Neal Cassady & Jack Kerouac Documentary


Sai cosa mi fa impazzire di loro? Che sono sempre  sempre loro stessi, niente maschere ruoli niente saperci fare niente intenzioni…solo essere se stessi, così magnificamente, e Jack che in TV dice che la guerra in Vietnam è un complotto del Vietnam del Sud e del Nord per avere le jeep e Neal che in una libreria lì con Allen per parlare ad un pubblico chiede ma quant’è il compenso? Così agitato lui, così amoroso Allen pendente dalle sue labbra, gambe, faccia, così adorante, ma lì davanti a tutti. Perché per loro davanti a tutti o in privato tra loro due o tre era la stessa cosa e questa è l’unica vera rivoluzione che abbia un senso fare.

Un mio articolo su Neal Cassady nella rivista Write and Roll Society

Qui un mio articolo su Neal Cassady e sul perché ho scritto un romanzo su di lui: Il bardo psichedelico di Neal

http://www.writeandrollsociety.com/neal-cassady/

 

un bellissimo documentario su Ginsberg, Kerouac, Corso e gli altri della beat generation


 Contiene testimonianze dirette dei protagonisti della beat Generation; è presente anche Timothy Leary che dice cose stravaganti ma di grande interesse. Ci sono filmati dell’epoca davvero inediti sulla scuola di scrittura di Boulder dedicata a Jack Kerouac. Vi compaiono Ginsberg, naturalmente, ma anche Corso, Orlovsky, Waldman, Burroughs, gli studenti che la frequentano. Ci sono letture di poesie in mezzo alla strada, piccole manifestazioni contro la guerra interrotte da poliziotti che hanno la stessa età degli studenti e tutto sommato si comportano in modo gentile, li invitano a spostarsi dal centro della strada o li spostano di peso ma con maniere non violente.
Un mondo a parte quello beat-psichedelico-hippy nelle sue manifestazioni più spontanee, prima che il mercato se ne impossessasse.
Alla scuola di scrittura le lezioni avvengono in luoghi informali, tipo soggiorni con sedie e poltrone sparse qua e là. Gli insegnanti parlano come viene loro di fare lì per lì, in modo del tutto spontaneo, improvvisato, stanno in mezzo agli studenti, non c’è separazione tra gli uni e gli altri. Magnifico, teatrale, Ginsberg quando legge le sue poesie accompagnato dall’harmonium che suona anche bene. Burroughs, come dice Ginsberg nel commento al documentario sembra uno della CIA dai modi di fare calmi e prudenti. Adorante la sempre presente Fernanda Pivano che ascolta scegliendo un angolo della stanza in cui rifugiarsi dalla luce accecante di tanta genialità raccolta tutta insieme davanti a lei.

 

La grande intuizione di Kerouac

La grande intuizione di Kerouac: le esperienze vissute diventano storie da scrivere,
anzi, non diventano, sono. Sono solo quello, storie da scrivere.
Scrivere è l’unico senso del vivere.

L’archivio delle storie

Per tre quarti della mia vita ho sempre pensato di aver solo perso tempo.
In storie malandate, a lavorare, in casa a leggere o a far niente
in giro senza un vero scopo.
Invece.
Raccoglievo materiale per adesso. Adesso che scrivo. 

Mi piacciono le persone che vivono molte contraddizioni

Mi piacciono le persone che vivono molte contraddizioni, che sono tante cose e cercano di tenerle insieme tutte e naturalmente non ci riescono, ma come mi  disse tempo fa ( non tanto poi tempo fa ) una persona, l’importante è provarci non riuscirci. Ecco mi piacciono quegli autentici lì, che devono tenere insieme tante facce di sé, tanti aspetti e ambizioni e materialità, sesso e spiritualità. Mi piacciono quelli che ci provano a fare questo e provandoci ci riescono momento  per momento nel senso che ci riescono momentaneamente ma domani non si sa, che un certo giorno prendendo il sole d’aprile nel giardino di casa hanno un attimo, un minuto, un quarto d’ora di equilibrio, pacificazione, gioia. Ecco chi mi piace. Ma non ne conosco. Li conosco solo nei loro libri, nei libri di certi come Kerouac e Ginsberg che loro sì che ci hanno provato. Perché è importante provarci. Non riuscirci. Che poi vuol dire semplicemente che in niente si riesce una volta per tutte, ma sempre sempre bisogna ricominciare ogni giorno a provarci

Riccione

Una gran calma, me la ricordo sempre.
Ero piccola, quindici anni, forse diciassette.
Sulla riva del mare mitico di allora di Riccione in un’ora in cui tutti se ne erano andati a pranzo o lo stavano per fare. Ero su un lettino, credo fossero di tela allora. Ero vicino alla riva del mare. Sentivo le ondine frangersi con un suono di risacca, sempre uguale, sempre uguale. Ce l’ho ancora nelle orecchie. Io ero lì che prendevo il sole e senza volerlo, deciderlo, come accade ora ansiosa come sono, spontaneo avvenne che il suono sempre uguale, sempre uguale mi prendesse e mi portasse nel luogo astratto dove quel suono era. Mi catturò e stavo così bene come non sono stata mai più dopo. Sarei stata lì ancora, ancora, per sempre se questo fosse stato umanamente possibile. Ma poi mi chiamarono e dovetti andare via, a casa, a pranzo.Lasciai quello stato calmo, assente, vuoto di vita, problemi, vuoto anche di mente. C’era solo quel suono della risacca così calmo, così caldo, accogliente e c’era qualcosa di altrettanto astratto e mitico che era la mente di quella ragazzina di 15,17 anni.
Ora medito per calmarmi, ma è un’azione. E’ una decisione. Non funziona in maniera così assoluta come quella volta, quell’unica volta sulla riva del giovane mare di Riccione. 

La brevità nello scrivere

Adoro la brevità della Duras. Non è uno stile scelto, cercato. E’ come in Kerouac, è la sua voce.
Altri scrivono centinaia di pagine, senza essere Proust, Dostoevskij, o Tostoj.
Si ripetono. Ripetono le stesse scene delle prime trenta pagine con altri dettagli e situazioni. La Duras migliore no; lei si mostra, e per farlo non c’è mai bisogno di troppe parole. Te la spiattella la vita, come un cibo che non hai richiesto in un ristorante dove non eri mai entrato. La Duras fa così. Ti porta una pietanza che non avevi chiesto. Te la mette davanti. La devi guardare. La vita. Senza la finzione

Tempo fa tagliarono alcuni alberi

Tempo fa tagliarono alcuni alberi vecchi e malati. Ma lasciarono il tronco. Era largo, pieno di buchi e segni dell’età. Era bello guardare quel cerchio pieno della loro antica vita. Era la loro storia. Ora hanno sradicato quei tronchi per metterci giovani alberelli. Così quei vecchi alberi è come non fossero mai esistiti. Han fatto così anche con un meraviglioso albero cavo. Ci vedevi dentro fiabe, folletti, abitanti sconosciuti. Ora l’hanno tolto e anche lui è come non fosse mai esistito.

Immagini e scrittura

Foto di Dianella Bardelli

 Foto di Dianella Bardelli

Mentre le vivi non sono ancora storie.
Sono un misto di emozioni e sensi, pensieri, azioni e reazioni.
Dopo, ma anche dopo tanto tempo, la mente li organizza e diventano scene, brevi film
che vedi a occhi chiusi.
Ecco perché Kerouac prendeva sempre appunti. Dopo riaffioravano sotto forma di immagini in movimento. La prosa spontanea dà loro voce. Anche la poesia.
le improvvisazioni di scrittura sono solo il registratore di immagini.