. Era una bellissima giornata di sole, nonostante si fosse in gennaio; Lenore si era vestita da capo a piedi di arancione e di rosso, mentre Bill era tutto vestito di pelle nera. Aveva la sua aria truce vestito in quel modo, mentre Lenore sembrava un folletto uscito da qualche foresta misteriosa abitato da divinità boschive. Lenore era l’espressione fisica, la materializzazione di questa rivoluzione spirituale e pacifica che si sarebbe andata a celebrare di lì a poco al Golden Gate Park. Le sue lunghe trecce nere da skaw risaltavano su tutto quel rosso e arancione e accentuavano quell’aria intensamente esoterica e allo stesso tempo pacifica che lei comunque aveva sempre. Era una vera sacerdotessa di quel nuovo strano rito che si stava per celebrare per la prima volta in quella parte dell’America. Arrivarono al grande prato del raduno delle tribù insieme a centinaia di persone; era tutto un salutarsi e un abbracciarsi. Era tutto un: anche tu qui Sam, anche tu qui Mary…Oh Bill, sta davvero accadendo tutto questo?”, disse Lenore. “Mi sembra un sogno, un meraviglioso sogno”, ripeté. Lui non disse niente ma strinse le labbra, come faceva sempre quando era davvero emozionato. Incontrarono anche un gruppo di amici del club degli Hells Angels che arrivarono con le loro Harley rombanti e si fermarono a salutarli. Bill li guardò quando si furono allontanati, e li invidiò, loro sono più liberi di me, pensò.
Che dire del raduno delle tribù di quel 15 Gennaio 1967? Solo che era la prima volta. Ecco tutto. Era la prima volta che l’alternativa al conformismo americano si manifestava così apertamente e a livello di massa. Fu l’inizio di qualcosa che dura ancora oggi se io sono qui a raccontare la storia di Lenore, la regina di Haight-Ashbury. Per quanto mi riguarda la cosa più eclatante e strana e meravigliosa fu quell’ Happy birdhay cantato da 20.000 uomini e donne appena lei tutta vestita di arancione e rosso salì su quel palco:

 Sacerdotessa, monaca
dei riti poetici e amorosi
dedita a pratiche misteriose
antiche di donne libere
spirituali e sensuali
celebrazione della vita
esperienza
della vita
solo quello solo quello
sul quel grande palco celebrante
un tentativo effimero
di felicità terrena
di nuova consapevolezza
con parole di un dharma occidentale
ad un altrove destinato –
mi susciti tenerezza come
sempre Lenore
vestita di arancione e rosso
ma pensa un po’
come ti è venuto in mente?
di vestirti da monaca quasi buddista induista
a quale dio ti onori
rendi onore?
ad un dio che pochi conoscono
o forse addirittura conosci solo tu
Lenore
un dio che riesci a evocare
fino a vederlo –
dove da quel palco?
Chi era il tuo dio
da quel palco?
non più Bill, o Leary…
qualcuno visto da lontano
un bambino o quella giovane ragazza
che ti guarda ammirata
una nuova amica
da coltivar quando tutto
sarà finito
quando ci sarà solo la poesia
a tenerti compagnia
quando tutto sarà finito –
sono qui ora
e ti guardo
da lontano
dalla fine di quel grande prato
che confina con l’oceano
da lontano mi guardi ti guardo
dall’oceano
verde rosso del tuo nostro antico nuovo vestito
amiche ora…
dai sì che siamo amiche ora…
io so che ci pensavi anche allora
nel 1967
in quel 15 gennaio dei tuoi 35 anni
ci pensavi e lo sapevi
che tutto sarebbe presto finito
apparentemente –
forse ti ha colpito quella ragazza con gli occhiali da sole e quella bandiera penzolante
sì ti deve aver colpito
lei sicuramente è stata colpita da te, si vede anche da qui
anche da ora
non ti ha colpito Roshi
che vedevi tutti i giorni
ti ha colpito quella ragazza con li occhiali da sole
e quando sei scesa dal palco
sei andata da lei ed è stata la tua nuova amica
di poesia
e dopo quando tutto è finito
anche Bill
anche la moto
e gli amici Angeli
lei ti è stata vicino
e qualche volta era donna
e qualche volta era uomo…
Vessillo spento inizio
di qualcosa che finisce
sta per finire
finirà
è già finito
come in quei casi
in cui la domanda
è così giusta azzeccata
ben fatta
bel congegnata
che contiene già la riposta
non ti immagino oggi
non vi immagino oggi
però c’avevate preso
a non metterla sulla politica
i veri cambiamenti
sono troppo rivoluzionari…
e così tutto cominciò il giorno del tuo
trentacinquesimo compleanno
e tutto finì l’autunno successivo-
un movimento che non ha neanche
un anno di vita
ma che ancora dura
se io sto qui a parlarne-
e tu ottenesti da questa giornata
la tua nuova amica
e neanche sospettavi quanto ti sarebbe stata utile
di lì a pochi anni.

(Questo articolo in versione abbreviata è già apparso nella rivista letteraria Samha:
http://samgha.me/2014/05/28/appunti-e-improvvisazioni-su-lenore-kandel/)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Biografia di Lenore Kandel

Lenore Kandel ( N.Y 1932 – S.F. 2009 ) è stata una poetessa americana della San Francisco degli anni ’60. Leader del movimento dei Diggers è nota soprattutto per un piccolo libro di poesie erotiche, “The love book”.La sua bellezza carismatica e la profondità del suo spirito colpivano chiunque la incontrasse. E questo accadeva sempre, sia nella sua prorompente giovinezza che nell’età della vecchiaia e della malattia. Fu l’unica donna a salire sul palco dell’”Human be-in”, il raduno hippy al Golden Gate Park di San Francisco del Gennaio del 1967, dove declamò alcune sue poesie. Su quel palco c’erano personalità del calibro di Allen Ginsberg, Gary Snyder, Timoty Leary. Era il compleanno di Lenore e 10.000 voci si levarono a cantarle “ Happy Birthay to you”. Il suo libro “The love book” tratta dell’amore fisico tra un uomo e una donna. Il libro subì un processo e fu condannato per oscenità. Lenore in aula si difese declamando San Giovanni della Croce e affermando che “Amore è una parola di quattro lettere, le parole veramente oscene sono odio, guerra, bomba. Se possiamo riconoscere la nostra propria bellezza, sarà impossibile per ogni essere umano recare danno ad un altro essere umano”. The love book è scritto in prima persona e quindi rispecchia le personali esperienze della poetessa; il linguaggio esplicito usato nel poema paradossalmente è ciò che spiritualizza l’atto sessuale in esso descritto e lo rende sacro, pur rimanendo un atto di piacere.Altre sue raccolte poetiche sono: “ Word Alchemy” (1967); Poems from Three Penny Press Chapbook” ( 1959); altre sue poesie furono pubblicate nelle riviste underground dell’epoca.Lenore Kandel ebbe una vita avventurosa e per certi versi drammatica. A metà degli anni ’60 in una cooperativa di scrittori conobbe William Fritsch, soprannominato Sweet William, che si innamorò immediatamente di lei. I due si misero insieme e Lenore lo seguì nelle scorribande sulla sua Harley Davidson e nella vita spericolata nel gruppo degli Hell’s Angels. Di S. Francisco. Nel ’70 i due ebbero un grave incidente di moto e Lenore rimase gravemente ferita alla schiena. Gli ultimi anni della sua vita li passò praticamente sempre nel suo piccolo appartamento per via delle conseguenze sempre più gravi di questo incidente. Partecipò comunque alla festa organizzata al Golden Gate Park nel 2007 per festeggiare il 40° anniversario della “Summer of Love”. In quell’occasione fu chiesto a molti partecipanti di dire cosa stessero facendo nel 1967 e cosa stavano facendo ora. Lenore Kandel rispose: “1967: writing poetry, 2007 writing poetry”. Nell’Aprile del 2012 è uscita un’antologia delle opere di Lenore Kandel a cura della North Atlantic Books di Berkley. In essa gli appassionati di questa poetessa possono leggere numerosi inediti.

Recensione a Kandel Lenore, The love book e altre poesie



Amore è una parola di quattro lettere, le parole

veramente oscene sono odio, guerra, bomba.

Se possiamo riconoscere la nostra propria bellezza,

sarà impossibile per ogni essere umano recare

danno ad un altro essere umano.

Se trovi che il tuo corpo e soprattutto le tue parti

genitali sono brutte e vergognose, sarai incapace

di usarle con amore. Puoi cominciare dall’accettare e amare

te stesso come una manifestazione del divino

e poi estenderlo. Non soltanto attraverso l’amore fisico

ma come una forza generatrice e penetrante

diretta verso tutti gli esseri senzienti con la speranza

di una totale percezione e consapevolezza per tutti noi”


L’amore è un dono non un dare e avere”. Queste parole, in realtà molto attuali, la poetessa Lenore Kandel le ha pronunciate durante un’intervista comparsa in “Voices from the love generation” edito da Leonard Wolf e risalente al 1968. In questa intervista Lenore parla della sua poesia, ma sopratutto del suo stile di vita, suo e di quel movimento giovanile che abitava, si radunava e operava nel distretto di Haight-Ashbury a S. Francisco tra il 1960 e il 1970, e che aveva fatto della liberazione sessuale nell’America puritana e conformista di quegli anni la propria bandiera. “ Quali sono i tuoi interessi?”- chiede l’intervistatore- “ La gente e le parole, i sogni e le visioni”-risponde Lenore,  e aggiunge “Sono uno scrittore, ma sono una donna e non voglio sacrificare il mio essere donna a favore del mio essere scrittore. Ho sempre sentito me stessa in maniera graziosamente sensuale. Penso che tutte le cose sul peccato originale sono superate. Se ami qualcuno devi accettarlo integralmente e lui deve fare lo stesso con te se ti ama. L’unico modo che conosco affinché questo accada è l’esperienza, la vita e il dirsi sempre la verità”.

Di origini rumene e russe Lenore Kandel visse tra New York e Los Angeles prima di trasferirsi definitivamente a S. Francisco nel 1960. Qui divenne un’attivista del gruppo anarchico dei Diggers che offriva cibo, vestiti e cure mediche gratuite a chiunque ne avesse bisogno. Oltre alla poesie si dedicò ai più vari mestieri come ad esempio danzatrice, cantante, guidatrice di autobus. Partecipò al raduno hippy al Golden Gate Park del 1967; era il suo trentacinquesimo compleanno. Quando, unica donna sul palco, prese la parola, 25000 persone le cantarono insieme ‘Happy Birthday’. A detta di chi all’epoca la conosceva era di una bellezza carismatica, aveva forme rotonde e sensuali, attirava l’attenzione di chiunque la incontrasse per il suo aspetto dominante e allo stesso tempo sereno.

Credo che Lenore Kandel, lo si intuisce dalle sue parole, dalla sua vita e dalla sua poesie, fosse una donna che non aveva paura. Delle proprie scelte, delle proprie contraddizioni, in un’accettazione incondizionata della vita così com’è. Non aveva paura di se stessa e degli altri. Soprattutto degli uomini che amava. Non aveva paura di perdere il controllo. Perdersi le piaceva. Ad una giornalista, sua vicina di casa, quando era già in là con gli anni, una volta guardando il tramonto disse sorridendo: “quanto sono eccitanti gli uomini che ti spezzano il cuore!”. Come non darle ragione? Ma molto spesso sia gli uomini che le donne sentono così forte questa eccitazione da scappare a gambe levate di fronte alla possibilità di perdere il controllo di se stessi.

Nel 1966 il suo libro di poesie “ The love book”, era stato condannato per oscenità. In questo piccolo libro di appena 8 pagine e 825 parole Lenore affronta poeticamente il tema dell’amore sessuale tra un uomo e una donna. Il linguaggio è esplicito, ogni parte del corpo maschile e femminile che riguarda l’atto sessuale viene nominata in maniera diretta e non eufemistica. “Everyone who makes love is religious”, disse Lenore Kandel in sua difesa alla giuria durante il processo per questo suo libretto. E aggiunse “Io credo che quando gli esseri umani sono così vicini tra loro possano diventare una sola carne e spirito, essi trascendono l’umano nel divino”.

Il processo a The love book si svolse nella S. Francisco degli hippies nel 1966. Le persone che in due librerie avevano venduto il libro furono condannate. La giuria concluse che il libro era osceno e non aveva alcun valore sociale. Nel 1971 il verdetto fu capovolto.

In aula Lenore lesse alla giuria il suo poema in modo reverente e di seguito alcuni brani di di S. Giovanni della Croce . “Amore è una parola di quattro lettere, le parole veramente oscene sono odio, guerra, bomba. Se possiamo riconoscere la nostra propria bellezza, sarà impossibile per ogni essere umano recare danno ad un altro essere umano”.

The love book è scritto in prima persona e quindi rispecchia le personali esperienze della poetessa; il linguaggio esplicito usato nel poema paradossalmente è ciò che spiritualizza l’atto sessuale in esso descritto e lo rende sacro, pur rimanendo un atto di piacere.

A questo proposito in in suo testo molto interessante, Lenore parla di cosa sia la poesia; il testo si intitola La poesia non è mai compromesso. “ Due mie poesie, pubblicate in un piccolo libro, trattano d’amore fisico e dell’invocazione, riconoscimento e accettazione della divinità nell’uomo attraverso il medium dell’amore fisico. In altre parole, è un piacere. Un piacere così grande che ti rende capace di uscire dal tuo io privato e di partecipare della grazia dell’universo. Questa semplice e piuttosto ovvia formulazione, espansa ed esemplificata poeticamente, ha sollevato un furore difficile a credersi. Gran parte di tale furore era dovuto all’uso poetico di certe parole di quattro lettere d’origine anglosassone non sostituite cioè da più tenui eufemismi. Gli eufemismi scelti per paura sono un patto con l’ipocrisia e nell’immediato distruggeranno la poesia e alla fine distruggeranno il poeta. Qualsiasi forma di censura, mentale, morale, emotiva o fisica che sia, proveniente sia dall’interno che dall’esterno, è una barriera contro l’autoconsapevolezza”.

Infatti in “The love book” leggiamo:


Sono nuda contro di te
e metto la mia bocca su di te lentamente
vorrei tanto baciarti
e la mia lingua ti adora
sei bellissimo
il tuo corpo si muove verso di me
carne a carne
la pelle scivola sulla pelle dorata
come la mia verso la tua

la mia bocca la mia lingua le mie mani
il mio ventre e le mie gambe
contro la tua bocca il tuo amore
scivola…scivola…
i nostri corpi si muovono si uniscono
insopportabilmente
il tuo viso su di me
è il viso di tutti gli dei
e demoni bellissimi
i tuoi occhi…
amore tocca amore
il tempio e il dio
sono uno


copulare con amore-
conoscere il tremito della tua carne dentro la mia-

sentire spesse dolci linfe scatenarsi

corpi sudati stretti e lingua a lingua

sono tutte quelle donne dell’antichità innamorate del sole

la mia f… è un favo siamo coperti di venire e miele

siamo coperti l’un con l’altro la mia pelle è il tuo sapore

copulare-copulazione d’amore-copulare il sì intero-


l’amore fa fiorire l’universo intero-io/te

riflessi nello specchio dorato siamo l’avatar di Krishna e Rada

puro amore-brama della divinità bellezza insopportabile

carnale incarnato

sono il dio-animale, la dea f…spensierata il dio animale maschio

mi copre mi penetra siamo diventati un angelo totale

uniti nel fuoco uniti nel seme e sudore uniti nell’urlo d’amore

sacri i nostri atti e le nostre azioni

sacre le nostre parti e le nostre persone


In un suo saggio intitolato Con amore (San Francisco Oracle,n.4, Dicembre 1966) Lenore Kandel scrive:”Il libro dell’amore è precisamente ed esattamente quel che implica il titolo, un libro che tratta certe manifestazioni dell’amore. Non “ fate l’amore” come eufemismo per il rapporto sessuale, ma fare l’amore, cioè la trasmissione dell’energia estatica da un corpo all’altro. L’invocazione, il riconoscimento e l’accettazione della divinità dell’uomo attraverso l’amore fisico. Sei bello. Siamo tutti belli. Sei divino. Siamo tutti divini. Se negli angoli segreti della tua mente ti trovi brutto e sporco e indegno dell’amore, ti sarò impossibile dare e ricevere l’amore. Se trovi che il tuo corpo e soprattutto le tue parti genitali sono brutte e vergognose, sarai incapace di usarle con amore”.

Nello stesso numero del S. Francisco Oracle del 4 Dicembre 1966 Lenore pubblicò quest’altra bellissima poesia:

Poesia dell’Illuminazione


Siamo stati tutti fratelli, ermafroditi come le ostriche

donando le nostre perle sbadatamente

nessuno aveva ancora inventato la proprietà

né la colpa né il tempo

guardavamo passare le stagioni, eravamo cristallini come neve

e ci fondevamo gentilmente in forme più nuove

mentre le stelle ci ruotavano sopra la testa

non avevamo imparato a tradire

i nostri esseri erano perle

irritanti trasmutate in splendore

e offerte sbadatamente

le nostre perle diventarono più preziose e i nostri sessi

statici

la mutabilità fece crescere una conchiglia, scoprimmo diversi

linguaggi

parole nuove per nuovi concetti, inventammo orologi e sveglia

barriere lealtà

tuttavia…perfino ora…facendo finta di comunicare

infinite percezioni

mi ricordo

che siamo tutti stati fratelli

e offro sbadatamente


Vorrei ora accennare a qualche altra opera poetica di Lenore Kandel. Un’altra sua raccolta si intitola: Word Alchemy

Eccone alcuni versi:


Credimi veramente quando ti dico che tu sei bellissimo

io sono qui e ti guardo fuori dalla visione dei miei occhi

e dentro la visione dei tuoi occhi e ti vedo e tu sei

un animale

e io ti vedo e tu sei divino e ti vedo e tu sei

un divino animale

e tu sei bellissimo

il divino non è separato dalla bestia, è la creatura totale che trascende se stessa

il messia che è stato invocato è già qui

tu sei quel messia che sta aspettando di rinascere nella consapevolezza



tu sei bellissimo; noi siamo tutti bellissimi

tu sei divino; noi siamo tutti divini

la divinità diventa visibile nella nostra autoconsapevolezza

accetta l’essere che sei e illuminati

attraverso la tua stessa chiara luce


Secondo il critico americano John Yates nessun altro poeta ha superato Lenore Kandel in profondità, intelligenza o audacia nella visione poetica. “Il suo lavoro mostra chiarezza, tecnica eccellente, stile, passione e coraggio nell’avventurarsi nella terra incognita del cuore umano. La scrittura di Lenore celebra la sacralità e la bellezza dell’animale umano. Eppure l’establishment letterario l’ha relegata a una nota a piè di pagina nella storia dei Beats e degli Hippies, dando più peso al processo per oscenità di The Love Book che al libro in se stesso. Altri la nominano solo come il modello per il personaggio di Ramona Swartz nel romanzo di Kerouac Big Sur, oppure come partecipante ai raduni degli happenings dei Diggers durante i giorni della controcultura di S. Francisco. La maggioranza dei critici la ignorano e il suo nome è assente dalle liste dei poeti Beat. I suoi libri non sono più pubblicati, il suo stile e la sua onestà sono considerati privi di fascino e retro. C’è da chiedersi perché ciò è accaduto. La risposta sta forse nel sessismo che ancora regna nel mondo della poesia. Inoltre Lenore è vissuta in un età in cui c’erano le buone ragazze e le cattive ragazze e le buone ragazze non scrivevano sullo “Scopare con amore” che è il titolo di un suo poema. Ma il colpo finale alla poesia di Lenore venne dal nascente femminismo che cominciò con il celebrare le donne, come faceva Lenore, ma ben presto assunse un carattere marcatamente asessuale e antisessuale. Divenne impossibile per una scrittrice essere accettata da altre donne se celebrava la propria sessualità e specialmente se celebrava l’amore per gli uomini”.
Secondo John Yates nel ’70 il femminismo americano si alleò con la chiesa cattolica e il fondamentalismo protestante per condannare l’erotismo come una manifestazione della femminilità e ogni connessione tra l’eros e la spiritualità.

Lenore Kandel ebbe una vita avventurosa e per certi versi drammatica. A metà degli anni ’60 in una cooperativa di scrittori conobbe William Fritsch, soprannominato Sweet William, che si innamorò immediatamente di lei. Quello che accadde fu che i due si misero insieme e Lenore lo seguì nelle sue scorribande sulla sua Harley Davidson e nella vita spericolata nel gruppo degli Hell’s Angels. Di S. Francisco. Nel ’70 i due ebbero un grave incidente di moto e Lenore rimase gravemente ferita alla schiena, tanto da non camminare più come prima. Da quel momento, dopo una lunga permanenza in ospedale, Lenore visse gli ultimi quarant’anni della sua vita ( è morta nel 2009) nel suo piccolo appartamento, uscendo raramente per qualche reading. Pare che in questo anni passati in casa abbia scritto molto, tutti manoscritti ancora inediti e che sarebbe molto interessante vedere pubblicati.

Infine vorrei accennare ad altre poesie di Lenore, non contenute in The love book e di tutt’altro argomento. Una bellissima è di argomento sociale e politico, affrontato però in un linguaggio indiretto, allusivo, metaforico; si intitola: Prima massacrarono gli angeli.
Eccone alcuni versi:

Prima massacrarono gli angeli

legandogli con corde le esili gambe bianche

e

aprendogli la gola di seta con gelidi coltelli

Morirono battendo le ali come polli

e il loro sangue immortale bagnò la terra in fiamme,

noi guardavamo dal sottosuolo

dalle lapidi, le cripte

mordendoci le dita ossute

e

rabbrividendo nei nostri sudar! macchiati di piscio

I serafini e i cherubini non ci sono più

li hanno mangiati e han succhiato il midollo dalle loro ossa

spezzate

si sono puliti il sedere con piume d’angelo

e ora percorrono le strade disselciate con

occhi come brace ….


Un’altra poesia affronta il problema della droga nella S. Francisco degli anni ’60, si intitola: Blues per sorella Sally

Bimba dalla faccia di luna con le braccia di cocaina

diciannove estati

diciannove amanti

novizia dell’angelo dei drogati

sorella laica del genere umano penitente

sorella nella marijuana

sorella nell’hashish

sorella nella morfina

contro il sudicio lavandino del bagno

si riempie le braccia di vita

(santo, santo)

porta la stimmata ( santo, santo) del cristo delirante

( santo, santo)

santo ago

santa polvere

santa vena

cara signorina dal cuore infranto….



 

 

 Urlando delizia sull’intero universo
Siamo morbidi caldi e tremanti come una farfalla d’oro

PRIMA PARTE

1) Capitolo primo

La cooperativa degli scrittori

Quando Bill incontrò per la prima volta Lenore nella sede di una cooperativa di scrittori era il 15 Gennaio del 1966.Era la stanza di uno scrittore che abitava in una grande e malandata casa vittoriana di Hightsbury, dove vivevano un sacco di artisti, uno la prendeva in affitto e poi subaffittava le stanze che non gli servivano; così questo scrittore che viveva in una di queste case aveva trasformato la sua stanza nella sede della cooperativa di scrittori che aveva contribuito a fondare. Erano una decina gli scrittori che ne facevano parte, oltre a Lenore c’erano altre due donne in questo gruppo, ma poi a scrivere gli articoli che si mandavano alle riviste underground erano solo in tre. C’erano tre tavoli in quella stanza, uno diverso dall’altro, erano una specie di piccoli banchi di scuola, ma uno diverso dall’altro per altezza e per fattura. Sarebbero andati bene per dei bambini di dieci anni, invece li usavano per scrivere i loro articoli tre ragazzoni dai 20 ai 25 anni; non avevano delle vere sedie per scrivere a quei tavoli, ma due seggioline di legno tipo stanza dei bambini e una seggiolina addirittura di vimini. Una cosa tutta da ridere oggi, voglio dire che oggi sarebbe una cosa tutta da ridere, userebbero quei tavolini e quelle seggioline per fare la parodia della cooperativa di scrittori anni ’60; invece c’è una fotografia che li ritrae seduti in quelle seggioline serissimi e concentrati su quello che stanno scrivendo.
A Lenore piaceva far parte di quel gruppo, secondo lei erano tutti davvero molto bravi, avevano acume, intelligenza, sensibilità, secondo lei; c’erano quelli che scrivevano cose tipo: ragazze di Krishna, ragazze-loto/avvolte in bandiere di garza/collegio di stendardi di preghiere/nella neve brillante della California…Oppure: Io rido/ me ne vado/entro in una stanza con dei cerchi/ Oppure: Una ragazza fa volare il drago del suo/ aquilone attraverso le nuvole che non riesce a raggiungere…
Vita quotidiana, quindi, emozioni quotidiane, niente di speciale in molti casi, nessun valore “poetico”, vita che si butta su un foglio mentre si vive o subito prima o subito dopo. Questo è il valore delle migliaia di poesie che si sono scritte a Hightsbury in circa due anni e mezzo, finché è durata l’autentica summer of love. Poi tutto è finito, e le poesie non si sono più scritte tanto spesso per le strade, si è ritornato a comporle nelle università, a meno che uno non fosse Allen Ginsberg.
Comunque quella sera di Gennaio del 1966 Bill arrivò in questa stanza dove si riunivano i poeti, portato da un amico. Perché erano venuti lì? Per dare un’occhiata, per vedere cosa succedeva, se si parlava di qualcosa di interessante.
Le riunioni della cooperativa , che si chiamava “Here and Now group”erano aperte a chiunque volesse parteciparvi, sia per ascoltare che per partecipare con proprie poesie. Ma non c’ erano mai più di una quindicina tra poeti e “pubblico”.
Quando Bill e il suo amico entrarono nella stanza trovarono una dozzina tra ragazzi e ragazze seduti per terra; formavano un cerchio in mezzo al quale su un grande foglio bianco e tondo c’ erano una ventina di candele accese; illuminavano quasi tutta la stanza che era in quel momento nel più completo silenzio. Stavano tutti meditando. Con gli occhi chiusi sembravano concentratissimi e chiusi a quello che succedeva intorno a loro. Bill e il suo amico si pentirono subito di essere venuti lì quella sera; non era quello l’ambiente che cercavano; quando avevano deciso di andare a dare un’occhiata a questo nuovo gruppo di poeti che si era creato da poco, avevano creduto di trovarsi di fronte al solito caos che c’era dappertutto in Hightsbury, spinelli, musica, gente che faceva l’amore ein mezzo a tutto questo poeti che si alzavano e alla maniera di Allen Ginsberg e cominciavano a declamare a gran voce le loro poesie. Invece si trovarono in mezzo a una seduta di meditazione. “Quanto dureranno questi a stare così?”, chiese Bill all’amico che l’aveva portato lì. “ E che ne so “, disse quest’ultimo, “ è la prima volta che vengo qui”. “ Ma se mi avevi detto che li conoscevi”. Qualcuno del cerchio fece loro cenno di stare zitti e così i due si misero in un angolo buio della stanza, si sedettero e aspettarono che quelle persone la smettessero di tenere gli occhi chiusi, accendessero la luce e facessero con loro un pò di baldoria. Avevano anche sete e si sarebbero fatti volentieri una bella birra gelata. Le due finestre della stanza erano chiuse, evidentemente per evitare di essere disturbati dal rumore della strada. Il tempo passava , il silenzio della stanza, le luci delle candele cominciarono ad avere su Bill e il suo amico, che si chiamava Ken, un effetto soporifero, tanto che in pochi minuti si addormentarono. La meditazione dei poeti durò una bella oretta a cui in fondo parteciparono a modo loro anche Bill e Ken. Fu Lenore ad andare a svegliarli; Bill aprì gli occhi trovandosi per la prima volta a pochi centimetri dal viso di Lenore. Gli sembrò un’apparizione soprannaturale. Lei lo aveva scosso delicatamente su una spalla e ora lo guardava con i suoi occhi neri e profondi e col suo sorriso appena accennato e spiritoso che nei mesi successivi a quel giorno Bill avrebbe studiato e contemplato con amore per ore e ore.
“Siete venuti a leggere le vostre poesie o ad ascoltare le nostre?”, chiese Lenore sottovoce.
“ Noi non sappiamo scrivere poesie, ma ascolteremo volentieri le vostre, rispose Bill.
“Va bene”, disse lei con un sorriso, “unitevi a noi nel cerchio”.
I due ragazzi si alzarono e le persone in cerchio fecero loro posto.
Poi cominciò il solito reading di poesie che tanto spesso avveniva in quei tempi ad Hightsbury. Tutti quelli intorno a cerchio lessero un loro poesia, ma a a dir la verità a Ken e Bill quell’atmosfera tra il magico e il mistico che si respirava in quella stanza non piacque per niente. Preferivano mille volte i readings rumorosi che avvenivano nei locali scalcinati o nelle comuni, dove si leggevano sì poesie ma anche si beveva , ci si faceva di qualcosa che qualcuno aveva portato, si chiacchierava, si faceva anche l’amore. Tutto in una baraonda di corpi, voci, risate a cui i poeti che leggevano le loro poesie non facevano caso, perché vicino a loro c’erano sempre quelli davvero appassionati di poesia. Ma gli altri, quelli che giravano i caffè e le case tutta la notte a far casino erano comunque i i benvenuti. E questo era il bello di quei tempi. Che si era sempre i benvenuti dappertutto.
“ Ci annoiamo un pò”, disse sottovoce Bill a Lenore, dopo che già cinque o sei tra ragazzi e ragazze avevano letto le loro poesie. “Allora andatevene”, rispose lei sottovoce. Ma non lo disse con rabbia, lo disse con un viso e un tono di voce neutro, come se fosse concentrata su qualcosa di molto importante e rispondesse a Bill senza interesse, in maniera automatica.
“ No, vogliamo rimanere, disse Bill, volevo solo comunicarti il mio stato d’animo. Non sono molto portato per la poesia. Ma rimaniamo, io almeno rimango, sì, sto qui finché ci stai tu”. “ Perché?, chiese lei incuriosita e sorpresa. “ Perché tu mi piaci e molto, disse Bill. Lenore gli sorrise, poi gli fece segno di stare zitto e riprese a partecipare a quella lettura di poesie.

 

Improvvisazione su: Un filo sottile di seta blu tra loro c’era ancora; su I’m new here di di Gil Scott Heron( Lenore Kandel da vecchia)

 non so neanche dove sei
da quel giorno ricordi del 1970
mi scrivi mi scrivi ancora di tua nonna perché? ancora…
non ti devi preoccupare non ce l’ho con te
mi dovresti conoscere
tre quattro volte siamo rotolati da quella moto
brutto figlio di puttana che non ti sei fatto niente
dai lo sai che scherzo
che dici che ti ho insegnato qualcosa?
Non ti ho insegnato niente
almeno che tu non intenda le cattive poesie
che scrivevi
dici che non erano cattive?
ok forse qualcuna …
broken your home?
non hai mai avuto un’home che non fosse la mia
o di qualche tua donna
oh Bill stai attento a te ora
che non posso più prendermi cura di te
non posso lo sai come sono ridotta
nella schiena e le gambe e tutto il resto
se soffro? Molto soffro tanto e tu?
ma non lo voglio neanche sapere
mi immagino le tue giornate me le immagino
tutto un andare e farti e bere e scopare
ma da fatti lo sai che non è un bel godere
rimpiangi me? Chi noi insieme?
Ma va là che non ci credo
mama… non sono tua mamma
mi confondi con tua nonna
andiamo bene proprio bene
non ti ho fatto mai da mamma
e poi ora sono io che avrei bisogno
 ma non di te lo sappiamo non di te
per l’amor di dio non di te
amore caro piccolo vecchio uomo
sembri più vecchio dalla voce
sarà il telefono sembri più vecchio
riguardati cazzo non farti più tanto male cazzo
ma sì ci siamo amati e ho fatto la mia fortuna poetica col nostro amore…
no, questo no, parole d’amore no non parlarmi d’amore 
non farlo o cazzo butto giù la cornetta se ci provi…
non fare il romantico
mi racconti sempre la stessa storia you are new here?
Ma è lontano gone, gone cosa la vita?
Bill la vita gone gone? Insieme di nuovo?
non sono più quella di un tempo non cammino mi fanno male le gambe
non ce l’ho con te..se ti amo ancora? oh sì oh sì
l’amore non finisce neanche se morissimo tutti e due
ci sarà sempre qualcuno che canta e parla e scrive di noi
come questa cara D. che batte al computer su di te che canti Gil, che voce… 
Gil Scott Heron ha una voce che quando parla canta.

 

Improvvisazione su I Sigur Ros Agaetis Byjun: Lenore Kandel, la mia visione – ricordo di te

 È una commemorazione
una messa in tuo onore
è una messa una cerimonia
c’è un fruscio di gonne
di pelle
di braccia
e qualcuno invoca il tuo nome
poi da lontano un treno
arriva è quello dei miei ricordi di te
che non ho
non ho ricordi di te
ho solo visioni di te
sono come i ricordi le visioni?
In un certo senso sì
anzi in tutti i sensi sì
sono immagini della mente anche quelle, le visioni
c’è insomma questo strano treno dei ricordi
questo treno sottile sottile
ammantato di verde
sottile
sto celebrando una messa per te
una messa poetica per te
c’è anche l’organo e voci bianche è una messa per te –
nessuno ti chiama
nessuno chiama il tuo spirito
non ti chiamano
però ti ricordiamo
io ti ricordo nel senso che ti evoco
ti vedo vecchia e sofferente
ma pur sempre Poeta
non di quelli laureati
cose da Congresso americano
no tu sei il Poeta Laureato della Vita
tu…
sul palco vestita da monaca
monaca amorosa d’uomini e spiriti
monaca della vita
così com’è
ricordi?
Penso tu ora sia in qualche eremo
sulla montagna
hai proseguito quella via
la via mistica
del sedere e meditare
e per te anche scrivere –
c’è un vecchio disco che gira a vuoto
e un vento polare antartico che tira
poi qualcuno bussa
batte, chiama
singulti
tu bandiera fissa della mente
io ti commemoro e non ti dimentico
tu hai aperto una via
come Allen
hai aperto la via
ma per farlo bisogna aver molto vissuto
sbagliato, fallito
incontrato amato
molto sofferto
tu nella tua schiena malata
io ti commemoro
ti commemoro
amica
ti voglio bene e tu nemmeno la sai
non lo hai mai saputo
e non lo saprai mai
L. ha fatto un ritratto di te che sembro io

 

 

 

 

 

 Per te, Lenore
Improvvisazione dalla gioventù alla vecchiaia su In my place dei Coldplay

è stata dura è stata dura e seguire tutto quello che è successo è stata dura Lenore vero quanto dura Lenore quanto dura oppure oppure oppure no Lenore non è stata tanto dura era quello che ti aspettavi? Ma cosa ti aspettavi aspettavi?qualcosa di più bello no forse no perché sapevi che sarebbe dovuto tutto finire ma tu sei troppo pura troppo pura per riconvertirti a qualcosa d’altro qualcosa d’altro sei troppo pura e così sei andata avanti a vivere che per te è scrivere e invecchiare e soffrire molto nelle ossa, le tue povere ossa sofferenti, scrivere soffrire scrivere soffrire e poi sei morta. Morta? Per me no, per me no, c’è gente che non muore ma non perché sia brava non per questo non perché sia brava per un altro motivo un altro motivo difficile da spiegare difficile da spiegare è una cosa che c’è.