alba e tramonto


sgarbate strepitano
le oche selvatiche
venute dallo stagno-
all’alba e al tramonto
traversano il cielo
a gruppi piccoli,
grandi
anche da sole-
spigolano chicchi e paglia
rimasti sui campi
dopo il taglio-
fanno chiasso, non festa,
hanno fame, l’urlano,
se la dicono
se la raccontano l’un l’altra-
s’abbattono
sul campo secco e giallo-
sono una massa immobili e lontana-
selvatica è la fame

Un tramonto

 

Un tramonto

senza squilli e trombe

tra tetti, facciate bianche

voci di bimbi e cani-

ma s’affaccia

uno squarcio

di rosso sangue, scuro-

come quell’ultimo petalo di rosa

che mi hai mostrato ieri-

ieri…

il passato tempo oscuro

 

cosa si perde

cos’ho perso
dopo l’ultimo sguardo distolto?
cos’ho perso?
Un cielo azzurro,
ma non splendente
come nel pomeriggio-
quell’azzurro
era come quello dell’alba-
per intenderci.
ora è grigio
e intorno l’aria è già nera-
nei contorni
della casa rossa di fronte-
nera negli alberi-
nera laggiù nel fienile
dopo la casa
e prima dei campi.
il fienile: ha quella bocca grande
nera che ti domandi
cosa nasconde?
ragni?, topi; tane?
o gente solitaria
che va lì a pensare?