Raccolto, racconto di G.C.

Raccolgo della frutta dagli alberi che ne sono carichi. Mele mature, piene di sapore tiepido eppure  croccanti, la buccia resistente e saporita. Le pere sono ancora primaticce, granulose e asprigne, mi siedo ai piedi di un tronco, nell’ombra incerta e mutevole di un albero potato a spalliera. La resina sul legno sembra mastice.
Il campo è di Giampaolo, su quella terra viveva la casa dei suoi nonni, a pochi passi dalla riva sinistra dell’Idice, alla Riccardina di Budrio.

Raccolgo i pensieri.

Campagna

Cumuli di nubi
come i versi a elenco e tristi
di  Kerouac-

basso cielo di quasi inverno-
la terra sonnecchia
la sterpaglia sull’argine ingiallisce-

l’arco di guerce scurisce
 in un sol punto la strada bianca-
la pozzanghera riflette
il palo della luce-

un pigolio si spegne
e poi riprende-
è un lamento, un singulto
chi mangia e chi è mangiato?-

lungo il fosso erba nuova
fosforescente, psichedelica-

lo sguardo vaga
tra la terra e il cielo-

tremulo colpo d’ali-

cade una foglia

SSCN0130

Ortus conclusus

Siedo e ascolto
mentre là fuori sparano
perché è giovedì
e sono le 9,41
sparano
fanno proprio PAM! PAM!-

come in quei
vecchi ingenui fumetti-
sono spari veri invece
e fanno lo stesso PAM! PAM! –

hanno rotto pelle, carne

cuori-

là dove si va a passeggiare

sotto l’argine

o sull’argine

dove il cane

annusa

dove io guardo, odo

annuso e scrivo-

qui si cinguetta tranquilli-

ortus conclusus