Il 22 Giugno alle ore 21,30 parteciperò all’interno dello Spazio Guerra di Reggio Emilia in Piazza XXV Aprile n. 2 ad una discussione sulla Beat generation

Il 22 Giugno alle ore 21,30 parteciperò all’interno dello Spazio Guerra di Reggio Emilia in Piazza XXV Aprile n. 2 ad una discussione sulla Beat generation; l’evento si situa all’interno della mostra sulla beat generation in corso fino al 22 Luglio: (http://www.spaziogerra.it/2017/04/03/community-era-echoes-from-the-summer-of-love/). Parlerò della figura di Neal Cassady a partire dal mio romanzo Il bardo psichedelico di Neal Altri partecipanti all’evento: Luciano Guidetti, curatore di Beat2Beat; Mirko Colombo di K – Rock Radiostation Interventi musicali dal vivo di Elia Baioni e Thomas Alghisi Selezione musicale di Mirko Colombo

Neal Cassady & Jack Kerouac Documentary


Sai cosa mi fa impazzire di loro? Che sono sempre  sempre loro stessi, niente maschere ruoli niente saperci fare niente intenzioni…solo essere se stessi, così magnificamente, e Jack che in TV dice che la guerra in Vietnam è un complotto del Vietnam del Sud e del Nord per avere le jeep e Neal che in una libreria lì con Allen per parlare ad un pubblico chiede ma quant’è il compenso? Così agitato lui, così amoroso Allen pendente dalle sue labbra, gambe, faccia, così adorante, ma lì davanti a tutti. Perché per loro davanti a tutti o in privato tra loro due o tre era la stessa cosa e questa è l’unica vera rivoluzione che abbia un senso fare.

Un mio articolo su Neal Cassady nella rivista Write and Roll Society

Qui un mio articolo su Neal Cassady e sul perché ho scritto un romanzo su di lui: Il bardo psichedelico di Neal

http://www.writeandrollsociety.com/neal-cassady/

 

un bellissimo documentario su Ginsberg, Kerouac, Corso e gli altri della beat generation


 Contiene testimonianze dirette dei protagonisti della beat Generation; è presente anche Timothy Leary che dice cose stravaganti ma di grande interesse. Ci sono filmati dell’epoca davvero inediti sulla scuola di scrittura di Boulder dedicata a Jack Kerouac. Vi compaiono Ginsberg, naturalmente, ma anche Corso, Orlovsky, Waldman, Burroughs, gli studenti che la frequentano. Ci sono letture di poesie in mezzo alla strada, piccole manifestazioni contro la guerra interrotte da poliziotti che hanno la stessa età degli studenti e tutto sommato si comportano in modo gentile, li invitano a spostarsi dal centro della strada o li spostano di peso ma con maniere non violente.
Un mondo a parte quello beat-psichedelico-hippy nelle sue manifestazioni più spontanee, prima che il mercato se ne impossessasse.
Alla scuola di scrittura le lezioni avvengono in luoghi informali, tipo soggiorni con sedie e poltrone sparse qua e là. Gli insegnanti parlano come viene loro di fare lì per lì, in modo del tutto spontaneo, improvvisato, stanno in mezzo agli studenti, non c’è separazione tra gli uni e gli altri. Magnifico, teatrale, Ginsberg quando legge le sue poesie accompagnato dall’harmonium che suona anche bene. Burroughs, come dice Ginsberg nel commento al documentario sembra uno della CIA dai modi di fare calmi e prudenti. Adorante la sempre presente Fernanda Pivano che ascolta scegliendo un angolo della stanza in cui rifugiarsi dalla luce accecante di tanta genialità raccolta tutta insieme davanti a lei.

 

Mie riflessioni su “Stavolta veloce: Jack Kerouac e la composizione di Sulla Strada”, di Howard Cunnell

La mia passione per Jack Kerouac si è rafforzata ed è diventata ancor più consapevolezza della sua genialità, leggendo il saggio di Howard Cunnell, “Stavolta veloce: Jack Kerouac e la composizione di Sulla Strada” che appare come introduzione in Jack Kerouac/On the road – il rotolo del 1951. Il questo saggio Howard Cunnell dice una cosa importantissima: ” Assai più che una guida per hipsters Sulla strada è una ricerca spirituale”. Ecco la differenza tra chi Kerouac lo ha capito davvero e chi è rimasto sulla superficie della semplice retorica del viaggio. E Cunnell aggiunge: “Sono gli anni in cui Kerouac si trasforma da giovane romanziere promettente nel più grande scrittore sperimentale della sua generazione…On the road è il fiore di campo da cui crescerà il giardino magico di Visione di Cody”.
A volte mi domando perché Kerouac sia così poco compreso e quindi poco apprezzato in Italia. Forse perché da noi si confonde spiritualità con religione? Oppure si pensa che chi è alla ricerca spirituale del senso della vita debba essere per forza una persona moralmente “retta”, cioè conforme alla comune e convenzionale morale? Forse è questa la ragione. Eppure Kerouac lo era convenzionale, nel senso dell’avere dei valori morali,era attaccato alla famiglia, amava il suo paese, apparteneva ad una religione ( cattolica, con un intermezzo buddista ). Ma questi aspetti in Italia non vengono presi in esame a favore di quelli più apparentemente trasgressivi, e quindi più appetibili da parte del pubblico. Invece Cunnell in questo saggio ribadisce più volte quanto i viaggi raccontati in On the road, siano da una parte viaggi spirituali, e dall’altra il racconto di un’amicizia. Amicizia tra due uomini, Jack Kerouac stesso e Neal Cassady. Un’amicizia così forte da scriverci sopra due romanzi e ritornarne a parlare in altri non specificatamente dedicati a Neal.
In questo saggio di Howard Cunnell a questo proposito viene sottolineato il debito di Kerouac nei suoi confronti, perché Kerouac imparò a scrivere come solo lui seppe fare, proprio da Neal, nella sua famosa “Joan letter”, ritrovata recentemente in una scatola dimenticata di una casa editrice che non esiste più. E anche su questo ritrovamento sarebbe bello scrivere qualcosa, forse un racconto, forse una poesia o un vero e proprio poema. Una lettera questa senza la quale non ci sarebbe stata l’invenzione di uno stile e che stile. Una lettera che per caso ( così si era sempre saputo prima del suo ritrovamento) cadde nelle acque di Sausalito e che invece viene retrovata sessant’anni dopo in una vecchia scatola di documenti dimenticati e che sarà il costoso trofeo di un qualche collezionista.
Nel saggio di Cunnell a proposito della Joan letter e dell’entusiasmo che suscitò sia in Kerouac che in Ginsberg, viene citato un brano di una lettera scritta da Cassady a quest’ultimo nel 1951: ” Il folle polverone che voi due ragazzi avete sollevato sulla mia Grande Lettera mi manda in sollucchero, ma sappiamo tutti che io sono soltanto un soffio e un sogno”. Che meraviglioso, poetico e preciso modo di definire se stesso: io sono soltanto un soffio ( respiro) e un sogno (illusione).
“Voi due ragazzi”, Kerouac e Ginsberg + Cassady: una storia letteraria sì, ma anche una grande storia d’amore. Stavo per scrivere, autocensurandomi, di amicizia, ma fu proprio amore. Carnale o non carnale non ga nessuna importanza. E’ che loro tre si amavano, e si ammiravano e si stimavano. E quando il primo a morire fu Neal Cassady gli altri due ne rimasero scioccati e increduli. Come se avessero loro annunciato la morte di un mito. Perché i miti in quanto tali non nascono e non muoiono, ma vivono in eterno.
Il saggio di Cunnell si sofferma a lungo sullo stile della prosa spontanea che Kerouac trovò nella Joan letter e sull’uso che ne fece nelle sue opere. Quella lettera gli regalò una voce interiore che racconta spontaneamente la sua storia, le sue storie e quelle di Neal. Questo stile è tutt’uno con la velocità di scrittura di Kerouac alla macchina da scrivere. ( e anche qui mi viene in mente che deve esserci una differenza in ciò che si scrive a seconda se si fa utilizzando una macchina da scrivere o un computer, senza contare la differenza che c’è tra le due modalità e lo scrivere a mano, e anche qui se ne potrebbe fare un racconto, una poesia, un poema…). Anche se Kerouac era bravo a battere sui tasti, era così veloce nel farlo da compiere degli errori, ma questi spesso non venivano corretti ma trasformati in altre possibili soluzioni di scrittura. E nel fare questo “si divertiva un mondo”, dice Cunnell citando Philip Whalen. Sui tasti di quella macchina da scrivere nacque quello che nel saggio viene definito, citando Ginsberg, ” il discorso di cuore” di Kerouac. E aggiunge: ” Gli interrogativi che si pone sono hli stessi che ci tengono svegli la notte e scandiscono i nostri giorni. Che cos’è la vita? Cosa significa essere vivi mentre la morte, lo straniero velato, è alle nostre calcagne? Dio ci mostrerà mai il suo volto? Potrà la gioia togliere di mezzo le tenebre? Una ricerca interiore, crto. Ma le lezioni della strada, l’imprevedibile magia della terra americana descritta come un poema, servono ad illuminare e ampliare il viaggio spirituale. Kerouac scrive per essere compreso; la strada è la traiettoria della vita e la vita è una strada”.
L’ultima parte di questo saggio è dedicata alle varie stesure e revisioni di Sulla strada e alle sue fortune e sfortune editoriali. Il primo aspetto ha lo scopo di documentare quanto falsa sia la leggenda che vuole che Sulla strada sia stata scritta di getto in poche settimane, quando invece fu preceduta da anni di appunti, scritture di capitoli e di trame via via cambiate fino al “rotolo del 1951”, il secondo ci mostra quanto fosse difficile allora come oggi emergere nel mondo editoriale per uno scrittore sconosciuto e volutamente marginale e rivoluzionario nello stile come Kerouac.

Grazie Howard Cunnell per la meticolosità di questo saggio e per la passione che traspare da ogni riga e parola.