Lhasa

 Batter di mani e carezze nella voce
vuoto che si perde
sogni spezzati interrotti
strani
perdite sconfitte
lasciti –
persone perse e ritrovate
lunghe passeggiate
e viali caldi e frondosi –
poca luce e poco vento
minaccia di pioggia e ferro,
marcio tempo d’estate –
lasciarsi andare, lasciare lasciare
non importa più cosa
e così volare
e guardare dall’alto
e poi non preoccuparsi –
corpo magro non malato –
l’unica vera malattia è la morte
ci sei e non ci sei più
Sennò è carne come quella “sana”
sono gambe, cuore
occhi, visi,
fame, sete e amore –
mi alzo, dice,
vado –
non c’è niente prima e niente dopo
dice chi è sicuro
ma invece un saggio amico maestro
dice che non importa se non ci credi
se farai il bene, se sarai altruista
avrai comunque una buona rinascita
anche se non ci credi –
in fondo tutto nella vita è ipotesi.

 

 

 

4 thoughts on “

  1. E' arduo versificare i propri filosofemi. La poesia sapienziale (dal Cantico dei Cantici in poi) è un massiccio raramente violato. Ma sei sulla buona strada. O quanto meno ben avviata.
    Luca Ormelli

  2. è così difficile che non mi ci provo intenzionalmente, se pensi che comunque sono su una buona strada, grazie; questa mia è un'improvvisazione scritta di getto nel tempo dell'ascolto di Rising della cantante Lhasa De Sela  non l'ho cambiata in nulla, quando questo mi riesce sono contenta

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