Notte insonne- racconto di G.C.

Notte insonne, desiderio di caffè , di qualche grammo di tabacco. Per farsi amico il tempo che scorre solo con i suoi scatti terribili, va ignorato o, meglio, goduto. Difficile.
Le parole di notte sono più amichevoli, me le ritrovo intorno che sussurrano , che vogliono farsi ascoltare e spinte a formare una frase, poi un periodo.
Io mi faccio corteggiare e le guardo di sottecchi, ma ora preparo il caffè che, in una tazza grande farà  presto a raffreddare, ma lo berrò ugualmente, tra le volute di fumo della pipa che ho finalmente acceso.
Prendo un fascio di parole che saltellano, ridono, suonano e tintinnano, rimbalzano, cantano, dipingono, scherzo con loro, dipingo un quadro di parole.
Mi fascio di parole.

La notte in città in tre piazze

Prima piazza

Una bottiglia
un nero
uno che parla una lingua sconosciuta
e poi che palle
una giornalista
che dice cose
tipo “bipartisan”
“la cooperativa”…
che palle-
c’è gente anziana
annoiata che l’ascolta
davanti a birre non bevute-
poi uno con un cappello tutto riccio
che sono i suoi capelli
con la ragazza che gli cammina dietro-
e i drogati non li vogliono
i politici, i giornalisti
li cacciano-
e poi c’è uno che si sente onorato
di cantare qui
e perché?
o n o r a t o
e la ragazza da farci due chiacchiere-
ma a M. piacciono le donne nude
anzi dice quelle che si vede e non si vede-

Seconda piazza

molti stanno quasi attaccati alla chiesa
ma lo sanno che è una chiesa?
Quasi attaccati al portone
ma lo sanno che è un portone?-
quello accanto a me fa i rutti
perché
per far colpo-
fanno discorsi di soldi, magliette
ottime, dice, vabbè-
oltre guardo per trovare un qualche interesse
le braccia della gente-
quell’uomo che col Suv attraversa l’acciottolato
e si ferma davanti a un portone
e scende e apre il portone
e si ferma a parlare con qualcuno
dove è stato?
A cena in collina?
O è un chirurgo che torna dal lavoro?
e non vuole andare a dormire
e continua a chiacchierare-
ma poi entra-
andrà in casa-
si spoglierà
maledirà forse
 tutta questa gente nella piazza-
e noi siamo due turisti muti
che comunicano con Marte
con la loro biro e il loro quadernino-

Terza piazza

Sul selciato caldo di Piazza Maggiore
non mi ci era mai seduta-
è proprio caldo
come il fuoco a starci vicino
nelle sere d’inverno-
“ se non entra nel giro si appassiona”
dice il film in piazza Maggiore-
e com’è giovane Alan Delon-
nel film è l’alba
bisogna essere di paese
per godersi la città


 

Notte


sagome nere
e stelle-poche-
lucenti in un cielo nero-
una stella grande, gialla
all’altezza del mio sguardo
splende
come mi guardasse,
guardasse proprio me-
empaticamente-
forse è così,
è rivolta a me
questa luce gialla
calda nel buio
finalmente fresco
delle quattro appena rintoccate
da una campana
dura, antica
suonata
da un qualche fantasma
insonne-
il cane sotto le stelle-
sagoma nera
tra sagome nere-
respira forte-
aleatorio l’alberello
davanti ad un lampione pallido-
unica cosa chiara
di questo
nero mattutino

 

Notte e suoni


ritmica voce dell’uccello notturno-
è un voltar pagina
un segnale
un cifrario-
s’interrompe, riprende
ma più lento e lontano-
legnoso perde il ritmo,
tentenna, forse è stanco-
lontano l’orizzonte
è una laguna chiara-
vicino un camion sbuffa-
nubi copron le stelle,
due riappaiono
simmetriche, vicine,
più in alto un’altra-
la luce all’orizzonte diventa cupa
marrone come fosse terra di Marte-
un lungo intenso sospiro
e il camion tace