Anniversario

E’ una goccia
grande di sangue
il petalo rosso-

silenzioso è caduto
sul tavolo assolato-

lo lascio splendere
con la prima rosa
già un po’ appassita-

in attesa
d’altri petali
e altri giorni
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ho applicato la tecnica del Cut-up a questa poesia
( cioè ho tagliato tutti i versi, li ho mischiati e rimontati casualemente):

Con la prima rosa
in attesa
lo lascio splendere-

silenzioso è caduto
d’altri petali
e d’altri giorni-

grande di sangue
già un po’ appassita
è una goccia-

il petalo rosso
sul tavolo assolato

A partire dal 26 Febbraio prossimo guiderò un corso di Scrittura Creativa a Bologna.
Il corso è organizzato dall’Associazione Primo Levi e si terrà in via Polese 22 (sede dell’Associazione) ogni venerdì dalle ore 15 alle ore 17 per la durata di 10 incontri.
Durante ognuno di essi   proporrò esercizi di improvvisazione di scrittura su vari temi, argomenti, titoli, legati ad esempio ai cinque sensi, o a oggetti ( sassi, rami, foglie, fiori, ma anche qualunque cosa possa suscitare ispirazione). Gli esercizi saranno eseguiti durante le ore del corso.
Durante le lezioni  proporrò ai partecipanti alcuni spunti di lettura e scrittura a partire dal
romanzo di Dostoevskij I fratelli Karamazov; non lo leggeremo tutto, ovviamente. All’inizio del corso infatti riassumerò la trama, le caratteristiche dei vari personaggi, i temi affrontati dall’autore. Leggeremo insieme alcune pagine, quelle più interessanti dal punto di vista di chi scrive di letteratura, per capire in che modo si possono affrontare certe scene o descrizioni. Alcuni esercizi di scrittura partiranno proprio da alcune di queste pagine; si tratterà di provare a scrivere o descrivere   una determinata situazione, per poi confrontarla con il modo in cui la ha affrontata lo scrittore. Anche io eseguirò gli esercizi insieme ai partecipanti al corso.
 Nel corso di ogni incontro si eseguiranno gli esercizi di scrittura ( che io chiamo improvvisazioni) e poi chi vorrà leggerà il suo scritto agli altri; anche io, se richiesta, leggerò il mio testo.
Le uniche  cose che  servirà portare al corso, oltre romanzo di Dostoevskij, sono una penna e un quaderno.
informazioni e iscrizioni:
Università Primo Levi
telefono 051 249868
[email protected]
insegnante: Dianella Bardelli
scrittrice e insegnante di
Scrittura Creativa
[email protected]
http://poesiaprosaspontanea.splinder.com


Rosarosae

Erano tempi bui. Le rivoluzioni si succedevano le une alle altre. Avevano nomi antichi: destra, sinistra, socialisti, controrivoluzionari, ecc…
Era sempre notte. Buia, senza luna, senza luce, neanche quella artificiale dei lampioni. Ma con molte stelle.
Le persone se ne stavano rintanate in palazzi alti e bianchi. Uscivano raramente. Non si andava più fuori  a cercare cibo. Quello dell’anima qualcuno lo cercava ancora. Si campava di quel poco che si era messo da parte. Come era sempre stato da quelle parti. Si aspettava. Il sole, prima o poi, sarebbe sorto di nuovo a ridare gioia e speranza.
Lei, Rosarosae si aggirava sempre per le strade buie di quella città rivoluzionaria-controrivoluzionaria, ecc…
Era sempre in attesa di qualcosa. Che qualcosa di bello anche a lei accadesse. Come era successo a qualcuno, che, si diceva, aveva trovato l’autobus giusto per andarsene via di là. Verso la costa o la collina, verso la luce, fuori da quella città paludosa, fredda, dove era sempre notte.
Un giorno- notte, mentre si si stava aggirando per  strade particolarmente limacciose e buie, dove il selciato luccicava nero e umido sotto la fredda luce delle stelle, Rosarosae trovò per terra un giornale. Lo raccolse. Sapeva che non avrebbe dovuto farlo. Era un giornale della controrivoluzione e se gli attuali vincitori, i rivoluzionari, socialisti, ecc…, l’avessero vista con quel giornale l’avrebbero assalita, picchiata, forse uccisa. Ma lei era troppo curiosa e così lo raccolse. E se lo mise sotto il braccio, sperando che i capannelli dei vincitori che stazionavano in diversi punti della città, non si accorgessero di lei.
Passò vicino ad uno di essi e in effetti nessuno si accorse del giornale che Rosarosae portava sotto il braccio.
Si stava avviando verso la fermata dell’autobus che sperava l’avrebbe portata fuori dal buio perenne, verso qualche stazione climatica riservata a chi aveva fortuna o buone conoscenze.
Sapeva qual era l’autobus giusto, ma era incerta sul da farsi. Su cosa fosse meglio per lei.
Raggiunta la fermata degli autobus, gettò il giornale controrivoluzionario in un cestino dei rifiuti. Capì che non le sarebbe più servito. Salire sull’autobus giusto dipendeva ormai solo da lei. Aspettò parecchio senza che passasse nessun autobus. Poi dopo un bel po’ ne passò uno. Ma non era il suo. Ma siccome era stanca di aspettare vi salì sopra. L’autobus partì. Lei sapeva che era quello sbagliato e che era stato stupido salirci. Così non pagò il biglietto e scese a una delle prime fermate. Dovette prendere l’autobus che ritornava da dove era partita. Quando ci arrivò pensò: ho solo perso tempo.
Aspettò ancora il suo autobus giusto. Arrivò finalmente, ma era talmente pieno di gente che non vi salì. Un signore che era lì alla fermata le disse: dai, sali, è il tuo autobus, quello giusto. Ma lei gli disse, o si disse: è troppo pieno. E non salì. Rimase lì ad aspettare. Fiduciosa, dopo tutto.

Cibo e odori

La casa profuma
di cibo buono,
addomesticato-

dalla campagna,
cucina all’aperto del mondo,
giungono
misteriosi e selvatici odori-

è il cibo nascosto
nella terra
nei boschi
sotto i rami
attaccato alle foglie-

talpe
vermi
topi
piccoli uccelli-

il cane li annusa
li cerca
ritrova se stesso
e li divora