Recensione del film di Conrad Rooks , Siddhartha

Nel 1953 Conrad Rooks e la sua prima moglie Zina Rachevsky, entrambi giovani belli e ricchi, vivevano a New York, nel Village.Un giorno, racconta Rooks nella interessante intervista contenuta nel dvd, Zina gli portò due libri, uno era On the road di Kerouac, l’altro era . Siddhartha di Herman HesseIl primo non lo colpì molto, ma Siddhartha gli piacque moltissimo. “ Sono impazzito per quel libro”, afferma. Sentiva che quel romanzo parlava non a lui ma di lui. Conrad e Zina abbandonarono New York e per tre anni viaggiarono in Asia; Ceylon,Thailandia,India, furono le loro mete. A Bombay conobbero Sashi Kapoor,uno dei più importanti attori indiani del tempo, che diventerà il protagonista del Film di Rooks tratto da romanzo di H. Hesse. Poi tornarono in America. A metà degli anni ’60 Conrad incontrò per caso a Zurigo, dove era andato a disintossicarsi per l’abuso di droghe, il figlio di Herman Hesse, Heiner. Gli chiese: “ posso fare un film su Siddhartha? Mi aiuteresti con i permessi?”. Lui rispose che lo avrebbe aiutato. Ma solo cinque anni dopo Rooks si recò in India per realizzare il film. Prima, nel 1966, girò un film autobiografico Chappaqua, che è il nome della città vicino a New York dove era cresciuto.Rooks realizzò Siddhartha nel 1972 e vi lavorarono solo attori indiani. Riuscì a vincere la riluttanza del governo indiano a concedere i permessi a girare il film, grazie all’intervento di Indira Gandhi, sua amica personale. Il film fu girato nel Nord dell’India nella città santa di Rhishkesh e nei palazzi e nelle proprietà del Maharajah di Bharatpur.Rooks finanziò di tasca propria gran parte del film, ne fu lo sceneggiatore e il regista. Le musiche che accompagnano tutto il film si devono a compositori e interpreti indiani, le parole dei brani musicali sono tratte da poesie di Tagore.Come direttore della fotografia Rooks si avvalse dello svedese Sven Nykuist, già collaboratore di Bergman. Alla loro intesa nel lavoro si devono l’assoluta perfezione e bellezza delle inquadrature dei paesaggi, delle foreste, dei palazzi e dei fiumi di questa India incontaminata ( perché inaccessibile in quanto proprietà privata).Finito il film, che ebbe un grande successo in India ma non in America, Rooks tornò a New York. Da allora non ha più girato nessun film. Dal 1984 è vissuto per venti anni a Pattaya in Thailandia.E’ morto a New York nel 2008.
La trama del film ripercorre passo passo quella del romanzo di Hesse.Siddhartha, figlio di un Brahmino, lascia gli agi della sua casa per unirsi ai Samana, uomini dediti alla purificazione dei sensi attraverso digiuni e privazioni di ogni genere. Con lui va il fedele amico Govinda.Fin dall’inizio del film lo spettatore viene catapultato in un altro tempo e in un altroluogo, che forse non è quello reale dell’India di 2500 anni fa, è l’India come ce la siamo immaginata leggendo i Sutrao ammirando dipinti antichi. Ci troviamo di fronte a quadri vivi da contemplare. Esempi di pura assoluta bellezza. Il film avanza lento, lunghe scene silenziose, primi piani e canti. E ovunque compare l’acqua, quella che scorre nei fiumi, quella degli stagni e torrenti.Girare in queste locations”, dice Rooksnell’intervista, “ ha dato un sapore speciale al film. Dava la sensazione di come fosse davvero la vita ai tempi di Buddha. Sono molto felice di avere avuto la possibilità di fare questo film e di immortalare quella parte dell’India che stava per scomparire”.Voglio essere libero, voglio essere selvaggio”, dice Siddhartha nel film all’amico Govinda prima di abbandonare la casa paterna.Con i Samana rimane sette anni. Poi capisce che quel digiunare, quel patire pioggia, freddo e dolore, non lo hanno fatto avanzare di un passo sulla strada che porta alla liberazione dall’Io. E insieme a Govinda li abbandona. Si incamminano verso il luogo dove sta insegnando Buddha. Govinda si unisce ai discepoli di questo nuovo maestro, Siddhartha no, non vuole più maestri, vuole trovare da solo la propria strada e così va a congedarsi da Buddha. La scena è una lunga inquadratura su un unico dettaglio. Siddhartha dona un fiore rosso a Buddha, una rosa all’apparenza. Non è in boccio ma neppure sul punto di sfiorire. E’ nel momento ineffabile e breve della sua massima bellezza. Buddha riceve il fiore. Di lui non si vede che un tratto della tonaca, il braccio nudo e la mano che prende il fiore. La macchina da presa si ferma sul quel braccio ambrato e quella mano che nello stesso tempo rimane aperta ma tiene il fiore. Tiene ma non afferra, non stringe, non possiede. La mano è aperta ma tiene ugualmente il fiore. Senza stringerlo. Senza afferrarlo. Nel linguaggio buddista si direbbe senza attaccamento. Non si nega al fiore, non vi rinuncia, ma la mano che lo tiene sembra già pronta a lasciarlo andare. A mio parere, nella sua semplicità, è una delle scene più intense del film. Che comunque è per tutti i suoi 85 minuti guidato spiritualmente ed esteticamente ( in questo caso i due termini coincidono) dalla sapienza e dalla sensibilità di Sven Nykuist e Conrad Rooks. In questo senso è un film perfetto. Naturalmente appartiene ad un genere che deve piacere. Ma è veramente bella questa India mitica in cui si viaggia a piedi, si vive nelle foreste, si chiede e si ottiene cibo se si ha fame, ci si immerge e si attraversano fiumi azzurri, puliti e limpidi. Un mondo dell’immaginazione, un’India della fantasia, ma non è sempre così nell’arte? “Giri la realtà”, dice Rooks nell’intervista, “ ma la fai apparire irreale”.Dopo la separazione da Govinda il passo di Siddhartha è ora spedito, sul suo viso l’espressione a volte seria a volte corrucciata si è trasformata in un sorriso che è lo specchio della sua ritrovata gioia di vivere. Incontra un barcaiolo che lo trasporta di là da un grande fiume, figura cruciale che ritroveremo verso la fine del romanzo. Ma Siddhartha non indugia a parlare con lui, si dirige verso una città, che noi nel film vedremo solo sotto forma di giardini e splendidi palazzi. Qui incontra Kamala che gli insegnerà l’arte dell’amore. “Sarai il mio maestro”, le dice, “ il mio guru”. La storia tra Siddhartha e Kamala ha una strana simmetria con quella reale tra Conrad Rooks e la sua prima moglie Zina Rachevsky; anche lei come Kamala si è convertita al buddismo e morirà tragicamente; Kamala morsa da un serpente, Zina durante un suo ritiro in un remoto monastero di epatite o per aver mangiato per errore una pianta velenosa.Siddhartha diventa un ricco mercante, ma l’insoddisfazione si fa di nuovo strada nella sua mente. Sente che la vera vita gli sfugge. Diventa scontroso, scorbutico, cattivo. Beve e perde al gioco, tratta male i servitori. Arriva ad avere il disgusto di sé e delle ricchezze di cui è circondato. “ Per quale motivo ho gettato al vento la mia libertà?”, si chiede angosciato. Abbandona Kamala incinta di suo figlio e ritorna dal barcaiolo che lo accoglie nella sua capanna. Chiede di diventare il suo aiutante e il barcaiolo accetta. Dice Rooks nell’intervista: “ Il suo guru è il barcaiolo. Il barcaiolo è chiaramente il Buddha stesso. Il fiume è il fiume della vita”. Siddhartha non pensa, non discute, non dibatte più. Trasporta la gente da una riva all’altra del fiume. E’ l’elogio della vita frugale e tranquilla.
Dopo molti anni Siddhartha ritrova Kamala e suo figlio diventato ormai un adolescente. Ma Kamala muore e suo figlio prende a odiarlo, tanto da abbandonarlo. Siddhartha in un primo momento si dispera, è la legge del contrappasso, ha fatto soffrire e lui stesso soffre. Ma poi ritrova la sua pace attraverso quello che il fiume ogni giorno ha da insegnargli.
In questa ultima parte del film vorrei sottolineare quanto toccante e esteticamente perfetto sia rappresentato il funerale di Kamala. Su una piccola isola poco distante dalla riva del fiume un tramonto rosso velocemente scompare ingoiato dal buio della notte. Solo la pira del corpo della donna la illuminerà a lungo. Alla fine del film Siddhartha e Govinda si ritrovano. “ Un uomo non è mai solo santo o solo peccatore”, dice all’amico ritrovato, “ il Buddha si trova nel ladro e nella prostituta. Dio è ovunque….Ecco perché non credo ai maestri. Il fiume è il miglior maestro”.

 Regia di Conrad Rooks (Kansas City 1934-New York 2008)
Sceneggiatura Conrad Rooks
Tratto dal romanzo di Herman Hesse Siddhartha
Direttore della fotografia Sven Nykuist
Art Director Malcolm Golding
Camera Operator Tony Forsberg
Costumi Bhanu
Musica originale di Hemant Kumar
Interpreti principali: Siddhartha: Sashi Kapoor; Kamala: Simi Garewal; Govinda: Romesh Sharma; il barcaiolo Vasudeva: Zul Vellani
Produzione Originale Conrad Rooks USA 1973
Winkler Film 1996
Dvd Medusa Home Entertainment 2010
durata 85 minuti
Contenuto extra 30 minuti di intervista al regista
sito ufficiale del film
 in rete
http://www.austinfilm.org/page.aspx?pid=1191

 

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About Dianella Bardelli

In questo blog sono presenti mie recensioni di romanzi e saggi su vari argomenti, soprattutto sulla letteratura della beat e hippy generation. Scrivo romanzi, spesso ambientati negli anni '70-'80'; e poesie; ne ho pubblicati alcuni : Vicini ma da lontano, I pesci altruisti rinascono bambini, Il Bardo psichedelico di Neal ; è un romanzo sulla vita e la morte di Neal Cassady, l’eroe di Sulla strada. Poi ho di recente pubblicato il romanzo "Verso Kathmandu alla ricerca della felicità", per l'editore Ouverture; ho pubblicato un libretto di poesie: Vado a caccia di sguardi per l'editore Raffaelli. Ho ancora inediti alcuni romanzi, uno sulla vita e la poesia di Lenore Kandel, poetessa hippy americana; un secondo invece è un giallo ambientato nella Bologna operaia e studentesca del '68; un terzo è è sull'eroina negli anni '80 a Milano e un altro ancora sul tema dell'amore non corrisposto. Adoro la letteratura della beat e hippy generation, soprattutto Keroauc, Ginsberg e Lenore Kandel. Scrivo recensioni su http://samgha.me/ e http://cronacheletterarie.com/ mio profilo in Linkedin: http://www.linkedin.com/pub/dianella-bardelli/45/71b/584

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