Recensione di Roberto Roversi, La mia piccola Atene emiliana – Pieve di Cento e altri luoghi

Questo piccolo libro uscito per la Pendragon di Bologna nel Maggio 2013 contiene alcuni testi di Roberto Roversi su Pieve di Cento, paese di “seimila anime” tra Modena e Bologna, molto amato dal poeta per via delle numerose estati che vi ha trascorso in gioventù essendo luogo di nascita di suo padre. Sono testi pubblicati in varie occasioni. In essi si sente tutto l’affetto per quei luoghi e, come sempre quando si tratta dell’Emilia e della sua pianura (“la bassa”), la nostalgia per un vita ormai racchiusa e diventata reliquia nei Musei della civiltà contadina. Conosco un po’ questa realtà perché alcuni anni fa sono venuta a vivere in uno dei suoi paesi e questa è stata la scelta migliore della mia vita. Quindi quell’amore e quella nostalgia per questi luoghi, per il loro passato di storia e cultura li capisco e li condivido. Anche perché è un passato così recente in fondo, e ci sono dei vecchi che l’hanno vissuto e ce lo possono ancora raccontare. Questa nostalgia nel volume di Roversi è presente soprattutto in “Pivaza!” e in “La casa del pioppeto”. Il primo è la ricostruzione di cosa è stata la campagna emiliana fino agli anni ’50, e cioè “fino allo scontro frontale e decisivo tra industria e campagna e al conseguente genocidio contro la vita, la società e la cultura contadina che duravano con drammatico vigore e altrettanto tormentato rigore da migliaia d’anni…” (pag. 31). E si parla delle vecchie case ora in rovina e dei canali e delle voci di una terra che “raccontava parlava cantava gridava piangeva imprecava ma non risultava mai rassegnata” (pag. 32). Il testo prosegue sull’onda dei ricordi. Prima di tutto l’odore della canapa, il paese “era acquattato fra l’odore fitto fitto della canapa quando era il tempo della canapa e il lezzo che si alzava dai maceri nel mese di agosto” (pag. 34). E poi c’è il ricordo della casa dove era nato il padre di Roversi: “Il pavimento, in cucina, di legno grezzo rialzato; la legna tagliata ben ammassata in un angolo; qualche odore, come quello delle mele sul fuoco; i fichi in un piatto e la vespa paziente che gira e annusa…” (pag. 37). E c’è il ricordo delle persone che ci abitavano, i nonni Umberto ed Enrica, gli zii. E poi c’è la nostalgia dei sapori: il lambrusco, la zucca al forno, le rane in umido. Nell’altro testo “La casa del pioppeto” Roversi sintetizza così il luogo dove sorgeva: “ Dietro c’era il laghetto con le carpe gialle; trecento metri a destra un macero con i pesci gatto neri neri e dalla pancia bianca; e la canapa quando era stagione…Un macello per i poveri mezzadri, per i braccianti, a lavorarla a mollo nell’acqua fetida del macero sempre più scuro; ma per me, carogna nell’adolescenza, un mare di canapa alta agile odorosa come una ragazza in fiore…” (pag. 43). E intorno alla casa spazio e silenzio, “il vero silenzio”, lo chiama il poeta. Nel primo testo, che dà il nome alla raccolta, Roversi definisce Pieve di Cento “la mia piccola Atene emiliana”. Fu scritto nel 1982 per “L’Espresso” e per gli amministratori del paese fu un grande piacere accogliere Roversi e la moglie Elena per mostrare loro le novità del paese: la biblioteca, la Pinacoteca, i lavori di restauro per “riscoprire il cuore antico” del paese. L’amore per Pieve di Cento ha fatto sì che nel 2006 Roberto Roversi donasse al Comune il suo archivio privato di lavoro. Ma il volume non contiene solo testi su Pieve di Cento, contiene brevi prose e poesie su altre città e paesi sia emiliani che non. Un’attenzione particolare è dedicata al percorso del fiume Po: “Si snoda come un serpente/attraverso la pianura padana/e come tutti i fiumi grandi/è un fiume che parla./Racconta storie, ricorda storie” (pag, 71). Ma “la verità è che sul Po si appoggiano/ 272 centrali idroelettriche/ 6 centrali termiche/ 2 centrali nucleari./ Il futuro, per il grande fiume,/ forse non è ancora arrivato” (pag.92). Il libro contiene un’introduzione dell’attuale sindaco di Pieve di Cento Sergio Maccagnani, una premessa di Graziano Campanini e un saggio sull’opera e la vita di Roversi di Alfredo Taracchini Antonaros

Recensione di Roberto Roversi, La mia piccola Atene emiliana – Pieve di Cento e altri luoghi

Questo piccolo libro uscito per la Pendragon di Bologna nel Maggio 2013 contiene alcuni testi di Roberto Roversi su Pieve di Cento, paese di “seimila anime” tra Modena e Bologna, molto amato dal poeta per via delle numerose estati che vi ha trascorso in gioventù essendo luogo di nascita di suo padre. Sono testi pubblicati in varie occasioni. In essi si sente tutto l’affetto per quei luoghi e, come sempre quando si tratta dell’Emilia e della sua pianura (“la bassa”), la nostalgia per un vita ormai racchiusa e diventata reliquia nei Musei della civiltà contadina. Conosco un po’ questa realtà perché alcuni anni fa sono venuta a vivere in uno dei suoi paesi e questa è stata la scelta migliore della mia vita. Quindi quell’amore e quella nostalgia per questi luoghi, per il loro passato di storia e cultura le capisco e le condivido. Anche perché è un passato così recente in fondo, e ci sono dei vecchi che l’hanno vissuto e ce lo possono ancora raccontare. Questa nostalgia nel volume di Roversi è presente soprattutto in “Pivaza!” e in “La casa del pioppeto”. Il primo è la ricostruzione di cosa è stata la campagna emiliana fino agli anni ’50, e cioè “fino allo scontro frontale e decisivo tra industria e campagna e al conseguente genocidio contro la vita, la società e la cultura contadina che duravano con drammatico vigore e altrettanto tormentato rigore da migliaia d’anni…” (pag. 31). E si parla delle vecchie case ora in rovina e dei canali e delle voci di una terra che “raccontava parlava cantava gridava piangeva imprecava ma non risultava mai rassegnata” (pag. 32). Il testo prosegue sull’onda dei ricordi. Prima di tutto l’odore della canapa, il paese “era acquattato fra l’odore fitto fitto della canapa quando era il tempo della canapa e il lezzo che si alzava dai maceri nel mese di agosto” (pag. 34). E poi c’è il ricordo della casa dove era nato il padre di Roversi: “Il pavimento, in cucina, di legno grezzo rialzato; la legna tagliata ben ammassata in un angolo; qualche odore, come quello delle mele sul fuoco; i fichi in un piatto e la vespa paziente che gira e annusa…” (pag. 37). E c’è il ricordo delle persone che ci abitavano, i nonni Umberto ed Enrica, gli zii. E poi c’è la nostalgia dei sapori: il lambrusco, la zucca al forno, le rane in umido. Nell’altro testo “La casa del pioppeto” Roversi sintetizza così il luogo dove sorgeva: “ Dietro c’era il laghetto con le carpe gialle; trecento metri a destra un macero con i pesci gatto neri neri e dalla pancia bianca; e la canapa quando era stagione…Un macello per i poveri mezzadri, per i braccianti, a lavorarla a mollo nell’acqua fetida del macero sempre più scuro; ma per me, carogna nell’adolescenza, un mare di canapa alta agile odorosa come una ragazza in fiore…” (pag. 43). E intorno alla casa spazio e silenzio, “il vero silenzio”, lo chiama il poeta. Nel primo testo, che dà il nome alla raccolta, Roversi definisce Pieve di Cento “la mia piccola Atene emiliana”. Fu scritto nel 1982 per “L’Espresso” e per gli amministratori del paese fu un grande piacere accogliere Roversi e la moglie Elena per mostrare loro le novità del paese: la biblioteca, la Pinacoteca, i lavori di restauro per “riscoprire il cuore antico” del paese. L’amore per Pieve di Cento ha fatto sì che nel 2006 Roberto Roversi donasse al Comune il suo archivio privato di lavoro. Ma il volume non contiene solo testi su Pieve di Cento, contiene brevi prose e poesie su altre città e paesi sia emiliani che non. Un’attenzione particolare è dedicata al percorso del fiume Po: “Si snoda come un serpente/attraverso la pianura padana/e come tutti i fiumi grandi/è un fiume che parla./Racconta storie, ricorda storie” (pag, 71). Ma “la verità è che sul Po si appoggiano/ 272 centrali idroelettriche/ 6 centrali termiche/ 2 centrali nucleari./ Il futuro, per il grande fiume,/ forse non è ancora arrivato” (pag.92). Il libro contiene un’introduzione dell’attuale sindaco di Pieve di Cento Sergio Maccagnani, una premessa di Graziano Campanini e un saggio sull’opera e la vita di Roversi di Alfredo Taracchini Antonaros