Una mia recensione della raccolta poetica di Gary Snyder “Questo istante presente”

All’inizio ho sbagliato. Leggevo le poesie di “Questo istante presente” di Gary Snyder ( libro uscito nel 2017 a cura di Giuseppe Moretti nella traduzione italiana di Rita Degli Esposti per Jouvence Edizioni ) una ad una e scrivevo man mano un mio commento, una mia riflessione. Poi ho capito. Mi sono lasciata andare alla lettura. Solo allora ho avuto l’impressione di avere comprese, assimilate, fatte mie queste poesie. E ho colto come siano il diario-bilancio di una vita. Fatta di costruire, scrivere, amare, viaggiare e osservare la natura nella dimensione del selvatico. La prima e l’ultima poesia parlano dello stesso tema, la perdita di una donna molto amata. E’ un cerchio questa raccolta poetica, Snyder lo tratteggia da un primo punto di matita fino all’ultimo punto di matita. Che sono l’amore e la perdita di una donna. In mezzo c’è la vita di tutti i giorni, molto lavoro manuale, i viaggi, gli amici, la vita solitaria con l’unica compagnia di un cane.
E’ sempre con un misto di sorpresa e aspettativa che mi avvicino ogni volta ad un testo di Snyder. Come a qualcosa che ha a che vedere con il sacro e con il silenzio, ovvero con quella che lui chiama la wilderness.


 

La prima e l’ultima poesia di “Questo istante presente” mi hanno molto commosso. Leggendo la prima dal titolo “Contorto” ti aspetti che parli solo di ciocchi segati di un pino. Sono ciocchi lisci e regolari, ma alcuni sono contorti. Improvvisi come fuori testo, come parlassero d’altro, gli ultimi versi: “la mia donna era dolce”. Non c’è solo la contrapposizione tra contorto e dolce (che è già qualcosa di profondo e inusuale), ma anche quel continuare i soliti lavori manuali, che però non riescono a distogliere dal pensiero dell’ amore perduto, e anzi lo evocano continuamente. L’ultima poesia (“Adesso vai”) del cerchio immaginario che, almeno nella mia mente, rappresenta questa raccolta poetica, affronta direttamente il tema della morte. Qui Snyder fa quello che troviamo anche in altre sue raccolte poetiche a proposito della morte di animali cui gli è capitato di assistere, cioè non lesina sui dettagli concreti. Questo avviene ad esempio in alcune poesie contenute nel volume “L’isola della tartaruga”.
“Adesso vai” affronta con la stessa accuratezza di particolari la morte della donna amata, ” niente dio o illuminazione o accettazione…della fine della nostra vita”, ma solo la realtà così come si presenta ai sensi e al cuore. E’ bella e terribile questa poesia, è lunga e si continua a leggere per vedere fin dove si spinge il coraggio dello scrittore. Si spinge dove è difficile scrivere come ti riduce la malattia rispetto a quello che eri, come ti riduce quando sei ancora vivo e come ti riduce quando sei morto. Non so come si sia sentito Snyder nello scrivere così dettagliatamente la malattia e la morte della donna amata. Non lo so. So che leggere “Adesso vai” mi ha fatto molta impressione e credo che abbia avuto lo scopo di dire a se stesso e a noi lettori cos’è la morte e come sia possibile continuare ad amare con la stessa intensità qualcuno oltre la bellezza e la salute di un corpo. Amarlo mentre si disfa già da vivo e poi si decompone e infine brucia, ” Ancora innamorato, essere lì/vedere, annusare, sentire/pensare addio/valeva la pena, anche con l’odore”.

Tra “Contorto” e “Adesso vai” sono racchiuse le altre poesie su temi consueti nella produzione poetica di Snyder. Prima di tutto la natura e il selvatico. Come in “Postazione siberiana”, una poesia narrativa incentrata su una tempesta di pioggia e grandine passata sotto un grande vecchio pino che evoca al poeta una sua possibile vita precedente vissuta da monaco. Oppure ” Canzoni del mattino” che parla di stelle che svaniscono al richiamo delle oche selvatiche, o “Qui”, in cui Snyder si chiede ( come spesso facciamo anche noi) “Perché siamo qui”.

Poet Gary Snyder in his Nevada City, California, home.
Credit: ANDREW NIXON / CAPITAL PUBLIC RADIO

E poi ci sono le poesie dedicate agli amici e ai luoghi visitati. A proposito di questi ultimi mi hanno colpito quelle dedicate all’Italia. Sono composte con lo sguardo preciso e allo stesso tempo distaccato pur se pieno di empatia che mi pare sia tipico dello stile poetico di Snyder. Cito solo a mo’ di esempio ” Giovane David a Firenze, prima di uccidere”. L’ammirazione del poeta per questa scultura di Michelangelo nasce dalla descrizione dettagliata che ne fa,che lo porta alla riflessione finale: ” Tranquillo, in un posto profondo/una cerniera del tempo/modestia e grazia nuda”. Lo stesso accade in “Sette poesie brevi dall’Italia che termina con questi bei versi: ” appoggiato/ad una panca guardo in alto/il duomo del cielo blu/l’unica chiesa che mai ci servirà”. Tra le poesie dedicate agli amici mi piace ricordare “Rabbia, bestiame, e Achille”. E’ incentrata sul perdersi di vista per anni e poi ritrovarsi per caso nel retro di un bar. Infine ci sono le poesie dedicate ai lavori manuali. Due mi sono piaciute particolarmente: ” Avviare l’orto di primavera pensando a Thomas Jefferson” e Storia della notte”. La prima tratta della differenza tra teorizzare (contraddicendosi rispetto al proprio concreto operare) e il semplice fare, perché ” mai troppo tardi/mai fermarsi/una zappa puoi usare/la tua gente lascia andare”. Versi che sono una specie di elogio della vita solitaria e del lavoro manuale. “Storia della notte” invece tratta del tema dell’energia, quella dei generatori di casa che si guastano e bisogna aggiustare e quella della bomba atomica. A questo proposito la poesia racconta del viaggio di Snyder nel 1963 a Hiroshima piena di verde, caffè-shop e soravvissuti pieni di cicatrici lucide. “Quello che mi dà fastidio della Bomba”, scrive il poeta, è il troppo potere”.

Credit : Christopher Felver

Infine vorrei sottolineare l’utilità della posfazione di Giuseppe Moretti. In essa oltre a ricordare gli aspetti più salienti della biografia di Snyder, Moretti ci mostra come la sua poesia si discosti da quella dei suoi amici della beat generation, perché la sua poesia “puntava verso un nuovo ma nello stesso tempo antico stato della mente”. Ed ora ” ultra ottantenne Snyder è un poeta che ha vissuto (e che vive tuttora) intensamente la sua visione. L’ha condivisa in ogni forma e in ogni dove nel mondo, l’ha mantenuta intatta, lucida, coerente e ferocemente connessa per una Terra viva e selvatica”.