Improvvisazione ascoltando la 6° sinfonia di Tchaikovsky

Onde d’aria
di mare sarebbero troppo pesanti 

ondulatorio è il motivo –
chiudo gli occhi
li riapro –
velocità
picchiettio come di gocce su un vetro
andare venire scappare
non ritornare riposare
svestirsi rivestirsi
abbindolare qualcuno
sedurlo non sedurlo
adularlo sgridarlo
scendere scale
abbandonarlo
e via correre per strade e portici
baciare qualcuno che non sa nulla
e non capisce
andare a casa sua
stare lì aspettare –
la libertà ha un prezzo
diventi patetica
come il titolo di questa sinfonia –
patetica, felice lì per lì
ma poi negli anni patetica e triste
perché non capisce i tuoi gesti
li senti provocati causati
li incanali in tubi di cemento
ti ci nascondi
cresce muschio su di te
ti scalda, ti copre
è verde, bello
e i tuoi occhi splendono

Ricorrente

Ricorrente come un brano musicale molto amato – come un amico visto spesso – come i discorsi che si fanno in questi casi – come il thè o la spremuta che sempre si ordinano nello stesso bar – come On the road di Jack Kerouac che sempre si legge… ecco arrivare l’acqua, il sentiero, il camminare, la tavola. Quando? Dove? Nei sogni.

Un mio articolo su Neal Cassady nella rivista Write and Roll Society

Qui un mio articolo su Neal Cassady e sul perché ho scritto un romanzo su di lui: Il bardo psichedelico di Neal

http://www.writeandrollsociety.com/neal-cassady/

 

un bellissimo documentario su Ginsberg, Kerouac, Corso e gli altri della beat generation


 Contiene testimonianze dirette dei protagonisti della beat Generation; è presente anche Timothy Leary che dice cose stravaganti ma di grande interesse. Ci sono filmati dell’epoca davvero inediti sulla scuola di scrittura di Boulder dedicata a Jack Kerouac. Vi compaiono Ginsberg, naturalmente, ma anche Corso, Orlovsky, Waldman, Burroughs, gli studenti che la frequentano. Ci sono letture di poesie in mezzo alla strada, piccole manifestazioni contro la guerra interrotte da poliziotti che hanno la stessa età degli studenti e tutto sommato si comportano in modo gentile, li invitano a spostarsi dal centro della strada o li spostano di peso ma con maniere non violente.
Un mondo a parte quello beat-psichedelico-hippy nelle sue manifestazioni più spontanee, prima che il mercato se ne impossessasse.
Alla scuola di scrittura le lezioni avvengono in luoghi informali, tipo soggiorni con sedie e poltrone sparse qua e là. Gli insegnanti parlano come viene loro di fare lì per lì, in modo del tutto spontaneo, improvvisato, stanno in mezzo agli studenti, non c’è separazione tra gli uni e gli altri. Magnifico, teatrale, Ginsberg quando legge le sue poesie accompagnato dall’harmonium che suona anche bene. Burroughs, come dice Ginsberg nel commento al documentario sembra uno della CIA dai modi di fare calmi e prudenti. Adorante la sempre presente Fernanda Pivano che ascolta scegliendo un angolo della stanza in cui rifugiarsi dalla luce accecante di tanta genialità raccolta tutta insieme davanti a lei.

 

L’archivio delle storie

Per tre quarti della mia vita ho sempre pensato di aver solo perso tempo.
In storie malandate, a lavorare, in casa a leggere o a far niente
in giro senza un vero scopo.
Invece.
Raccoglievo materiale per adesso. Adesso che scrivo. 

Immagini e scrittura

Foto di Dianella Bardelli

 Foto di Dianella Bardelli

Mentre le vivi non sono ancora storie.
Sono un misto di emozioni e sensi, pensieri, azioni e reazioni.
Dopo, ma anche dopo tanto tempo, la mente li organizza e diventano scene, brevi film
che vedi a occhi chiusi.
Ecco perché Kerouac prendeva sempre appunti. Dopo riaffioravano sotto forma di immagini in movimento. La prosa spontanea dà loro voce. Anche la poesia.
le improvvisazioni di scrittura sono solo il registratore di immagini.

L’improvvisazione di scrittura è lo stile della mente

Nella letteratura italiana  c’è l’impero della tradizione. Molti pensano che nella poesia non si siano fatti passi avanti dopo Dante e Petrarca. Secondo loro il poeta è colui che lima i suoi versi, cioè li abbellisce. Questo avviene perché in Italia non si sa improvvisare. Si pensa che in poesia improvvisare non si possa fare. Magari in teatro sì, in poesia no. Quelli che pensano così non sanno che l’improvvisazione poetica è uno stile, fa parte di un canone un bel pò successivo a Dante e Petrarca. Fu inaugurato da Jack Kerouac e Allen Ginsberg negli USA a partire dalla metà degli anni ’40. Jack per primo capì che l’improvvisazione di scrittura è lo stile della mente. E’ il ritmo della mente. Sì, perché l’unione di cuore e pensiero ( la cosiddetta ispirazione ) produce in poesia ( ma anche in prosa ) un ritmo determinato, un andamento molto determinato ma spontaneo, che in qualto tale non si può correggere. Oppure lo si può fare in minima misura e non per abbellire, confezionare meglio il prodotto.

Ludwig Börne e come farsi venire idee per scrivere

“Per tre giorni consecutivi sforzati di scrivere qualunque cosa ti passi per la testa rimanendo sempre spontaneo e sincero. Scrivi ciò che pensi di te stesso, delle tue mogli, di Goethe, della grande guerra turca, del Giudizio universale, dei tuoi superiori, e rimarrai stupito scoprendo quante nuove idee si saranno palesate. Ecco, queste sono le basi dell’arte di diventare uno scrittore originale in tre giorni”.
( Ludwig Börne )

Raccontare usando la forma del poema

Scrivere usando la forma del poema  come fa Allen Ginsberg in “Howl” e “Kaddish”, consente, rispetto alla solita e “normale” prosa, di essere più liberi di dire, stra – dire e di stra – fare. Di semplificare o complicare, perchè la poesia alla Ginsberg non ha gli stessi vincoli lessicali, grammaticali, stilistici della prosa, anche di quella spontanea di Jack Kerouac. E quando in Ginsberg il poema stupisce laddove appare oscuro, in realtà obbedisce ad un suo interno ordine – disordine mentale. Quello dello specifico momento che sta vivendo il suo autore mentre scrive. Perché in Ginsberg ( come in Kerouac ) scrittura e spirito coincidono.