Improvvisazione senza titolo

Acqua di mare – gente in attesa – sperano in un crollo della montagna che impedisca il passaggio – terrore dell’andare controcorrente, cioè all’indietro dentro cose dimenticate – ambienti surriscaldati vicoli ciechi motociclette rotte gomme tagliate fantasmi  in botti vuote – contenevano vini squisiti antichi svuotate all’improvviso perché sono arrivati i soliti fantasmi di quella casa che nessuno abita da tempo – orfanotrofio per animali persi soli magri – rifugio per loro e anche per persone bambini abbandonati di cui si è sentito parlare ma nessuno li cerca li vuole così stanno insieme a cani grandi e piccoli – li seguono perché loro sanno trovare da mangiare – il loro rifugio è un casotto sulla spiaggia.

La mia newsletter letteraria di Marzo 2019

Buongiorno, questa è la mia newsletter letteraria di Marzo, contiene un mio articolo sulla poesia di Lenore Kandel in “The love book” e “Word Alchemy” e una mia recensione dell’ultimo libro in italiano di Patti Smith Devotion : Buona lettura

Dianella Bardelli
P.S. Vi ricordo la recente uscita del mio romanzo “1968” 
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Salvati oppure naviga sulla tua auto verde

Salvati – salvati oppure naviga sulla tua auto verde per strade sterrate rosse di collera – sollevati dalla polvere prova uno sbracato sorriso da fonte anonima – santi protettori su un banchetto ti aspettano festanti cadenzati da musica zigana – sembrano giovani texani che raccolgono foglie per farne cuscini e coperte per le fredde serate con i loro cavalli – hai ancora tante pazzie da compiere – ma invece le vuoi perdere nei più sordidi luoghi – che sei vecchio non è neanche vero – prendi le tue pazzie e mettile in enormi lavatrici e poi involati con il pessimismo degli ultimi pensieri – fai suonare le tue conchiglie fatte di miliardi di piccoli esseri aperti di cuore ma senza mente e coscienza – fantasticando su loro niente cambierà in te – l’hai sempre fatto sembrava vita ma era solo fantasia.

Lenore Kandel e il potere alchemico della parola poetica in “The love book e “Word Alchemy”

“L’amore è un dono non un dare e avere”. Queste parole, in realtà molto attuali, la poetessa Lenore Kandel le ha pronunciate durante un’intervista comparsa in “Voices from the love generation” edito da Leonard Wolf e risalente al 1968. In questa intervista Lenore parla della sua poesia, ma sopratutto del suo stile di vita, suo e di quel movimento giovanile che abitava, si radunava e operava nel distretto di Haight Ashbury a S. Francisco tra il 1960 e il 1970, e che aveva fatto della liberazione sessuale nell’America puritana e conformista di quegli anni la propria bandiera. “ Quali sono i tuoi interessi?”- chiede l’intervistatore- “ La gente e le parole, i sogni e le visioni”-risponde Lenore- e aggiunge “Sono uno scrittore, ma sono una donna e non voglio sacrificare il mio essere donna a favore del mio essere scrittore. Ho sempre sentito me stessa in maniera graziosamente sensuale. Penso che tutte le cose sul peccato originale sono superate. Se ami qualcuno devi accettarlo integralmente e lui deve fare lo stesso con te se ti ama. L’unico modo che conosco affinché questo accada è l’esperienza, la vita e il dirsi sempre la verità”.
Di origini rumene e russe Lenore Kandel visse tra New York e Los Angeles prima di trasferirsi definitivamente a S. Francisco nel 1960. Aveva cominciato fin da bambina a scrivere poesie, ma è a partire dagli anni di San Francisco che Lenore scrive le sue più belle composizioni poetiche. Qui divenne un’attivista del gruppo anarchico dei Diggers che offriva cibo, vestiti e cure mediche gratuite a chiunque ne avesse bisogno. Oltre alla poesie si dedicò ai più vari mestieri come ad esempio danzatrice, cantante, guidatrice di autobus. Partecipò al raduno hippy al Golden Gate Park del 1967; era il suo trentacinquesimo compleanno. Quando, unica donna sul palco, prese la parola, 25000 persone le cantarono insieme ‘Happy Birthday’. A detta di chi all’epoca la conosceva era di una bellezza carismatica, aveva forme rotonde e sensuali, attirava l’attenzione di chiunque la incontrasse per il suo aspetto dominante e allo stesso tempo sereno.
Credo che Lenore Kandel, lo si intuisce dalla sua vita e dalla sua poesie, fosse una donna che non aveva paura. Non aveva paura di se stessa e degli altri. Soprattutto degli uomini che amava. Non aveva paura di perdere il controllo. Perdersi le piaceva.
Nel 1966 il suo libro di poesie “ The love book”, era stato condannato per oscenità. In questo piccolo libro di appena 8 pagine e 825 parole Lenore affronta poeticamente il tema dell’amore sessuale tra un uomo e una donna. Il linguaggio è esplicito, ogni parte del corpo maschile e femminile che riguarda l’atto sessuale viene nominata in maniera diretta e non eufemistica. “Everyone who makes love is religious”, disse Lenore Kandel in sua difesa alla giuria durante il processo per questo suo libretto. E aggiunse “Io credo che quando gli esseri umani sono così vicini tra loro possano diventare una sola carne e spirito, essi trascendono l’umano nel divino”.
E infatti in queste poesie si dice che l’amore fa fiorire l’universo intero e i due amanti sono l’avatar di Krishna e Rada, il puro amore-desiderio della divinità;e diventano un solo angelo totale,uniti nel seme e sudore, uniti nell’urlo d’amore e sacri sono i loro atti, sacre le loro persone. I loro corpi si muovono, carne verso altra carne e i loro visi nell’atto dell’amore sono i visi di tutti gli dei e di tutti i meravigliosi demoni.
Quelle di The love book sono poesie autobiografiche, attraverso gli strumenti e i gesti della materia di cui sono fatti i corpi di un uomo e di una donna, l’atto sessuale si eleva ogni volta a evento sacrale, spirituale, totalmente immateriale, fino a raggiungere quel momento in cui due diventava uno, e tutto si ferma, smette di dividersi, di essere un insieme di pezzetti uno diverso dall’altro, per essere un mondo solo, immateriale, invisibile, potente, senza corpo, puro spirito.

Il libro di poesie di Lenore che amo molto è “Word Alchemy” (1967 ). E’ la raccolta poetica più visionaria di Lenore Kandel. Le visioni di Lenore sono rivolte a tutto ciò che esiste, che forse esiste, che potrebbe esistere. Perché secondo lei ” each beast contains its god, alla gods are dreams, all dreams are true” ( verso di Freak show and finale). Allora anche se le parole non sono le cose in Lenore acquistano questo potere. Word Alchemy parla infatti di uomini-animali, donne-luna, petali che contengono l’universo. E ne parla nella stessa maniera delle cose che si vedono e si toccano. Per Lenore realtà e immaginazione si eguagliano, ai suoi occhi sono “vere” entrambe.
Di cosa è frutto la parola alchemica? E soprattutto può avere il potere di trasformare la realtà? Sì se si parte dal presupposto che la realtà come dato definitivo non esiste, ma esiste solo la trasformazione, che cambia forma, colore, attitudine. Che avviene in un tempo e luogo che non sono quelli ordinari, dove regna incontrastata la vacuità di tutte le cose. Dove le nostre aspirazioni, certezze, paure non hanno nessun potere. In Word Alchemy Lenore Kandel parla di tutto questo, e anche della natura selvatica, animale degli esseri umani, capaci di fare il bene e il male, di uccidere e di amare.
Le donne hanno lo sguardo che va nel profondo delle cose, posso vedere direttamente la trasformazione, la possono percepire, toccare. Hanno gli occhi che contengono memorie dei tempi antichi quando dei e esseri umani non erano ancora stati divisi; hanno occhi verdi e ali bianche. Gli uomini non hanno ancora ucciso dentro di sé il lupo hanno spine dorsali tatuate e la lingua incrostata di stelle. I poeti hanno il volto della tigre mentre leggono i loro testi. E ci sono direzioni dove andare che non sono mai esistite. E c’è silenzio che è solo nel labirinto di una rosa e c’è lei, Lenore, che esige come Kerouac di vedere il volto di Dio così come il girino chiede di diventare rana perché le barriere del tempo
sono solo convenzioni. E lei Lenore esige anche risposte per ciò di cui non ha ancora conosciuto la domanda. E c’è anche la incapacità di amare i propri nemici
perchè è più facile amare uno sconosciuto piuttosto che i tiranni,quelli che “hanno massacrato gli angeli” e hanno loro legato le gambe e tagliato “le gole setose”; gli stessi tiranni che si sono mangiati”l’agnello di Dio”.

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Lenore Kandel ebbe una vita avventurosa e per certi versi drammatica. A metà degli anni ’60 in una cooperativa di scrittori conobbe William Fritsch, soprannominato Sweet William, che si innamorò immediatamente di lei. I due si misero insieme e Lenore lo seguì nelle scorribande sulla sua Harley Davidson e nella vita spericolata nel gruppo degli Hell’s Angels. Di S. Francisco. Nel ’70 i due ebbero un grave incidente di moto e Lenore rimase gravemente ferita alla schiena, tanto da non camminare più come prima. Da quel momento, dopo una lunga permanenza in ospedale, Lenore visse gli ultimi quarant’anni della sua vita ( è morta nel 2009) nel suo piccolo appartamento, uscendo raramente per qualche reading.
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Nel 2007 durante una manifestazione per commemorare la “summer of love” di San Francisco di quarant’anni prima (il cosiddetto Summer Of Love Survivors 40th Anniversary), fu chiesto a Lenore Kandel cosa stesse facendo nel 1967 e cosa stava facendo nel 2007; la sua risposta fu: 1967: writing poetry; 2007: writing poetry. Cosa vuol dire questo se non che quel che rimane di quell’epoca, della sua gioventù hippy è solo il fatto che tra le tante cose che lei può ricordare di aver fatto, quella più importante è che ha scritto poesie, come se l’aver fatto parte del gruppo politico anarchico dei Diggers fosse stato cancellato, o l’aver partecipato ai Bed-in di S. Francisco non fosse più degno di nota. Come se anche gli amori appassionati non fossero più degni di nota o le sue opinioni sull’amore sessuale non fossero più importanti. Come sei lei fosse stata per tutta la vita chiusa in una stanza writing poetry invece di vivere appassionatamente ogni istante dei suoi 35 anni prima dell’incidente di moto.
La North Atlantic books nel 2012 ha pubblicato una corposa antologia poetica di Lenore, che include le raccolte già conosciute e anche alcuni inediti)

Un’attrazione che vuole essere assecondata

E’ andata in quella città lontana, dove recita una sua amica. L’amica è in crisi con il suo uomo, lui non la vuole più e lei poverina fa di tutto per sedurlo, ma lui niente, non la guarda, non la considera. Il brutto è che lei vive a casa di lui, e se si lasciano sarà un bel problema. Comunque io arrivo da lei nel primo pomeriggio, si chiacchiera, poi ceniamo noi due da sole. Poi si va a teatro. Mi ha tenuto un posto. Ed è accanto a lei che si è seduto un uomo. Sente un’attrazione che vuole essere assecondata verso il braccio di quest’uomo, non lo ha visto in viso, era già buio nella sala quando lui si è seduto accanto a lei. Lo spettacolo è comico e lei e lui sorridono negli stessi momenti. Che bella sintonia tra noi!, pensa lei. E’ già qualcosa, ma come farò ad attaccare discorso?, si chiede. La prende la timidezza. Basterebbe chiedergli quando si accendono le luci: ti è piaciuto lo spettacolo? Ma lei con gli uomini non fa mai il primo passo. Sulla parete alla loro sinistra c’è un termosifone. E’ una sala piccola quella. Quando si accendono le luci, si dice, mi alzo e mi metto vicino al termosifone e aspetto che lui si avvicini a me. Ma quando finisce lo spettacolo tutti gli amici degli attori si fiondano dietro le quinte per salutarli e complimentarsi così lei si sente in dovere di andare a salutare la sua amica. Cerca di fare presto ed è convinta che quell’uomo stia in sala ad aspettarla per attaccare discorso. Invece no. Prova una gran delusione. Perdere belle occasioni, così rare in fondo, sei proprio una stupida, si dice. E’ convinta che le occasioni perse sarebbero state le più belle, e qualche altra volta le è già capitato. Per non dispiacere a qualcuno, perché aveva già preso un impegno con degli pseudo amici, per senso del dovere, insomma. Come questa volta. Fregarmene dell’amica, ecco cosa dovevo fare, si dice, e agganciare quest’uomo che mi piaceva. A salutare l’amica ci poteva andare anche dopo.

Alcuni momenti della presentazione del mio romanzo 1968 alla libreria Ubik di Bologna

L’11 Gennaio 2019 ho presentato il mio romanzo “1968” alla Libreria Ubik di via Irnerio 27 a Bologna. Ecco alcuni momenti della serata.

Le amiche

Io non mi compro mai niente. Le robe che porto mi durano anni, andare nei negozi, guardare, scegliere, decidere, spendere il giusto nel senso della famosa qualità-prezzo mi annoia bestialmente. E ci rinuncio. Me la cavo qualche volta con le liquidazioni ma solo se entrando in un negozio becco subito la cosa che mi piace. E’ successo così in un negozietto di paese, sono passata per caso davanti ad una vetrina, ho visto un pantalone rosso, sono entrata, l’ho provato e via l’ho comprato. Ma in genere non vado in città apposta per comprare qualcosa. Ma l’altro giorno ero con due amiche e si girava per il centro. Siamo passate davanti ad una vetrina di un negozio di scarpe che svende tutto perché chiude. A me quel negozio non è mai piaciuto e se non fosse stato per le mie amiche che si sono fermate a guardare le scarpe in vetrina avrei tirato dritto. Ma lì davanti mentre una diceva ” guarda carino quel paio” e l’altra di rimando ” anche quelle altre non sono male”, io butto l’occhio su un paio di scarponcini della mia misura ad un prezzo ridicolo per quel tipo di negozio. “Sono della mia misura”, dico a bassa voce. E faccio per tirare dritto per andare a prenderci il nostro solito thé in un bar carino. “Ma no, entriamo”, dice una delle amiche. “No, non ne ho voglia”, faccio io. “Ma dai”, fa l’altra, “entriamo, a quel prezzo”. “Va bè”, faccio io, “ma solo per provarle, sembra una pelle dura e magari mi fanno pure male”. Spingo la porta a vetri ed entriamo. C’è aria di smobilitazione nel negozio, sugli scaffali poche scatole, le commesse serie. “Fra una settimana si chiude”, dice una di loro quando chiedo di provare gli stivaletti. “A questo prezzo o li prende ora o non li trova più”, aggiunge. Li ho provati, ero perplessa, poco convinta, le scarpe che mi compro mi fanno sempre male per un sacco di tempo. Insomma senza quelle due amiche quelli scarponcini li avrei guardati in vetrina ma non li avrei mai comprati. Sono comodi come due pantofole e ora li porto sempre.

Venerdì 11 Gennaio 2019 ore 18 presentazione del mio romanzo 1968 alla libreria Ubik di Bologna

Venerdì 11 Gennaio 2019 alle ore 18 alla libreria Ubik di Bologna via Irnerio 27 presenterò il mio romanzo 1968 insieme al fisico e scrittore Bruno Giorgini  

Il mio romanzo “1968”
Il romanzo narra la vita quotidiana di una giovane studentessa fuori sede di nome Marina che fa politica attiva in un collettivo studentesco, torna spesso nella sua piccola città di provincia per farsi coccolare dalla famiglia, fa lavoretti per mantenersi, e “per caso” è coinvolta in qualcosa in cui mai avrebbe pensato di trovarsi.