Improvvisazione su la morte alla mostra di Chardin

L'orrore della morte
nella lepre appesa
la visione ridicola della morte
nella lepre appesa
a gambe aperte
come da viva
non sarebbe mai stata –

gli animali ridicolmente appesi
scomposti a testa in giù
a zampe aperte oscene –
non c'è niente di educato
grazioso, romantico
c'è l'intenzione di raccontare
la morte del corpo com'è –
l'occhio della lepre non c'è
al suo posto c'è un buco nero –
sono corpi dopo un'esecuzione sommaria
sono la fine della libertà –

ali, orecchie che non sbattono
non sbatteranno più,
non udranno più i suoni della notte –
il fondo dei quadri è scuro, nero
marrone, funereo
come infatti deve essere –
gli occhi non ci sono più,
se l'occhio che vede è vita
non c'è più –
c'è ancora molta bellezza
ora nei corpi appena uccisi-
dopo saranno
spellati
squartati
cucinati
espulsi

 

Lama Thubten Yesce, Diventare il proprio analista

Premetto che non ho particolari titoli per parlare e scrivere di Buddismo e in particolare di quello tibetano, arduo da capire e analizzare per i suoi innumerevoli testi di Psicologia, Logica, Filosofia e Metafisica. Ho solo la mia piccola esperienza personale fatta di alcune letture di testi del Dalai Lama, di alcuni insegnamenti ricevuti dallo stesso Dalai Lama, durante due sue visite in Italia, e da altri Lama come Tenzin Thempel e Alak Rinpoche. Attualmente il mio interesse è principalmente rivolte a impratichirmi nella meditazione, in particolare in quella tantrica.Il libretto in questione riguarda proprio la meditazione e quindi alcuni aspetti, apparentemente semplici  nella loro esposizioni ma notevolmente complicati da mettere in pratica, della psicologia buddista.

Questo libro, attualmente in ristampa, viene distribuiti gratuitamente dalla casa editrice Chiara Luce che opera all'interno della Fondazione per la Preservazione della tradizione Mahayana (FPMT), che in Italia ha la sua sede a Pomaia ( Pisa). La stessa Chiara luce distribuisce altri testi di Lama Yesche, che si trovano anche presso i portali di vendita online di libri.Lama Yesche è uno dei due fondatori dell'FPMT, l'altro è Lama Thubten Zopa Rimpoce che tuttora la dirige.Lama Yesce iniziò ad insegnare il buddismo agli occidentali nel 1969 nel Monastero di Kopan a Kathmandu e nel 1975, su invito di alcuni suoi giovani allievi venne in Italia, dove venne fondato l'Istituto Lama Tzong Khapa con sede a Pomaia, attualmente molto attivo.

Esistono le registrazioni e anche un dvd in cui è possibile ascoltare e vedere Lama Yesche nel suo modo tutto particolare di insegnare. Usava un linguaggio adatto agli occidentali, a cui quegli insegnamenti erano rivolti, quindi un linguaggio non tecnico, senza dotte citazioni in sanscrito, ma con molti esempi tratti dalla vita quotidiana dei ragazzi a cui il Lama si rivolgeva. Si era negli anni '70, quindi erano i viaggiatori di allora, giovani hippies provenienti da tutto il mondo in fuga dall'Occidente, in cerca di se stessi e di un maestro. Incontrare proprio Lama Yesche fu per loro una fortuna, e anche per me lo è stato, perché pur non avendolo conosciuto, dalle registrazioni e dal dvd ho potuto afferrare concetti altrimenti difficili da comprendere con la sola lettura di libri.Naturalmente questo vale anche per “Diventare il proprio analista”, da solo la lettura può fare poco, è necessario, soprattutto per le tecniche di meditazione, affidarsi ad un maestro competente. Il libretto consiste nella trascrizione di tre discorsi di Lama Yesce di introduzione alla psicologia e alla meditazione buddiste. Furono tenuti nel 1975 in Australia e Nuova Zelanda. In tutti e tre i testi l'autore insiste sugli stessi concetti: il buddismo non è una religione ma un modo per conoscere se stessi, ovvero la propria mente; per fare questo non è necessario affidarsi ad un esperto ma solo a se stessi; la saggezza dovuta alla conoscenza di noi stessi e non la fede ci porta alla felicità; la natura della mente è pura e priva di ego; il Buddismo non consiste nelle parole del Buddismo ma nella pratica, ovvero nel metodo per integrare i suoi insegnamenti nella vita quotidiana.Buddha non aveva nessun interesse che la gente credesse in lui, per cui sino ad oggi il buddhismo non ha mai incoraggiato gli aderenti a credere semplicemente nel Buddha. Siamo sempre stati maggiormente interessati alla comprensione della psicologia umana, alla comprensione della natura della mente” (pag. 27). “ Bhuddha stesso ha affermato: credere non è importante. Non credete a quello che dico solo perché sono mie parole…Fantasticare su meravigliose idee religiose e straordinarie esperienze spirituali, senza avere alcun interesse per le azioni da compiere per iniziare un cammino spirituale è totalmente irrealistico. Se non avete alcun metodo, alcuna chiave per integrare la vostro religione nella vostra vita quotidiana, una coca cola vi sarebbe di maggiore utilità”.(pag. 29)Con questo l'autore vuole mettere in guardia gli occidentali dal pensare che il buddhismo sia un'insieme di idee, una costruzione intellettuale. E' invece un sistema con il quale impariamo a investigare la nostra mente, a conoscerla e quindi automaticamente a controllarla. “ Quando comprendete la natura della vostra mente, sarete in gradi di controllarla in modo naturale.” (pag. 30). Un concetto molto importante esposto nel libro è che ego e mente non coincidono, non sono la stessa cosa; l'ego è una nostra costruzione mentale, è l'ego che soffre, si agita, si aggrappa alle aspettative materiale, mentre la mente umana è pura per natura. Non è vero, si dice, che se perdiamo il nostro ego perdiamo la nostra personalità, credere di essere tutt'uno con il proprio ego è un'illusione, al contrario è proprio perdendolo che è possibile essere felici. La meditazione, qui definita come comprensione della propria mente, può condurci oltre l'ego, che è la nostra mente agitata e incontrollata, per trovare la pace e la soddisfazione della nostra vera natura.Dove si trova la felicità duratura? Non è nel cielo o nella giungla…la felicità perenne si trova dentro di voi, nella vostra psiche, nella vostra coscienza, nella vostra mente….felicità e gioia, sconforto e infelicità, sensazioni neutre sono tutte dentro di noi… La meditazione rivela ogni cosa presente nella vostra mente; tutta la spazzatura, ogni vostro lato positivo, tutto è percepibile mediante la meditazione…La mente debole pensa. Oh lui mi ha fatto star male, lei mi fa sentire in modo orribile. Questa è la mente debole all'opera”(pag.47).

Lama Yesche aggiunge un concetto che ci può essere molto utile, e cioè che esaminare costantemente le nostre esperienze e sensazioni, i nostri stati mentali sia un modo di imparare costantemente qualcosa. Inoltre questo modo di analizzare noi stessi porta a incolpare sempre meno il mondo esterno dei nostri guai e fallimenti. Non è sostituendo un oggetto di desiderio con un altro che si risolve il problema. A questo punto una domanda può sorgere spontanea, la fa infatti uno dei presenti al discorso di Lama Yesce. “Quando si esamina la mente essa dice sempre la verità?”. La risposta è che se ci poniamo una domanda su noi stessi in modo isterico, agitato, pretendendo una risposta invece di attenderla, essa può essere sbagliata. Il Lama suggerisce di prendere nota della domanda, di sedersi e riflettere. La risposta comunque verrà, ha bisogno solo del giusto tempo. “ Perché la vostra essenza fondamentale è saggezza. Non crediate di essere totalmente e irrimediabilmente ignoranti” (pag. 49).

 http://www.chiaraluce.it/
www.lamayeshe.com

http://www.iltk.it/it/L1_homepage.htm

http://www.fpmt.org/

Altri Libri in commercio di Lama Yesce:

Lampi di libertà: La scienza del Buddha e la saggezza dell'Occidente; Il potere della saggezza. La scienza interiore del Buddha; Commentario al Tantra di Ghyalwa Gyatso; La beatitudine del fuoco interiore. Il cuore della pratica dei sei Yoga di Naropa; Il suono del silenzio. Cristianesimo e Buddhismo nelle riflessioni di un Lama tibetano; Heruka Vajrasattva. La gioia luminosa della mente pura; Meditazione e azione. Introduzione alla psicologia della pratica buddhista; Buddismo in occidente. Una via per una nuova ecologia della mente La via del Tantra. Una visione di totalità.

Tutti questi libri sono editi da Chiara luce edizioni

DVD: Introduzione al Tantra, Je Tzong Khapa edizioni

 Noi

siamo tutti
in quei 10 studenti
né alti né bassi
tutti bellissimi
della luce
della verità e della vita
noi siamo tutti
in quei 10 studenti
e abbiamo con loro varcato
il grande portale
di quel grande uomo
di un Presidente
vestiti come siamo
vestiti noi
“vestiti di strada”
hanno detto –
sì, vestiti di strada
quando noi che siamo loro
andiamo a scuola o al lavoro
oppure
vestiti di strada
andiamo a portare soccorso
aiuto o parola –
noi che scriviamo e diciamo parole
noi siamo tutti
in quei 10 studenti
dagli occhi dolci –
noi l'abisso che siamo
da ogni potere politico

 Mattino

Conosco questa gioia nel cuore
inaspettata si mostra al risveglio,
dono spontaneo d'antica adolescenza
dolorosa altrove-
la delusione, ignaro e sfacciato castigo
dell'altrui vita,
si fa strada piano piano,
caccia la gioia e ne prende
in malo modo il posto-
la parola si mozza
e balbetta mattiniere sensazioni
il respiro si fa d'affanno –
leggo qualche riga di saggezza
rispondo alla delusione
con amara educazione –
sto attenta e calmo il respiro,
scrivo di Allen
penso ad un altro futuro –

a volte scrivere
è l'unica cosa
che rimane da fare
quando tutte le strade
ci sono precluse

 

Improvvisazione ascoltando il sax di L.

Vado liscio, vado calmo sulla nebbia
e sull'oscurità che accarezza
la serata altrimenti davvero noiosa –
vado calmo vado liscio
e seguo il mio destino qualunque esso sia
l'unica cosa bella è adesso il sax
in tutto questo pomeriggio
di noia infruttuosa
passata a a mangiare fichi secchi e
pistacchi che fanno male
a bere thè verde
e neanche provarci a scrivere…
sì, sì perché c'è questo bel sax
e one-two-three-four-
che mi piace
sa di jazz e gruppo e stanza
di gente che suona e altra che scrive
e ci sono anch'io

 

Dal 13 dicembre in libreria e su www.451online.it

Esce il primo numero di 451 nuova rivista multimediale che si rifà alla formula

di The New York Review of Books

Si apre con una “Memoria del Risorgimento” di Gianfranco Pasquino il primo numero di 451, nuova rivista di letteratura, scienza e arte, che sarà in libreria il 13 dicembre e che può essere letta su www.451online.it. La rivista fa riferimento alla formula de The New York Review of Books di cui pubblica la traduzione degli articoli insieme a contributi di studiosi italiani. The New York Review of Books è una delle più autorevoli riviste culturali del mondo per l’elevato livello delle sue firme e tratta di tutti i campi del sapere. Così fa’ anche 451 con articoli che offrono ampie analisi dei vari argomenti trattati prendendo spunto da una recente o imminente uscita editoriale, da una mostra, da un film, da un evento di politica interna o internazionale. 451, rispetto alle altre riviste finora disponibili offre una innovazione: per alcuni articoli sarà disponibile una versione video accessibile con uno smartphone direttamente dalle pagine della rivista inquadrando con la fotocamera un codice QR. I video possono essere visti anche sul sito www.451online.it.

Con riferimento a questo aspetto Giorgio Celli ha dichiarato “451: una rivista non solo da leggere ma che parla. Non solo di figure ma di immagini che si mettono in movimento, il cartaceo sfuma nel virtuale e diventa più reale”.

Gli argomenti del primo numero della rivista spaziano dalla rivoluzione tecnologica introdotta dall’iPad (Sue Halpern), al corporativismo fra le due guerre (Michela Nacci), alla crisi fra le due Coree, ai grandi temi del dibattito scientifico (“Darwin. Una selezione non così naturale” di Richard Lewontin; “Il significato della biodiversità” di Giorgio Celli), alle grandi mostre (Otto Dix, le foto di Allen Ginsberg, le foto di Pino Ninfa), alla grande musica (duecentesimo anniversario della nascita di Chopin), alle nuove analisi critiche della letteratura antica (“Dall’ira di Achille alla saggezza di Senofonte” di G.V. Bowersock), alle nuove proposte per affrontare i grandi temi sociali (“Fame e sazietà” di Andrea Segrè).

“La nuova rivista – dice Andrea Segrè, direttore editoriale di 451 – è un esempio importante, se non unico, nel panorama attuale di fusione fra saperi. Importante anche in relazione ai recenti dibattiti sul valore della cultura e della conoscenza: la rivista affronta i problemi della contemporaneità con uno sguardo interdisciplinare, abbracciando ampie prospettive e intensificando la riflessione su temi fondamentali per la società umana. È proprio questa la sfida che più mi piace: un incrocio di orizzonti e un dialogo costante fra discipline. Così si riduce la frammentazione dei saperi: Dante con la teoria della relatività, Goethe con la fisica quantistica, Shakespeare con la termodinamica, Kant con il Dna. Insomma, i saperi vanno in coppia, in un binomio quasi perfetto fra umanisti e scienziati”.

“Parlare di libri – dice Gianfranco Pasquino, direttore di 451 – fa bene alla cultura e alla vita. Magari serve anche a incoraggiare a leggere. Parlare di libri non vuole dire soltanto recensire quanto è stato scritto. Vuole dire confrontarsi con le idee degli autori, metterle in discussione, proporre idee diverse. È già un compito interessante e impegnativo. Ma una ‘rivista di libri’ e di idee, come vuole essere 451, ha anche un’altra ambizione, più alta. Vuole diventare quello spazio pubblico che purtroppo non esiste in Italia, dove nasca e si sviluppi, aperto, vigoroso, argomentato, senza freni e ipocrisie, un discorso su tutte le tematiche più importanti che riguardano l’Italia e l’Europa, la politica e la società, l’economia e l’ambiente. L’impegno dei nostri collaboratori sarà grande. Contiamo molto sul sostegno e sull’apporto dei lettori ai quali promettiamo di fare una rivista utile, divertente, stimolante, insostituibile, imperdibile”.

Bologna, 10 dicembre 2010

 Ginsberg Allen, Facile come respirare

Depresso tutta la settimana, ho letto i quotidiani e il Time,
poi ho letto i Cantos e mi sono sentito meglio.
Gli accademici ignoravano Pound, Williams, Louis Zukofsky,
Mina Loy, Basil Bunting e la maggior parte degli scrittori
che si ispiravano a Whitman e alla tradizione della forma aperta d'America.
Noi portavamo avanti una continuità storica, da persona a persona.( A.G.)

 

Questo piccolo libro contiene alcuni saggi di Allen Ginsberg sotto forma di diario o conversazioni risalenti ad anni che vanno dal 1967 al 1975.
Il primo testo contiene il diario tenuto da Allen tra il 21 Ottobre e il 2 Novembre del '67, di alcune conversazioni con Ezra Pound avvenute a Venezia; il secondo è la registrazione di una conversazione sulla beat generation avvenuta tra Yves Le Pellec e Allen nel suo appartamento nell'Agosto del '72; il terzo testo è il resoconto di una lezione sulla “poetica spirituale” tenuta da Allen all'Università buddista “ Naropa Insitute “ nel Luglio del 1974; il quarto testo si riferisce ad un'altra lezione tenuta sempre al Naropa Insitute sulla poetica di William Carlos Williams; il quinto testo è un semplice elenco di suggerimenti sulla scrittura.
Per chi voglia capire meglio le caratteristiche e il lignaggio a cui appartiene la poesia di Allen Ginsberg questo è, a mio parere, un libro fondamentale. Come l'altro “Da New York a S. Francisco”, che contiene, oltre alla lunga poesia del titolo, un saggio sulla poetica dell'improvvisazione.
Incontri con Ezra Pound, note da un diario”, il primo di questi testi, ci mostra un quarantunenne Allen Ginsberg alla disperata ricerca di un contatto verbale con Ezra Pound, che di anni ne ha il doppio e nessuna voglia di parlargli. Ma Allen è educatamente insistente e così il vecchio poeta accetta la sua presenza alla pensione di Venezia dove alloggia con la compagna Olga Rudge, al caffè, nella chiesa dove va ad assistere ad un concerto, per i vicoli di Venezia.
A tavola con altre persone Allen gli chiede: “ Ti ricordi che ti stavo dicendo di Blake, di sentirne la voce?” ( esperienza riferita nella poesia “Un giorno” contenuta in
Diario Beat). Pound esita, “e poi ha sporto la bocca, ha annuito leggermente, girandosi dall'altra parte”. Ma Allen insiste. “ una serie di stati alterati di coscienza in un periodo di varie settimane, non c'è nessun altro modo di presentarlo se non attraverso le cose esterne percepite in quello stato, e ho continuato spiegando come la sua attenzione alle percezioni specifiche era stata di grande aiuto per me nel trovare il linguaggio giusto e nell'equilibrare la mia mente -e anche per molti giovani poeti – e ho chiesto ha senso per te? Sì, ha risposto, finalmente, e poi ha bisbigliato ma i miei lavori non hanno senso” (pag. 13).
Nella conversazione interviene anche un altro poeta presente. “ Ma la grande lezione ce l'hai data nella metrica, con il tuo orecchio, da cui hanno imparato tutti…la tua poetica è incredibilmente diretta”. “Solo acrobazie verbali”, ha risposto Pound riferendosi ai Cantos”( pag 14-15). Continua Allen. “ per quanto riguarda l'orecchio
William Carlos Williamsmi ha detto nel 1961: Pound ha un orecchio mistico. A te l'ha detto?- No, ha detto Pound, non me lo ha mai detto”. (pag 15).
A questo punto mi scuso ma vorrei fare alcune citazioni un po' più lunghe perché, a mio avviso, danno il senso di questo tentativo di Ginsberg di cercare un contatto con colui che reputa, insieme ad altri, un maestro del suo essere poeta. E nello stesso tempo danno il senso della reticenza di Pound nel rispondergli e del suo bisogno fisico e interiore di silenzio.
Ho continuato spiegando il valore concreto delle sue percezioni che si manifesta nella costruzione delle frasi, come punti di riferimento per le mie stesse percezioni sensoriali – ho aggiunto che gli umori – UMORI – gli antichi umori– la sua irritazione contro i buddisti, i taoisti, e gli ebrei – trovavano un loro posto, nonostante le tue intenzioni, come parti del dramma, della rappresentazione teatrale, della presentazione, registrazione del flusso mente-coscienzail Paradiso è la magnanimità del desiderio di manifestare percezioni coerenti nel linguaggio”.( pag 16). Queste parole di Ginsberg sono una sintesi di quello che lui intendeva per improvvisazione poetica, cioè la registrazione puntuale e sincera delle proprie percezioni, qualunque esse siano, senza censure. In questo senso tutto si giustifica perché, come dice, fa parte del dramma, inteso come rappresentazione teatrale del processo della mente.
Ecco cosa risponde Pound, in uno dei rari casi in cui gli dà una risposta usando molte parole e non monosillabi.
L'intenzione era cattiva – questo è il problema- tutto quello che ho fatto è stato per caso – qualunque cosa buona abbia fatto è stata rovinata dalle intenzioni, dalla preoccupazione per le cose stupide e irrilevanti”. Allen insiste a dirgli come il suo modo di percepire il mondo abbia avuto lui come modello: “le percezioni sono state fortificate da una serie di modelli pratici e precisi di linguaggio che sono disseminati nei Cantos come pietre su cui camminare…dunque nonostante le tue intenzioni, l'effetto pratico è stato quello di rendere più limpide le mie percezioni…e comunque accetti la mia benedizione?”. “ Sì l'accetto, ma il mio sbaglio peggiore è stato quello stupido pregiudizio provinciale antisemita, che ha rovinato tutto”. “ Ma no, perché chiunque con un po' di senso si accorge che è solo un umore, nel senso che fa parte del dramma – tu manifesti il processo dei tuoi pensieri, costruisci un modello di consapevolezza e l'antisemitismo è una delle tue stronzate, come l'essere contro il buddismo, ma fanno parte del modello che si sviluppa: il risultato più importante è quello di essere riuscito a costruire un modello funzionante della tua mente…”. ( pag15-16).
Il diario di Allen continua con il resoconto delle altre conversazioni avute nei giorni seguenti con Pound. Sono di una tristezza esasperante. Da una parte abbiamo l'insistenza dell'allievo che vuole che il maestro gli dica e gli insegni, lo confermi nel suo percorso di poeta, dall'altra un Pound che si sottrae a questo ruolo e che sembra desiderare solo di essere lasciato in pace, che guarda con indifferenza all'altrui ammirazione e che sembra guardare con indifferenza anche alla propria opera poetica. E che non ha più la voglia e la forza di scrivere ancora. “ Il tuo problema – chiede Allen a Ezra – è una depressione fisica che ti impedisce di registrare e riferire queste percezioni finali – forse quello che sei adesso?”. “La depressione è più mentale che fisica”, risponde Pound. ( pag. 23). L'ultimo giorno della sua permanenza a Venezia Ginsberg chiede a Pound: “ Come stai oggi? Vivo!”. Lui ha risposto: “ Peggio. E vivo!” (pag 28).
La conversazione-intervista registrata tra Ginsberg e Yves Le Pellec intitolata nel testo “La nuova coscienza”, contiene prima di tutto un'analisi elogiativa della scrittura di
Kerouac, soprattutto della sua opera poetica Mexico City Blues, che lui definisce “un grande classico…mi ha insegnato la poetica ed è una delle migliori presentazioni del buddismo in versione americana”. (pag. 33). Si viene poi a parlare dei primi anni del loro sodalizio quando erano insieme alla Columbia University di New York, del loro essere degli esiliati nella comunità degli scrittori. “ la maggior parte di loro scriveva di maniera, e le buone maniere in quei giorni erano Henry James e Jane Austin. Invece Kerouac scriveva della discesa degli angeli in tute da operaio, rifacendosi fondamentalmente alla vera, grande tradizione americana che va da Thoreau a
Whitman (pag. 40). L'intervistatore chiede. “Ma avevate la sensazione che stavate dando inizio a qualcosa si nuovo, che stava comparendo una nuova generazione?” (pag.42). Allen risponde di no, che semplicemente lui, Kerouac, Burroughs si sentivano lontanissimi nel loro modo di pensare e parlare dal “politichese di qualsiasi presidente, uomo di governo o anche letterato che sentivamo alla radio. L'etere era saturo di personaggi pomposi che non riuscivano a dire niente di spontaneo o di vero di testa loro”.(pag.42)
Se si pensa che Allen si riferisce alla metà degli anni '40, sono parole di una attualità quasi spaventosa. E aggiunge “ Whitman aveva appena finito di dire che la coscienza privata èla coscienza pubblica, che lo stato non esisteva (come essere vivente), che esistevano solo le persone…” (pag 44). Si va avanti con la spiegazione della posizione di Gisberg nei confronti della politica americana di quegli anni, decisamente diversa da quella da lui assunta negli anni '60. Inizialmente la sua posizione era totalmente apolitica, poi accadde che molte persone cominciarono a pensarla come lui e allora iniziò a impegnarsi pubblicamente su alcuni temi, come quello della libertà di espressione e il pacifismo.
Il discorso poi torna al piccolo nucleo di amici scrittori degli anni '40 e '50 e a temi letterari: “ Howl è decisamente influenzato dal metodo di scrittura di Jack”, dice Allen (pag. 56). Di Burroughs afferma che li aveva messi entrambi in contatto con la tradizione europea che loro non conoscevano; parla anche di quando Neal Cassady si unì al gruppo. “ Aveva un bellissimo animo aperto, molto americano-whitmaniano…Era l'immagine ideale dell'Adamo americano…del Billy Budd che aveva proposto Melville, del grande cittadino magnanimo che Whitman aveva proposto come inevitabile. Era la restaurazione della tenerezza nell'immagine maschile ideale e decisamente macho del duro ragazzo dell'Ovest” (pag. 62). Infine dice a proposito del piccolo gruppo di amici che poi saranno definiti i creatori della beat generation: “ stavamo portando avanti una tradizione, più che ribellarci. E' stato tutto interpretato nel modo sbagliato. Ci ribellavamo contro l'abuso accademico della letteratura, mai noi stessi andavamo dai maestri viventi per imparare le tecniche, per ottenere informazioni e ispirazione. Gli accademici ignoravano Pound, Williams, Louis Zukofsky, Mina Loy, Basil Bunting e la maggior parte degli scrittori che si ispiravano a Whitman e alla tradizione della forma aperta d'America. Noi portavamo avanti una continuità storica, da persona a persona. (pag. 74).
Sono parole su cui personalmente negli ultimi anni ho riflettuto e rifletto ancora, anche io; nel mio piccolo, isolato mondo mi ricollego a questa tradizione, specialmente alla concezione mistica e spirituale della scrittura di Kerouac e Ginsberg.
Il terzo e quarto testo di questa raccolta di saggi, come dicevo all'inizio, sono il resoconto di due lezioni tenute da Ginsberg tra il luglio e l'agosto del 1974 al Naropa Insitute di Boulder.
Sono testi di tecnica poetica. Prima di tutto Allen accenna alla riscrittura o meno nella poesia. “ Quello che ho fatto alle mie letture negli ultimi due anni è che a ogni lettura, o una sì e una no, improvviso una poesia sul palco, e di solito è la parte migliore dell'evento, almeno per me”. (pag. 78-79).
Poi tratta del verso lungo nella tradizione americana, lo stile spontaneo. Dice Allen “ E' una forma di base che segue il ritmo del respiro, un'inclusione della mente che può continuare oltre il singolo verso senza pausa, che può inserire in un solo respiro molte associazioni”.(pag. 80) Qui Ginsberg per respiro intende un'unità di pensiero che contenga “un intero mondo”. Questo può accadere ad esempio nella
meditazione buddista sul respiro durante la quale i pensieri, le associazioni mentali hanno l'estensione, il volume di un singolo respiro. Attraversano la mente a ondate misurate sul respiro. Dice Ginsberg: “la poesia diventa sempre meno intellettuale o verbale e sempre più fisiologica. Un modo di usare il proprio corpo, il proprio respiro, il respiro profondo” (pag. 93). “ La parte difficile è superare la tendenza alla censura – alcuni pensieri sembrano troppo imbarazzanti, troppo crudi, nudi, irrilevanti, impacciati, personali….ma questa è la parte più importante. Le parti che ti imbarazzano sono quelle poeticamente più interessanti” 8pag. 99). Aggiunge che questa è stata la sua esperienza con Howl; durante la sua stesura decise di rompere con tutto il suo modo precedente di scrivere e di “scrivere semplicemente quello che mi passava per la testa”. In questo modo si producono soprattutto frammenti, ma “ i frammenti sono già la poesia. Non bisogna lavorarci ulteriormente. E' proprio quello il segreto”. A questo punto uno studente gli fa delle domande da cui si comprende come non condivida questa tecnica di scrittura o perlomeno sia incredulo rispetto alla sua efficacia. Dice infatti “ non si finisce per scrivere tutta la robaccia che si ha in testa?”. Allen risponde che questo accade quando non si conosce la propria mente; ma lo studente ribadisce il suo pensiero. Allen allora pronuncia la frase diventata giustamente famosa tra i suoi estimatori, come me, ad esempio:“ la prima idea è la migliore”…una specie di formula: prima idea idea migliore”.
Aggiungo io: provare per credere.

Infine vorrei accennare all'ultimo saggio contenuto in Facile come respirare. Si tratta, come dicevo all'inizio di un saggio su William Carlos Williams . In esso compare la sua idea del “nessuna idea se non nelle cose”.Ginsberg a questo proposito fa l' esempio dell'albero, se lo si vuole descrivere nella sua specificità non va descritto nei suoi minimi particolari, ma “ qualunque dettaglio, qualsiasi particolarità di quell'albero che colpisce al primo sguardo o che si fa notare” (pag. 115). Afferma inoltre che secondo Williams nella poesia sono da evitare le similitudini e che sia meglio esprimersi con le azioni e con un linguaggio non troppo lontano dalla lingua parlata. 

Compare anche in
http://www.lankelot.eu/

 

 Per M.

Entrasti trionfante portando quel cesto aperto usato come borsa
 ci tenevi il portamonete (com'era?, non ricordo)
un quaderno rilegato, bello, un libro, di quelli strani che leggevi tu,
un foulard azzurro chiaro e trasparente –
il tutto in bella mostra sul fondo di quel cesto ovale
 fatto di strisce sottili di giunchi  o vimini non so
col manico rigido ad arco che tu portavi
come fosse la più preziosa ma leggera cosa –
tutto al tuo arrivo o passaggio splendeva,
da umile diventava prezioso
forse per quel tuo anello di pietra bianca trasparente e l'altra blu
 con cui accarezzavi i libri del tuo mestiere –
avevi capelli rosso fulvo e lisci e li portavi lunghi
sempre perfetti appena un'onda ai lati sulle spalle –
quando ti guardavo mi impressionavano i tuoi occhi color dei tuoi capelli