La musica di un quadro di Emilio Vedova

 

Suoni altissimi, roboanti, urlati-

mille trombe squarciano un’aria spessa

dove non c’è più spazio-

una canzone  canta il cuore immacolato-

l’egoismo per me è un suono piatto

sottile, soffiato appena

come un venticello che passa-

s’alza il volume,

le trombe scalzano le voci-

era un parlato melodico,

s’è perso nel bianco della voce infantile-

c’è un violino

che vuole superare le mille trombe

e un contrabbasso gigantesco, gutturale

che arriva più in basso, oltre il quadro

e un sole bianco che chiama-

è un jazz stanco, chiazzato

che non si governa più-

note alte come zigomi-

la coltre del piano li azzera tutti

 

il lume
 
La luce rossa è il cuore-
palpita, aspetta,
nel silenzio che non è solo assenza di parole
che non è solo senza parole-
il silenzio qui, senti come è pieno
e diverso
non caloroso o sentimentale
ma pieno-
è la sensazione del pieno
che vorrei esprimere con la poesia
con le parole della poesia-
una specie di sazietà, punto fermo,
certezza, rettitudine,
senza ombre-
è un silenzio che non c’è
nella casa profana
o nel bosco pieno di vita-
non è il silenzio
dell’assenza di vita
è il silenzio dela vita piena-
mi scalda, mi fa sudare
come se da questa fioca luce
che ora è tutto il mondo
si sprigionasse
il calore di mille soli-
è lo spirito di Dio
che mi parla con l’ombra
che non dice,
toglie il dubbio
e la paura-
morire tra le sue braccia-
questa non è una preghiera
che nasce dallla mancanza,
dalla richiesta, dall’assenza di fede-
non è neanche una preghiera,
ma chiarisce un pensiero
che altrimenti rimarrebbe
 nascosto, silente-
rimarrebbe uno stato d’animo
e non un evento
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foglie d’autunno

l’albero si specchia
nelle sue foglie perse-
un arco rosso
chiuso e longilineo
che da solo s’allarga
ai margini più rado-
simmetrica bellezza
assoluta, totale
che non ha una mano
una decisione
un pensiero-
frutto lo stesso
d’un calcolo ampio
di rette, angoli, curve-
in un atto solo