Emerson Ralph Waldo, Thoreau Henry David, La semplice verità – I diari inediti

 “Non mi stupisco che ci sia stato un Cristo: mi stupisco che non ce ne siano stai mille ( R.W.E.); “ E’ inutile che ti dica la verità, tanto non la vuoi ascoltare. Che ti devo dire, allora” / H.D.T.)

I diari degli scrittori mi sono sempre piaciuti molto. Quelli degli autori prediletti li cerco, li frugo, li amo. In loro cerco l’origine di quello che hanno scritto, il perché lo hanno fatto. Lì trovo l’evoluzione della loro mente, la sua continuità evolutiva oppure le sue rotture, cambiamenti, rivoluzioni. E’ stato così per i meravigliosi diari di Tolstoj o per quelli di Kerouac raccolti in Un mondo battuto dal vento. Anche questi diari inediti di Emerson e Thoreau hanno le stesse caratteristiche. Perché sono il resoconto di due menti che ogni giorno si interrogano su se stesse e il mondo, e cercano e trovano le parole dei loro pensieri, delle loro intuizioni, delle loro verità. Ecco c’è in questi Diari soprattutto la ricerca della verità, che, come dice il titolo, è una cosa semplice. Parola scomoda al giorno d’oggi. Parola fuori moda oltre misura. Imbarazzante perfino. Parola negata abitualmente. Anche io tutto sommato la nego, la relativizzo, la ignoro. E’ mia opinione che quasi nessuno sia capace della pratica morale della verità. Per questo l’invito ad assumerla come condotta di vita, così presente costantemente in questi Diari, fino a farmi dire che non parlano d’altro, colpisce così tanto. Uno dei motivi, a mio parere il principale, per leggere questi diari è proprio questo: riscoprire cosa potrebbe significare per ognuno di noi dire sempre la verità, assumendola come stile e comportamento di vita. Vorrebbe dire, nel significato che della parola verità danno sia Emerson che Thoreau, essere sempre se stessi, ritrovarsi quindi, incarnare con l’anima e il corpo, con tutto il nostro essere, quello che davvero siamo. Significherebbe realizzare il nostro potenziale, dare un senso pieno e completo alla nostra esistenza qui e ora e anche nelle vite future. Sì perché sia Emerson che Thoreau credono alle vite future e passate, al viaggio dell’anima di esistenza in esistenza, anche se nei Diari questo argomento è solo accennato. Thoreau lo sintetizza come meglio non si potrebbe: “ l’idea della trasmigrazione: inevitabile. Non mera fantasia di poeti, ma istinto della razza umana” (pag. 232).

Personalmente penso che sia vero che praticare la verità sia la forma sublime dell’essere pienamente se stessi. Ma è una pratica eroica, da pacifico guerriero della vita. Da santo. E così molti di noi propendono per la mediocrità, la mediazione, l’opportunismo. Il nostro stesso desiderio di verità è spesso inquinato dalla menzogna, dal non volersi inimicare nessuno, dall’essere educati. E tutto questo lo mascheriamo definendolo essere gentili con tutti. Parlo per me. Ma forse questo riguarda anche un bel po’ di persone. Ecco perché dobbiamo leggere questi Diari. Per darci una bella ripulita interiore. Per farci attraversare dalle fresche acque della verità. Leggerli è come guardare negli occhi chi li ha scritti. Scrive Emerson: “Lo scrittore deve avere l’abandon, deve accontentarsi di mettersi in disparte e lasciare che la verità e la bellezza parlino per lui” (pag.97). E scrive Thoureau sullo stesso tema : “ Gli eroi e gli scopritori hanno trovato il vero solo quando si aspettavano e sognavano qualcosa di più di quanto sognato dai loro contemporanei – quando erano in uno stato d’animo preparato, in certa misura, alla verità” (pag. 235). E ancora “ obbedisci alla legge che rivela, non alla legge rivelata” (pag. 230).

Quanto sia difficile praticare questo imperativo morale sono pienamente consapevoli sia Emerson che Thoreau. Significò per entrambi avere pochi o nessun amico, significò essere completamente soli.

Questo libro è un libro poderoso, contiene una nutrita selezione dei diari di una vita intera. Si può leggere in tanti modi. Il curatore e traduttore Stefano Paolucci, uno dei più grandi conoscitori di questi due autori, suggerisce di usarlo alla maniera degli I Ching, come una specie di talismano, di oracolo. Non che ne dia lui questa definizione, sia chiaro, è a me che è venuto in mente questo paragone. Dice infatti Paolucci di aver concepito questo libro “ in modo tale che chiunque aprendolo ad una pagina a caso, possa trovarvi una frase, un pensiero, o una riflessione che lo tocchi sul vivo, nel centro più vero del suo essere. Con alcuni amici ho provato varie volte a farlo, e ha sempre funzionato. Provateci anche voi, e fatemi sapere” (pag. 16). Perché Paolucci ci dà questo suggerimento? A mio parere perché questi Diari sono soprattutto testi di meditazione filosofica, esistenziale, profondamente umana.

Il libro è strutturato in modo da alternare i diari di Emerson a quelli di Thoreau, legandoli a certe date della vita di entrambi. Io non li ho letti secondo questa organizzazione. Ho letto prima i Diari di Emerson e dopo quelli di Thoreau. Non dico che il mio sia il modo migliore per leggere questo libro, è quello che istintivamente ho preferito e scelto subito.

Dal mio punto di vista nei Diari di entrambi ci sono molte idee condivisibili, altre meno, altre ancora per niente. Comincerò da queste ultime. Sia Emerson che Thoreau “soffrono” di un pregiudizio formidabile e inossidabile rispetto alle capacità intellettuali delle donne. Ha solo 38 anni Emerson quando scrive nel suo Diario: “ Non dovremmo pretendere che la donna scriva o combatta o costruisca, o componga musica: ella compie ogni cosa con l’ispirare l’uomo a compiere ogni cosa” (pag. 183). E Thoreau parlando di una signora da cui aveva ascoltato una conferenza dice : “ Tutto sommato era una donna, nell’accezione più comune…Per sostenere una conversazione con una signora non si richiede altro che un po’ di cavalleria” (pag. 239).

Ci vorrà quasi un secolo negli Stati Uniti per fare piazza pulita di questo pregiudizio che doveva essere senz’altro molto diffuso nel 19° secolo. Ci vorrà una rivoluzione. Che a mio parere non è quella femminista che rivendica l’uguaglianza con gli uomini, ma quella della San Francisco hippy che rivendicò la differenza. Basta guardare le immagini delle ragazze hippies che nel 1966 si

davano alla danza del ventre per capirlo. O ascoltare Janis Joplin, o leggere Lenore Kandel e il suo “to fuck with love”. Dalle ceneri del pregiudizio in America nacque esplosiva la rivoluzione sessuale degli anni ’60. Che riguardò le ragazze, naturalmente. Gli uomini l’avevano sempre praticata.

E con questo ho detto la mia su qualcosa che non condivido sia con Emerson che con Thoreau, ma che contestualizzo e capisco rispetto ai loro tempi.

Parlavo anche di idee molto condivisibili e poco condivisibili. Queste ultime riguardano Emerson. Nella prima parte dei suoi Diari lo trovo abbastanza bigotto, moralistico e fin troppo impegnato a distinguere continuamente il bene dal male, il giusto dall’ingiusto.

Ma nei suoi Diari troviamo continuamente anche delle autentiche perle. Prima di tutto la sua grande intuizione, la teoria della Compensazione. “ Tutto il nostro sapere è un sistema di compensazioni. Ogni difetto in un senso è risolto nell’altro. Ogni sofferenza viene ricompensata, ogni sacrificio viene premiato, ogni debito viene pagato” (pag. 37). In altri termini si tratta di quel legame di causa ed effetto tra tutto ciò che vive che il buddismo aveva secoli prima chiamato la legge del karma. A soli 27 anni Emerson scrive una pagina in cui egli comincia a porre le basi della sua concezione della fiducia in se stessi che coincide con l’esprimere sempre la verità. “ Ogni uomo ha la propria voce, le proprie maniere,…il proprio genere d’amore e di dolore…Disdegni di imitare alcun essere. Un uomo è invincibile tutte le volte che esprime la semplice verità ( pagg. 52-53). A volte la perla che troviamo nei Diari di Emerson è un solo pensiero staccato da ogni precedente discorso, sintetizzato in una sola riga, come se un’intuizione sublime fosse arrivata alla sua mente improvvisa alla maniera di un’illuminazione. Ad esempio il 3 Aprile 1831 scrive: “ L’acqua agitata non riflette immagine alcuna. Quando è calma riflette in sé l’intero volto del cielo” (pag. 56). In me risuona potente e familiare, nel buddismo infatti si afferma lo stesso concetto: quando la mente è calma può fare da specchio a ciò che esiste, quindi conoscerlo. A 29 anni di età vi è l’abbandono di Emerson da qualunque credo religioso definito, quindi anche l’abbandono del sacerdozio. Arriva perfino a scrivere “Un paganesimo socratico non sarebbe migliore di un logoro, sorpassato cristianesimo?” (pag. 63). Più o meno alla stessa età rispetto all’argomento religioso Thoreau scrive: “ Io non preferisco una religione o una filosofia rispetto ad un’altra. Non ho alcuna comprensione per la bigotteria o l’ignoranza che fanno effimere e puerili distinzioni tra la fede o forma di fede di un uomo e quella di un altro” (pag. 225).

Infine vorrei sottolineare un tema che mi sta molto a cuore: la scrittura. Entrambi ne parlano in maniera estremamente significativa. In Emerson assume, come spesso in lui, un aspetto religioso che apprezzo e condivido. Facendo un paragone tra tutto quello che in natura vive si nutre e si trasforma, afferma che “ il poeta ascolta tutte le conversazioni e accoglie tutti gli oggetti della Natura per ridarci non quelle cose, ma un nuovo, perfetto e raggiante tutto” (pag. 182). Ma è Thoureau che rispetto alla scrittura e alla poesia dice le cose più interessanti. Per lui la scrittura più bella è quella che nasce da una forma di entusiasmo di tipo amoroso. E’ come se lo scrittore facesse l’amore con ciò che scrive: “ E’ il tema a cercare me, non io esso. La relazione tra il poeta e il suo tema è una relazione tra amanti. Non occorre più corteggiarlo. Obbedire – riferire” (pag. 242). Mi piace questo aspetto corporeo e sensuale con cui viene definito l’atto dello scrivere; viene ribadito in più punti dei Diari di Thoreau, ad esempio qui: “ Che il nostro discorso sia vascolare. L’intelletto è impotente ad esprimere il pensiero senza l’aiuto del cuore, del fegato e di ogni organo. E’ sempre essenziale amare ciò che stiamo facendo – -farlo col cuore” (pag. 234). 

Ralph Waldo Emerson, Henry David Thoreau, “La semplice verità. I diari inediti”, Piano B Edizioni, Prato, 2012. A cura di Stefano Paolucci.

Prima edizione: “Journals of Ralph Waldo Emerson”, a cura di E.W. Emerson e W.E. Forbes, 10 voll., Boston, 1909-1914; “Journals of Henry D. Thoreau”, a cura di B. Torrey e F.H. Allen, 2 voll. New York, 1962. 

 

This entry was posted in Mie recensioni by Dianella Bardelli. Bookmark the permalink.

About Dianella Bardelli

In questo blog sono presenti mie recensioni di romanzi e saggi su vari argomenti, soprattutto sulla letteratura della beat e hippy generation. Scrivo romanzi, spesso ambientati negli anni '70-'80'; e poesie; ne ho pubblicati alcuni : Vicini ma da lontano, I pesci altruisti rinascono bambini, Il Bardo psichedelico di Neal ; è un romanzo sulla vita e la morte di Neal Cassady, l’eroe di Sulla strada. Poi ho di recente pubblicato il romanzo "Verso Kathmandu alla ricerca della felicità", per l'editore Ouverture; ho pubblicato un libretto di poesie: Vado a caccia di sguardi per l'editore Raffaelli. Ho ancora inediti alcuni romanzi, uno sulla vita e la poesia di Lenore Kandel, poetessa hippy americana; un secondo invece è un giallo ambientato nella Bologna operaia e studentesca del '68; un terzo è è sull'eroina negli anni '80 a Milano e un altro ancora sul tema dell'amore non corrisposto. Adoro la letteratura della beat e hippy generation, soprattutto Keroauc, Ginsberg e Lenore Kandel. Scrivo recensioni su http://samgha.me/ e http://cronacheletterarie.com/ mio profilo in Linkedin: http://www.linkedin.com/pub/dianella-bardelli/45/71b/584

Lascia un commento