Corso di Prosa Spontanea Associazione Primo Levi di Bologna
Insegnante Dianella Bardelli
Decima lezione 29.4.2011

Si parla di immaginazione e dello spazio di cui ha bisogno nella mente per potersi esprimere; anzi quando questo spazio viene fatto la mente “galoppa” più velocemente della mano che scrive.
Primo studente: tante volte quando scrivi di getto e vai a rileggere vedi che tante parole “te le sei mangiate”, il cervello le aveva prodotte ma non hai fatto in tempo a scriverle.
Dianella: la mano è più lenta del cervello.
Secondo studente: a proposito di quello che è stato fatto la scorsa volta, sarebbe stato bello fare tutto il corso sullo “ straniamento”.
Oggi scriviamo prendendo come titolo una frase che mi e piaciuta tanto ne I vagabondi del Dharma. E' nel momento in cui il protagonista va a fare la guardia anti incendio su una montagna remota; verso la fine della sua permanenza su questa montagna sperduta il protagonista un giorno si guarda intorno come ha fatto tante altre volte e Kerouac tra le altre cose scrive “ Un unico filo d'erba che ondeggiava nel vento dell'infinito, ancorato ad una roccia”. Lui vede questo paesaggio, vede il ghiaccio, i dirupi e un unico filo d'erba; sembra quasi una poesia questa frase sul filo d'erba. La teniamo come titolo per una improvvisazione di scrittura che facciamo adesso. Proviamo a mettere in pratica in questa improvvisazione la tecnica dello straniamento, cioè scrivendo quello che detta l'immaginazione, anche se è scombinato…se è poco chiaro
Si scrivono questi testi e ognuno legge il proprio agli altri.
Dopo si “scrive con la musica”.
Dianella: cerchiamo di capire ora cosa smuove dentro di noi il brano che ascolteremo, e proviamo a trasferirlo in parole così come viene, sempre tenendo conto della tecnica dello straniamento.
Si ascoltano due brani molto diversi tra loro( uno svelto e uno lento) e si scrive.
Poi si leggono i testi prodotti.
Infine si leggono alcuni testi scritti a casa sulla descrizione di oggetti o persone con la tecnica dello straniamento.

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