Yoga di Emmanuel Carrère

Sembrerebbe che per Carrère “Yoga” stia per vita. La prima parte, ma non la maggiore rispetto all’intero libro, effettivamente racconta una sua breve esperienza in un seminario di meditazione Vipassana. Lo ha dovuto abbandonare solo dopo quattro giorni per una circostanza di forza maggiore. Il resto del libro, che è un romanzo autobiografico, racconta vari episodi della vita di Carrère. La cosa stupefacente è che lo scrittore riesce a far diventare qualcosa di romanzesco episodi di vita anche “normali” come la storia segreta con un’amante o una passeggiata nel bosco. Tutto diventa romanzesco perché è frutto della straordinaria capacità di osservazione dello scrittore. Ci sono anche episodi di vita non così “normali”, nel senso che la maggioranza delle persone non prende e va su una isola greca per vedere un campo profughi per ragazzi afgani minorenni. Oppure non si fa rinchiudere in una clinicaa psichiatrica per farsi fare una serie di elettroshock che in parte lo sollevano dal suo male di vivere ( Carrère si definisce bipolare ). Anche episodi all’apparenza più drammatici, come il racconto di un ragazzo afgano del suo terribile viaggio per arrivare in Europa, vengono descritti da Carrère con il suo linguaggio narrativo tipico: raccontare senza immedesimarsi con la storia tragica di cui si parla ma anche senza rinunciare ad una propria empatia umana. Questo atteggiamento narrativo lo scrittore lo ha applicato in altri suoi romanzi, come ad esempio in “L’avversario” ; Vite che non sono la mia”; “Un romanzo russo”.
Yoga forse è il romanzo più riuscito di Carrère; gli episodi raccontati si incastrano armoniosamente gli uni con gli altri e sono anche elencati in un indice che ci consente di rileggere quelli che ci hanno particolarmente colpito.
Un’ultima considerazione. Carrère con questo romanzo sembra aver raffinato il suo stile. Ci dà anche l’impressione, nei rapporti umani che intraprende nei vari episodi, di essere una persona “normale” che semplicemente scrive, come se questo fosse possibile per qualunque suo lettore. E’ come se lo invitasse a cimentarsi anche lui nella scrittura.