Improvvisazione senza titolo

Acqua di mare – gente in attesa – sperano in un crollo della montagna che impedisca il passaggio – terrore dell’andare controcorrente, cioè all’indietro dentro cose dimenticate – ambienti surriscaldati vicoli ciechi motociclette rotte gomme tagliate fantasmi  in botti vuote – contenevano vini squisiti antichi svuotate all’improvviso perché sono arrivati i soliti fantasmi di quella casa che nessuno abita da tempo – orfanotrofio per animali persi soli magri – rifugio per loro e anche per persone bambini abbandonati di cui si è sentito parlare ma nessuno li cerca li vuole così stanno insieme a cani grandi e piccoli – li seguono perché loro sanno trovare da mangiare – il loro rifugio è un casotto sulla spiaggia.

Riccione

Una gran calma, me la ricordo sempre.
Ero piccola, quindici anni, forse diciassette.
Sulla riva del mare mitico di allora di Riccione in un’ora in cui tutti se ne erano andati a pranzo o lo stavano per fare. Ero su un lettino, credo fossero di tela allora. Ero vicino alla riva del mare. Sentivo le ondine frangersi con un suono di risacca, sempre uguale, sempre uguale. Ce l’ho ancora nelle orecchie. Io ero lì che prendevo il sole e senza volerlo, deciderlo, come accade ora ansiosa come sono, spontaneo avvenne che il suono sempre uguale, sempre uguale mi prendesse e mi portasse nel luogo astratto dove quel suono era. Mi catturò e stavo così bene come non sono stata mai più dopo. Sarei stata lì ancora, ancora, per sempre se questo fosse stato umanamente possibile. Ma poi mi chiamarono e dovetti andare via, a casa, a pranzo.Lasciai quello stato calmo, assente, vuoto di vita, problemi, vuoto anche di mente. C’era solo quel suono della risacca così calmo, così caldo, accogliente e c’era qualcosa di altrettanto astratto e mitico che era la mente di quella ragazzina di 15,17 anni.
Ora medito per calmarmi, ma è un’azione. E’ una decisione. Non funziona in maniera così assoluta come quella volta, quell’unica volta sulla riva del giovane mare di Riccione. 

E da sola mi faccio il battesimo

E da sola
mi faccio il battesimo
d’acqua marina di Maremma –
la raccolgo tra le mani
ne riempio la testa
che si bagnino la cute e i capelli
che si rinfreschi la faccia –
è bello fare questo gesto
una purificazione
è un gesto d’antica bellezza
stare lì con l’acqua fino alla cintola
e senza officiante
maestro di riti
farsi da sola questo rito d’acqua marina
così ovvio
che deve essere un’eredità di antiche tribù
che nomadi o guerriere
come gli Achei invincibili
passavano da queste spiagge
prima di salire ad assediare castelli
o depredare villaggi
oppure più pacificamente
prima di una grande festa

dopo poco ho rifatto il gesto
che credevo d’antico genetico rituale
ma questa volta è stato solo bagnarsi la testa
in un pomeriggio di luglio
di mare azzurro e calmo

Poesie maremmane

Rami

E’ una culla di rami sbiancati
conficcata nella sabbia –
un rifugio
un’opera d’arte povera –
è un intrico
di rami portati
dal mare
costruito
come un uovo
in cui stare
riposarsi
posarci sopra
un cencio d’ombra –
bello
come solo il caso può esserlo
quando a guidarlo
è un  talento
che non si cura di sè –
lasciato lì
se lo riprende il mare

Poesie maremmane

Secoli e millenni

Devi pensare
che secoli e millenni addietro
il mare
suonava così
insieme al vento –
la stessa aria
accarezzava altri visi
lo stesso selvatico sguardo
interrogava il mare –
qualcosa
forse sarebbe accaduto
qualcosa
forse sarebbe apparso
all’orizzonte –
un nuovo arrivo
un passaggio fugace
un dio
che dall’alto benedicesse
o il tuono
che lontano
scaricasse fuoco
e incendiasse il mare –
come allora
anche noi aspettiamo
che qualcosa accada
cambi il corso delle cose
e del tempo –
così, per il gusto
del mutamento –
uomini, animali, piante
amano il cambiamento,
si muovono con esso

Poesie maremmane

 Suono d’onde

S’arrotola
deborda
sciacqua
rallenta ma poco
cambia tono
sciaborda lenta
bianca azzurrina (l’immagino perché non guardo)
piccola ora
ma brontola più delle altre –
s’alternano di qua di là
in disordine ora
s’allungano rettilinee – orizzontali
come lunghi decori a strisce
delle mie torte ( crostate di marmellata – mare scuro senza essere minaccioso) –
ora è un suono continuo
con un sottofondo uguale tondo
e sopra un’ondina più sonora
che non s’allinea
esce dall’equilibrio
squarcia la regola
la contravviene
se ne va per conto suo
via dalle altre
allineate e perse
senza sogni propri –
l’onda che non s’allinea spuma (immagino)
contenta (immagino)
nel suo primordiale equilibrio – personale – instabile
nella sua tutto sommato stabilità emotiva –
s’alzo lo sguardo mi distrae
il passaggio umano
così l’abbasso sul quaderno
e do retta solo all’udito suono delle onde
che affascinò Kerouac –
in Big Sur stava su la notte
nella speranza di cogliere il mistero dell’oceano nero –
e così intravedere finalmente
l’amato desiderato volto di Dio
ma non ci riuscì –
ogni scrittura che tenti catturare l’attimo
farlo suo, aprirlo
come si straccia la bella carta multicolore
di un regalo ad esempio natalizio
fallisce
e non trova la chiave che cerca
del mistero – cosmo
fallisce sempre
e si ritrova ogni volta nella miseria umana
arricchita però gioiosamente
dal tentativo e dalla speranza (vana) –
vivere è solo tentare

 

Poesie maremmane

Il vento di maremma

Forte d’alberi e foglie
era il vento di casa e di pianura –
invece qui si allarga vasto
silenzioso, fresco –
pervade mare
sterpaglia
uliveti
pini marittimi,
alberi dinoccolati e nobili
di quella innata bellezza
che è solo di Toscana –
qui il vento va e torna
scuote e rinfresca
passa ma non scompiglia –
qui è sempre tutto uguale
eppure lo sguardo oggi
ha qualcosa in sè di nuovo
d’indefinito, leggero.