Appunti su Lenore Kandel, poetessa americana (1932- 2009 )


Di origini rumene e russe Lenore Kandel visse tra New York e Los Angeles prima di trasferirsi definitivamente a S. Francisco nel 1960. Qui divenne un’attivista del gruppo anarchico dei Diggers che offriva cibo, vestiti e cure mediche gratuite a chiunque ne avesse bisogno. Oltre alla poesie si dedicò ai più vari mestieri come ad esempio danzatrice, cantante, guidatrice di autobus. Partecipò al raduno hippy al Golden Gate Park del 1967; era il suo trentacinquesimo compleanno. Quando, unica donna sul palco, prese la parola, 25000 persone le cantarono insieme ‘Happy Birthday’. A detta di chi all’epoca la conosceva era di una bellezza carismatica, aveva forme rotonde e sensuali, attirava l’attenzione di chiunque la incontrasse per il suo aspetto dominante e allo stesso tempo sereno.

Nel 1966 il suo libro di poesie “ The love book”, era stato condannato per oscenità. In questo piccolo libro di appena 8 pagine e 825 parole Lenore affronta poeticamente il tema dell’amore sessuale tra un uomo e una donna. Il linguaggio è esplicito, ogni parte del corpo maschile e femminile che riguarda l’atto sessuale viene nominata in maniera diretta e non eufemistica. “Everyone who makes love is religious”, disse Lenore Kandel in sua difesa alla giuria durante il processo per questo suo libretto. E aggiunse “Io credo che quando gli esseri umani sono così vicini tra loro possano diventare una sola carne e spirito, essi trascendono l’umano nel divino”.

Il processo a The love book si svolse nella S. Francisco degli hippies nel 1966. Le persone che in due librerie avevano venduto il libro furono condannate. La giuria concluse che il libro era osceno e non aveva alcun valore sociale. Nel 1971 il verdetto fu capovolto.

Un esempio da The love book:

Sono nuda contro di te
e metto la mia bocca su di te lentamente
vorrei tanto baciarti
e la mia lingua ti adora
sei bellissimo
il tuo corpo si muove verso di me
carne a carne
la pelle scivola sulla pelle dorata
come la mia verso la tua
la mia bocca la mia lingua le mie mani
il mio ventre e le mie gambe
contro la tua bocca il tuo amore
scivola…scivola…
i nostri corpi si muovono si uniscono
insopportabilmente
il tuo viso su di me
è il viso di tutti gli dei
e demoni bellissimi
i tuoi occhi…
amore tocca amore
il tempio e il dio
sono uno
copulare con amore-
conoscere il tremito della tua carne dentro la mia-
sentire spesse dolci linfe scatenarsi
corpi sudati stretti e lingua a lingua
sono tutte quelle donne dell’antichità innamorate del sole
la mia f… è un favo siamo coperti di venire e miele
siamo coperti l’un con l’altro la mia pelle è il tuo sapore
copulare-copulazione d’amore-copulare il sì intero-

l’amore fa fiorire l’universo intero-io/te
riflessi nello specchio dorato siamo l’avatar di Krishna e Rada
puro amore-brama della divinità bellezza insopportabile
carnale incarnato
sono il dio-animale, la dea f…spensierata il dio animale maschio
mi copre mi penetra siamo diventati un angelo totale
uniti nel fuoco uniti nel seme e sudore uniti nell’urlo d’amore
sacri i nostri atti e le nostre azioni
sacre le nostre parti e le nostre persone
(tratto da The love book, Stolen Paper Review Edition, San Francisco, 1966, traduzione di F. Beltrametti e contenuta in: Fernanda Pivano, L’altra America degli anni ’60, Edizioni Il Formichiere, 1979)

***
Lenore Kandel ebbe una vita avventurosa e per certi versi drammatica. A metà degli anni ’60 in una cooperativa di scrittori conobbe William Fritsch, soprannominato Sweet William, che si innamorò immediatamente di lei. Quello che accadde fu che i due si misero insieme e Lenore lo seguì nelle sue scorribande sulla sua Harley Davidson e nella vita spericolata nel gruppo degli Hell’s Angels. Di S. Francisco. Nel ’70 i due ebbero un grave incidente di moto e Lenore rimase gravemente ferita alla schiena, tanto da non camminare più come prima. Da quel momento, dopo una lunga permanenza in ospedale, Lenore visse gli ultimi quarant’anni della sua vita ( è morta nel 2009) nel suo piccolo appartamento, uscendo raramente per qualche reading.
Amo talmente questa poetessa che sulla sua vita e poesia ho scritto un romanzo (ancora inedito).

***

Appunti sparsi e inprovvisazioni

Ogni tanto mi metto a leggere le poesie inedite di Lenore Kandel contenute nell’antologia “Collected poems of Lenore Kandel” ( North Atlantic Books 2012, almeno quelle che riesco a tradurre; una che mi piace molto è questa:

Love is an art for angels
and we are human, you and I
fallible we are, and fragile
and therefore more than perfect
we take such risks who leap across the void!
perfection is static paradise
but we are human, you and I, and so we dream
and cast pur dreams before us
exstending our fingertips beyond the finite edge
to brush that certainty
of ringing bliss
that resonates our dreams
impelling us to be that art
which angels strive to emulate
(da Collected Poems of Lenore Kandel, North Atlantic Books; Berkley, California, p. 206)

la mia traduzione ( molto letterale, me ne scuso):

L’amore è un’arte degli angeli
e noi siamo umani, tu e io
fallibili siamo, e fragili
e quindi più che perfetti
noi ci prendiamo tali rischi che attraversano il vuoto!
la perfezione è un paradiso statico
ma noi siamo umani, tu ed io, e quindi sognamo
e lanciamo i nostri sogni oltre il margine finito
per sfiorare passando la certezza
di una tintinnante beatitudine
che fa risuonare i nostri sogni
obbligandoci a essere quell’arte
che gli angeli si sforzano di emulare

***
Su Lenore Kandel ho improvvisato alcune poesie:

Un filo sottile di seta blu tra loro c’era ancora

Non so neanche dove sei
da quel giorno ricordi del 1970
mi scrivi mi scrivi ancora di tua nonna perché? ancora…
non ti devi preoccupare non ce l’ho con te
mi dovresti conoscere
tre quattro volte siamo rotolati da quella moto
brutto figlio di puttana che non ti sei fatto niente
dai lo sai che scherzo
che dici che ti ho insegnato qualcosa?
Non ti ho insegnato niente
almeno che tu non intenda le cattive poesie
che scrivevi
dici che non erano cattive?
ok forse qualcuna …
broken your home?
non hai mai avuto un’home che non fosse la mia
o di qualche tua donna
oh Bill stai attento a te ora
che non posso più prendermi cura di te
non posso lo sai come sono ridotta
nella schiena e le gambe e tutto il resto
se soffro? Molto soffro tanto e tu?
ma non lo voglio neanche sapere
mi immagino le tue giornate me le immagino
tutto un andare e farti e bere e scopare
ma da fatti lo sai che non è un bel godere
rimpiangi me? Chi noi insieme?
Ma va là che non ci credo
mamma… non sono tua mamma
mi confondi con tua nonna
andiamo bene proprio bene
non ti ho fatto mai da mamma
e poi ora sono io che avrei bisogno
ma non di te lo sappiamo non di te
per l’amor di dio non di te
amore caro piccolo vecchio uomo
sembri più vecchio dalla voce
sarà il telefono sembri più vecchio
riguardati cazzo non farti più tanto male cazzo
ma sì ci siamo amati e ho fatto la mia fortuna poetica col nostro amore…
no, questo no, parole d’amore no non parlarmi d’amore
non farlo o cazzo butto giù la cornetta se ci provi…
non fare il romantico
mi racconti sempre la stessa storia you are new here?
Ma è lontano gone, gone cosa la vita?
Bill la vita gone gone? Insieme di nuovo?
non sono più quella di un tempo non cammino mi fanno male le gambe
non ce l’ho con te..se ti amo ancora? oh sì oh sì
l’amore non finisce neanche se morissimo tutti e due
ci sarà sempre qualcuno che canta e parla e scrive di noi
come questa cara D. che batte al computer su di te che canti Gil, che voce…
Gil Scott Heron ha una voce che quando parla canta.

Lenore Kandel, la mia visione ricordo di te

È una commemorazione
una messa in tuo onore
è una messa una cerimonia
c’è un fruscio di gonne
di pelle
di braccia
e qualcuno invoca il tuo nome
poi da lontano un treno
arriva è quello dei miei ricordi di te
che non ho
non ho ricordi di te
ho solo visioni di te
sono come i ricordi le visioni?
In un certo senso sì
anzi in tutti i sensi sì
sono immagini della mente anche quelle, le visioni
c’è insomma questo strano treno dei ricordi
questo treno sottile sottile
ammantato di verde
sottile
sto celebrando una messa per te
una messa poetica per te
c’è anche l’organo e voci bianche è una messa per te –
nessuno ti chiama
nessuno chiama il tuo spirito
non ti chiamano
però ti ricordiamo
io ti ricordo nel senso che ti evoco
ti vedo vecchia e sofferente
ma pur sempre Poeta
non di quelli laureati
cose da Congresso americano
no tu sei il Poeta Laureato della Vita
tu…
sul palco vestita da monaca
monaca amorosa d’uomini e spiriti
monaca della vita
così com’è
ricordi?
Penso tu ora sia in qualche eremo
sulla montagna
hai proseguito quella via
la via mistica
del sedere e meditare
e per te anche scrivere –
c’è un vecchio disco che gira a vuoto
e un vento polare antartico che tira
poi qualcuno bussa
batte, chiama
singulti
tu bandiera fissa della mente
io ti commemoro e non ti dimentico
tu hai aperto una via
come Allen
hai aperto la via
ma per farlo bisogna aver molto vissuto
sbagliato, fallito
incontrato amato
molto sofferto
tu nella tua schiena malata
io ti commemoro
ti commemoro
amica
ti voglio bene e tu nemmeno la sai
non lo hai mai saputo
e non lo saprai mai
L. ha fatto un ritratto di te che sembro io

****

Quarant’anni dopo come commento al Summer Of Love Survivors 40th Anniversary del 2007, Lenore Kandel ha scritto:1967: writing poetry; 2007: writing poetry.. Cosa vuol dire questo se non che quel che rimane di quell’epoca, della sua gioventù hippy è solo il fatto che tra le tante cose che lei può ricordare di aver fatto, quella più importante è che ha scritto poesie, come se l’aver fatto parte del gruppo politico anarchico dei Diggers fosse stato cancellato, o l’aver partecipato ai Bed-in di S. Francisco non fosse più degno di nota. Come se anche gli amori appassionati non fossero più degni di nota o le sue opinioni sull’amore sessuale non fossero più importanti. Come sei lei fosse stata per tutta la vita chiusa in una stanza writing poetry invece di vivere appassionatamente ogni istante dei suoi 35 anni prima dell’incidente di moto.

Writing (un mia improvvisazione)
Writing poetry
E basta
solo questo
a riempire tutta una vita –

per una persona come lei
così dinamica
che ha fatto la danzatrice del ventre,
l’interprete,
l’ autista di autobus
e in Big Sur dice Jack
girava in topless
completamente a proprio agio
come fosse, come è
la cosa più naturale del mondo
perché lei diceva
se hai paura o vergogna del tuo corpo
non potrai dare e ricevere amore –
lei che animava gli happenings
con il suo andare e venire
forse correre
con tutti i sui impegni dinamici
forse in certi giorni
frenetici
lei che con Sweet William andava
ai raduni degli Angeli
e percorreva sul sellino della sua
Harley centinaia di km
per il solo gusto di farli
e passava con lui, Bill
chissà quante ora nei locali degli Angeli
a bere e chiacchierare a subire
le altrui risse –
lei che dice Peter
nel suo bellissimo libro
passava giornate con il suo Bill
nel loro letto che era tutta
la loro casa –
40 dopo se le chiedono
cosa facevi nel 1967?
dice writing poetry
e nel 2007?
Lenore risponde
writing poetry
eccezionale Lenore!

****

Da Urlando Delizia sull’intero universo ( il mio romanzo inedito su Lenore kandel)

Era passato mezzogiorno quando si avviarono a piedi verso il Golder Gate Park, dove si sarebbe tenuto il raduno degli hippies di San Francisco. Era una bellissima giornata di sole, nonostante si fosse in gennaio; Lenore si era vestita da capo a piedi di arancione e di rosso, mentre Bill era tutto vestito di pelle nera. Aveva la sua aria truce vestito in quel modo, mentre Lenore sembrava un folletto uscito da qualche foresta misteriosa abitato da divinità boschive. Lenore era l’espressione fisica, la materializzazione di questa rivoluzione spirituale e pacifica che si sarebbe andata a celebrare di lì a poco al Golden Gate Park. Le sue lunghe trecce nere da skaw risaltavano su tutto quel rosso e arancione e accentuavano quell’aria intensamente esoterica e allo stesso tempo pacifica che lei comunque aveva sempre. Era una vera sacerdotessa di quel nuovo strano rito che si stava per celebrare per la prima volta in quella parte dell’America. Arrivarono al grande prato del raduno delle tribù insieme a centinaia di persone; era tutto un salutarsi e un abbracciarsi. Era tutto un: anche tu qui Sam, anche tu qui Mary…Oh Bill, sta davvero accadendo tutto questo?”, disse Lenore. “Mi sembra un sogno, un meraviglioso sogno”, ripeté. Lui non disse niente ma strinse le labbra, come faceva sempre quando era davvero emozionato. Incontrarono anche un gruppo di amici del club degli Hells Angels che arrivarono con le loro Harley rombanti e si fermarono a salutarli. Bill li guardò quando si furono allontanati, e li invidiò, loro sono più liberi di me, pensò.
Che dire del raduno delle tribù di quel 15 Gennaio 1967? Solo che era la prima volta. Ecco tutto. Era la prima volta che l’alternativa al conformismo americano si manifestava così apertamente e a livello di massa. Fu l’inizio di qualcosa che dura ancora oggi se io sono qui a raccontare la storia di Lenore, la regina di Haight-Ashbury. Per quanto mi riguarda la cosa più eclatante e strana e meravigliosa fu quell’ Happy birdhay cantato da 20.000 uomini e donne appena lei tutta vestita di arancione e rosso salì su quel palco:

 Sacerdotessa, monaca
dei riti poetici e amorosi
dedita a pratiche misteriose
antiche di donne libere
spirituali e sensuali
celebrazione della vita
esperienza
della vita
solo quello solo quello
sul quel grande palco celebrante
un tentativo effimero
di felicità terrena
di nuova consapevolezza
con parole di un dharma occidentale
ad un altrove destinato –
mi susciti tenerezza come
sempre Lenore
vestita di arancione e rosso
ma pensa un po’
come ti è venuto in mente?
di vestirti da monaca quasi buddista induista
a quale dio ti onori
rendi onore?
ad un dio che pochi conoscono
o forse addirittura conosci solo tu
Lenore
un dio che riesci a evocare
fino a vederlo –
dove da quel palco?
Chi era il tuo dio
da quel palco?
non più Bill, o Leary…
qualcuno visto da lontano
un bambino o quella giovane ragazza
che ti guarda ammirata
una nuova amica
da coltivar quando tutto
sarà finito
quando ci sarà solo la poesia
a tenerti compagnia
quando tutto sarà finito –
sono qui ora
e ti guardo
da lontano
dalla fine di quel grande prato
che confina con l’oceano
da lontano mi guardi ti guardo
dall’oceano
verde rosso del tuo nostro antico nuovo vestito
amiche ora…
dai sì che siamo amiche ora…
io so che ci pensavi anche allora
nel 1967
in quel 15 gennaio dei tuoi 35 anni
ci pensavi e lo sapevi
che tutto sarebbe presto finito
apparentemente –
forse ti ha colpito quella ragazza con gli occhiali da sole e quella bandiera penzolante
sì ti deve aver colpito
lei sicuramente è stata colpita da te, si vede anche da qui
anche da ora
non ti ha colpito Roshi
che vedevi tutti i giorni
ti ha colpito quella ragazza con li occhiali da sole
e quando sei scesa dal palco
sei andata da lei ed è stata la tua nuova amica
di poesia
e dopo quando tutto è finito
anche Bill
anche la moto
e gli amici Angeli
lei ti è stata vicino
e qualche volta era donna
e qualche volta era uomo…
Vessillo spento inizio
di qualcosa che finisce
sta per finire
finirà
è già finito
come in quei casi
in cui la domanda
è così giusta azzeccata
ben fatta
bel congegnata
che contiene già la riposta
non ti immagino oggi
non vi immagino oggi
però c’avevate preso
a non metterla sulla politica
i veri cambiamenti
sono troppo rivoluzionari…
e così tutto cominciò il giorno del tuo
trentacinquesimo compleanno
e tutto finì l’autunno successivo-
un movimento che non ha neanche
un anno di vita
ma che ancora dura
se io sto qui a parlarne-
e tu ottenesti da questa giornata
la tua nuova amica
e neanche sospettavi quanto ti sarebbe stata utile
di lì a pochi anni.

(Questo articolo in versione abbreviata è già apparso nella rivista letteraria Samha:
http://samgha.me/2014/05/28/appunti-e-improvvisazioni-su-lenore-kandel/)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Urlando delizia sull’intero universo
Siamo morbidi caldi e tremanti come una farfalla d’oro

PRIMA PARTE

1) Capitolo primo

La cooperativa degli scrittori

Quando Bill incontrò per la prima volta Lenore nella sede di una cooperativa di scrittori era il 15 Gennaio del 1966.Era la stanza di uno scrittore che abitava in una grande e malandata casa vittoriana di Hightsbury, dove vivevano un sacco di artisti, uno la prendeva in affitto e poi subaffittava le stanze che non gli servivano; così questo scrittore che viveva in una di queste case aveva trasformato la sua stanza nella sede della cooperativa di scrittori che aveva contribuito a fondare. Erano una decina gli scrittori che ne facevano parte, oltre a Lenore c’erano altre due donne in questo gruppo, ma poi a scrivere gli articoli che si mandavano alle riviste underground erano solo in tre. C’erano tre tavoli in quella stanza, uno diverso dall’altro, erano una specie di piccoli banchi di scuola, ma uno diverso dall’altro per altezza e per fattura. Sarebbero andati bene per dei bambini di dieci anni, invece li usavano per scrivere i loro articoli tre ragazzoni dai 20 ai 25 anni; non avevano delle vere sedie per scrivere a quei tavoli, ma due seggioline di legno tipo stanza dei bambini e una seggiolina addirittura di vimini. Una cosa tutta da ridere oggi, voglio dire che oggi sarebbe una cosa tutta da ridere, userebbero quei tavolini e quelle seggioline per fare la parodia della cooperativa di scrittori anni ’60; invece c’è una fotografia che li ritrae seduti in quelle seggioline serissimi e concentrati su quello che stanno scrivendo.
A Lenore piaceva far parte di quel gruppo, secondo lei erano tutti davvero molto bravi, avevano acume, intelligenza, sensibilità, secondo lei; c’erano quelli che scrivevano cose tipo: ragazze di Krishna, ragazze-loto/avvolte in bandiere di garza/collegio di stendardi di preghiere/nella neve brillante della California…Oppure: Io rido/ me ne vado/entro in una stanza con dei cerchi/ Oppure: Una ragazza fa volare il drago del suo/ aquilone attraverso le nuvole che non riesce a raggiungere…
Vita quotidiana, quindi, emozioni quotidiane, niente di speciale in molti casi, nessun valore “poetico”, vita che si butta su un foglio mentre si vive o subito prima o subito dopo. Questo è il valore delle migliaia di poesie che si sono scritte a Hightsbury in circa due anni e mezzo, finché è durata l’autentica summer of love. Poi tutto è finito, e le poesie non si sono più scritte tanto spesso per le strade, si è ritornato a comporle nelle università, a meno che uno non fosse Allen Ginsberg.
Comunque quella sera di Gennaio del 1966 Bill arrivò in questa stanza dove si riunivano i poeti, portato da un amico. Perché erano venuti lì? Per dare un’occhiata, per vedere cosa succedeva, se si parlava di qualcosa di interessante.
Le riunioni della cooperativa , che si chiamava “Here and Now group”erano aperte a chiunque volesse parteciparvi, sia per ascoltare che per partecipare con proprie poesie. Ma non c’ erano mai più di una quindicina tra poeti e “pubblico”.
Quando Bill e il suo amico entrarono nella stanza trovarono una dozzina tra ragazzi e ragazze seduti per terra; formavano un cerchio in mezzo al quale su un grande foglio bianco e tondo c’ erano una ventina di candele accese; illuminavano quasi tutta la stanza che era in quel momento nel più completo silenzio. Stavano tutti meditando. Con gli occhi chiusi sembravano concentratissimi e chiusi a quello che succedeva intorno a loro. Bill e il suo amico si pentirono subito di essere venuti lì quella sera; non era quello l’ambiente che cercavano; quando avevano deciso di andare a dare un’occhiata a questo nuovo gruppo di poeti che si era creato da poco, avevano creduto di trovarsi di fronte al solito caos che c’era dappertutto in Hightsbury, spinelli, musica, gente che faceva l’amore ein mezzo a tutto questo poeti che si alzavano e alla maniera di Allen Ginsberg e cominciavano a declamare a gran voce le loro poesie. Invece si trovarono in mezzo a una seduta di meditazione. “Quanto dureranno questi a stare così?”, chiese Bill all’amico che l’aveva portato lì. “ E che ne so “, disse quest’ultimo, “ è la prima volta che vengo qui”. “ Ma se mi avevi detto che li conoscevi”. Qualcuno del cerchio fece loro cenno di stare zitti e così i due si misero in un angolo buio della stanza, si sedettero e aspettarono che quelle persone la smettessero di tenere gli occhi chiusi, accendessero la luce e facessero con loro un pò di baldoria. Avevano anche sete e si sarebbero fatti volentieri una bella birra gelata. Le due finestre della stanza erano chiuse, evidentemente per evitare di essere disturbati dal rumore della strada. Il tempo passava , il silenzio della stanza, le luci delle candele cominciarono ad avere su Bill e il suo amico, che si chiamava Ken, un effetto soporifero, tanto che in pochi minuti si addormentarono. La meditazione dei poeti durò una bella oretta a cui in fondo parteciparono a modo loro anche Bill e Ken. Fu Lenore ad andare a svegliarli; Bill aprì gli occhi trovandosi per la prima volta a pochi centimetri dal viso di Lenore. Gli sembrò un’apparizione soprannaturale. Lei lo aveva scosso delicatamente su una spalla e ora lo guardava con i suoi occhi neri e profondi e col suo sorriso appena accennato e spiritoso che nei mesi successivi a quel giorno Bill avrebbe studiato e contemplato con amore per ore e ore.
“Siete venuti a leggere le vostre poesie o ad ascoltare le nostre?”, chiese Lenore sottovoce.
“ Noi non sappiamo scrivere poesie, ma ascolteremo volentieri le vostre, rispose Bill.
“Va bene”, disse lei con un sorriso, “unitevi a noi nel cerchio”.
I due ragazzi si alzarono e le persone in cerchio fecero loro posto.
Poi cominciò il solito reading di poesie che tanto spesso avveniva in quei tempi ad Hightsbury. Tutti quelli intorno a cerchio lessero un loro poesia, ma a a dir la verità a Ken e Bill quell’atmosfera tra il magico e il mistico che si respirava in quella stanza non piacque per niente. Preferivano mille volte i readings rumorosi che avvenivano nei locali scalcinati o nelle comuni, dove si leggevano sì poesie ma anche si beveva , ci si faceva di qualcosa che qualcuno aveva portato, si chiacchierava, si faceva anche l’amore. Tutto in una baraonda di corpi, voci, risate a cui i poeti che leggevano le loro poesie non facevano caso, perché vicino a loro c’erano sempre quelli davvero appassionati di poesia. Ma gli altri, quelli che giravano i caffè e le case tutta la notte a far casino erano comunque i i benvenuti. E questo era il bello di quei tempi. Che si era sempre i benvenuti dappertutto.
“ Ci annoiamo un pò”, disse sottovoce Bill a Lenore, dopo che già cinque o sei tra ragazzi e ragazze avevano letto le loro poesie. “Allora andatevene”, rispose lei sottovoce. Ma non lo disse con rabbia, lo disse con un viso e un tono di voce neutro, come se fosse concentrata su qualcosa di molto importante e rispondesse a Bill senza interesse, in maniera automatica.
“ No, vogliamo rimanere, disse Bill, volevo solo comunicarti il mio stato d’animo. Non sono molto portato per la poesia. Ma rimaniamo, io almeno rimango, sì, sto qui finché ci stai tu”. “ Perché?, chiese lei incuriosita e sorpresa. “ Perché tu mi piaci e molto, disse Bill. Lenore gli sorrise, poi gli fece segno di stare zitto e riprese a partecipare a quella lettura di poesie.