Nata da una pietra e dal una palma

” Non sei nata
dalla pietra e dalla palma”
mi ha detto –
pensando di farmi un complimento
sulla mia presunta competenza letteraria –
non la voglio la competenza letteraria
nella mia recente ( nel senso di alcuni anni) visione
non serve essere competenti
besì serve essere ispirati
perché come dice Allen
inutile scrivere se lo spirito non guida –
così mi ha detto non sei mica nata dalla pietra e dala palma –
che magnifica espressione è nata dalla pietra e dalla palma:
ferma mente e verde vitalità, si potrebbe tradurre –
adoro i simboli
perché sono magici e semplici –
impariamo dalle pietre, dice Francesco a Leone
nel film della Cavani –
aggiungo la fermezza della pietra e la vitalità della palma –
pensando a tutto questo
al fatto di quanta inutile importanza
si dia alla cosidetta critica letteraria –
intesa come cosa seria che solo alcuni
possono e hanno il diritto di praticare –
e pensando a quanto non sono d’accordo
con queste affermazioni –
mi è venuto in mente un pensiero:
certi parlando della loro giovinezza all’LSD
dicono che è come se gli si fosse scoperchiato il cervello
come se fosse stato fermo e compresso
fino a quel momento
e improvvisamente si aprisse al mondo –
nel mio caso è accaduto
che senza droghe 
ad un certo punto
le mie porte della percezione si sono aperte
spontaneamente –
merito di un pò di meditazione
merito  di certi insegnamenti
di alcuni come Allen come Jack
e qualche Lama davvero ispirato
e non solo dotto –
e siccome mi è capitato
ho capito 
anche io
cosa significa
aprire le porte della percezione –
non è una disciplina
non è una competenza
è la mente del cuore

Il petalo

Invecchia
come me che invecchio –
lo vedo mutare
sbiancare
impallidire –
in mezzo un fulmine
più scura è la parte viva
come i bordi
che si accartocciano
lo vedo
e ci mette poco –
ci siede dentro un bambino
di plastica gialla
braccia al cielo
a chiedere un aiuto rosa –
il bimbo sparisce
il rosa diventa trasparente
vene senza sangue
linfa che si secca
bordi che si piegano
in così poco tempo –
ieri abbiamo parlato di morte
di come accade
di come anche a noi
si accartocciano i bordi
in così poco tempo

Un giovedì di qualche settimana fa

Spesso si fanno belle chiaccchiere all’Hospice –
non sempre capita
ci dev’essere un pò di gioia in noi perché capiti –
qualche settimana fa si è parlato di giovinezza e vecchiaia –
e A. che ha 50 anni si è meravigliata
che abbiano cominciato a darle del lei
e una signora le ha detto: alla sua età mettevo la minigonna
e io ho detto: che bella la minigonna
e poi ho detto che sono entrata nell’età anziana
e una ragazzina davanti a me
rideva di tutto quello che dicevamo
e poi ho scoperto che ha tre figli –
eravamo in quel momento tutte donne –
a parte me e A. erano madri, figlie di persone
che nelle stanze erano a letto e stavano male –
ma lì nella nostra sala del thé c’era questa atmosfera
che mi faceva bene al cuore –
e prima ero andata a trovare A. nella sua stanza
ed ero contenta di vederlo parlare con un suo amico in visita –
mi ha guardato e chiesto: quali novità?
abbiamo accennato alla lotta dei minatori sardi –
poi lui mi ha detto: stai proprio bene oggi –
sì, gli ho risposto, hai visto mi sono messa anche la collana –
ho visto, ho visto, mi ha detto lui

Kopan 1970

Erano pieni di difetti –
erano arroganti
erano gelosi un dell’altro
lo stesso essere così giovani
era di per sè un difetto –
e poi fumavano gli spinelli
e gli piaceva l’LSD –
si arrabbiavano
ed erano assetati di sesso
lo facevano, gli piaceva
e gli piaceva il buon cibo
e gli piaceva la birra gelata –
eppure ci provarono
ci provarono
a praticare la calma mentale
e a non attaccarsi troppo
ai piaceri dei loro sensi –
ci provarono
ci provarono
ancora e ancora –
quello che si può fare
è solo provarci
ma senza riuscirci mai del tutto
riuscendoci solo un pò
e per qualche piccola volta –
 ma Z. meditò morendo

Ascoltando Kaddish di Giulio Castagnoli al violoncello di Eduardo Dell’Oglio

C’è ancora il lago nero tondo –
una vela bianca in mezzo
ferma
la vela è dritta
ma non sventola non si muove –
non c’è vento è tutto fermo
come cristallizzato
immobile nel tempo
che non scorre che non passa –
la vela bianca rigida e senza vento –
eppure nell’aria c’è una musica di tango
su pedane nere lucide
su cui la luce si specchia in lampi chiari improvvisi

E da sola mi faccio il battesimo

E da sola
mi faccio il battesimo
d’acqua marina di Maremma –
la raccolgo tra le mani
ne riempio la testa
che si bagnino la cute e i capelli
che si rinfreschi la faccia –
è bello fare questo gesto
una purificazione
è un gesto d’antica bellezza
stare lì con l’acqua fino alla cintola
e senza officiante
maestro di riti
farsi da sola questo rito d’acqua marina
così ovvio
che deve essere un’eredità di antiche tribù
che nomadi o guerriere
come gli Achei invincibili
passavano da queste spiagge
prima di salire ad assediare castelli
o depredare villaggi
oppure più pacificamente
prima di una grande festa

dopo poco ho rifatto il gesto
che credevo d’antico genetico rituale
ma questa volta è stato solo bagnarsi la testa
in un pomeriggio di luglio
di mare azzurro e calmo

E Kerouac cercava Dio ovunque

E Kerouac cercava Dio ovunque
nell’alcol che beveva
e nella figlia identica a lui
che si era rifiutato di riconoscere –
lo cercava nella strada
nelle facce, nei corpi, negli autobus
nelle case, nei campi, nelle industrie
e lungo le ferrovie –
la strada fu il suo sentiero
il suo pellegrinaggio senza santuario
la strada era il suo Mandala
c’era lui, c’era Neal che era la vita in sè
e c’era Dio
che Jack non riuscì mai a vedere

A Milano nel 2007 per gli insegnamenti del Dalai Lama

Mi è rimasta questa immagine –
l’albergo, io sola al ristorante
a mangiare qualcosa
quel qualcosa che si mangia in un albergo.
accanto o di fronte a me due monaci tibetani
anziani, lenti, calmi
con loro una ragazza occidentale
magra, capelli lunghi, aria un pò stanca –
loro mangiano carne e riso
lei una minestra di verdura
in una gran scodellona –
c’ha messo un’infinità di tempo a finirla
cucchiaio dopo cucchiaio
lentamente
come se mangiare
non fosse la cosa importante che è –
i monaci tibetani, dei maestri?
la scura bistecca d’animale
la buddista occidentale
il triste minestrone d’albergo –
chi è saggio?
chi non lo è?
e che fare alla fine
di tutto quello che c’è qui in occidente
e lì in oriente?