Corso di Prosa spontanea  – Associazione Primo Levi di Bologna

Insegnante Dianella Bardelli

Prima lezione 7.10.2011

 Introduzione alla scrittura spontanea ( trascrizione da una registrazione)

Questo corso si differenzia dagli altri che ci sono alla Primo Levi perché se avete letto l’intestazione del corso ha questa metodologia : ci si ritrova il venerdì e si scrivono delle improvvisazioni di scrittura (scrivo anche io) su vari argomenti: titoli, oggetti…Le chiamo improvvisazioni perché si scrive quello che viene in quel momento. Non prima elaboro tutto un discorso poi lo metto giù. Questo può andare bene se si scrive un saggio, allora il testo deve avere un andamento logico, quindi ci vuole anche molto pensare; invece nel caso della improvvisazione di scrittura tutto questo non c’è, è proprio tutto il contrario, bisogna scrivere quello che la mente detta. E si scrive per 5, 10 o più minuti, poi chi vuole legge agli altri. Naturalmente non siamo abituati a farlo di leggere agli altri perché abbiamo paura dell’altrui giudizio. Questo può indurre a una cosa sbagliata, quella di dirsi: adesso devo scrivere “un bel testo” perché lo devo leggere agli altri. Questo noi non lo dobbiamo fare, perché se mi impegno a scrivere un bel testo vuol dire che mi metto nella condizione mentale un po’ conformista, tipo scrivo qualcosa che so già fare…

Primo studente: oppure copio da qualche libro…

Dianella: ecco, oppure copio da me stesso, cioè non scopro; lo scopo dell’improvvisazione è scoprire nuove strade della scrittura, della nostra scrittura. Quindi prima di tutto dobbiamo scoprire la voce mentale che ci detta le cose, perché questa voce esiste; noi non siamo abituati a riconoscerla, a vedere che esiste dentro di noi una voce che ci detta quando dobbiamo scrivere o dipingere; gli antichi la chiamavano Musa, loro addirittura l’avevano identificata in una divinità, quindi ci credevano fermamente. Pensavano che ci fosse qualcuno “fuori”, una divinità che dettava loro. Noi dobbiamo pensare che questa voce esiste ma dentro di noi. Uno potrebbe dire: ma che cos’è questa musa dentro di me? Io non ci credo. Ecco, se uno comincia così dal mio punto di vista, è un ostacolo a quella apertura grandissima che ci vuole per far sì che la scrittura diventi uno strumento di scoperta spirituale di sé, che non è il fatto psicologico, non è la scoperta psicologica, esiste la scrittura come terapia per scoprire qualcosa che poi il terapeuta interpreta. Non è il caso nostro, lo scopo dell’improvvisazione di scrittura è dare voce a questa interiorità in cui un po’ bisogna credere, perché se uno dice, no siamo solo un pezzo di carne e siamo pensiero che sta qui nel cervello e non credo che esista nessuna musa, nessuno spirito, è un po’ dura scrivere un’improvvisazione; bisogna un po’ crederci…ma anche se non ci crediamo il venerdì facciamo finta di crederci per vedere cosa succede. Facciamo il come se. Come titolo del corso ho indicato la scoperta spirituale come scopo del corso perché questa è la mia dimensione personale, in questa parte della mia vita, cioè svilupparmi, cercare di evolvermi come persona spirituale perché mi sono convinta che questo spirito dentro di noi esista. Io pratico il buddismo e quindi mi influenza molto questa filosofia perché praticando certe meditazioni si entra in contatto con se stessi, si cerca di eliminare quelli che sono i dati sensoriali per concentrasi su se stessi. Questa è la mia dimensione, quindi anche nei corsi mi è piaciuto cambiare rispetto a tanti anni fa, cambiare nel senso di aggiungere questo aspetto. Se voi siete d’accordo io farei precedere agli esercizi di scrittura un qualche minuto di una meditazione molto semplice che è l’attenzione al proprio respiro che ha lo scopo di riportarci a noi stessi eliminando le cure esterne: cosa devo fare dopo, cosa farò da mangiare, chissà se il moroso, il marito ecc..Si cerca di eliminare tutti questi aspetti non perché siano il male, il peccato, no, ma perché se vogliamo ricondurci a noi stessi dobbiamo fare questa pulizia. Adotto questa meditazione anche nei corsi perché credo che faccia un po’ di spazio, quello spazio che rende più facile udire la voce di cui vi parlavo prima, che ci detta le parole.

L’improvvisazione di scrittura può essere intesa come genere letterario oppure come prima stesura, possiamo scrivere qui un’improvvisazione e poi a casa cambiarla, oppure la possiamo usare come genere letterario, quel genere letterario inventato da Kerouac e utilizzato da Ginsberg nella poesia, per cui non si cambia niente. Per Kerouac il metodo dell’improvvisazione di scrittura non prevede che si possa migliorarla, bisogna lasciarla così com’è, perché se è un atto della vita, noi un atto della vita non lo possiamo cambiare. Io sono enormemente affascinata dalla tecnica dell’improvvisazione perché a me personalmente ha fatto scoprire delle cose , mi ha fatto scrivere delle cose che io non avevo la minima idea che avrei scritto. Qualche volta capita che si entri in contatto con questa vita interiore profonda che viene fuori. Scopri qualcosa di te ma che è letteratura, è un testo letterario, e quindi ti congratuli con te stesso. Nella poesia questo ormai è il mio metodo di scrittura. A volte la lascio così, a volte la butto, a volte la cambio. Non penso più le parole e poi le scrivo, aspetto che le parole arrivino. E’ una cosa molto diversa dal cercare le parole

invece che aspettare che arrivino, è come cercare o trovare senza cercare. Cercare le parole è andare nel proprio vocabolario che già si conosce e scegliere una bella parola che stia bene lì. Invece nell’improvvisazione letteraria si fa fluire la mente liberamente ed è la mente che detta le parole. Questo fa sì che capiti che si scrivano metafore che non si sapeva di saper scrivere. La scrittura è come un puzzle, nell’improvvisazione le parole sembra che vengano già a caso, perché si va con il flusso delle parole che arrivano, poi si scopre che quello che si pensava fosse uno scritto casuale ha una sua logica interna, è diventato un testo, non sono singole parole messe lì.

Primo studente: ci vuole un allenamento lunghissimo, all’inizio ci sono delle resistenze

Dianella: sì, ci sono perché noi non pensiamo che a caso vengano delle belle cose, siamo abituati a che devono venire belle cose. In questa tecnica non devono venire belle cose devono venire cose vere, le cose di questo momento, quindi ha molto a che vedere con il “Qui e ora” delle filosofie orientali, cioè la vita è quello che sta avvenendo adesso; quindi anche nell’improvvisazione di scrittura si tiene presente che l’improvvisazione di scrittura è quella di questo momento, qualunque sia l’oggetto della mia improvvisazione se la faccio adesso o fra un’ora scriverò cose diverse. Questo è importante perché noi pensiamo che un testo sia per sempre, l’Infinito di Leopardi è quello per sempre, ma forse se Leopardi avesse saputo di questa tecnica forse su quel colle ci sarebbe tornato un giorno dopo l’altro e avrebbe improvvisato e improvvisato e avrebbe forse scoperto tanti altri infiniti. L’improvvisazione di scrittura è legata al fare fede al momento presente, quello che conta non è scrivere il bel testo ma il testo di questo momento. Poi può accadere che il testo sia bello. Ecco questo è quello che vorrei fare in questo corso, capisco che sia un po’ diverso da quello che comunemente intendiamo per letteratura. Molti non amano Kerouac perché è imperfetto, non correggeva, la sua prosa a volte è difficile da seguire. Da Kerouac ho imparato e anche io ho un po’ questa estetica dell’imperfezione, a me piace, mi dà il sapore della vita vera e mi dà anche il sapore dell’osare; proviamo ad osare quando scriviamo un’improvvisazione, osare nel senso di scrivere davvero quello che viene lì per lì. Uno può dire: e se non viene in mente niente? La mente lavora sempre, qualcosa viene sempre, è la nostra censura mentale che si preoccupa che quello che scrivo non sia bello

Primo studente: è un po’ come spogliarsi

Dianella, sì, a volte si fa fatica, però dà anche una gran soddisfazione; è un po’ come nei sogni, ci sono dei sogni che ci rivelano qualcosa. Poi c’è da tenete presente che i grandi scrittori non avevano modelli, erano modelli di se stessi, avevano dei maestri, anche noi possiamo avere dei maestri ma poi anche come scrittore io faccio la mia strada. Bisogna trovare il proprio modo. Bisogna essere letterati di se stessi.

Bene, ora possiamo cominciare a scrivere. Adesso facciamo cinque minuti di attenzione sul respiro. Subito dopo vi do un titolo su cui scrivere.

Fatta questa piccola meditazione sul respiro, il titolo dell’esercizio è: Ombre. Le prime parole o immagini che vengono poi per associazione le altre immagini e parole. Si scrive il testo e lo si legge agli altri.

Adesso cominciamo con gli esercizi sensoriali. Iniziamo dall’odorato. A ognuno viene dato un rametto di rosmarino. Se vi dico descrivi l’odore del rosmarino senza fare l’esperienza di odorarlo veramente si scrive un certo testo, se invece si odora il rosmarino mentre si scrive se ne scrive un altro. Si scrive mentre la cosa accade, invece nel primo caso si scrive con l’idea dell’odore non con l’odore reale. Quindi adesso odorando il rosmarino scriviamo un’improvvisazione sulle sensazioni che proviamo; dopo ci aggiungiamo, se vogliamo, cosa questo odore evoca, come ricordo, ad esempio. Si scrive il testo e dopo lo si legge agli altri.

Per casa se si vuole si può fare un esercizio simile con un altro odore.

 

 Corso di Prosa spontanea Associazione Primo Levi di Bologna
Insegnante Dianella Bardelli
Quinta lezione 25.3.2011

All'inizio si leggono i testi che gli studenti hanno scritto a casa sui titoli: “quando”, “dove”, “arrivo”.
Oggi ascoltiamo il tema musicale del film Crazy heart, dal titolo Weary Kind, scritta ed eseguita da Bryan Bingham.
Prima però spiego cosa significa scrivere con la musica.
Dianella: adesso vi dico cosa significa scrivere con la musica, poi facciamo i cinque minuti di attenzione al respiro e poi ci mettiamo subito a scrivere ascoltando la canzone Weary Kind ( Un tipo sciupato, logorato).
Scrivere con la musica è un esercizio che si può fare sempre, diciamo che è una forma immediata di ispirazione per la scrittura, per il semplice motivo che la musica veicola le emozioni, è un immediato veicolo delle emozioni. Porta immediatamente un'emozione. Coglie immediatamente la sfera emotiva la musica, così facendo accende le emozioni che sono la materia con cui uno scrive; questa emozione è l'energia che ti fa scrivere.
Scrivere con la musica non significa scrivere “della” musica; non stiamo facendo un recensione di un brano musicale, non dobbiamo descriverla, dire se è bella o brutta, quali emozioni veicola. Questo è fare un saggio; scrivere con la musica dal punto di vista della scrittura creativa significa fare un'improvvisazione su quello che succede in questo momento dentro di me ascoltando quel brano. Quindi lo scopo è sempre letterario, non saggistico. Quindi usiamo la musica come abbiamo già usato la vista e il tatto; la volta scorso abbiamo usato l'udito dal punto di vista di quello che sentivamo provenire da fuori.
Si ascolta il brano e contemporaneamente si scrive un testo improvvisato senza vedere il cantante, dopo ne scriviamo un altro con davanti il video della persona mentre canta, noterete che scriveremo cose diverse.

Nell'improvvisazione mentre una cosa accade c'è questo rincorrere la vita, ma c'è uno scarto perché la scrittura va più lenta del tempo che si vive. La vita è più veloce della scrittura. I suoi allievi di scrittura creativa dicevano a Ginsberg: io scrivo in fretta ma non riesco a cogliere tutto quello che la mente mi detta, e Ginsberg rispondeva tu cerca di cogliere quello che riesci a scrivere, ma senza attardarti a voler ricordare quello che la mente ti ha suscitato un secondo prima. In qualche modo c'è una rincorsa a cogliere le emozioni mentre avvengono, ma poi quello che non riesco a cogliere lo lascio perdere, vado a quello successivo. Comunque lo si capisce meglio facendolo.
Dianella: prima facciamo i cinque minuti di attenzione al respiro. Come vi ho già detto è un metodo che serve quando uno vuole rilassarsi e, se riesce, eliminare i pensieri, fare il vuoto nella mente, vuoto non nel senso filosofico, ma vuoto nel senso di spazio. Facendo spazio l'immaginazione ha più possibilità di fluire.
Ci mettiamo con la schiena non del tutto appoggiata allo schienale della sedia e chiudiamo gli occhi. La cosa che c'è sempre finché c'è la vita è il respiro. Questo metodo si chiama appunto attenzione al respiro, cioè si pone attenzione all'inspirazione e all'espirazione, a come entra e esce l'aria dalle narici; tenendo il respiro naturale ma accorgendosene. Se noi poniamo attenzione al respiro non la possiamo porre ai pensieri, o c'è l'attenzione al respiro o ci sono i pensieri.
Può essere utile se non riuscite a sentire il respiro porre attenzione a come l'aria entra e esce e passa sopra il labbro superiore.
Dopo i cinque minuti si ascolta la canzone Weary Kind. In seguito si leggono i testi improvvisati.
Alcune mie osservazioni in proposito
Dianella. Noi possiamo fare o un'improvvisazione pura, quindi un accumulo di parole veicolate da un'emozione, oppure può venire anche spontaneamente una storia. Teniamo presente che se mi viene di improvvisare una storia non dobbiamo fare il riassunto di una trama ma raccontare una scena. Una scena visiva oppure solo emozioni. La natura, l'essenza di questo metodo dell'improvvisazione spontanea è quella di non avere nessun punto di partenza…
primo studente: neanche di arrivo, non c'è una costruzione…è come una fotografia, all'improvviso mi si svela un quadro, mi si squarcia un sipario del teatro e vedo una scena…
Dianella: questa è una modalità, oppure l'emozione ti suscita parole. C'è un musicista jazz che ha fatto dell'improvvisazione uno degli scopi della sua vita, è Keith Jarrett. Ci serve parlarne perché lui ha scritto delle cose sull'improvvisazione, delle interviste ad esempio. Secondo lui l'improvvisazione musicale, ma noi possiamo trasferire il suo discorso anche alla scrittura, non deve partire da qualcosa. Ha fatto dei concerti di piano solo, in cui lui non sapeva cosa sarebbe successo; questa è la vera improvvisazione. Cioè tu metti in discussione…nel caso suo la tua carriera. Quindi la vera improvvisazione è: il corrispettivo della vita, quello che accade nella vita. Il nostro agire nella vita, quelle improvvisazioni che facciamo agendo, non le stabiliamo prima. E' il trasferimento del meccanismo della vita nel campo artistico. E' l'improvvisazione pura: quello che accade lo scrivo. Soprattutto quello che accade dentro di me. Ascolto la musica che è fuori di me, ma ascolto come risuona dentro di me. Dentro ognuno di noi provoca cose diverse.
Si leggono i testi scritti durante l'ascolto della canzone “Weary Kind”.
Dianella: la nostra vita interiore può essere trasformata in parole, e può darsi che mi dicano qualcosa di me stesso. Però il presupposto è la fedeltà assoluta a quello che accade dentro di me. L'autenticità per un artista è l'unica condizione per avere successo. Jarrett è uno dei pochi che improvvisa dal niente.
Si discute di Jazz e Keith Jarrett.
Nel romanzo Crazy heart si leggono alcune pagine sul concerto che Bad fa con Tommy. Ci si sofferma su un dialogo tra i due.
Dianella: come comincia questa loro conversazione dopo tanti anni?
Secondo studente: come se si fossero visti il giorno prima
Terzo studente: io invece lo vivo come un cercare di fare finta di niente. Invece il rapporto è cambiato un bel po'.
Secondo studente: loro riprendono il loro rapporto di una volta, però sono più stringati, più intervallati, si capisce anche dalla scrittura…
Dianella: sono più imbarazzati?
Secondo studente: no, le loro parole sono intervallate, come se ci fossero dei silenzi.
Dianella: quindi c'è chi ci legge che è come se non si fossero mai persi di vista, e c'è chi dice che c'è molta distanza tra loro.
Terzo studente: Tommy fa lo sbruffone
Dianella: fa il fenomeno con Bad, il padre putativo, quello che gli ha insegnato tutto. Continuano a parlare ma fanno discorsi diversi
Terzo studente: ognuno ha il suo argomento
Dianella: per casa: scrivete un dialogo simile, cioè con queste caratteristiche, non con personaggi simili. Qua abbiamo un esempio di scrittore, Cobb, che fa parlare i personaggi con lo scopo di non capirsi. Ha scritto un dialogo in cui lo scopo dello scrittore è che i due personaggi parlano ma non si capiscono. Perché parlano di due cose diverse; ci sono dei dialoghi in cui io dico una cosa, tu non rispondi a quella cosa, dici la tua e ti aspetti che io risponda alla tua, ma io ridico la mia. E' quello che capita continuamente tra le persone. Non è che non si capiscano davvero. Uno vuole dall'altro una cosa, l'altro vuole dal primo un'altra cosa.
Per casa provate a scrivere un dialogo tra due persone con queste caratteristiche. Dentro ognuna di loro c'è una richiesta che viene fuori continuamente nel loro dialogo, per cui sono come due parallele che non si incontrano.

 

 

 

 

 

 

 Corso di Prosa spontanea Associazione Primo Levi di Bologna
Insegnante Dianella Bardelli
Terza lezione Primo Levi 11.3.2011

 Quasi tutta la lezione è stata occupata dalla lettura di alcuni esercizi già scritti ( uno la scorsa volta e un altro fatto a casa) e da altri scritti in classe.I due esercizi già svolti sono: quello relativo alle rose secche fatte cadere su una sciarpa verde e “ Cosa c'è di me in quella rosa” ( dopo averne scelta una).Commento con miei impressioni i vari testi. Ad esempio ho suggerito di rimanere di più sul titolo senza divagare troppo; Se mi domando cosa c'è di me in un oggetto è chiaro che a seconda della forma dell'oggetto ci sarà di me una cosa invece di un'altra. In una penna c'è qualcosa di me di diverso che se guardo la rosa. Ma sono tutti strumenti che hanno lo scopo di guardarci dentro, cioè andare alla fonte della mente che è quella che detta. L'improvvisazione nasce dal fatto che la mente mi detta delle parole; è questo il metodo del corso; poi ognuno se ne farà quel che vuole, lo userà o no nelle cose che scrive. Il bello stile nasce da dentro di noi, così come la “bella immagine”; il testo autentico è pieno di energia e quindi interessante, invece il testo nato dal bisogno di fare il bel testo non ha molta energia, è debole. Noi abbiamo una fonte inesauribile di energia dentro di noi che è come la fonte della vita. Dobbiamo riconoscerla e ci detterà delle immagini molto originali.
Oggi vorrei cominciare gli esercizi sui cinque sensi, che abbiamo fatto anche nel primo corso. Noi usiamo sempre la vista e ci dimentichiamo degli altri. Gli esercizi sensoriale in cui si usa solo un senso per scrivere hanno proprio lo scopo di ricordarci che può essere utile nelle descrizioni affidarsi ad altri sensi invece che sempre alla vista. Come abbiamo visto anche nel romanzo di Cobb.
Oggi facciamo un esercizio sul tatto, vi do questo pezzo di stoffa. Per cogliere meglio il senso del tatto conviene toccare la stoffa a occhi chiusi.
Possiamo cominciare però con i cinque minuti di attenzione sul respiro; può essere utile fare un piccolo esercizio di meditazione, che si fa in tante tradizioni orientali, che è porre l'attenzione escludendo tutto il resto, se si riesce, tutti i pensieri per porre l'attenzione su una cosa sola; si usa il respiro perché c'è sempre. Nel caso nostro, che ci accingiamo a fare un esercizio di scrittura, lo scopo è quello di fare spazio dentro di noi eliminando i pensieri, perché o ci sono i pensieri o c'è la creatività. Per pensieri si intende il pensiero discorsivo, quando noi giriamo intorno ai quei quattro o cinque pensieri, che pensiamo siano i nostri problemi. Per essere ricettivi, aperti alla scrittura dobbiamo fare spazio dentro di noi; quindi l'attenzione sul respiro ha lo scopo di calmare la mente e quindi focalizzandoci sul respiro non ci focalizziamo sui pensieri. O c'è il respiro o ci sono i pensieri. I pensieri vanno e vengono e io ritorno al respiro.
Si fanno i cinque minuti di attenzione sul respiro.
Dianella: per altri due minuti l'attenzione la poniamo ai suoni che provengono dall'esterno.
Come avere percepito i suoni diversamente dal solito?
Primo studente: molto diversamente. Ne ho sentiti di più, quando cammini li senti tutti insieme, li ho sentiti differenziati.
Dianella: la differenza l'ha fatta che non ci sono i nostri pensieri. L'atteggiamento dello scrittore è quello di quando abbiamo posto l'attenzione ai rumori. Cioè è un testimone attivo ma non giudicante. Sia che racconti una storia che nasce dal di dentro o una storia realistica, quello che deve fare è porsi in un atteggiamento di ricezione. E' quello che abbiamo fatto ascoltando, eravamo vicino ma lontano nello stesso tempo; ho percepito una certa distanza, come se io non c'entrassi. Non partecipe. L'esercizio di ascoltare i suoni lo abbiamo fatto per capire qual è l'atteggiamento dello scrittore, almeno secondo me. Si pone in maniera ricettiva rispetto al fuori o al dentro. Oppure possono accadere entrambe le cose. Un qualcosa suscita in me un'emozione, una sensazione, posso alternare la scrittura del fuori e del dentro. E' quello che fa il romanziere; c'è una certa identificazione tra chi narra e il personaggio, è guardato da fuori ma anche da dentro. Anche lo scrittore di gialli, o noir o horror deve entrare nella mente degli assassini. Ti puoi documentare, ma poi è dentro di te che devi trovare quella cattiveria. Io non scrivo cose di violenza, ma so che se lo facessi la barbarie la dovrei trovare dentro di me.
Adesso facciamo l'esercizio sul tatto. Distribuisco dei pezzi di stoffa. Bisogna toccarlo ad occhi chiusi per qualche secondo. Poi si aprono gli occhi e scriviamo la descrizione del toccare la stoffa con una mano; con l'altra scriviamo. Isoliamo questo senso da tutti gli altri sensi.
Dopo aver scritto ognuno legge il suo testo.
Adesso facciamo un altro esercizio: prima vi chiedo qual è la differenza tra indovinare e immaginare.
Secondo studente: indovinare significa avere già una meta, immaginare no…
Primo studente: se indovino una cosa ci prendo
Dianella: indovinare è un'attività razionale, immaginate non ha nulla a che vedere con questo. Quando indovino cerco di avvicinarmi alla realtà, rispetto alla borsa che ho qui, cerco di sapere cosa c'è dentro; se invece immagino ci può essere qualunque cosa, ci può essere un dromedario o il deserto. Naturalmente dal punto di vista letterario noi dobbiamo immaginare. Devo lasciare che l'immaginazione mi porto dove vuole lei.
Terzo studente: immaginare è creare
Dianella: è proprio così, lo scrittore crea dal nulla.
Esercizio: dobbiamo immaginare cosa c'è dentro questo sacchetto.
Si fa l'esercizio e poi ognuno legge il proprio testo.
Esercizio da fare a casa. A ognuno ho dato un rametto con delle gemme: improvvisazione libera a partire dal rametto. Ma poi nella conversazione con gli studenti, di fronte alle loro perplessità cambio obiettivo.
Alcune indicazioni:

  • se fosse un uomo come si chiamerebbe?

  • Quanti anni ha?

  • I capelli di colore sono?

  • Dove si trova?

  • È solo o in compagnia?

  • Cosa sta pensando?

  • Si è ferito, in quale parte del corpo?

  • Il suo sangue non è rosso, di che colore è?

  • Insieme al sangue cosa esce dalla ferita? ( immaginare non indovinare)

  • di invisibile cosa esce?

In base alle risposte date dagli studenti, a casa l'esercizio da fare è su uno di questi titoli: “anima nera”, “mi hai fatto male”, “sulla collina luci”. Se volete fare poesia invece di prosa va bene.
Dopo si passa al romanzo di Thomas Cobb, Crazy heart.
Per casa leggete le prime 70 pagine.
Contengono sia le serate musicali di Bad Blake che un suo incontro con una donna. E' una giornalista che lo va ad intervistare. Viene fuori anche il personaggio di Tommy Sweet, che è molto più giovane di lui e molto famoso. E' stato un suo allievo. Le parti si sono invertite ed è Bad che deve stare al suo volere. Infatti andrà ad aprire un concerto di Tommy in un grande palazzo dello sport.
Leggo qualche riga: quelle in cui Bad parla con una cameriera che poi passerà la notte con lui ( pagine 13 e 23).

 

 

 

 

 

 

primolevi6_smallAssociazione Primo Levi di Bologna


Corso di Scrittura Creativa


Il Qui e Ora della scrittura, ovvero la scrittura come manifestazione della spiritualità umana. La scrittura letteraria per esplorare e dare voce ai nostri pensieri, emozioni, sensazioni mentre accadono.



Ogni venerdì pomeriggio

dalle ore 15 alle ore 17

via Polese 22

(sede della Università Primo Levi)

10 incontri di due ore l’uno

a partire dal 26 Febbraio


informazioni e iscrizioni:

Università Primo Levi

telefono 051 4844958

[email protected]

insegnante: Dianella Bardelli

scrittrice e insegnante di

Scrittura Creativa

[email protected]


Oggi pomeriggio dalle 15,30 alle 19,30 ho tenuto un corso
di poesia e prosa spontanea:
questo il programma:

Sabato 6 Settembre 2008

nel borgo antico di  Selva Malvezzi

  Pomeriggio di Scrittura Creativa

in campagna

dalle 15 alle 19

Il “qui e ora” nella scrittura –

Secondo incontro del corso di Improvvisazione
 di Poesia e Prosa spontanea:
“Il giardino di Settembre”

 

Il corso è aperto a tutti coloro che siano interessati
al rapporto tra Scrittura e Spiritualità, con particolare attenzione a quella buddista.

Luogo del Corso: una casa in campagna

in via Selva 73/9 Selva Malvezzi – Molinella – Bologna

 

Programma

Ore 15- 16,30:  introduzione alla modalità del corso: cosa si intende per “ Qui e Ora della scrittura”; l’insegnante comunicherà la propria personale esperienza sugli aspetti della meditazione buddista che, a suo parere, hanno reso più creativa la propria mente: meditazione sul respiro e scrittura;  presenza mentale e scrittura; introspezione e scrittura;

esercizi di improvvisazione di Poesia e Prosa Spontanea all’aperto: il giardino di settembre: improvvisazioni sugli aspetti visivi, tattili e sonori del giardino, dell’orto e della campagna in questa stagione; l’attenzione a più sensi nello stesso momento ( ad esempio udito e tatto) oppure cogliere due sensi ( ad esempio vista e udito) come fossero elementi di un’orchestra; l’attenzione ai piccoli dettagli: petali, foglie, angoli poco in vista: fare di un’impressione fuggevole l’oggetto di un testo letterario; chi lo desidera legge i propri scritti agli altri partecipanti; anche l’insegnante scrive e legge i propri testi

Ore 16,30 – 17: intervallo e merenda

Ore 17 – 19: discussione sul lavoro svolto nella prima parte del pomeriggio; esercizi di improvvisazione di Poesia e Prosa Spontanea al chiuso: poniamo l’attenzione a ciò che accade dentro di noi in questo momento e lo scriviamo; la stessa cosa ma parlandone in terza persona, come riguardasse un personaggio inventato da noi in questo momento; le motivazioni che spingono all’azione: generosità, vanità. attaccamento, desiderio, ecc.. come soggetto di improvvisazioni di scrittura; a questo proposito si accennerà al lavoro letterario di Jack Kerouac e Allen Ginsberg.

 

Docente: Dianella Bardelli scrittrice e insegnante di Poesia e Prosa Spontanea; si è avvicinata al buddismo tibetano nel 2003 presso il Centro Cenresig di Bologna;  aggiorna quasi quotidianamente due blog di scrittura: uno di haiku: http://ljuba.splinder.com/ e uno di poesia e prosa spontanea: http://poesiaprosaspontanea.splinder.com/; tiene corsi di Poesia e Prosa Spontanea presso vari centri e associazioni di Bologna e provincia

Per informazioni e prenotazione del corso: Dianella Bardelli: [email protected]; cell:  333 8521022 oppure 051 6907200.

 

 IL PROSSIMO CORSO: SABATO 27 SETTEMBRE PROSSIMO