Come lui la guarda

La guarda poco limpido, lo sguardo è poco limpido, opaco con gli occhi marroni che non luccicano, non che siano occhi da miope, no la guarda e si copre la bocca la protegge, si protegge, la scherma, che non parli, meglio guardarla con quello sguardo marrone opaco. Occhi che non guardano neanche davanti a sé, ma un po’ più in basso, leggermente più in basso, all’altezza della sua bocca, della bocca di “lei”, la ragazza matta che ha incontrato al centro commerciala quando c’è andato per comprare la bicicletta nuova; benedetta quella giornata, la bicicletta, il centro commerciala e quel bar tutto rosso, che se non fosse stato per tutte queste ragione lui non l’avrebbe mai incontrata la ragazza matta di cui lui ora e pazzamente innamorato. Di te mi piacciono le braccia, dice lei, ma lui la sta guardando negli occhi e che lei dica ora di te mi piacciono le braccia è quasi offensivo, lui almeno potrebbe intenderlo come offensivo, ma come?, avrebbe tutto il diritto di pensare, io ti guardo così fisso, così tanto negli occhi per farti capire, per farti innamorare almeno un po’, e tu mi dici che ti piacciono le mie braccia? Perché devi farmi fare un lavoro pesante, mi devi far scaricare qualcosa? Devi fare trasloco e ti servo per questo? Ma no, dai, dice lei, mi piacciono le tue braccia per quello che c’è tatuato sopra. Perché sul tuo braccio destro c’è tatuato: old man river? E perché sul polso dell’altro braccio c’è tatuato quella specie di sottile braccialetto? Sembra un braccialetto rituale e che vuol dire quel cerchietto tatuato al centro del polso?
Lui non si fa illusioni su di lei; il fatto che voglia sapere delle cose su di lui è solo un passatempo, fra un po’ se ne andrà e vuole semplicemente far passare un po’ di tempo, non vuole essere sgarbata, vuole essere gentile, ma di me non le importa niente, questo lo so e niente potrà cambiare questo fatto, mai.

Un’attrazione che vuole essere assecondata

E’ andata in quella città lontana, dove recita una sua amica. L’amica è in crisi con il suo uomo, lui non la vuole più e lei poverina fa di tutto per sedurlo, ma lui niente, non la guarda, non la considera. Il brutto è che lei vive a casa di lui, e se si lasciano sarà un bel problema. Comunque io arrivo da lei nel primo pomeriggio, si chiacchiera, poi ceniamo noi due da sole. Poi si va a teatro. Mi ha tenuto un posto. Ed è accanto a lei che si è seduto un uomo. Sente un’attrazione che vuole essere assecondata verso il braccio di quest’uomo, non lo ha visto in viso, era già buio nella sala quando lui si è seduto accanto a lei. Lo spettacolo è comico e lei e lui sorridono negli stessi momenti. Che bella sintonia tra noi!, pensa lei. E’ già qualcosa, ma come farò ad attaccare discorso?, si chiede. La prende la timidezza. Basterebbe chiedergli quando si accendono le luci: ti è piaciuto lo spettacolo? Ma lei con gli uomini non fa mai il primo passo. Sulla parete alla loro sinistra c’è un termosifone. E’ una sala piccola quella. Quando si accendono le luci, si dice, mi alzo e mi metto vicino al termosifone e aspetto che lui si avvicini a me. Ma quando finisce lo spettacolo tutti gli amici degli attori si fiondano dietro le quinte per salutarli e complimentarsi così lei si sente in dovere di andare a salutare la sua amica. Cerca di fare presto ed è convinta che quell’uomo stia in sala ad aspettarla per attaccare discorso. Invece no. Prova una gran delusione. Perdere belle occasioni, così rare in fondo, sei proprio una stupida, si dice. E’ convinta che le occasioni perse sarebbero state le più belle, e qualche altra volta le è già capitato. Per non dispiacere a qualcuno, perché aveva già preso un impegno con degli pseudo amici, per senso del dovere, insomma. Come questa volta. Fregarmene dell’amica, ecco cosa dovevo fare, si dice, e agganciare quest’uomo che mi piaceva. A salutare l’amica ci poteva andare anche dopo.