alba e tramonto


sgarbate strepitano
le oche selvatiche
venute dallo stagno-
all’alba e al tramonto
traversano il cielo
a gruppi piccoli,
grandi
anche da sole-
spigolano chicchi e paglia
rimasti sui campi
dopo il taglio-
fanno chiasso, non festa,
hanno fame, l’urlano,
se la dicono
se la raccontano l’un l’altra-
s’abbattono
sul campo secco e giallo-
sono una massa immobili e lontana-
selvatica è la fame

Dentro i nostri confini

( Sala Borsa di Bologna)

 

S’accartocciano i colori-

spirali rosse

fumetti

gonne lunghe spiegazzate-

prestito-restituzione-

pavimento ricco

pietra preziosa

grigia-

“ho messo il letto”

piove luce bianca-

“un bel mobiletto”-

vigne alle pareti

zainetto ciclamino

pochi telefonini-strano-

uno ride da solo,

ma solo sembra-

un altro, più giovane,

ride davvero

solo

ma ha calzoncini corti

e gambe bianche-

“traballava”-

simboli sconosciuti

persiane azzurre

che belle!-

gente in vacanza

che non ha freddo-

siamo strani animali

camminiamo avanti e indietro

dentro i nostri confini-

come belve in gabbia-

in fondo-

qualcuno guarda in basso

interessato-

solo la bimba l’imita

“ una voce un poco strana”-

noi siamo turisti

solo turisti

e ci guardiamo intorno-

siamo animale

indifesi e tristi

giriamo intorno

a questa gabbia quadrata-

senza gioia-

abbiamo calzini neri-

troppo corti-

occhiaie e troppo vino-

oppure gambe nude

o già il  piumini d’inverno-

due ragazze ridono-

beate loro-

altre parlano

di “ niente”- “ speranze”

apposta”- “ mi ha chiamato”-

una ha una bella sciarpa

ma se ne è già andata-

non la vedo più-

io passo un tempo-

certi scendono le scale

nero vestiti

altri salgono

su scale invisibili

come ascendessero

ad un loro paradiso

neutri-immobili

guardano avanti-

io ho fatto incetta

del solito

unico, mio fratello

Kerouac