La notte in città in tre piazze

Prima piazza

Una bottiglia
un nero
uno che parla una lingua sconosciuta
e poi che palle
una giornalista
che dice cose
tipo “bipartisan”
“la cooperativa”…
che palle-
c’è gente anziana
annoiata che l’ascolta
davanti a birre non bevute-
poi uno con un cappello tutto riccio
che sono i suoi capelli
con la ragazza che gli cammina dietro-
e i drogati non li vogliono
i politici, i giornalisti
li cacciano-
e poi c’è uno che si sente onorato
di cantare qui
e perché?
o n o r a t o
e la ragazza da farci due chiacchiere-
ma a M. piacciono le donne nude
anzi dice quelle che si vede e non si vede-

Seconda piazza

molti stanno quasi attaccati alla chiesa
ma lo sanno che è una chiesa?
Quasi attaccati al portone
ma lo sanno che è un portone?-
quello accanto a me fa i rutti
perché
per far colpo-
fanno discorsi di soldi, magliette
ottime, dice, vabbè-
oltre guardo per trovare un qualche interesse
le braccia della gente-
quell’uomo che col Suv attraversa l’acciottolato
e si ferma davanti a un portone
e scende e apre il portone
e si ferma a parlare con qualcuno
dove è stato?
A cena in collina?
O è un chirurgo che torna dal lavoro?
e non vuole andare a dormire
e continua a chiacchierare-
ma poi entra-
andrà in casa-
si spoglierà
maledirà forse
 tutta questa gente nella piazza-
e noi siamo due turisti muti
che comunicano con Marte
con la loro biro e il loro quadernino-

Terza piazza

Sul selciato caldo di Piazza Maggiore
non mi ci era mai seduta-
è proprio caldo
come il fuoco a starci vicino
nelle sere d’inverno-
“ se non entra nel giro si appassiona”
dice il film in piazza Maggiore-
e com’è giovane Alan Delon-
nel film è l’alba
bisogna essere di paese
per godersi la città


 

Notte


sagome nere
e stelle-poche-
lucenti in un cielo nero-
una stella grande, gialla
all’altezza del mio sguardo
splende
come mi guardasse,
guardasse proprio me-
empaticamente-
forse è così,
è rivolta a me
questa luce gialla
calda nel buio
finalmente fresco
delle quattro appena rintoccate
da una campana
dura, antica
suonata
da un qualche fantasma
insonne-
il cane sotto le stelle-
sagoma nera
tra sagome nere-
respira forte-
aleatorio l’alberello
davanti ad un lampione pallido-
unica cosa chiara
di questo
nero mattutino

 

Notte e suoni


ritmica voce dell’uccello notturno-
è un voltar pagina
un segnale
un cifrario-
s’interrompe, riprende
ma più lento e lontano-
legnoso perde il ritmo,
tentenna, forse è stanco-
lontano l’orizzonte
è una laguna chiara-
vicino un camion sbuffa-
nubi copron le stelle,
due riappaiono
simmetriche, vicine,
più in alto un’altra-
la luce all’orizzonte diventa cupa
marrone come fosse terra di Marte-
un lungo intenso sospiro
e il camion tace