un bellissimo documentario su Ginsberg, Kerouac, Corso e gli altri della beat generation


 Contiene testimonianze dirette dei protagonisti della beat Generation; è presente anche Timothy Leary che dice cose stravaganti ma di grande interesse. Ci sono filmati dell’epoca davvero inediti sulla scuola di scrittura di Boulder dedicata a Jack Kerouac. Vi compaiono Ginsberg, naturalmente, ma anche Corso, Orlovsky, Waldman, Burroughs, gli studenti che la frequentano. Ci sono letture di poesie in mezzo alla strada, piccole manifestazioni contro la guerra interrotte da poliziotti che hanno la stessa età degli studenti e tutto sommato si comportano in modo gentile, li invitano a spostarsi dal centro della strada o li spostano di peso ma con maniere non violente.
Un mondo a parte quello beat-psichedelico-hippy nelle sue manifestazioni più spontanee, prima che il mercato se ne impossessasse.
Alla scuola di scrittura le lezioni avvengono in luoghi informali, tipo soggiorni con sedie e poltrone sparse qua e là. Gli insegnanti parlano come viene loro di fare lì per lì, in modo del tutto spontaneo, improvvisato, stanno in mezzo agli studenti, non c’è separazione tra gli uni e gli altri. Magnifico, teatrale, Ginsberg quando legge le sue poesie accompagnato dall’harmonium che suona anche bene. Burroughs, come dice Ginsberg nel commento al documentario sembra uno della CIA dai modi di fare calmi e prudenti. Adorante la sempre presente Fernanda Pivano che ascolta scegliendo un angolo della stanza in cui rifugiarsi dalla luce accecante di tanta genialità raccolta tutta insieme davanti a lei.

 

Immagini e scrittura

Foto di Dianella Bardelli

 Foto di Dianella Bardelli

Mentre le vivi non sono ancora storie.
Sono un misto di emozioni e sensi, pensieri, azioni e reazioni.
Dopo, ma anche dopo tanto tempo, la mente li organizza e diventano scene, brevi film
che vedi a occhi chiusi.
Ecco perché Kerouac prendeva sempre appunti. Dopo riaffioravano sotto forma di immagini in movimento. La prosa spontanea dà loro voce. Anche la poesia.
le improvvisazioni di scrittura sono solo il registratore di immagini.

L’improvvisazione di scrittura è lo stile della mente

Nella letteratura italiana  c’è l’impero della tradizione. Molti pensano che nella poesia non si siano fatti passi avanti dopo Dante e Petrarca. Secondo loro il poeta è colui che lima i suoi versi, cioè li abbellisce. Questo avviene perché in Italia non si sa improvvisare. Si pensa che in poesia improvvisare non si possa fare. Magari in teatro sì, in poesia no. Quelli che pensano così non sanno che l’improvvisazione poetica è uno stile, fa parte di un canone un bel pò successivo a Dante e Petrarca. Fu inaugurato da Jack Kerouac e Allen Ginsberg negli USA a partire dalla metà degli anni ’40. Jack per primo capì che l’improvvisazione di scrittura è lo stile della mente. E’ il ritmo della mente. Sì, perché l’unione di cuore e pensiero ( la cosiddetta ispirazione ) produce in poesia ( ma anche in prosa ) un ritmo determinato, un andamento molto determinato ma spontaneo, che in qualto tale non si può correggere. Oppure lo si può fare in minima misura e non per abbellire, confezionare meglio il prodotto.

Su “Gli ultimi giorni di Pompeo” di Andrea Pazienza

Il bianco e nero

dell’oltre disperazione

perché c’è un oltre

un oltre per tutto –

l’arte e la dipendenza –

cercavo su questo argomento

per scrivere una storia

su questo argomento

e cioè

come mai una persona intelligente

si fa di eroina

e soprattutto

perché un artista

si fa di eroina

e soprattutto che perdita è

per l’umanità –

cercavo risposte

per questa storia

che voglio scrivere

cioè di uno che per anni

fa una sua difficile ricerca spirituale

con disciplina e sacrificio

e poi butta tutto via

si fa di eroina e muore –

cercavo risposte al mio

perché succede?

“per una sorta di caso”,

direbbe Pazienza

e penso sia così

questa è una buona motivazione

tutto in fondo, dai

succede “per una sorta di caso”-

il caso è l’intreccio di quel che siamo stati

di quel che siamo

una specie di destino, insomma-

e in questa mia ricerca ho incontrato

Pompeo di Pazienza

mi ha colpito Pompeo

tanto

e ho provato compassione

ovvero quell’empatia triste

di quando all’Hospice

dove vado il mercoledì

per il thè del mercoledì

sono in una stanza

dove un essere umano

sta male e respira male

e sembra

uno di quei quadri

del Cristo morto

che si facevano nei tempi antichi –

ho provato compassione

perché “lui” siamo noi

e allora guardando e leggendo Pompeo di Pazienza

ho provato compassione

soprattutto per me –

Pompeo non è un fumetto

non leggo fumetti

ma questo non volevo finisse

volevo che andasse avanti

per migliaia di pagine

come per Dostoevskij

come per i grandi disperati

scrittori del passato

che avevano grandi terribili

ossessioni

e da queste grandi terribili

ossessioni

creavano capolavori –

erano vittime sacrificali

si davano in pasto

nei loro libri

come Dostoevskij

come Kerouac

come Ginsberg

come Pazienza di Pompeo –

Pompeo non è un fumetto

Pompeo è darsi

in pasto alla pagina

“visceri sul tavolo”

senza più compiacimenti

senza più arte, stile

tratto e segno

Pompeo è dove comincia l’arte

non dove finisce –

quando uno ha l’arte

di Pazienza e Dostoevskij e Kerouac

può succedere

di volerla buttare via

ovvero può succedere

di volersi buttare via

come se la propria arte

fosse un fardello che non ci aiuta

come se la propria vita

fosse un fardello che non ci aiuta

ma fosse al contrario una zavorra

che ci lega

che ci trattiene

di qua da qualcosa –

è terribile e bellissimo

Pompeo di Pazienza

e avrei voluto

non finisse mai –

c’è un destino per gli umani

che si compie sempre –

il pennarello nero

che non disegna

ma segna squarci

il nero del pennarello

che non disegna –

che bella l’ultima scena

lui con la catena al collo

sul burrone nero

la morte nera

la morte nera

che gli fa paura

ma poi si butta

“come se fosse spintonato”

chi Pompeo – Andrea

ti ha dato quella spinta?

quell’ultima spinta? –

il fatto è che

la vita

è una condanna a morte

siamo tutti prigionieri

del braccio della morte

che è la nostra vita

Il prato

Piccolo non si riposa –
non c’è più –
grossa saltella
giallo vola, non va piano –
cercano, fuggono
soprattutto fuggono
mi toccano
mi girano intorno
sono il loro grande fiore
da annusare
pizzicare
che ha tanto buon sangue da succhiare –
i cani invece giocano
ansimano
guardano –
la tortora passa
nell’erba una formica nella sua foresta –
il cane piccolo ha paura
e tenero si avvicina
la mosca mi accarezza, mi fa il solletico –
animali che si scacciano…
una farfalla immensa irrompe
in tutta questa normalità –
come ieri
che mi è successa una cosa che non so dire –
“guarda”, mi ha detto
mostrandomi l’insetto
color turchese morto stecchito,
non era minaccioso il tono
era riferito al colore così bello
così strano –
per me era la Verità
che mi metteva brutalmente sotto il naso –
ho avuto paura
ho detto “no, no”

 

L’albero sventrato

Totem della salvezza
sapienza aperta
a mostrare
l’essenza spirituale
che cercavo
che cerchiamo
e non troviamo mai-
poi accade
di vederla così
che da sola si apre
cedendo alla terra
la superficialità del mondo
e il suo essere morto –
ho capito, le dico
ma è un’angoscia il sapere
perché è più scuro che chiaro
e poi ci chiama a sè
perché solo morendo
nell’apertura massima…
forse una possibilità

La visione verde

L’uomo nella sua visione verde

C’è musica
e cibo
un vero bouffet,
c’è una festa oggi
qui all’Hospice –
nella sua stanza l’uomo la ignora,
è tutto preso dalla sua visione verde –
” ci provo”, dice –
c’è il verde nella tela
e penso sia il verde
di questa primavera
piena di pioggia a sole –
non vuole i pasticcini
non vuole il thè
vuole la sua visione verde,
così la fa

Immagini della mente

I pensieri
sono pezzi azzurri
di materia –
gesso colorato
a pezzi friabili –
pezzi piccoli
rettangolari,
in certe parti si staccano –
pezzetti, briciole
briciole di pensieri,
 a voler essere filosofici
( diciamola tutta,
a volte il poeta
aggiunge un pò di estetica poetica
un pò di “poesia”
che nell’improvvisazione
della mente non c’è)
i pensieri
i pensieri
sono pezzi
di cose senza contenuto
non hanno un significato
stanno lì
nel buio della mente