Come lui la guarda

La guarda poco limpido, lo sguardo è poco limpido, opaco con gli occhi marroni che non luccicano, non che siano occhi da miope, no la guarda e si copre la bocca la protegge, si protegge, la scherma, che non parli, meglio guardarla con quello sguardo marrone opaco. Occhi che non guardano neanche davanti a sé, ma un po’ più in basso, leggermente più in basso, all’altezza della sua bocca, della bocca di “lei”, la ragazza matta che ha incontrato al centro commerciala quando c’è andato per comprare la bicicletta nuova; benedetta quella giornata, la bicicletta, il centro commerciala e quel bar tutto rosso, che se non fosse stato per tutte queste ragione lui non l’avrebbe mai incontrata la ragazza matta di cui lui ora e pazzamente innamorato. Di te mi piacciono le braccia, dice lei, ma lui la sta guardando negli occhi e che lei dica ora di te mi piacciono le braccia è quasi offensivo, lui almeno potrebbe intenderlo come offensivo, ma come?, avrebbe tutto il diritto di pensare, io ti guardo così fisso, così tanto negli occhi per farti capire, per farti innamorare almeno un po’, e tu mi dici che ti piacciono le mie braccia? Perché devi farmi fare un lavoro pesante, mi devi far scaricare qualcosa? Devi fare trasloco e ti servo per questo? Ma no, dai, dice lei, mi piacciono le tue braccia per quello che c’è tatuato sopra. Perché sul tuo braccio destro c’è tatuato: old man river? E perché sul polso dell’altro braccio c’è tatuato quella specie di sottile braccialetto? Sembra un braccialetto rituale e che vuol dire quel cerchietto tatuato al centro del polso?
Lui non si fa illusioni su di lei; il fatto che voglia sapere delle cose su di lui è solo un passatempo, fra un po’ se ne andrà e vuole semplicemente far passare un po’ di tempo, non vuole essere sgarbata, vuole essere gentile, ma di me non le importa niente, questo lo so e niente potrà cambiare questo fatto, mai.

Guardo la fiamma, racconto di G.C.

Guardo le fiamme nel caminetto che poco a poco divengono sipario di se stesse, si aprono in una scena senza sfondo, nella quale iniziano a comparire figure distinte e non, quelle della fantasia,
un drappello di cavalieri irrompe ad un galoppo disperato, scompaiono.
Una fila di bambini, mano nella mano, tenuti in fila da un nastro rosso, allegri e chiacchierini, persi nel loro mondo, una maestra davanti a trascinare il primo, una maestra dietro a sospingere l’ultimo.
Sfreccia una automobile rossa sportiva, quella che avrei comprato ogni volta, dopo.
Crolla il sipario e la scena è immensa, la mia libertà interiore, mai rinunciata, si unisce in un unico insieme.
Mi sdraio, il viso nel muschio e le braccia allargate ,le dita racchiuse a stringere la terra. Sono io, nel tutto.Il bianco Lagazuoi sopra di me è una pugnalata di bellezza nel petto che dolcemente si stempera in amore.
Le fiamme languono, qualche lingua si alza ancora dal braciere dove nero cerbone e rosso inferno lottano per sopraffarsi.
Il caminetto è spento.

Il rifugio, ovvero come capita di non conoscersi

Chi gestisce alberghi di montagna, rifugi o agriturismi si aspetta che si riempiano durante i giorni di festa. Ma non succede sempre. Una volta mi è capitato di andare in un albergo di montagna per l’ultimo dell’anno. Una grande tavola della sala da pranzo era piena di ogni ben di Dio. Ma gli avventori siamo rimasti per tutta la sera solo in due. Pare non sia una situazione così rara. C’è un rifugio sull’Appennino dove per alcuni anni gli unici avventori per il Natale sono state tre persone. Una giovane mamma e il suo bambino cenavano in un angolo, e un ragazzo che andava lì da solo in un altro. Si salutavano, ma per tre anni non hanno mai fatto amicizia. Ognuno andava a camminare o a sciare per conto proprio. Poi si ritrovavano a cena ognuno al proprio tavolo. Né alla giovane mamma né al ragazzo è mai venuto in mente in quei tre anni che ne so di dire ceniamo insieme? Non è mai capitato. Furono gli unici a frequentare quel rifugio per tre anni il 24 e il 25 Dicembre. La gente affollava quel luogo solo per Santo Stefano.
Poi successe qualcosa. Il quarto anno la giovane donna e il bambino non andarono come ogni vigilia di Natale al rifugio sull’Appennino. Erano emtrambi influenzati e così annullarono la prenotazione. Il ragazzo fu quindi l’unico avventore durante il 24 e il 25 Dicembre. Poi se ne andò a sciare con alcuni amici in Trentino. E lì si mise a pensare, non sapeva neanche lui perché, a quella giovane donna che non aveva incontrato come ogni anno al rifugio sull’Appennino. La cosa, non sapeva neanche lui perché, l’inquietò. Cominciò a ruminarci sopra e a starci un po’ anche male. Lo prese una specie di ansia di sapere.Telefonò al proprietario del rifugio sull’Appennino e si fece dare il numero di telefono della giovane donna. La chiamò, le chiese come stava e chiacchierando con lei scoprì che vivevano nella stessa città. Cominciarono a uscire, si capirono, avevano entrambi la passione per la montagna, ma soprattutto si capirono e capendosi si scelsero.