Lhasa De Sela, Lhasa

 Lhasa De Sela, Lhasa
“I got caught in a storm,
Carried away Selka
I got turned turned around
I got caucht in a storm,
that’s what happened to me”

Avete mai scelto qualcosa da leggere, da vedere o ascoltare solo per il suo titolo? Con i libri a me è capitato, con la musica non ancora fino a ieri mattina. Alla Biblioteca Sala Borsa di Bologna ho notato un cd, sopra c’era scritto solo Lhasa, sul retro titoli di vari brani in inglese. Ho deciso di prenderlo a prestito perché il titolo evocava in me qualcosa per cui ho molta simpatia e solidarietà, cioè il popolo tibetano. Forse sono brani ispirati a quel popolo, ho pensato, oppure al Tibet e la sua capitale.
Tornando a casa e ascoltando il cd in auto ho capito che si trattava di tutt’altro. Lhasa De Sela è una cantautrice americana e questo è il suo ultimo e purtroppo definitivo album. A casa ho fatto subito una ricerca in internet su di lei perché i brani ad un primo ascolto mi erano sembrati stupendi. E così ho scoperto che questa artista è morta il 1° Gennaio del 2010 di cancro al seno a soli 37 anni e che questo album lo ha registrato durante la sua malattia.
Prima di parlare dei brani musicali mi preme raccontare qualcosa della vita di questa bellissima e bravissima cantante.
Figlia di due artisti hippies, Lhasa ha passato l’infanzia viaggiando per gli Stati Uniti e il Messico con i suoi fratelli e sorelle su uno scuola bus adattato a casa viaggiante. A 11 anni si stabilisce con la madre a San Francisco, dove inizia a prendere lezioni di canto; più tardi si stabiliranno a Montreal, in Canada. Qui insieme al chitarrista Yves Desroisier si esibisce nei bar della città con un repertorio folk. Il duo produrrà, nel 1997, il disco d’esordio La LLorona, interamente cantato in spagnolo. Il disco ha un grande successo,ma due anni dopo Lhasa decide di lasciare tutto e raggiunge le sorelle col loro piccolo circo Pocheros in Borgogna. Poco dopo si stabilisce a Marsiglia dove inizia a scrivere i brani per il suo secondo album The Living Road, che vedrà la luce una volta rientrata a Montreal nel 2003. Sei anni dopo, nel 2009 esce Lhasa.
Come dicevo i brani di questo album sono stupendi. Sapendo che furono composti durante la malattia che la porterà alla morte assumono all’ascolto un sapore del tutto particolare, come pure accade a leggere i testi presenti nel libretto incluso nel cd.
Sono canzoni d’amore, di riflessione filosofica sulla vita, sul suo trascorrere, sul suo passare; prendiamo ad esempio I’M going in:

WHEN MY LIFETIME HAD JUST ENDED
AND MY DEATH HAD JUST BEGUN
I TOLD YOU I’D NEVER LEAVE YOU
BUT I KNEW THIS DAY WOULD COME
GIVE ME BLOOD FOR MY BLOOD WEDDING
I AM READY TO BE BORN
I FEEL NEW
AS IF THIS BODY WERE THE FIRST I’D EVER WORN

NEED STRAW FOR THE STRAW FIRE
I NEED HARD EARTH FOR THE PLOW
DON’T ASK ME TO RECONSIDER
I AM READY TO GO NOW

I’M GOING IN I’M GOING IN
THIS IS HOW IT STARTS
I CAN SEE IN SO FAR
BUT AFTERWARDS WE ALWAYS FORGET
WHO WE ARE…

Come non interpretare questi versi come una riflessione sulla morte, la propria morte? E sulla possibilità di una rinascita?
Come pure nella bellissimaRising in cui l’autrice comincia a staccarsi da terra, a volare, ad allontanarsi dalla vita quando è ancora in vita, presa da questa tempesta che la trasporta in un altrove lontano

I GOT CAUGHT IN A STORM
CARRIED AWAY
I GOT TURNED TURNED AROUND
I GOT CAUGHT IN A STORM
THAT’S WHAT HAPPENED TO ME
SO I DIDN’T CALL
AND YOU DIDN’T SEE ME FOR A WHILE
I WAS RISING UP
HITTING THE GROUND
AND BREAKING AND BREAKING
I WAS CAUGHT IN A STORM
THINGS WERE FLYING AROUND
DOORS WERE SLAMMING AND WINDOWS WERE BREAKING…

O quella in cui racconta di un sogno fatto: A fish on land:
I HAD A DREAM LAST NIGHT
A FISH ON LAND
GASPING FOR BREATH
JUST LAUGHED

AND SANG THIS SONG
IS LIFE LIKE THIS FOR EVERYONE
IS LIFE LIKE THIS FOR EVERYONE
I PICKED HIM UP
HE HAD A HUMAN FACE
I CARRIED HIM
TO WHERE THE WATER WAS
A GREY AND STILL AND DUSTY THING
A GREY AND STILL AND DUSTY THING
I DROPPED HIM IN
AND HE COULD BREATHE AGAIN
AND THEN HE GREW
AND HE BECAME A MAN
I KNEW THAT I WOULD MARRY HIM
I KNEW THAT I WOULD MARRY HIM…

Forse il pesce che non può respirare, che boccheggia è proprio lei, Lhasa e l’acqua che lo può salvare è la vita che la sta abbandonando.
Sono testi questi che anche volessero alludere, come io penso, alla propria morte sono pieni di vita, come pure la voce forte e dolce della stessa Lhasa che sto ascoltando mentre scrivo; una voce calma in contrasto a volte col testo che come in Rising racconta una visione che calma proprio non è; c’è una certa noncuranza nel canto, certo anche molta malinconia e forse stanchezza. In questo come in altri brani nella voce di Lasha c’è un’intensità, una temperanza e nello stesso tempo una densità e controllo, ma anche distacco dal testo come riguardasse non se stessa ma qualcun altro . La sua è una voce a volte quasi maschile, che si fa a momenti profonda e intima ma che non concede nulla al sentimentalismo. C’è solo intensità, rigore, autenticità e bravura allo stato puro.
Forse io ‘ho messa giù un po’ sul sentimentale e melodrammatico in questa recensione. Ma sono stata invasa da questa voce e da questo corpo che “ non c’è più”, per tutto un pomeriggio. E lo sarò ancora a lungo. Anche Lhasa De Sela andrà a far parte del mio altare della memoria.
Colpisce come un pugno nello stomaco e nella mente, ma non fa male, la foto di Lhasa che compare a tutta pagina nel suo sito ufficiale. Emblematica, misteriosa ed evidente nello stesso tempo, nel suo significato metaforico. La vita che c’è e non c’è, che c’è e si nasconde per scomparire. Per Lhasa, che ha centinaia di foto nel web in cui compare bellissima e affascinante, è stata scelta questa foto. Tutta vestita di nero, come in lutto per se stessa, il viso completamente coperto dai capelli al vento, che si volta come a guardare la strada percorsa e per lei finita, lungo uno spoglio sentiero di campagna.
E allora mi chiedo:quanto ama la vita chi sa di morire?

http://lhasadesela.com/( sito ufficiale )
http://it.wikipedia.org/wiki/Lhasa_de_Sela

 

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