Camminando per strada all'improvviso la realtà si fa vaga

Ma è vera, esiste la torre là in fondo alla strada?
Ed esiste la strada?
E la foschia leggera nella giornata di sole esiste davvero?
E le luci gialle e rosse là in fondo alla strada del centro cittadino esistono?
E il centro cittadino?
E le facce e corpi che incontro?
E io che cammino vacua, e osservo con mente presente ma leggera
portata avanti solo dal peso del corpo, dalle gambe che devono
pur esserci là sotto a toccare il selciato – sì, io esisto?
E che significa dire sì o dire no?
Che significa dire, pensare, scrivere no, non esisto,
non esiste la torre e la strada e neanche le luci gialle e rosse
e neanche i visi e i corpi che incontro?
Che vuol dire davveroio non esisto? Che sono, siamo esistiti e ora non più?
Che siamo soltanto un passato? Che siamo sempre in un certo piccolo ritardo
e quindi non esistiamo qui e ora?
E che vuol dire tutto è illusione?
Chi lo sa lo dica.

Visione

E mentre percorro la rotonda
e faccio passare bimbo e babbo sulle strisce-
e mentre ascolto
una musica romantica
che non fa vibrare le cose
ma le lascia semplicemente andare-
e mentre alla radio
trasmettono un’intelligente intervento
sulla buona educazione-
sogno e mi vedo
con un borsone blu e un sacco a pelo-
barbona per le strade fangose del mondo-
nelle strade di città che odio
senza natura, poesia, amore

A stomaco vuoto

Una ragazza

bella, giovane, vincente

fischia in mezzo a due maschi adulti-

una donna un po’ anzianotta

con una minigonna grigia

gambe rosse

impressionanti, malate

arranca zoppicando-

una giovane mesciata

vuol convincerlo

che il marito la tradisce-

io cammino

col mio pacco giallo

di speranze-

bei tipi, brutti tipi

tette di fuori e no-

quanta gente mangia fuori  all’una-

certi però mangiano

dal cartoccio argentato-

un monumento

un maglione bianco

un odore dolce

pulito da parrucchiere-

uno che t’assomiglia

è tuo fratello?-

non è vero che son tutti vecchi

non è vero che son tutti tristi

ma certi sì-

c’è una tutta grigia in faccia

due poverine mangiano insalata e smog-

una è diffidente

un altro è spaesato-

una parla con la mamma al cellulare

e la odia-

nella vetrina capre, mani lunghe

piedi piccoli-

c’è la borsa argentata-

odore di ragù per tutto il portico-

“ a meno che non vada al Pam…”

armonie naturali-

“ ciaaaao”

strade

 dalle finestre aperte
dalle tende arrotolate
esce musica strana
che sa di lontano
di stanze arrangiate
trascurate
vuote
senza cucine prefabbricate
mobili di pregio-
dove il soffitto
è troppo basso
il pavimento
è rosso sconnesso
lustrato
una volta a olio-
musica
dalla mussola
che il vento non solleva-
stanze
senza romanzi
qualche emozione
che viene dalla musica
che arriva nella strada
stretta-
tante finestre
pochi negozi
nessuno che cammini-
solo un barista sgualcito-
solo la musica
sottile, lontana
consistente e vera-
la strada è stretta
le finestre tante-
oltre
c’è l’altro mondo
poche finestre
lo spazio è per le strade
larghe come lavagne
come fiumi tropicali
come grigi ponti sospesi
come vino annacquato
come sperduto luogo
dove non arrivano
nè musica nè visi.
Beato te Kerouac
che nel tuo mondo antico
descrivi visi-
tanti, diversi
che raccontano
la loro grande storia-
io vedo solo
volti bianchi
che non parlano
che non sanno parlare-
solo soffrire.

Bologna

sulla città
corto sole che muore-
sui tetti, gli abbaini
le belle altane dalle tende rosse-
s’esalta un cielo
cupo- cobalto
drammatico, umano-
da dramma umano, dico.
Questa città
di vecchi mangiatori
non ci piace-
ci guardiamo intorno
con aria spaurita,
euforia strana
che ci coglie
preparati, assoluti
assenti-
scaglie d’un tempo
che da troppo è passato.
Portami lontano-
alzami alla tua altezza.
chissà com’è Bologna-Marrakesh