About Dianella Bardelli

In questo blog sono presenti mie recensioni di romanzi e saggi su vari argomenti, soprattutto sulla letteratura della beat e hippy generation. Scrivo romanzi, spesso ambientati negli anni ’70-’80’; e poesie; ne ho pubblicati alcuni : Vicini ma da lontano, I pesci altruisti rinascono bambini, Il Bardo psichedelico di Neal ; è un romanzo sulla vita e la morte di Neal Cassady, l’eroe di Sulla strada. Poi ho di recente pubblicato il romanzo “Verso Kathmandu alla ricerca della felicità”, per l’editore Ouverture; ho pubblicato un libretto di poesie: Vado a caccia di sguardi per l’editore Raffaelli. Ho ancora inediti alcuni romanzi, uno sulla vita e la poesia di Lenore Kandel, poetessa hippy americana; un secondo invece è un giallo ambientato nella Bologna operaia e studentesca del ’68; un terzo è è sull’eroina negli anni ’80 a Milano e un altro ancora sul tema dell’amore non corrisposto.
Adoro la letteratura della beat e hippy generation, soprattutto Keroauc, Ginsberg e Lenore Kandel. Scrivo recensioni su http://samgha.me/ e http://cronacheletterarie.com/
mio profilo in Linkedin:
http://www.linkedin.com/pub/dianella-bardelli/45/71b/584

La mia newsletter letteraria di Dicembre 2017

Buongiorno, ecco la mia newsletter letteraria di Dicembre.
Siccome ho una passione viscerale e assoluta per Jack Kerouac qui alcune cose che ho scritto su di lui nel corso del tempo.

https://poesiaprosaspontanea.wordpress.com/?s=kerouac&submit=Cerca

Poi una poesia intitolata: Prima della rivoluzione si ballava l’hully gully

https://poesiaprosaspontanea.wordpress.com/2017/11/23/prima-della-rivoluzione/

 

e una racconto cortissimo intitolato La redazione
http://lascrittura.altervista.org/la-redazione/

Buona lettura

Dianella Bardelli
https://it.linkedin.com/in/dianella-bardelli-58471b45
http://lascrittura.altervista.org/
https://poesiaprosaspontanea.wordpress.com/
http://solohaiku.altervista.org/

Martedì 12 dicembre 2017- ore 20,30 presso la biblioteca di Molinella, Piazza A. Martoni, 19/1 COME L’ACQUA CHE SCORRE di Marguerite Yourcenar

Biblioteca Comunale “Severino Ferrari”

L’ARCA della LETTURA

Ti piacerebbe far parte
del gruppo di lettura
della tua biblioteca?

Leggiamo tutti lo stesso libro,
poi ci ritroviamo insieme per scambiare le nostre opinioni, i nostri commenti,
le riflessioni e le emozioni che il libro ha stimolato.

Chiedi informazioni alle bibliotecarie

Martedì 12 dicembre – ore 20,30
presso la biblioteca di Molinella, Piazza A. Martoni, 19/1
051 6906860

 Libro prescelto:

COME L’ACQUA CHE SCORRE
di Marguerite Yourcenar
conduce l’incontro Roberta Morrone

Gli incontri successivi avverranno a cadenza mensile

La redazione

Inseguivo un amore, per questo ero andata a Roma. Era un inseguimento disperato. Lo sapevo. Ma l’inseguivo lo stesso. Per la testardaggine di me allora. Non ascoltavo mai il cuore ma solo il mio orgoglio ferito. Non volevo che tutto finisse così. Avrei fatto qualunque cosa perché la storia tra noi continuasse. Quindi chiesi un’aspettativa dal lavoro e andai a Roma. A lavorare presso quel giornale rivoluzionario. Domandai di andarci e mi presero.
La redazione era un luogo lugubre e inospitale. Buio, triste. Si lavorava lì. C’erano i capi, principi inavvicinabili, non osavo rivolgere loro la parola. Si andava in un bar vicino nella pausa pranzo, che ancora non si chiamava così. Loro in gruppo a parlare di grandi cose, io in un angolo a mangiare schifosi panini con la maionese che oggi non sfiorerei neanche con un dito. Si andava lì verso l’una. E loro, i panini, erano lì dalle sette del mattino, magari. Erano tempi oscuri e strani. Nessuna confidenza, nessuna intimità. Questo nelle grandi città. Nelle piccole, come quella da dove venivo io, era diverso. Il parlare, il raccontarsi, il confidarsi, facevano parte del luogo stesso dove la gente si radunava, cioè la piazza. Ma qualcosa stava cambiando anche lì, nelle città di provincia. Ovunque si stava realizzando la fine del sogno, dell’utopia. Avrebbe fatto macerie di se stessa. Stavano per arrivare i micidiali anni ’80.
Ma qualche anno prima io ero lì nella grande metropoli con l’unico scopo di recuperare, salvare un amore. Per farlo lavoravo in quella redazione. C’era sempre gente scura in volto. Si sbaglia a pensare agli anni ’70 come un tempo dell’allegria e dei grandi sorrisi. Si era molto seri, pesanti, aspettavamo una catastrofe e la chiamavamo utopia.

Quanti concerti ha tenuto nella sua carriera finora Bob Dylan 


Quanti concerti ha tenuto nella sua carriera finora Bob Dylan  (fonte: http://www.maggiesfarm.eu/) 2017 (81) 2016 (75) 2015 (89) 2014 (92) 2013 (85) 2012 (87) 2011 (90) 2010 (103) 2009 (97) 2008 (100) 2007 (98) 2006 (98) 2005 (112) 2004 (112) 2003 (98) 2002 (108) 2001 (108) 2000 (113) 1999 (119) 1998 (111) 1997 (96) 1996 (87) 1995 (121) 1994 (106) 1993 (82) 1992 (94) 1991 (103) 1990 (93) 1989 (100) 1988 (73) 1985 (2) 1984 (30) 1981 (54) 1980 (75) 1979 (27) 1978 (112) 1976 (27) 1975 (32) 1969 (3) 1968 (2) 1966 (49) 1965 (75) 1964 (43) 1963 (35) 1962 (42) 1961 (40) 1960 (7) 1959 (2) 1958 (1) 1957 (1)

La mia newsletter letteraria di Novembre

Buongiorno, ecco cosa ho scritto ultimamente, una recensione e tre poesie. La recensione è sul romanzo Memoria di ragazza di Annie Ernaux, è un libro strano sia per cosa racconta, ma soprattutto per come lo racconta, ruota tutto sul ricordo di un’estate vissuta dalla scrittrice 50 anni prima: http://cronacheletterarie.com/2017/11/09/memoria-di-ragazza-di-annie-ernaux/.
Le tre poesie sono qui: https://poesiaprosaspontanea.wordpress.com/2017/11/
Hanno questi titoli: “Al concerto di Ernst Reijseger” ( un fantastico violoncellista che si è esibito il 3 Novembre scorso in un concerto al MAST di Bologna); “Era quell’anno che oggi si ricorda” e “Epic Scene”.
Buona lettura

Dianella Bardelli
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https://poesiaprosaspontanea.wordpress.com/
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Mercoledì 8 novembre 2017 – ore 20,30 Biblioteca Comunale “Severino Ferrari” Le ragazze di Emma Cline

Biblioteca Comunale “Severino Ferrari”

L’ARCA della LETTURA

Ti piacerebbe far parte
del gruppo di lettura
della tua biblioteca?

Leggiamo tutti lo stesso libro,
poi ci ritroviamo insieme per scambiare le nostre opinioni, i nostri commenti,
le riflessioni e le emozioni che il libro ha stimolato.

Chiedi informazioni alle bibliotecarie

Mercoledì 8 novembre – ore 20,30
presso la biblioteca di Molinella, Piazza A. Martoni, 19/1
051 6906860

Libro prescelto:

LE RAGAZZE
di Emma Cline

conduce l’incontro
Dianella Bardelli

Gli incontri successivi avverranno a cadenza mensile

Mi è capitato qualcosa di poetico che ha a che fare con Bob Dylan

Mentre sono in auto ascolto Not dark yet – l‘ascolto sempre in auto quando alla radio non dicono cose che mi interessano – mi viene in mente che Dylan, ovvero le sue canzoni, la sua voce mentre canta, anche quando la registrazione non è dal vivo – non ne fanno solo un poeta, ma una specie di sacerdote della poesia ( lui fa bene a dire che i suoi testi hanno senso solo in quanto sono cantati )  che ispira in chi ascolta qualcosa di dolce e malinconico, qualcosa che ha a che vedere con questo strano caldo autunno, le foglie che cadono, i campi arati, noi ancora in maglietta – e così oggi mi sono fermata in uno spiazzo sassoso mentre in auto andavo dalla mia amica a comprare le pere che lei coltiva e ascoltavo Not dark yet – e allora qualcosa di poetico è nato in me, una specie di emozione poetica – quando mi capita dovunque sono devo tirare fuori il mio quadernetto e devo scrivere – questa canzone ha questa cadenza, questo pestato ritmico che ti entra dentro e ti fa sentire in un modo poetico -così ho fermato l’auto in questo spiazzo sassoso e ho buttato giù le parole che Not dark yet mi suggeriva, mi dettava – e avevano le mie parole a che fa con il Tempo, il tempo che passa, che è, era, sarà:
ho professato per anni il Qui e Ora –
ora non più –
c’ è un passato che è sempre presente
Dylan in “Dont look back”
i miei che sono morti
io da giovane
i miei amici da giovani
io e L. quando ci siamo incontrati
e i miei amori di un tempo
io in una foto da bambina
un 19 Agosto a Riccione
vestita da guerriero pellerossa
che suono il tamburo
e come ci credevo!
tutti lì
tutti lì nel mio cuore

Theodore Sturgeon, un po’ del tuo sangue

Mi piacerebbe davvero sapere dove Sturgeon andava a pescare le sue storie. Solo nei recessi della sua mente? O prendeva spunto da dettagli di storie che sentiva raccontare? O da storie che leggeva di altri scrittori? Viene da chiederselo perché per lo più le sue sono trame davvero originali e così diverse le une dalle altre. Dopo aver letto Godbody, l’ultimo romanzo che Sturgeon abbia scritto, mi sono rivolta ad altri suoi libri che avevo in casa da tempo e che non avevo mai letto. Uno di questi è lo straordinario “Un po’ del tuo sangue”. Nella prima parte ti fai prendere dalle tristi vicende della vita di colui che viene chiamato George ( solo in seguito scopriremo che non è il suo vero nome). E’ il figlio di una coppia formata da un omaccione sempre ubriaco e violento e da sua moglie, piccola e cagionevole di salute, su cui si scatena la violenza del marito quando torna a casa ubriaco fradicio, ovvero quasi tutte le sere. I tre fanno una vita solitaria e triste. L’unico diversivo per George è vagare per i boschi e cacciare piccoli animali per i quali fin da piccolo sa costruire abili trappole. Su istigazione del padre impara a rubare nei magazzini alimentari. Ma scoperto viene mandato per due anni in un carcere minorile. Prima si macchia anche di un omicidio. Stare in carcere a George piace, così come gli piacerà stare nell’esercito, quando fugge dalla sua ragazza Anna che è rimasta incinta. Il carcere e l’esercito piacciono a George perchè in entrambi ci sono delle regole da rispettare, e lui sembra amare i luoghi in cui tutto è prestabilito da altri. Ma succede un imprevisto che fa sì che George venga incarcerato. Fin qui quella di Sturgeon è una storia ben scritta e avvincente per via di questo strano George, ragazzo taciturno ma con una filosofia di vita tutta sua, cioè osservare le regole e obbedire agli ordini. Solo dopo il suo arresto scopriamo che la sua vera storia non è quella che ho sintetizzato fin qui, e solo nell’ultima riga del romanzo scopriamo perché è stato arrestato. E’ nel rapporto con lo psichiatra che lo ha preso in cura che si riesce a dipanare il segreto di George. Il titolo del romanzo è la spiegazione di tutto, ma tu lettore non te lo saresti mai immaginato. Perché è un titolo volutamente fuorviante e nel nostro immaginario evoca “solo” delitti e omicidi. Perché ho trovato straordinario questo romanzo? Prima di tutto per come Sturgeon ha saputo create un intreccio complesso e poi nel modo in cui ci racconta il rapporto tra George e lo psichiatra come se si trattasse di una trama gialla. Suspense, colpi di scena, orrore e compassione si alternano nell’animo del lettore trascinato nella lettura in un’altalena di impressioni e aspettative che terminano con lo svelamento del segreto di George che si trova nelle ultime parole scritte dall’autore. Poche, che sembrano una poesia.

Dont look back ( senza apostrofo )

Ho visto un documentario su Bob Dylan da giovane. Si vestiva di nero, i capelli un po’ corti e ricci e gli occhiali neri. Per tutto il tempo, a parte quando è ripreso sul palco, lui fondamentalmente fuma magnifiche sigarette che spargono un fumo denso, spesso, anche bello a vedersi, una specie di nebbia in cui Bob è sempre avvolto. Si vede quando è in treno tra un concerto e l’altro e ha un’unghia nera. Lui per tutto il tempo, dicevo, fuma. Forse non è perché ha 76 anni che ora ha quella voce roca quando canta, ma soprattutto per tutte quelle decine di migliaia di sigarette fumate. Comunque il documentario è magnifico con quel bianco e nero sgranato. Era il 1965, il film si chiama Dont look back. L’hanno dato su Rai 5. E’ la tournée inglese di Bob. 

(Per saperne di più: https://it.wikipedia.org/wiki/Dont_Look_Back)

Recensione di Emma Cline, Le ragazze

Il tema di fondo di questo romanzo è cosa si è disposti a fare, fin dove possiamo spingerci pur di essere notati, apprezzati, considerati, che non è lo stesso che essere amati. É una cosa proprio diversa. C’ è un bisogno più insaziabile dell’amore sembra voler insegnare questo romanzo: essere ritenuti bravi, interessanti, intelligenti, belli, creativi. Essere amati può succedere anche se si è stupidi e brutti, ma l’ essere considerati interessanti e creativi ci fa emergere dalla massa, ci fa accedere alla categoria degli eletti. Evie, la protagonista de “Le ragazze”, ha questa aspirazione, essere notata, uscire dalla massa informe delle sue coetanee, tutte scuola, casa, amiche.
La vita di Evie è raccontata in vari momenti, che nel corso della narrazione si intrecciano continuamente.
All’inizio la troviamo già adulta quando si arrangia facendo la badante per anziani e bambini. Ma quando rimane disoccupata accetta l’ospitalità nella casa di vacanze di un amico. Qui capita il figlio del proprietario con la sua ragazza. La loro arroganza, il loro fiacco modo di vivere le ricordano la sua antica adolescenza vissuta in un piccolo chiuso mondo fatto da una madre divorziata e infelice, un’unica amica che presto si allontana da lei e dalla prospettiva di partire per il collegio. Nessuno nota Evie, la vede, ha un vero interesse per lei. E’ una ragazzina sola che non sa rassegnarsi a rimanere tale costi quel che costi. E così, dopo averle incontrate per caso, si lega alle “ragazze”, giovani sbandate che vivono nel “ranch”, una catapecchia nel cuore della California anni ’60. Russel, il dio assoluto del ranch, altri non è che un facsimile di Charles Manson e le ragazze sono simili a quelle della sua cosiddetta “family”, così come simili sono gli omicidi compiuti dal gruppo alla fine del romanzo.
Da qui inizia il racconto della vita di Evie adolescente, dei suoi quattordici anni, che sembrano quelli di tante ragazze di allora dall’anima dolorosa, insoddisfatta, fragile. La ragazza viene plagiata da Suzanne, la leader del gruppo delle ragazze hippy che l’accolgono nel ranch all’inizio per brevi periodi e poi definitivamente.
Il completo vuoto mentale è la caratteristica principale degli abitanti del ranch, vuoto ammantato dalle parole altisonanti del loro capo indiscusso Russel, come “amore universale”, “disfarsi del proprio io egoistico”, “vivere il presente”, concetti che ancora oggi infestano i nostri social, riviste, articoli sul benessere mentale, le nostre stesse aspirazioni interiori. La mia impressione è che, al di là dei delitti perpetrati dal gruppo del ranch alla fine del romanzo, un giudizio negativo e liquidatorio sia dato dal romanzo sul movimento hippy americano degli anni ’60 in quanto tale; è un approccio inconsueto a quel periodo, a quel mondo che molti di noi, io per prima, abbiamo idealizzato e tuttora continuiamo a farlo. Il ranch è un’accozzaglia di gente capitata lì per caso e per bisogno, che vive nell’incuria e nella sporcizia, dorme molto, e sennò si droga, e il cui unico collante nella vita è Russell, musicista fallito con scarse doti artistiche, ma con una di quelle personalità ( come il vero Charles Manson) in grado di dominare giovani ragazze bisognose di “essere notate”, guardate, considerate. Come Evie appunto, che si sente onorata di rubare soldi a sua madre o a uno sprovveduto amico per portarli al ranch e nelle tasche di Russell, così come si sente onorata delle sue attenzioni sessuali in qualunque momento lui ne abbia voglia. A lei bastano frasette della serie vieni qui piccola per cadere ai suoi piedi. Che qualcuno mi noti, veda che esisto e valgo qualcosa, sembra chiedere continuamente al mondo Evie. La sua in fondo è la storia di un qualunque innamoramento che si viva come assoluto. Non semplicemente nei confronti di una persona, ma di quello che questa persona rappresenta, un’idea di mondo come dovrebbe essere che noi vediamo personificata in lei, in base alle nostre aspirazioni, bisogni profondi, carenze affettive abissali. Se ci si sente come Evie e si è in un periodo di forti cambiamenti sociali come quelli della California hippy anni ’60, è facile cadere preda dei primi bulli che incontri scambiandoli per i tuoi salvatori. A mio parere il sottotesto di questo romanzo ( al di là dell’ultima parte in cui la strage è raccontata magistralmente) è il bisogno senza fondo che abbiamo dell’altrui consenso; Evie, che ne soffre morbosamente, si fa sedurre dagli abitanti del ranch scambiandoli per i suoi eroi, ma ha la fortuna di scampare dal doversi macchiare della loro furia omicida.
Verso la metà del romanzo le cose cominciano a precipitare per le ragazze del ranch. Prese dalla voglia di fare qualcosa di forte Evie dà in pasto a Suzanne e Donna, un’altra ragazza del gruppo, la casa dei Dotton, quella del suo amico Teddy, a cui tempo prima aveva portato via ben 65 dollari da consegnare a Russell con la scusa che gli avrebbe procurato della droga, ma non sapeva quando. Facendo questo Evie ha la consapevolezza che avrebbe fatto qualunque cosa per compiacere Suzanne, che adora e ammira. Mettono a soqquadro la casa sporcandola per il solo piacere di farlo. Evie sarà l’unica a venire scoperta e per un pò la madre la spedisce a stare dal padre a Palo Alto. In sua assenza al ranch la situazione cambia, ci si prepara a diventare una setta di violenti, ci si esercita a sparare. Tutto perché Mitch, musicista di una certa fama amico di Russell, non può mantenere la promessa di fargli avere un contratto musicale. Suona e canta troppo male e nessuno vuole produrgli un disco. Diventa così il capro espiatorio contro cui indirizzare l’odio della comunità del ranch verso l’intera società. Girano una gran quantità di anfetamine ma pochissimo cibo, non ci sono più soldi per comprarlo. Ma tutti rimangono, nessuno abbandona il capo. Una notte Russell ordina l’agguato alla villa di Mitch. Un gruppetto tra cui Evie, parte in auto per raggiungerla e ucciderlo. Evie è in auto vicino a Suzanne che strafatta di anfetamina non la degna di uno sguardo. Quando Evie allunga una mano verso la sua Suzanne ha uno scatto. Fa fermare l’auto e le ordina di scendere. Così Evie si salva. Non partecipa alla carneficina a casa di Mitch. Lui non c’è, ma gli altri, la sua ex moglie e il figlioletto, il custode della villa e la sua ragazza vengono massacrati.
Evie non dice nulla alla polizia, mantiene il segreto, torna a casa e parte per il collegio. Solo mesi dopo i colpevoli del massacro saranno arrestati.
Questo è un romanzo ben congegnato, la prima persona usata nell’intrecciare i vari momenti della vita di Evie rende la narrazione scorrevole e convincente, ci immedesimiamo facilmente nelle sue traversie interiori che la portano a compiere errori anche gravi, dai quali però ci viene continuamente da assolverla, come se aver avuto maestri falsi e bugiardi sia una cosa che in fondo è capitata e capita a tutti.