Tre macchie in cielo

Primo mattino-
tre macchie di celeste
a ingentilire il cielo-
un’impressione d’azzurro
ma non di spazio,
coperto, ristretto
da nubi spesse e nebbia-
le macchie chiare hanno un potere,
aprono gli occhi ancorché
assonnati, annoiati
senza attesa di sorprese
da questi giorni grigi-
questo celeste che illumina
diventa allora
il mantello dei santi
o lo sfondo di Tangka
antichi e misteriosi
o quello di mistiche annunciazioni
o l’apertura su colline
di dipinti italiani
o il perfetto cielo
della città ideale-
queste tre piccole aperture azzurre
correggono l’umore neutro
lo mutano in un momento, vero,
d’allegria

Momenti d’essere

Luccica l’aria
ellittico un suono vibra
diventa bruma
sottile, verde-
orme nere nello sgelo
sentor di primavera-

mozza
una campana chiama
un profumo di legna s’alza
si spande, cresce
scompare-

cinguettii sottili
richiami

infine riempie il cielo
un gracchiare:
impazzite o festanti
le oche selvatiche passano-
invisibili
oltre le nubi

rothko chapel 3

Trinità


Cappella nera
 non c’è compiacimento
 non c’è vista udito odorato,
non c’è bellezza consolazione buoni sentimenti
c’è un’immagine nera o vuota
 che è la stessa cosa,
nera o vuota nera e vuota.
Trinità come una divinità
davvero una divinità reale
una divinità di Natale
 da amare proprio ora proprio ora.
Trinità finalmente
 rimasta sola invisibile
 come è sempre
 quando non è Natale.
 Una panca per il viandante solo,
 sconsolato, disperato
 ma che ancora cerca
spera anela vuole.
Di fronte quello che vede sempre
niente di ammirevole
consolante niente di visibile
 reale immaginato.
Niente sembianza che nasconda
solo questo nero blu luminoso
da guardare per vedere per vedersi
 non sono porte
non danno accesso
 non conducono da qualche parte
non celano il divino
 non sono il tabernacolo
 ma sono tre.
il pavimento rosa è una nuvola
 su cui galleggiamo tutti
pericolosamente
 ma anche tranquillamente
un’ombra sola
il resto è  tutta luce

Elogio dell’improvvisazione di prosa e poesia

Entrambe nascono da parole e immagini prodotte in un preciso momento dalla nostra mente. Nel Qui e Ora. Nel momento santo e irripetibile che sto vivendo. E’ una cascata di parole, colori,  immagini viventi o di qualunque cosa la mente produca. Quello cui si dà vita non è un’opera letteraria in senso stretto, bensì un’azione, un atto di vita, come camminare, parlare, guardare, ecc…
E’ per questo che il testo prodotto da un’improvvisazione, non si può correggere (almeno in teoria), così come non si può correggere, cambiare, migliorare un’azione quando è già stata compiuta. L’azione è già avvenuta e non si può cambiare. Se ne può fare un’altra. Ma un’azione del corpo, della parola o della mente non si può cambiare. Non abbiamo il potere di tornare nel passato e modificare un’azione.
Questo concetto sta alla base dell’improvvisazione di prosa e poesia.
Naturalmente per la scrittura questo è più virtuale che reale. Perché un testo può essere modificato. Ma in un senso un po’ più “estremistico” no. Bisogna lasciare anche gli “errori”. Perché l’improvvisazione ha un suo ritmo tutto particolare. Che le correzioni cambiano.
E’ un po’ come un puledro selvaggio, lo puoi addomesticare, ma la sua selvatica bellezza andrà perduta

un esempio in prosa

 

Cosa cosa dici?

Cosa cosa dici, dici davvero , ma cosa dici, vuoi mica scherzare ti dicono quando non stai scherzando proprio per niente cosa vuoi scherzare ti dicono, te lo dicono con un punto interrogativo nella voce ma non è mica una domanda è un’affermazione non stai mica scherzando ? col punto interrogativo per loro non è una domanda ma una affermazione constatazione, imperativo categorico, hai capito cosa cosa dici? Vuol dire che dici solo fesserie- cosa cosa dici ma cosa cavolo dici proprio quando stai dicendo la cosa più seria importante quando ti stai denudando in un certo modo l’anima, proprio quando ti stai denudando in un certo modo l’anima loro saltano su a dire ma cosa dici stai mica per caso scherzando? Scherzando ma ti pare che si possa scherzare che so sulla morte sul fatto che c’è gente che conosciamo che si vuole ammazzare ma cosa….. stai per caso scherzando ma cosa dici? Ma cosa dici ma perché dici questo a volte dicono per cambiare ogni tanto le parole forse anche per cambiare ogni tanto discorso ma solo un po’ ma perché dici questo dicono quando un po’ ti vogliono accusare di qualcosa magari qualcosa che hanno fatto che ne so loro , ma cosa stai dicendo , non vorrai mica scherzare allora qui aggiungono, ma il tono è più pericoloso qui vuol dire che stanno per arrabbiarsi stanno per arrabbiarsi di una cosa che tu hai detto di loro magari proprio perché è una cosa vera allora loro dicono ma cosa stai dicendo e spesso alzano anche la voce nel dirlo.

 

Giornata di neve

Giornata di neve-
spalare
pulire i marciapiedi
un po’ la strada-
asciugarsi il sudore-
andare a prendere il giornale,
arrivato in un grande
inusuale ritardo-
darci un’occhiata-
tornare a spalare
ma fuori dal cancello-
né passeri, né tortore,
unitile gettare il pane-
affonda-
dove saranno, affamati?
Nel canneto dove stanno sempre
no-
per noi il pranzo
meritato, ci diciamo-
poi riposo,
un po’ fuori ancora
a spalare un altro pò-
leggiucchiato,
preparato
una crostata di frutta-
fuori diventa tutto azzurro
e “io”, ore 16,38
scrivo
con il lieve imbarazzo
di usare il pronome personale
“io”, così ingombrante
vero?
Si prende sempre
tutto lo spazio lui-
ma fuori è tutto azzurro-
abbiamo il caldo, i maglioni, le coperte-
abbiamo cibo sufficiente
senza andare all’irraggiungibile supermercato-
immagino semivuoto
causa neve, scivolate e gelo-
ho finito anche questo quaderno,
la prossima poesia, appunto, pensiero
in uno nuovo

Immagine 011

Le foglie di Ungaretti

Otto foglie sui rami
spogli del gelso-
le ho riconosciute,
abbandonate e tristi
come passeri
affamati e imbelli
pendono ancora
mitiche, reali, umane-
sono quelle
di “ Si sta come d’autunno”-
anche  Giuseppe
deve averle fissate a lungo
con il suo sguardo
pietoso e penetrante
di falco, di tigre buona-
foglie/ uomini
così distanti gli uni dagli altri
così isolati
impauriti
soli-
si guarda con gli occhi
ma si vede di più col cuore-
capire non è vedere

Quante vite

Quante vite
cambiamenti
svolte
rivoluzioni
negazioni-
quasi sempre negazioni-
angoli retti
belle curve, ampie-
altre dove è meglio rallentare
per non sbandare
andare fuori strada
farsi male-
poche evoluzioni
ricordi
gente che mi porto dietro
gente che non viene con me
da una vita all’altra-
fanciullezza:
non so, non esiste
ma davvero c’è stata?-
adolescenza
premessa della prima gioventù-
sarcasmo, prontezza
di spirito
bellezza che non si conosce-
dopo, le persone-
ogni persona, una vita
ogni gruppo, una vita-
ora solo io
da una vita all’altra
sola da una vita all’altra-
non mi fermo ad aspettare
ritardatari-
le onde
non sono mai le stesse


Improvvisazione di poesia spontanea ascoltando Pyramid Song dei Radiohead

alta fila, in alto fila sulle colline
 fila in alto
 c’è questa lentezza nel camminare
 salire andare dove si deve andare
dove si è chiamati
 bella voce mistica ispirata spirituale
saliamo dunque questa piramide- collina
passi facili futuri difficili
 non abbiamo abbastanza pazienza
siamo forse dei robot mentali
non abbiamo abbastanza pazienza
 e così rinunciamo
il più delle volte rinunciamo
e così ci  facciamo mancare il meglio
 credendo di non farci mancare nulla-
però è faticoso
 è un cammino faticoso
e ci vuole un sacco di immaginazione
 non parlo di visioni o di visualizzazioni non è il caso
 parlo della vita spirituale quotidiana
 mica facile anche quella
quando non si capiti
non si mai abbastanza capiti
vedi com’è si è capiti ma solo un pò
arrivati cosa vediamo?
una pianura
 ma è quella che vediamo tutti i giorni!,
valeva la pena fare tanta fatica?