Copertina del mio libro di poesie
Vado a caccia di sguardi


 Novembre

Vado a caccia di sguardi,
d’ombre lunghe, di rami spogli
di come stanno sull’albero le foglie
o ammucchiate nei fossi
come morti di guerra.
Rumor di ghiaia umida
odor di lepri al fucile sfuggite.
La luce è così rossa
in questo pieno mattino.
La strada sale su cespugli a pennacchi
un po’ sbiaditi, gialli.
Più in alto un ramo pende
a testa in giù spezzato.
Dondola lento,
e agganciato si tiene all’amico più forte-
come in torre sta un nido
tra le cime rossastre.
Come salirci
e star lì a guardare?

 

copertina del mio romanzo Vicini ma da lontano
copertina vicini ma da lontano

 ” La solitudine è guardare le cose, è guardare la cenere del
camino, il suo grigio pallore, la sua leggerezza volatile, il
              suo essere stata, ma quando?, qualcos’altro, legna, naturalmente.
Guardarla bruciare nella semioscurità, oltre il
tramonto, guardarla lentamente bruciare e diventare
continuamente qualcos’altro, non fa in tempo ad essere
qualcosa che è già qualcos’altro; legna che pian piano,
ma quanto piano?, si infiamma, prima un po’ e poi completamente,
e dopo è fuoco splendente, che fa luce alla
stanza e ci puoi leggere senza altri lumi, e poi scurisce e
divien tizzone ardente, buono per cucinare la carne se ce
n’hai, buono per osservarlo, ancor meglio di prima,
quand’era legna infiammata che va velocemente, non lo
segui il processo, oh no, non lo segui, troppo veloce il
fuoco agisce, non lo puoi seguire lentamente il fuoco nel
camino, ma i tizzoni sì, i tizzoni si spengon piano piano,
rossi, grigi, neri, segui tutto il cangiante arcobaleno,
caldo, acceso, incandescente. Allora davvero basta guardare
e puoi, se vuoi, seguire il lento consumarsi dei tizzoni
grandi, poi sempre più piccini, rossi, poi grigi, e
dopo neri. Lo stesso nella stanza, prima era chiara, allegra,
sfacciata come un sole, poi piano piano l’unico vivo
cominci a sentirti tu, il fuoco amico non c’è più, non è
più la tua compagnia.; l’ombre son così nere più passa il
tempo, e quasi hai un po’ paura. E quando è tutto buio
sai che nel camino i tizzoni ci metteranno tutta la notte
a spegnersi e diventar cenere, ma tu sei stanco, non hai
più voglia di sta lì a guardare. Raggiungi il tuo giaciglio
nell’angolo più nero e aspetti di diventar senza pensieri,
vuoto sterile asettico quasi un fantasma, così puoi anche
dormire. Dormi, dormi cullato dagli alberi là fuori intorno
alla tua casa, alla tua tana, cappella, tempio solitario.”                                                                                       

copertina pesci
Questa è la prima pagina del mio romanzo:
I pesci altruisti rinascono bambini

 

 

Introduzione: come nasce una storia

Se la giornalaia, oggi 18/2/2007 fosse stata aperta, se non

fossi tornata subito indietro pensando devo andare a M.,

devo prendere la macchina per andare a prendere i giornali,

se non avessi pensato non prendo con me il cane perché voglio

far presto e perché fa ancora troppo freddo, casomai lo

porto a fare un giro dopo mangiato, non avrei pensato: ho

freddo alle mani toccando i 9 euro che ho in tasca, e se non

mi avesse cominciato a far male il ginocchio sinistro non

avrei pensato ecco l’inizio del nuovo romanzo: “Ho freddo

alle mani e ho in tasca 9 euro”.

Così un po’ di storia c’è già:

1. lei, che si chiama Katia, col pastrano che ha addosso stamattina,

i guanti grigi di lana che non scaldano, va via, si

chiude la porta di casa alle spalle e prende una strada, la solita

che fa ogni giorno in macchina per andare al lavoro,

prende quella strada con 9 euro in tasca e va;

2. fa freddo;

3. cammina un’ora. Si ferma, riposa;

4. cammina un’altra ora: in un bar cappuccio e pasta. Chiede

se hanno bisogno di una cameriera, dicono no. Cammina

lungo un argine, abbandona la strada. In una casa c’è una

vecchia. Ha bisogno di un aiuto? Sì. Vitto e alloggio e 300

euro al mese. Ok. 

Immagini della mente

I pensieri
sono pezzi azzurri
di materia –
gesso colorato
a pezzi friabili –
pezzi piccoli
rettangolari,
in certe parti si staccano –
pezzetti, briciole
briciole di pensieri,
 a voler essere filosofici
( diciamola tutta,
a volte il poeta
aggiunge un pò di estetica poetica
un pò di “poesia”
che nell’improvvisazione
della mente non c’è)
i pensieri
i pensieri
sono pezzi
di cose senza contenuto
non hanno un significato
stanno lì
nel buio della mente

Un volto tra la folla

Ragazza di sfuggita –
bella, struggente
come un amore non ricambiato
che poco dura –
quale vita passava nel suo sguardo?

( leggera vestita con cane
e amico anche lui con cane –
leggera vestita
sgualcita
faccia
sguardo da non resistergli
non da lolita
non da bambina
non volto
che tutto racconta –
mistero
bellezza che non parla
che non nasconde
ma che lo stesso
qualcosa di strano
cela –
forse la stessa Nadja
di Breton)

Per Lenore Kandel a due anni dalla scomparsa:  dove vaga la tua sincerità?

E dove vaga la tua sincerità?
in quali cieli
Nirvana
Terra Pura –
in quale bambina
sei rinata?
bambina tibetana
indiana
americana –
ti vedo in altri cosmi
altri mondi
mondi del sorriso
perenne sorriso
perenne gioia
dell’amore
dato e ricevuto
ricevuto e dato
a uomini, donne e fiori –
dove è fuggita
la nuvola rosa
del tuo ultimo respiro?
18 Ottobre 2009:
dov’ero?
con chi?
dove?
e cosa pensavo?
forse ad un poeta
che osa e scrive
e sempre sorride

Per Lenore Kandel

(Il quadro è di Matteo Lavizza)
 
Copia di matteo per blogOggi è il secondo anniversario della morte della poetessa
americana Lenore Kandel

A lei dedico queste poche righe tratte da un romanzo che sto scrivendo
ispirato alla sua poesia e alla sua vita:

“Lenore era più di tutto una donna innamorata. Questo l’aveva portata a scrivere un piccolo libro di quattro poesie che trattavano le sue sensazioni durante l’amore con Bill.
Lenore era più di tutto una donna di casa. Adorava la casa. Adorava occuparsene, pulirla, “covarla”.
Lenore era più di tutto un poeta. La vita in lei parlava il linguaggio della poesia. Lei era la poesia.
Lenore più di tutto era il corpo sensuale, il corpo pieno, in questo senso Lenore era la “belly dancer”.
Lenore era più di tutto la donna che si dà agli altri. Che si rende utile. Che mette la sua creatività al servizio della comunità a cui appartiene. Era la ragazza digger.
La vita di Lenore Kandel è l’esempio di come la vita potrebbe essere vissuta se solo lo volessimo, e tutta l’esperienza hippy e Digger ha esattamente lo scopo di essere questo, mostrare alla società un modello di vita diverso, un modello di vita totalmente umano. Dove una persona può essere tante cose, tutte quelle a cui aspira. E questo in una vita sola.

Sturgeon Theodore, Più che umano
Fonderci, quella era la parola che usava Janie. Diceva che gliela aveva detta Baby. Significava che tutti insieme eravamo una sola cosa, anche se ognuno faceva cose diverse….Lone diceva che forse era una via di mezzo tra aiutarsi e unirsi” ( T. S.)

Ho scoperto questo scrittore americano mentre preparavo la recensione al libro di Tom Wolfe, L’acid test al rinfresko elettriko, interamente dedicato a Ken Kesy e ai suoi Merry Prenksters (allegri burloni). Sono così venuta a sapere che un autore culto di Ken Kesey era proprio Theodor Sturgeon. E così ho letto questo suo romanzo, More than human, che alcune edizioni in italiano traducono Più che umano e altre Nascita del superuomo. L’edizione italiana che ho letto io, quella della Giano del 2005 traduce il titolo alla lettera. E’ un bel titolo e ha a che vedere con il contenuto del romanzo molto più che l’altro, che evoca cose del tutto al di fuori di esso.
Non sono né un’appassionata di fantascienza né tanto meno un’esperta di questo genere letterario. Diciamo che, come molti ormai, non divido la letteratura in generi ma in libri che mi piaccio o che non mi piacciono.
La mia lettura di Più che umano è avvenuta quindi fuori da un contesto di genere letterario specifico, è avvenuta invece nell’ottica dei miei interessi principali in questo campo, quella della letteratura beat e hippy. Mentre leggevo questo romanzo mi sono cioè domandata cosa lo legasse ai vari Allen Gisberg, Ken Kesey, Lenore Kandel. Ho trovato a questo proposito delle connessioni: Il romanzo:
ti porta in una dimensione “altra”, ma umana, i “poteri” che i personaggi posseggono derivano dalla mente umana non da entità sovrannaturali;
ti porta ad un livello di profondità in te stesso, tramite i personaggi, come si muovono, cosa fanno, cosa dicono;
ti porta ad identificarti in loro e li vedi come in un film, ma un film psichedelico, cioè un film che avviene solo dentro la mente di qualcuno;
ti porta a questo discorso bellissimo della telepatia, del comunicare con la mente, cioè con l’energia della mente ed in maniera immediata ed intuitiva, senza la mediazione delle spiegazioni razionali, delle giustificazioni, dei perché e dei per come, la comunicazione mentale avviene e basta.
Lo stesso linguaggio di Sturgeon in questo libro evoca quello beat – hippy, tanto che in esso la comunicazione telepatica viene definita “fondersi” gli uni con gli altri. Riecheggia inevitabilmente il “tune in”, ovvero il “sintonizzati” di Leary Timoty, uno degli indiscussi guru degli hippies di San Francisco negli anni ’60.
Infatti fondersi è quello che hanno sempre cercato di fare con o senza le droghe Jack Kerouac con Neal Cassady, Allen Ginsberg con Neal Cassady e con Kerouac, Lenore Kandel con Sweet William, e gli Allegri burloni di Ken Kesey tra di loro. Questo è stato il Grande Esperimento di quegli anni.
Tutti i personaggi di Più che umano vengono mostrati sulla scena del romanzo fin dall’inizio, ognuno con la sua triste storia infantile che sarà la causa e il motore di tutto il resto della loro vita: quelli che contano di più nella storia sono Lone, Gerry, Janie, le due gemelline Bonnie e Beanie e Baby, il bambino mongoloide nella culla. Le loro vite si intrecceranno nel corso di tutto il romanzo perché tutti e sei hanno in comune l’essere stai rifiutati da qualcuno. “ L’intero mondo aveva rifiutato Lone…E Janie era stata rifiutata, e anche le gemelle” ( pag. 84). Tra di loro c’è questa comunicazione spontanea e telepatica che loro chiamano appunto fondersi. Janie la spiega così: “ se vuoi sapere qualcosa me lo dici e io lo dico a Baby. Lui trova la risposta e la dice alle gemelle, loro la dicono a me e io la dico a te”( pag. 87).
Lone ad esempio dice a Janie: “ Chiedi a Baby cos’è un amico”. “ Dice che è qualcuno che continua ad amarti anche se non gli piaci”.
“Chiedi a Baby se si può davvero fare parte di qualcuno che si ama”. “ Dice, solo se ami te stesso”. “ Chiedi a Baby cos’è un adulto che sa parlare come i neonati”. “ Dice, un innocente”. ( pag 93).
Baby, il bambino mongoloide è l’oracolo a cui si chiede, o se preferite è il guru, Janine e le gemelline Bonnie e Beanie sono le intermediarie, Lone o Gerry fanno le domande, fungono da adepti del guru Baby.
Ognuno di loro ha quindi funzioni diverse ma forma col fondersi con gli altri cinque un unico sistema che rappresenta l’evoluzione dell’homo sapiens. Sono la nuova specie umana, l’homo gestalt. Sono come un unico organismo che opera con diverse parti ad un unico comportamento.
Poi c’è il personaggio di Hip, che è il protagonista della terza parte del romanzo e che ha subito anche lui rifiuti e sofferenze fin da bambino.
Fondersi è una parola che Baby ha insegnato a Janie. “Significava che tutti insieme eravamo una sola cosa, anche se ognuno faceva cose diverse….Lone diceva che forse era una via di mezzo tra aiutarsi e unirsi” ( pag. 106 e 112).
Ma un giorno il gruppo incontra Mrs. Kew e qui cominciano i guai. A contatto con la bisbetica e razzista signora che li ospita nella sua bella casa e li costringe ad una rigida educazione vittoriana, i ragazzi cominciano a perdere il loro potere, la loro intima comunicazione telepatica. Dice Gerry, nella seconda parte del romanzo ad uno psicanalista : “ Ci svegliavamo tutti alla stessa ora. Facevamo quello che voleva qualcun altro. Trascorrevamo la giornata al modo di qualcun altro, pensando i pensieri di qualcun altro, dicendo le parole di qualcun altro. Janie dipingeva i quadri di qualcun altro,Baby non parlava con nessuno e noi eravamo contenti così. Non ci fondevamo più…alla fine dovetti uccidere Mrs. Kew” (pag 145 – 146).
La terza parte di Più che umano è dedicata al “perché la gente fa le cose”, se per fini egoistici e miserabili o per fini nobili e altruisti. Nel romanzo lo psicanalista a cui si è rivolto Gerry per farsi spiegare perché ha ucciso Mrs. Kew, la chiama moralità e la considera un modo per convivere con la solitudine. E’ l’insieme delle regole di comportamento che si dà una società per sopravvivere, ma non può essere applicata allo stadio evolutivo dell’Homo Gestalt, quello a cui appartiene Gerry. Il personaggio di Hip, e che è stato perseguitato da Gerry perché ha scoperto il segreto dell’antigravità di cui si servono le gemelline Bonnie e Beanie per spostarsi nello spazio volando, gli dice: “ Tu non hai bisogno di una morale. Nessun sistema di regole morali può valere per te. Tu non puoi obbedire a regole stabilite da quelli della tua specie perché non esiste nessuno della tua specie. Tu non sei una persona qualunque, perciò la morale di una persona qualunque non ti servirebbe più di quanto potrebbe servire a me la morale di un formicaio. Ma Gerry, c’è un altro tipo di codice a tua disposizione. E’ un codice che richiede fede più che obbedienza. Si chiama Ethos” ( pag 263). Ma cos’è l’Ethos? Credo di aver capito dalle ultime pagine del romanzo di Sturgeon che l’ethos sia la conseguenza di quello che capita ad un essere umano ( sapiens o gestalt) quando si accorge dei propri errori. Si raggiunge, come è capitato a Hip con l’introspezione, con il ripercorrere a ritroso i comportamenti di un’intera vita, riuscendo a “vedere” gli errori che si erano dimenticati. E le circostanze che li avevano prodotti. Vedendoli si prova vergogna, si dice nel romanzo,( non ho l’edizione originale e non so se il termine vergogna sia la traduzione più giusta) cioè si soffre, interpreto io; da questa sofferenza che è consapevolezza del male compiuto verso gli altri, nasce il comportamento etico. Il comportamento etico non è sinonimo di quello morale. Quello morale riguarda la massa, l’intera società umana così com’è ora, e può essere disatteso, trasgredito senza che “ se ne provi vergogna”, senza che se ne sia consapevoli ( “perdona loro perché non sanno quello che fanno”). L’uomo nuovo sarà l’uomo etico, l’ulteriore stadio evolutivo dell’uomo gestalt. Sarà colui che grazie “all’intuizione” si darà un codice etico per essere sempre pienamente consapevole e rispettoso.
Quando Hip tiene in suo potere Gerry, che lo aveva perseguitato per la sua scoperta sull’antigravità, potrebbe compiere un’azione morale: “ uccidere un mostro” ( pag. 264). Invece compie un atto etico, farà in modo che provi vergogna e lo libererà. C’è qualcosa di profondamente anarchico, a mio avviso, in questa distinzione che fa Sturgeon nel romanzo tra moralità ed etica. La moralità è quella che porta ad “uccidere il mostro”, cioè i propri nemici, avversari, che riempie le carceri, le camere della morte, i campi di guerra. Che riempie le famiglie di sofferenza, come è capitato a tutti i bambini protagonisti di questo romanzo. La morale può essere violenta perché con essa ci si difende. L’etica invece non prevede la punizione , prevede l’intuizione, l’auto consapevolezza, e la conseguente vergogna. Il pericolo però è quello di essere “ il benpensante che non riesce a dimenticare le regole. Quello che ha l’intuizione chiamata etica, e che sa trasformarla nell’abitudine chiamata morale” (pag. 267).
Un’ultima considerazione. Non bastasse la ricchezza, la profondità, la bravura di Ted Sturgeon nell’intrecciare tra loro le storie passate, presenti e future dei personaggi, c’è l’ultima pagina del romanzo. Non la riassumo e lo tento di spiegarla. Fatte le debite differenze è una specie di vangelo dell’uomo nuovo, che assomiglia moltissimo alla parola di un essere illuminato.

Theodore Surgeon, scrittore americano (New York 1918- 8 Maggio 1985)
Theodore Surgeon, Più che umano, Giano editore, 2005
Titolo originale: More than human
Prima edizione americana 1953
Prima edizione italiana 1953

APPROFONDIMENTI IN RETE
Introduzione di di Giuseppe Genna all’edizione Urania: http://www.carmillaonline.com/archives/2003/05/000255.html
http://www.physics.emory.edu/~weeks/misc/sturgeon.html  
http://www.theodoresturgeontrust.com/
http://it.wikipedia.org/wiki/Theodore_Sturgeon  
http://www.fantascienza.com/magazine/servizi/11847/1/cronache-ferraresi-e-altri-racconti-di-theodore-st/
http://www.liquida.it/theodore-sturgeon/  
il blog di Daniele Barbieri esperto di fantascienza e di Sturgeon: http://danielebarbieri.wordpress.com/2010/12/21/sturgeon-in-cerca-del-piu-che-umano/
In Lankelot: Gianfranco Franchi: http://www.lankelot.eu/letteratura/sturgeon-cristalli-sognanti.html

 


 

Il 24 ottobre uscirà il libro di Gianfranco  Franchi, "L'arte del Piano B. Un libro strategico" [Piano B Edizioni, Prato, 2011].
 

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"Il più famoso Piano B, il più spettacolare, diciamolo, è stato l'Arca di Noè. Ciò vuol dire che Noè è un uomo del Piano B. Tieni presente che rispetto a certi piani B bisogna volare leggermente più basso, stare coi piedi ben piantati per terra, non lasciarsi complessare da chi è riuscito in imprese di un respiro così immenso. Ma se devi farti un'idea su cosa sia un Piano B, non dimenticare mai che la trovata dell'Arca, quando nessuno pensava al diluvio, è qualcosa che si avvicina davvero molto a essere l'esempio perfetto".

Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), letterato romano di sangue giuliano, austriaco e istriano, ha pubblicato in narrativa "Monteverde" (Castelvecchi, 2009), "Disorder" e "Pagano "(Il Foglio Letterario, 2006, 2007); in saggistica, "Radiohead. A Kid" (Arcana, 2009); in poesia, "L'inadempienza" (Il Foglio Letterario, 2008). Anima il popolare portale di comunicazione letteraria e dello spettacolo Lankelot dal 2003. Nella vita di tutti i giorni è un consulente editoriale, uno scout e un critico letterario. Per ora.

L’Arte del Piano B. Un libro strategico di Gianfranco Franchi
Collana: Zeitgeist
Pagine: 160
ISBN: 978-88-96665-35-0
Euro: 13,50
http://www.pianobedizioni.com/ 

 

Nel sito de La poesia e lo Spirito gli altri due miei racconti che fanno parte del romanzo che sto scrivendo inspirato alla vita e alla poesia di Lenore Kandel: " Credimi quando ti dico che tu sei bellissimo" e " L' amore è una forza che scioglie la pelle così che i nostri corpi si congiungono in un’unica cellula ":
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2011/10/16/credimi-quando-ti-dico-che-tu-sei-bellissimo-lamore-e-una-forza-che-scioglie-la-pelle-22-racconti-di-dianella-bardelli/